Luigi Fabbri
Da Anarchopedia.
Luigi Fabbri , nato il 23 dicembre 1877 a Fabriano (Marche), è stato uno dei teorici del comunismo-anarchico più importanti del movimento anarchico italiano e internazionale. durante la sua esistenza ha inoltre svolto la professione di maestro elementare prevalentemente a Bologna. Nel 1908, a Roma, gli nasce una figlia, Luce Fabbri, che dal 1935 (data della morte di Luigi Fabbri) sino al 1946, lo sostituirà nella direzione della rivista ’Studi Sociali’ .
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[modifica] L’inizio della militanza
Fabbri iniziò la sua militanza nel 1897 inviando un articolo, dal titolo "Armonia naturale", al giornale anarchico L'agitazione di Ancona. Qualche tempo dopo gli giunse una lettera dalla redazione anconetana che lo invitava a recarsi di persona presso il domicilio di un anarchico, Cesare Agostinelli, che di mestiere faceva il cappellaio. Una volta giunto nella sua bottega Fabbri fu accompagnato in un’altra casa dove, con sua grande sorpresa, incontrò l'esule Malatesta che tutti credevano a Londra mentre in realtà si nascondeva nel cuore di Ancona, da dove dirigeva L'Agitazione.
I due si trattennero a chiaccherare a lungo dando inizio alla militanza del giovane Fabbri che sarebbe terminata solo alla sua morte (1935).
[modifica] La militanza
Fabbri diffuse il pensiero anarchico attraverso diverse riviste. Una delle più importanti, divenuta un punto di riferimento per tutto il movimento anarchico nel primo quindicennio del Novecento, fu “ Il Pensiero”, della quale fu sempre redattore insieme a Pietro Gori. Il Pensiero, che poteva contare sulla collaborazione dei militanti più preparati, dibatté su molteplici argomenti, combattendo, in particolar modo, quelle che venivano considerate derive del movimento anarchico: il nichilismo individualista, la monomania sindacalista, ecc..
Per le edizioni de Il Pensiero Fabbri stese anche la relazione del Congresso Anarchico Internazionale di Amsterdam (1907), durante il quale furono particolarmente dibattute le due questioni relative al sindacalismo e all'organizzazione. Dopo la chiusura de Il Pensiero collaborò alla Volontà, svolgendo un ruolo di orientamento ideologico all'interno del movimento e di un propaganda all'esterno. Pubblicò articoli e opuscoli su diversi argomenti legati all’anarchismo: sul socialismo libertario di Carlo Pisacane, sulla questione organizzativa, su Francisco Ferrer y Guardia, sul rapporto Stato-Chiesa ecc. Nel 1916, firmandosi "un gruppo di anarchici", ribadì con vigore il proprio antimilitarismo e si contrappose ad alcuni anarchici (Kropotkin, Grave e Cornelissen) che invece si dichiararono interventisti ( n.d.r Kropotkin successivamente si pentì di quella scelta, oggettivamente sbagliata).
Nel primo dopoguerra fu tra i promotori dell’UCAI (Unione Comunista Anarchica Italiana), prima che la spinta unanimista di Malatesta lo spingesse alla formazione dell’UAI (Unione Anarchica Italiana). Fu direttore di Umanità Nova, lo storico quotidiano dell’UAI e ora settimanale della Federazione Anarchica Italiana.
Fabbri si oppose sempre a qualsiasi scissione dentro l’organizzazione operaia (anche quella che all’epoca vide la nascita dell’USI), sostenendo la necessità di un’ organizzazione di massa affiancata ad una specifica.
Nell'agosto del 1920 terminò di scrivere il libro Dittatura e Rivoluzione (considerato uno dei migliori libri scritti da anarchici e una sorta di risposta a Stato e Rivoluzione di Lenin), nel quale condannò, senza riserve, la deriva autoritaria della rivoluzione bolscevica, cogliendo l’inconciliabile antagonismo fra anarchismo e marxismo e fra il socialismo libertario e quello autoritario.
Durante il fascismo Fabbri subì diverse aggressioni squadriste, ma ciò non gli impedì di continuare nella militanza attiva: nel 1923 pubblicò La controrivoluzione preventiva, un’analisi spietata del fenomeno fascista. Sempre in quegli anni fondò la rivista Pensiero e Volontà, collaborando anche ad altre pubblicazioni anarchiche italiane ("Fede, Libero Accordo") e straniere ("La Protesta" di Buenos Aires, "Rivista Blanca" di Barcellona).
Nel 1926 il movimento anarchico internazionale fu scosso dalla proposta organizzativa elaborata da alcuni rifugiati russi a Parigi (Nestor Makhno, Ida Mett, Petr Arshinov, ecc.), la Piattaforma d'Organizzazione dell'Unione Generale degli Anarchici, e molti militanti di grande prestigio urlarono allo scandalo per i toni ritenuti troppo dirigisti della stessa, Fabbri prese una posizione ritenuta responsabile, riconoscendo che essa metteva sul terreno della discussione <<una quantità di problemi inerenti al movimento anarchico, al posto degli anarchici nella rivoluzione, all’organizzazione dell’anarchismo nelle lotte, eccetera, che devono essere risolti, altrimenti la dottrina anarchica non continuerà a rispondere alle esigenze crescenti della lotta e della vita sociale nel mondo contemporaneo>>.
[modifica] L’esilio
Nel 1926, il rifiuto di prestare giuramento di fedeltà al regime, gli costò la perdita del posto di insegnante e le continue minacce degli squadristi fascisti. Fabbri fu costretto all'esilio, e dopo un primo periodo passato in Francia e poi in Belgio, si recò in Sud America dove restò fino alla morte. Nella numerosa comunità anarchica di esuli italiani a Parigi ed in altri centri della Francia, fu instancabilmente attivo e pubblicò il giornale Lotta Umana insieme con Camillo Berneri e Torquato Gobbi; partecipò attivamente a numerosi dibattiti sulla questione organizzativa. Nel 1930 a Montevideo, fondò la rivista "Studi sociali" (Etudes Sociales) che proseguì la linea politica malatestiana, pubblicò Malatesta, vita e pensiero e collaborò a diversi giornali anarchici nordamericani. Morì il 24 luglio 1935.
[modifica] Collegamenti esterni
Articoli di Luigi Fabbri:
Anarchismo e comunismo scientifico

