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Maggio 1968

Da Anarcopedia.

Per approfondire, vedi Sessantotto.
Il voto non cambia niente, la lotta continua (Manifesto francese)
Maggio del '68 è il nome con cui si definiscono i fatti accaduti nella primavera del 1968 più o meno in tutto il mondo. Tutto ebbe inizio negli Stati Uniti durante gli anni '60 (movimento contro la guerra e la segregazione razziale), ma l'esplosione del fenomeno si ebbe in Francia (Maggio francese), quando si susseguirono una serie di scioperi studenteschi (spesso gli studenti agivano unitariamente con gli operai) in numerose università e istituti di Parigi, seguiti da violenti scontri con le forze dell'ordine che rapidamente si diffusero praticamente in tutto il mondo.

Indice

[modifica] Le matrici della ribellione

All'inizio degli "anni 60", in tutti i continenti, dall'Europa all'Asia, dagli USA all'America Latina, ebbe inizio la rivolta degli studenti che, seppur con motivazioni e obbiettivi diversi, sostanzialmente sconvolse il mondo e se non lo rivoluzionò ebbe comunque un carattere storicamente non marginale vista la rivolta di massa dei giovani che denunciavano il «controllo repressivo e burocratico» della scuola e della società. I giovani chiedevano «nuovi spazi di autonomia e di libertà», rifiutando la democrazia delegata e sostituendola con la gestione assembleare (democrazia diretta).

Ma quali furono le matrici della ribellione? Senza dubbio alla radice del movimento ci furono le influenze esercitate dai teorici della “società repressiva” come Herbert Marcuse, le opere di Fromm e Reich, la figura affascinante di “Che Guevara”, la “Primavera di Praga”, la resistenza vietnamita e, soprattutto in Italia, anche il dissenso cattolico sviluppatosi dal Concilio Vaticano II, che trasferirono nella lotta politica il loro rigorismo morale (molti che abbracciarono la lotta armata ebbero un passato di militanza cattolica). Non meno importanti furono le istanze libertarie, il pensiero bakuniano ed anarchico in genere, e la critica delle funzioni dello Stato. La continua spinta libertaria travolse la società: si passò dagli studi di Piaget sulla psicologia infantile alle denunce di Don Milani; dall'emancipazione femminile ai look trasgressivi e anticonformisti. Non meno importanti furono le attività libertarie dei Provos olandesi che divennero un riferimento per molti giovani di tutta l'Europa occidentale.

Il movimento del sessanttotto fu variegato ed eterogeneo: distinti movimenti sociali (pacifisti, femministe, omosessuali, ecologisti, ecc.), distinti movimenti culturali ed artistici (beatnik, hippie, happening, fluxus, pop-art, videoarte, land art, psicodelia, ecc.) e distinti movimenti politici caratterizzati dalla presa di distanza tanto dall'americanismo quanto dal filo-sovietismo (anarchici, nuova sinistra, trotzkysti, maoisti, situazionisti, ecc.).

[modifica] La rivolta studentesca

Rudi Dutschke, leader della SDS, il movimento studentesco tedesco a sfondo socialista anarchico-rivoluzionario.

L'origine della rivolta si ebbe nel 1964, negli USA, quando gli studenti occuparono l'università di Berkeley in California (800 arresti). La protesta era volta a criticare i metodi di studi ma anche la struttura stessa della società.

«Siamo disgustati dalla guerra - si legge in una pubblicazione della "Columbia Strike Coordinating CommitteeQ" del settembre 1968 - dal razzismo, dall’essere parte di un sistema che nega la libertà e lo sviluppo di potenzialità personali e sociali, in un sistema che deve manipolare e reprimere per continuare ad esistere».

La rivolta si estese in tutta Europa sfociando in manifestazioni di massa e scontri continui con le forze dell'ordine: in Germania il movimento del Sessantotto ebbe un notevole peso. Leader più significativo fu Rudi Dutschke, l'esponente dell'SDS (organizzazione degli studenti socialdemocratici tedeschi), che venne gravemente ferito da colpi di pistola l'11 aprile 1968; in Francia la protesta assunse toni molto violenti nel maggio del 1968 (maggio francese) e parve trasformarsi in rivolta contro lo Stato; proteste ci furono anche nei paesi socialisti: in Jugoslavia la protesta degli studenti belgradesi si concluse con l'accoglimento di alcune richieste e con una presa di posizione del maresciallo Tito in favore della critica e della mobilitazione di massa; in Polonia alcune manifestazioni studentesche furono duramente represse; in Cecoslovacchia la protesta condusse alla "Primavera di Praga", che chiedeva un socialismo meno burocratico e autoritario.

