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Maggio 1968

Da Anarcopedia.

Maggio francese o Maggio del '68 è il nome con cui si definiscono i fatti accaduti nella primavera del 1968 più o meno in tutto il mondo. Tutto ebbe inizio in Francia, quando si susseguirono una serie di scioperi studenteschi in numerose università e istituti di Parigi, seguiti da violenti scontri con le forze dell'ordine che si progarono praticamente in tutto il mondo.

Indice

[modifica] Le matrici della ribellione

All’inizio degli "anni 60", in tutti i continenti, dall’Europa all’Asia, dagli USA all’America Latina, la rivolta degli studenti, seppur con motivazioni e obbiettivi diversi, non fu un episodio marginale, ma una rivolta di massa dei giovani che denunciavano il «controllo repressivo e burocratico» della scuola e della società. I giovani chiedevano «nuovi spazi di autonomia e di libertà», rifiutando la democrazia delegata e sostituendola con la gestione assembleare (democrazia diretta).

Ma quali furono le matrici della ribellione? Senza dubbio alla radice del movimento ci furono le istanze libertarie, il pensiero bakuniano e l’abolizione dello Stato. Altre matrici furono i teorici della “società repressiva” come Herbert Marcuse, la figura affascinante di “Che Guevara”, la “Primavera di Praga”, la resistenza vietnamita e, soprattutto in Italia, anche il dissenso cattolico sviluppatosi dal Concilio Vaticano II, che trasferirono nella lotta politica il loro rigorismo morale (molti che abbracciarono la lotta armata ebbero un passato di militanza cattolica).

[modifica] La rivolta studentesca

L’origine della rivolta si ebbe nel 1964, negli USA, quando gli studenti occuparono l’università di Berkeley in California (800 arresti). La protesta era volta a criticare i metodi di studi ma anche la struttura stessa della società.

«Siamo disgustati dalla guerra - si legge in una pubblicazione della "Columbia Strike Coordinating CommitteeQ" del settembre 1968 - dal razzismo, dall’essere parte di un sistema che nega la libertà e lo sviluppo di potenzialità personali e sociali, in un sistema che deve manipolare e reprimere per continuare ad esistere».

La rivolta si estese in tutta Europa sfociando in manifestazioni di massa e scontri continui con le forze dell’ordine.

[modifica] Maggio Francese

Il voto non cambia niente, la lotta continua (Manifesto francese)

La rivolta studentesca francese, ebbe origine da una protesta contro un progetto di riforma scolastica ("riforma Fouchet") fortemente classista, che prevedeva una riduzione degli studenti universitari, con apposite e durissime selezioni, in modo da indirizzare “la rimanenza” verso attività manuali e strettamente subordinate (le vicende del Maggio francese diedero lo spunto a Fabrizio De André per la scrittura e la realizzazione del album Storia di un impiegato).

Il 22 marzo 1968, in seguito all’arresto di studenti liceali, prese il via il “Movimento 22 Marzo” diretto da Daniel Cohen Bendit, un giovane anarchico che divenne uno dei leaders del movimento. L’occupazione della Sorbona da parte degli studenti (durata dal 2 maggio al 1 luglio) segnò un grave momento di rottura con il sistema di potere francese. Molti intellettuali, tra cui Jean Paul Sartre, presero posizione a favore degli studenti.

Il 10 maggio gli studenti innalzarono le barricate nel boulevard Saint-Michel e si scontrarono con la polizia, il 13 fu proclamato lo sciopero generale a cui aderirono milioni di lavoratori, nonostante fosse stato osteggiato dai sindacati, che sfociò nell'occupazione della Reanault di Sochaux.

La controffensiva di regime cominciò con lo sgombero di alcune fabbriche del settore ferroviario. La CGT (sindacato vicino al Partito Comunista Francese - PCF -) iniziò in tutta fretta a stipulare nuovi rapporti contrattuali che prevedevano qualche concessione agli operai e, nel contempo, collaborava alla schedatura degli operai più “facinorosi”. In questo modo la CGT diede un notevole contributo alla repressione del movimento.

Gli stabilimenti della Renault vennero sgomberati con la forza il 2 giugno (2 operai morirono negli scontri), senza che il sindacato o il "PCF" muovessero un dito in difesa degli operai. A questo punto Charles De Gaulle sciolse il Parlamento e indisse nuove elezioni che furono fatali alle sinistre (subirono una clamorosa disfatta), al contrario dei Gollisti che invece trionfarono e rafforzarono la propria posizione autoritaria. Fu la fine del "Maggio francese" e il trionfo della reazione istituzionale.

