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Manifesto dei Sedici

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Christiaan Cornelissen, anarco-sindacalista tedesco e uno dei firmatari del "manifesto dei sedici"
Pëtr Kropotkin è stato l'anarchico più famoso e conosciuto che firmò e si adoperò per la stesura del "manifesto"
Il Manifesto dei Sedici (Manifeste des Seize) è un documento redatto da alcuni militanti anarchici durante la prima guerra mondiale in cui si esprimevano pareri in favore della guerra a fianco de "L’Intesa" e contro la Germania [1] in particolare. La tesi elaborata da questi anarchici era che dalla guerra alla Germania si sarebbe potuto poi ingenerare un movimento sociale rivoluzionario.

Gli anarchici di fronte alla prima guerra mondiale[modifica]

Nel periodo che seguì all’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando d'Austria (28 giugno 1914), erede al trono austro-ungarico, via via che la guerra si approssimava sempre più divenendo ipotesi concreta e reale, prese a svilupparsi un dibattito interno al movimento anarchico internazionale che vedeva contrapposti due fronti: i favorevoli (la minoranza) alla guerra contro la Germania come mezzo attraverso cui poi giungere alla rivoluzione sociale e i contrari (la maggioranza) che invece la aborriva in quanto strumento della borghesia e del capitalismo.

I favorevoli: Kropotkin e il sentimento antitedesco[modifica]

In Russia un forte sentimento antitedesco fu sempre presente ed influente negli ambienti progressisti e rivoluzionari russi. Come riporta lo storico anarchico George Woodcock [2] ciò probabilmente dipese anche dal sangue tedesco presente nella dinastia russa dei Romanov, particolarmente odiata in quegli ambienti. Kropotkin fu naturalmente influenzato da queste opinioni così prevalenti tra i russi, ma lo fu anche dalla rivalità  tra Bakunin (russo) e Karl Marx (tedesco), considerato dagli anarchici come un nemico del movimento in quanto espressione di un’ideologia comunque ritenuta autoritaria.

Dopo l’assassinio dell’arciduca, Kropotkin venne addirittura accusato di complicità  in quanto animato da sentimenti antitedeschi. Il 27 agosto del 1914 il «New York Times» pubblicò un articolo in cui Kropotkin fu definito un sostenitore della guerra, vista come causa scatenante di accadimenti che avrebbero portato alla rivoluzione sociale. Nel settembre dello stesso anno l'anarchico russo inviò una lettera a Jean Grave, nel quale lo invitava a prender posizione contro i tentativi di risoluzione pacifica del conflitto.

Nell'ottobre del 1914 Kropotkin pubblicò una lettera sul giornale «Freedom», intitolata Una lettera a Steffen [3], in cui sostenne le ragioni per cui appoggiare la guerra. In particolare accusò la Germania di aver ostacolato lo sviluppo del movimento anarchico e di quelli sociali, pensando inoltre che la vittoria su "L'Intesa" avrebbe radicalizzato ancor di più il popolo russo nei confronti dei privilegi dell'aristocrazia zarista. Infine scrisse che il pacifismo e gli scioperi erano inutili, auspicando la prosecuzione della guerra sino alla sconfitta della Germania e alla rivoluzione sociale.

Argo Secondari, appoggiò la guerra ma senza mai assumere posizioni reazionarie

Kropotkin maturò definitivamente il suo pensiero tra il 1915 e il 1916 dopo una fitta corrispondenza con l'anarchica russa Maria Goldsmith. I bolscevichi ovviamente gli si scagliarono violentemente contro, lo stesso Lenin lo accusò di essere un nemico del movimento rivoluzionario e l’espressione degli interessi della borghesia.

In Italia[modifica]

In Italia un certo numero di anarco-individualisti si schierò con gli interventisti, riuscendo addirittura a dotarsi di un settimanale apposito: «Guerra Sociale» [4].

Gli anarchici più attivi nella propaganda in favore della guerra come mezzo per la rivoluzione sociale furono: Argo Secondari (allora ancora non del tutto schieratosi in favore dell’anarchia), Attilio Paolinelli, Francesco Rocca (Libero Tancredi), Antonio Agresto, Mario Gioda e Maria Rygier. Tra questi il più conosciuto fu Argo Secondari, divenuto in seguito antifascista della prima ora ed esponente di spicco degli Arditi del Popolo. Alcuni dei più attivi propagandatori della guerra - Francesco Rocca, Mario Gioda e Maria Rygier - assunsero posizioni sempre più violente e reazionarie, sino ad appoggiare apertamente il nascente movimento fascista di Benito Mussolini (Maria Rygier in seguito ritornerà  sui suoi passi e affiancò gli antifascisti). Tra i favorevoli anche la minoranza (De Ambris, Masotti, Michelino Bianchi ecc.) dell'Unione Sindacale Italiana, invece contraria alla guerra, che fuoriuscì dall'organizzazione e fondò l'Unione Italiana del Lavoro.