In Italia preambolo della rivolta fu l'occupazione dell'università di Roma (29 febbraio) e la Battaglia di Valle Giulia (1° marzo: gli studenti rispondono alla violenza della polizia con altrettanta violenza). Nel maggio del '68 tutte le università italiane, tranne la Bocconi, erano occupate; nello stesso mese la contestazione esplose fuori dall'ambito universitario, coinvolgendo artisti (es. Giò Pomodoro, Arnaldo Pomodoro, Ernesto Treccani e Gianni Dova) e lavoratori. Durante il '68 si concretizzò l'unione di lavoratori e studenti (a genova fu attiva una Lega degli operai degli studenti [1]) su molte questioni del mondo del lavoro e della scuola, provocando nel Paese conflitti sempre più radicali e contribuendo a far assumere a tutta la protesta toni spiccatamente rivoluzionari. Gli studenti di Torino spiegarano con il seguente documento perchè fosse necessario unire studenti e operai contro capitalismo e autoritarismo:

«Operai! L'autoritarismo e la discriminazione nelle scuole, lo sfruttamento nelle fabbriche, la divisione in classi della società hanno una sola radice: il sistema capitalista. La polizia, quando caccia gli studenti dalle scuole e quando viene davanti alle fabbriche per danneggiare gli scioperi, fa sempre la stessa cosa: difende gli interessi dei padroni.
I padroni conservano il potere non solo comandando nelle fabbriche e sfruttando gli operai; conservano il potere anche attraverso una scuola in cui solo i ricchi possono andare avanti a prendersi i titoli di studio con cui diventeranno dirigenti. I figli di operai e dei contadini devono lavorare, non hanno soldi per i libri e per le ripetizioni, al massimo vengono inseriti negli istituti tecnici, e resteranno dei sottomessi. Inoltre la scuola è fatta in modo da insegnare la logica egoistica dello sfruttamento, dividendo gli studenti e mettendoli gli uni contro gli altri, così come il padrone fa con gli operai quando premia i crumiri. Questa scuola è una scuola di classe perché ci possono andare solo i ricchi e perché insegna una mentalità di classe.
Gli studenti lottano: per una scuola aperta a tutti; per uno studio fondato sull'esperienza sociale e sul lavoro collettivo. Ma la scuola resterà di classe finché la società resterà fondata sullo sfruttamento e sulle classi. Gli studenti si sono accorti che è contro il sistema capitalistico che devono lottare.
Per questo gli studenti si rivolgono oggi agli operai, che dal sistema capitalista sono più sfruttati, e che quindi hanno l'interesse a rovesciarlo. La lotta degli studenti e degli operai è unica: discutiamo insieme su questi problemi e organizziamoci assieme per essere più forti nella lotta e per ottenere ciò che vogliamo.»

[modifica] Maggio Francese

Gli storici dividono classicamente lo svolgimento del maggio '68 in tre fasi:

  • il "periodo studentesco" (3-13 maggio);
  • il "periodo sociale" (13-26 maggio);
  • il "periodo politico" (27-30 maggio);
Parigi, Maggio 1968. «Proibito proibire»

La rivolta studentesca francese ebbe comunque origine da una protesta contro un progetto di riforma scolastica ("riforma Fouchet") fortemente classista, che prevedeva una riduzione degli studenti universitari, con apposite e durissime selezioni, in modo da indirizzare “la rimanenza” verso attività manuali e strettamente subordinate (le vicende del Maggio francese diedero lo spunto a Fabrizio De André per la scrittura e la realizzazione del album Storia di un impiegato).

Il 22 marzo 1968, in seguito all'arresto di studenti liceali, prese il via il “Movimento 22 Marzo” diretto da Daniel Cohn-Bendit, un giovane anarchico che divenne uno dei leaders del movimento. L'occupazione della Sorbona da parte degli studenti (dal 2 maggio al 1 luglio) segnò un grave momento di rottura con il sistema di potere francese. Molti intellettuali, tra cui Jean Paul Sartre, presero posizione a favore degli studenti. Il 3 maggio ci furono i primi violenti scontri tra studenti e polizia che intendeva sgomberarli dall'Università.

Il 10 maggio gli studenti innalzarono le barricate nel boulevard Saint-Michel e si scontrarono con la polizia, il 13 fu proclamato lo sciopero generale a cui aderirono milioni di lavoratori, nonostante fosse stato osteggiato dai sindacati, che sfociò nell'occupazione della Renault di Sochaux. Quel giorno ben 800.000 persone parteciparono alla manifestazione pubblica.

La controffensiva di regime cominciò con lo sgombero di alcune fabbriche del settore ferroviario. La CGT (sindacato vicino al Partito Comunista Francese - PCF -) iniziò in tutta fretta a stipulare nuovi rapporti contrattuali che prevedevano qualche concessione agli operai e, nel contempo, collaborava alla schedatura degli operai più “facinorosi”. In questo modo la CGT diede un notevole contributo alla repressione del movimento.

Gli stabilimenti della Renault vennero sgomberati con la forza il 2 giugno (2 operai morirono negli scontri), senza che il sindacato o il "PCF" muovessero un dito in difesa degli operai. A questo punto Charles De Gaulle sciolse il Parlamento e indisse nuove elezioni che furono fatali alle sinistre (subirono una clamorosa disfatta), al contrario dei Gollisti che invece trionfarono e rafforzarono la propria posizione autoritaria. Fu la fine del "Maggio francese" e il trionfo della reazione istituzionale.

