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Lysander Spooner

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Lysander Spooner (Athol, Massachussetts, 19 ottobre 1808 - Boston, 14 maggio 1887), è stato un anarco-individualista e uno scrittore statunitense.

Biografia[modifica]

Lysander Spooner nasce ad Athol, Massachussetts, il 19 ottobre 1808. Nonostante fosse figlio di un contadino, Lysander Spooner riesce, con molta fatica, a diventare prima insegnante, nel 1831, poi precettore. Nel 1833, si trasferisce a Worcester (Massachussetts) per studiare diritto presso l'ufficio degli avvocati John Davis e Charles Allen. L'anno seguente pubblica The Deist's Immortality and an Essay on Man's Accoutability for his Belief un opuscolo fortemente anticlericale. Nello stesso anno pubblica Essai sur la réforme du système bancaire, dove difende il pensiero di un'economia fondata sulla libera associazione e la cooperazione volontaria, senza l'intervento dello Stato.

A partire dal 1844, Spooner inizia a lottare contro tutti i monopoli dello Stato: fonda una compagnia postale indipendente da quella nazionale, che però viene smantellata per ordine del governo federale. Nel 1845, prende pubblicamente posizione contro la schiavitù e si trasferisce a Boston per rendere più efficace la sua azione di protesta.

Le sue invettive riguardano il monopolio monetario del governo e l'assurdità  della “giustizia” istituzionale. A questo riguardo nel 1852 pubblica An Essay on the Trial by Jury, dove afferma che i giudici, le giurie e i loro processi, non dovrebbero applicare le leggi statali bensì quelle del buon senso. Nel 1863 viene creata la Spooner Copyright Company, dotata di un ufficio di brevettamento, attraverso il quale cerca, senza molto successo, di mettere in pratica le proprie idee libertarie e antiautoritarie. Comincia a prestare molta attenzione alla redazione di testi propagandistici e nel 1867 presenta i primi opuscoli propriamente anarchici intitolati No Treason.

Spooner diviene parte integrante della scuola anarco-individualista americana, in particolare si lega a Josiah Warren e Benjamin Tucker. Quest'ultimo gli pubblica (1875) il testo I vizi non sono crimini.

Pensiero[modifica]

Il cardine del pensiero spooneriano è prettamente giuridico e basato su argomentazioni legali. Con una logica rigorosa egli dimostra la non validità  dei governi, dello Stato e delle leggi, smantellando le fondamenta su cui si basano i regimi democratici: il principio del contratto sociale.

Critica del contratto sociale[modifica]

Per Spooner le costituzioni dei paesi cosiddetti democratici debbono essere considerati alla stregua dei contratti che si instaurano tra un gruppo di contraenti. La costituzione, se mai dotata di legittimità , è stata ratificata da individui ormai deceduti e quindi è inconcepibile che essa venga ritenuta ancora valida, proprio perchè parte dei contraenti non esistono più. Spooner approfondisce il concetto, mostrando come tali “contratti”, vengano raramente rispettati e quindi, proprio per inadempienza, dovrebbero ritenersi "non più validi". A partire da questi ragionamenti egli afferma che «le nazioni, i governi e gli stati non hanno legalità  alcuna e che i giuramenti sulla costituzione non hanno validità  giuridica».

Critica del governo e dello Stato[modifica]

Spooner applica i ragionamenti critici del contratto sociale a quelli della democrazia liberale e del principio elettorale. Egli ritiene che il voto non lega l'elettore al governo, perché il voto non è una scelta reale, visto che la sola opzione offerta all'elettore è la scelta del governante-capo, ma non viene mai menzionata la possibilità  di scegliere “nessun capo”. Il voto è di conseguenza una libertà  illusoria, resa appetibile dal potere dominante in maniera da legittimare l'idea stessa del dominio della costituzione (contratto sociale) sugli individui. Il voto dunque non può essere mai inteso come un segno di legittimazione del governo imposto o della volontà  di pagare le sue tasse.

Il contratto sociale è da ritenersi “non-valido” e quindi i governi devono essere considerati come un'associazione di malfattori, una mafia, che dietro la pretesa d'offrire protezione ai cittadini, impone il pagamento delle tasse. Il governo non si accontenta d'esercitare l'autorità  sugli individui, ma cerca di persuaderli che senza la sua autorità  la vita sarebbe impossibile.

Se il governo è dunque illegittimo, lo Stato è, come il governo, un usurpatore delle libertà  individuali che basa la propria autorità  sulla passività  dei governati. Lo Stato è quindi, per Spooner, una semplice illusione e la popolazione dovrebbe imparare a distinguere la realtà  da illusione e, in questo modo, riappropriarsi della propria sovranità .

Critica del capitalismo[modifica]

Le citazioni spooneriane dell'anarco-capitalista Murray Rothbard hanno, a volte, offuscato l'immagine dell'individualista americano, che spesso viene erroneamente considerato alla stessa stregua dei reazionari liberisti. In realtà  a più riprese Spooner espone le sue idee anticapitaliste, criticando il capitale finanziario che alimenta le strutture autoritarie dello Stato, attraverso il quale si assicura lo sfruttamento delle masse popolari. Spooner si oppone al lavoro salariato, che voleva principalmente eliminare dando il capitale a chi lavora e non chi ha intenzione di utilizzarlo per sfruttare il lavoro altrui. Come Benjamin Tucker, ha voluto creare una società  di produttori associati, di liberi agricoltori autonomi, artigiani e lavoratori cooperanti tra loro piuttosto avere schiavi salariati e padroni capitalisti. Per esempio su un documento scrive:

«Tutte le grandi industrie, di qualsiasi tipologia, adesso in mano a pochi proprietari, ma che utilizzano un grande numero di lavoratori salariati, si dissolveranno; per pochi o nessuno, che potranno affittare il capitale e fare affari per se stessi si consentirà  di salariale un'altra persona» (Lysander Spooner, ¿Libertario de derecha o socialista libertario?)

Per Spooner gli Stati possono organizzare guerre e repressione proprio grazie alle banche e al grande capitale. Egli è quindi profondamente anticapitalista, ma non va confuso nemmeno con i socialisti o i collettivisti. Come la maggior parte degli individualisti americani, egli crede nel possesso e nella libera impresa, idealizzando l'America pre-industriale: una società  di contadini e imprenditori indipendenti.

Libertà  individuale[modifica]

Nel saggio I vizi non sono crimini Spooner contesta allo Stato il diritto d'intervento nella vita privata dei cittadini, dietro la pretesa di proteggerli dai loro “vizi”.

« I vizi non sono crimini e non devono essere puniti con misure restrittive, se essi non nuocciono che a se stessi. Il solo limite della libertà  è la libertà  altrui ».

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]