[modifica] Gli anarchici nel ’68 (e dintorni)

Daniel Cohn-Bendit è stato uno dei leader del Maggio 1968. Allora era anarchico, poi si convertì alle idee parlamentariste
Fabrizio De André, cantautore anarchico, ha dedicato ai fatti del maggio del '68 la canzone: Canzone del Maggio

Il "Maggio ’68", per gli anarchici, non ha avuto inizio nel maggio 1968. Gli studenti avevano ben dimenticato che l’anarchismo era tornato ad alzare la testa in Francia e in Italia, subito dopo la fine della guerra nel 1945; si era ben dimenticato, negli anni dell’abbondanza, il coraggio di coloro che pubblicavano giornali, riformavano le organizzazioni, riannodavano i contatti (vedi L'anarchismo italiano dal dopo guerra in poi).

Dai luoghi del loro esilio, gli anarchici spagnoli hanno contribuito a mantenere accesa la fiamma del movimento, pur essendosi posti, talvolta, come modelli insuperabili; l’antifranchismo militante è stato senza dubbio, così come il movimento contro la guerra del Vietnam, uno dei propulsori del Maggio ’68. Dopo la presa del potere da parte dei partiti stalinisti nelle “democrazie popolari” dell’Europa dell’Est e in Cina, solo qualche debole voce vi rimaneva a testimoniare di un fiero passato anarchico. Nei paesi occidentali e nelle Americhe, i partiti comunisti si arrogavano il ruolo di unica opposizione al capitalismo e alle democrazie liberali capace di farsi sentire. Si può ben dire che il mondo si sia stupito nel vedere la "gramigna anarchica" rimettere radici.

Negli Stati Uniti, i vecchi anarchici di origine russa, italiana, spagnola, hanno faticato, essi stessi, a riconoscersi negli hippy e negli studenti arrabbiati; in Germania, non c’era che un pugno di veterani, Augustin Souchy, Willy Huppertz, Otto Reimers, che pubblicavano modesti bollettini. Nel giro di qualche anno, le librerie si sono improvvisamente riempite di tascabili sull’anarchismo (e su tutte le correnti di sinistra), riedizioni, antologie, saggi; i professori hanno cominciato ad accettare ricerche sulla rivoluzione spagnola, su Nestor Makhno e Kronstadt, studi sulla stampa, e poi lavori femministi e di storia orale. Nel giro di qualche anno si è venuta a costituire una cultura anarchica di base, accessibile e accettata.

Il 1968 è un anno importante anche per la Federazione Anarchica Italiana, poiché si tiene il Congresso Internazionale di Carrara dei primi di settembre del 1968, in cui viene fondata l'Internazionale delle Federazioni Anarchiche (IFA). In Italia risulta particolarmente attiva la Federazione anarchica giovanile italiana (sezione giovanile della FAI); in generale i giovani libertari, seppur con le loro variegate sfaccettature, irrompono sulla scena contestatrice italiana, rapportandosi con gli altri movimenti attivi globalmente: movimento beat, Provos e, in generale, tutta la componente della gioventù in fermento, spesso dai media genericamente definita "capelloni".

Anche nell’Europa meridionale, nonostante l’anarchismo non fosse stato completamente occultato, la diffusione delle idee e delle pratiche si è accelerata, così come quella della A cerchiata sui muri. Quando il Brasile ha conosciuto un breve periodo democratico, alcune opere erano inviate clandestinamente in Portogallo dove la ferula di Salazar proibiva lo studio della storia del XX secolo. Nella Spagna, schiacciata sotto il gioco di Franco, la giovane generazione cercava le proprie radici, interrogava i suoi padri, pubblicava di nascosto. Alla morte del dittatore, centinaia di gruppi hanno adottato il bel nome di CNT.

Sostanzialmente si può attribuire agli anarchici del ’68, e dintorni, un ruolo molto importante, sostanzialmente decisivo per la ripresa delle teorie e delle pratiche libertarie, e un nuovo sviluppo di un nuovo corso dell'anarchismo.

[modifica] Slogan del '68

  • «Il padrone ha bisogno di te, tu non hai bisogno di lui».
  • «Non rivendicheremo niente, non chiederemo niente. Noi prenderemo, noi occuperemo».
  • «Siamo realisti, pretendiamo l’impossibile».
  • «Lotta dura, senza paura».

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