[modifica] Gli anarchici nel ’68 (e dintorni)

Daniel Cohn-Bendit è stato uno dei leader del Maggio 1968. Allora era anarchico, poi si convertì alle idee parlamentariste
Fabrizio De André, cantautore anarchico, ha dedicato ai fatti del maggio del '68 la canzone: Canzone del Maggio

Il "Maggio ’68", per gli anarchici, non ha avuto inizio nel maggio 1968. Gli studenti avevano ben dimenticato che l’anarchismo era tornato ad alzare la testa in Francia e in Italia, subito dopo la fine della guerra nel 1945; si era ben dimenticato, negli anni dell’abbondanza, il coraggio di coloro che pubblicavano giornali, riformavano le organizzazioni, riannodavano i contatti (vedi L'anarchismo italiano dal dopo guerra in poi).

Dai luoghi del loro esilio, gli anarchici spagnoli hanno contribuito a mantenere accesa la fiamma del movimento, pur essendosi posti, talvolta, come modelli insuperabili; l’antifranchismo militante è stato senza dubbio, così come il movimento contro la guerra del Vietnam, uno dei propulsori del Maggio ’68. Dopo la presa del potere da parte dei partiti stalinisti nelle “democrazie popolari” dell’Europa dell’Est e in Cina, solo qualche debole voce vi rimaneva a testimoniare di un fiero passato anarchico. Nei paesi occidentali e nelle Americhe, i partiti comunisti si arrogavano il ruolo di unica opposizione al capitalismo e alle democrazie liberali capace di farsi sentire. Si può ben dire che il mondo si sia stupito nel vedere la "gramigna anarchica" rimettere radici.

Negli Stati Uniti, i vecchi anarchici di origine russa, italiana, spagnola, faticavano, essi stessi, a riconoscersi negli hippy e negli studenti arrabbiati; in Germania, non c’era che un pugno di veterani, Augustin Souchy, Willy Huppertz, Otto Reimers, che pubblicavano modesti bollettini. Nel giro di qualche anno, le librerie si riempivano improvvisamente di tascabili sull’anarchismo (e su tutte le correnti di sinistra), riedizioni, antologie, saggi; i professori cominciavano ad accettare ricerche sulla rivoluzione spagnola, su Nestor Makhno e Kronstadt, studi sulla stampa, e poi lavori femministi e di storia orale. Nel giro di qualche anno si costituiva una cultura anarchica di base, accessibile e accettata.

Il 1968 è un anno importante anche per la Federazione Anarchica Italiana, poiché si tiene il Congresso Internazionale di Carrara dei primi di settembre del 1968, in cui viene fondata l'Internazionale delle Federazioni Anarchiche (IFA). In Italia risulta particolarmente attiva la Federazione anarchica giovanile italiana (sezione giovanile della FAI); in generale i giovani libertari, seppur con le loro variegate sfaccettature, irrompono sulla scena contestatrice italiana, rapportandosi agli altri movimenti attivi globalmente: movimento beat, Provos e, in generale, tutta la componente della gioventù in fermento, spesso dai media genericamente definita "capelloni".

Anche nell’Europa meridionale, nonostante l’anarchismo non fosse stato completamente occultato, la diffusione delle idee e delle pratiche si è accelerata, così come quella della A cerchiata sui muri. Quando il Brasile ha conosciuto un breve periodo democratico, alcune opere erano inviate clandestinamente in Portogallo dove la ferula di Salazar proibiva lo studio della storia del XX secolo. Nella Spagna, schiacciata sotto il giogo di Franco, la giovane generazione cercava le proprie radici, interrogava i suoi padri, pubblicava di nascosto. Alla morte del dittatore, centinaia di gruppi hanno adottato il bel nome di CNT.

Sostanzialmente si può attribuire agli anarchici del ’68, e dintorni, un ruolo molto importante, decisivo per la ripresa delle teorie e delle pratiche libertarie e per l'avvio di un nuovo nuovo corso di sviluppo dell'anarchismo.

[modifica] Slogan del '68

  • Il padrone ha bisogno di te, tu non hai bisogno di lui.
  • Non rivendicheremo niente, non chiederemo niente. Noi prenderemo, noi occuperemo.
  • Siamo realisti, pretendiamo l’impossibile.
  • Lotta dura, senza paura.
  • Fascisti, borghesi, ancora pochi mesi!
  • La fantasia al potere!

[modifica] Bibliografia

  • Mai 68 et ses vies ultérieures, Le Monde diplomatique – éd. Complexe, 2005, 222 p.
  • Nouvel Observateur - Le Quotidien de 1968 Diario retrospettivo del mese di maggio.
  • Documenti della rivolta universitaria, a c. del Movimento studentesco, Laterza, Bari 1968
  • Claudia Salaris, Pablo Echaurren, Controcultura in Italia 1967-1977, Torino, Bollati Boringhieri, 1999
  • Pablo Echaurren, Compagni, Torino, Bollati Boringhieri, 1998
  • Mario Capanna, Lettera a mio figlio sul sessantotto, Milano, Rizzoli, 1998
  • Mario Capanna, Formidabili quegli anni, Milano, Rizzoli, 1988

[modifica] Voci correlate

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