I contrari: Malatesta, Emma Goldman ed altri[modifica]

Errico Malatesta

La rivista «Freedom» fu quella che più di tutti alimentò il dibattito interno al movimento, ospitando tanto le opinioni dei favorevoli quanto quelle dei contrari, in schiacciante maggioranza. Kropotkin, accusò Thomas Keel (contrario alla guerra), direttore della rivista anarchica, di codardia per aver ospitato le opinioni dei “pacifisti”. Errico Malatesta scrisse Gli anarchici hanno dimenticato i loro principi, pubblicato su «Freedom», e fu uno dei più accaniti oppositori delle tesi kropotkiniane. Anche Emma Goldman partecipò alla polemica e pubblicò in «Mother Earth» una parte del saggio Guerra e Capitalismo di Kropotkin con lo scopo di contestare le affermazioni del principe anarchico attraverso le sue stesse parole, nella vana speranza di farlo redimere dalle sue posizioni.

Nel febbraio 1916 gli anarchici pacifisti, per primi, redassero una dichiarazione in cui si pronunciavano contro la guerra in quanto conseguenza del sistema capitalistico attuale, denunciando la divergenza di questa guerra rispetto ai conflitti di classe che invece gli anarchici appoggiano. La dichiarazione fu firmata da personalità  come Domela Nieuwenhuis, Emma Goldman, Alexander Berkman, Luigi Bertoni, Saúl Yanovsky, Harry Kelly, Thomas Keell, Lilian Wolfe, Rudolf Rocker e George Barrett, ricevendo il sostegno anche di Errico Malatesta e Alexander Schapiro. Tutto ciò portò Kropotkin e Jean Grave ad affrettarsi alla pubblicazione di un manifesto dei favorevoli alla guerra, quello passato alla storia come Manifesto dei Sedici.

In Italia[modifica]

Virgilia D'Andrea, anarchcia italiana, si schierò senza remore contro la guerra

Errico Malatesta divenne un vero e proprio emblema di opposizione al pensiero di Kropotkin e degli interventisti. Da Londra, dove era esiliato, scrisse una risposta a quanto pubblicato da Kropotkin su «Freedom»:

«...Io spero ch'egli si ravveda di questa sua erronea veduta, e si trovi di nuovo a fianco dei lavoratori contro tutti i governi e tutte le borghesie...» .

A riprova che la maggioranza degli anarchici italiani (tra questi Leda Rafanelli, Virgilia D'Andrea, Armando Borghi, ecc.) erano schierati contro Kropotkin e Grave, tutta la stampa libertaria italiana prese posizione contro la guerra (escluso «Guerra Sociale»). In particolare nelle pagine de «Il Libertario» di Pasquale Binazzi si sviluppò una partecipata discussione sulla posizione da prendere nei confronti della guerra. A Pisa, il 24 gennaio 1915, Malatesta e i compagni dell'«Avvenire Anarchico» organizzarono un affollato convegno nazionale anarchico contro la guerra. Sulla stessa direttrice si mosse le neonata Unione Sindacale Italiana, non prima di aver isolato e messo in minoranza (congresso del settembre 1914) i suoi "capi" (De Ambris, Masotti, Michelino Bianchi ecc.), tutti a favore dell'intervento in guerra.

La protesta degli anarchici proseguì anche in seguito e fu fatta attiva propaganda antimilitarista a favore della diserzione e con blocchi dei treni destinati alla guerra. Un episodio molto conosciuto fu la rivolta antimilitarista di Torino dell’agosto 1917, a cui gli anarchici presero parte in prima fila (tra questi Michele Schirru, Pietro Ferrero, Italo Garinei, Maurizio Garino, ecc.), soprattutto, ma non solo, con i dirigenti anarchici del SFI, il sindacato dei ferrovieri che proprio in quei giorni teneva il suo VIII° congresso nazionale proprio nel capoluogo piemontese.

Pubblicazione e reazioni[modifica]

Il manifesto fu definitivamente pubblicato il 28 febbraio 1916. Gli anarchici firmatari pensavano che la sconfitta della Germania avrebbe poi innescato una rivoluzione sociale:

«Nel profondo della nostra coscienza, l’attacco della Germania fu una minaccia non solo contro le nostre speranze di emancipazione, ma anche contro tutta l’evoluzione dell’umanità . Per questo è che noi, gli anarchici, noi, antimilitaristi, noi nemici della guerra, noi, appassionati partigiani della pace e della fratellanza tra i popoli, parteggiamo per la resistenza e pensiamo che non dobbiamo separare il nostro destino dal destino del resto della popolazione.»

Il Manifesto accentuò l'aspra polemica già  in atto da tempo nel movimento anarchico e fu firmato dai seguenti anarchici:

Christiaan Cornelissen, Henri Fuss, Jean Grave, Jacques Guérin, Petr Kropotkin, Albert Laisant, François Le Lève, Charles Malato, Jules Moineau, A. Orfila, Hussein Dey, Marc Pierrot, Paul Reclus, Richard, Sanshiro Ishikawa (石川三四郎), Warlaam Tcherkesoff.

Anni dopo Kropotkin ammetterà  di aver compiuto un errore nelle valutazioni che lo portarono a firmare il "Manifesto".

Note[modifica]

  1. "L'Intesa": Francia, Regno Unito e l'Impero russo; la Triplice Alleanza: Italia, l'Impero Germanico e l'Impero Austriaco
  2. Woodcock, George (1990). Peter Kropotkin: From Prince to Rebel. Montréal
  3. Letter to Steffen
  4. Pino Cacucci, Ribelli!, Feltrinelli, pag 122

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]

  • Il lettore tenga conto che l'articolo è scritto da un punto di vista marxista. Si leggano le critiche esposte nella discussione: Discussione:Manifesto dei Sedici