Luigi Corvaglia

Da Anarchopedia.

Luigi Corvaglia (Lecce, 1965), psicoterapeuta, saggista e studioso di psicologia e filosofia politica.

Indice

[modifica] La vita e il pensiero

Proveniente dal socialismo libertario e avvicinatosi all'individualismo sulla scorta del pensiero di Benjamin Tucker ("il più perfetto socialismo è possibile sulla base del più perfetto individualismo"), è pensatore controverso. E' tacciato, infatti, di vicinanza all'anarco-capitalismo da parte dei comunisti anarchici, e viceversa. Ciò a causa della più volte esplicitata simpatia per le concezioni del libertarianism di David Friedman, autore liberista che egli rilegge, però, in un'ottica che si potrebbe dire "di sinistra". In realtà, Corvaglia è il teorico di un nuovo libertarismo in cui i riferimenti "istituzionali" dell'anarchia e i concetti stessi di destra e sinistra perdono la loro utilità. Si può affermare che egli sia, insieme a Fabio Massimo Nicosia (pensatore che un inverso percorso intellettuale, dall'anarco-capitalismo all'anarchismo di tradizione europea, gli ha fatto incontrare in una area cui proprio quest'ultimo ha dato nome di "anarchismo analitico"), di una forma di anarchismo di matrice liberale.

Tale concezione, basata sul concetto di sovranità dell'individuo, si configura in un acceso anti-statalismo equidistante tanto dall'anarchismo classico di tradizione collettivista, quanto dall'anarco-capitalismo conservatore, giusnaturalista e legittimante ogni abuso del capitale . Tale concezione condivide con entrambe le tradizioni la fiducia nell'autopoiesi e con il solo anarco-capitalismo la convinzione che sia impossibile distinguere libertà civili da libertà economiche. Sulla scorta del pensiero di Proudhon, si teorizza un socialismo basato sul libero scambio e sulla "convenzione proprietaria" in assenza di brevetti e copy-right. Per tale motivo, a detta di alcuni autori, la elaborazione corvagliana è più una sorta di radicalismo estremo che giunge fino all'anarchia, che non un prodotto tipico della corrente principale del pensiero anarchico. Ne sono pilastri fondanti l'individualismo metodologico, il costruttivismo cognitivo (Kelly, Maturana, Liotti), l'utilitarismo, la teoria ecologica (Bateson, Bartenlaffy, Watzslavick), la teoria soggettiva del diritto (Bruno Leoni).

La primaria differenza con la visione anarchica classica è ravvisabile nel rigetto della visione naturalistica, nel rifiuto della mitologia dell'essenzialismo ottimista e della concezione storicistica e romantica, palingenetica che permea di sé, nel giudizio di questo autore, l'anarchismo. Per tali motivi, si può avvicinare la concezione di questo autore a quella del post-anarchismo che, in modo indipendente, Saul Newman ha sviluppato in Inghilterra.

Soprattutto, però, ad essere oggetto delle critiche corvagliane sono la concezione para-marxista che vede nell'autorità la sovrastruttura del potere economico e l'idea della "democrazia diretta". La prima, secondo questo autore, finisce per fare dell'anarchismo una sorta di "marxismo senza Marx" in cui prevale la guerra al capitale su quella alla autorità, nella convinzione che la seconda sia frutto della prima e non l'inverso; per tale motivo egli sottolinea le incongruenze di pensatori anarchici che, pur di contrastare la "società di mercato", sono disposti ad una difesa dello Stato stesso oppure dell'utilizzo della forza delle istituzioni collettive. Gli anarchici analitici propongono un ribaltamento di questo "ordinamento lessicale" (innanzitutto l'autorità, poi l'autorità del capitale). I principali riferimenti teorici di questo autore rintracciabili nella tradizione anarchica, perchè meno proni ad una lettura di tal fatta, sono Pierre Joseph Proudhon, l'anarco-individualismo americano (soprattutto Benjamin Tucker e Lysander Spooner), Paul Goodman, Camillo Berneri, Bruno Rizzi e Francesco Saverio Merlino. Fuori dall'area anarchica propriamente detta è da notare, per la commistione di radicalismo di sinistra e liberismo, la vicinanza alle concezioni del sindacalismo comunista-mercatista di Enrico Leone e il liberalismo radicale di Ernesto Rossi.

La seconda critica, quella relativa alla "democrazia diretta" è relativa al fatto che questa porta a ricreare su piccola scala la logica maggioranza-minoranze e delle decisioni collettive. In nuce, secondo Corvaglia, l'anarchismo porta una paradossale logica totalitaria in quanto idea che "non tollera altra da sé". A tale logica egli si propone di opporre una concezione "panarchica" in cui vari ordinamenti volontari e concorrenziali vigano sul medesimo territorio.

I principali contrasti, invece, con il libertarismo "di destra", di matrice rothbardiana (da Murray Rothbard) sono da ritrovarsi, innanzitutto, nel rifiuto della sacralità della proprietà che, secondo Corvaglia, finisce per legittimare la conservazione dello stato delle cose. Tale sacralità, che gli anarcocapitalisti giustificano per legge naturale (giusnaturalismo) rischia di considerare libertarie tutte le forme organizzative che discendano da relazioni di mercato non falsate, non curandosi dei risvolti autoritari di tali esiti. Per gli "analitici", invece, nulla è dato a priori, ma tutto è frutto di confronto; tutto viene, cioè, da sempre attive e dinamiche transazioni che si possono definire, in senso lato, "di mercato"; pertanto, la stessa proprietà nasce dal mercato, non dal diritto naturale, ma quale utile, temporanea convenzione. Ma, in mutate condizioni, il mercato può rivedere le proprie "decisioni", per motivi di utilità (ad esempio, confisca di latifondi da parte dei senza terra, ecc.). In ciò è la ragione del rifiuto dei diritti naturali ai quali fanno appello gli anarco-capitalisti e, invece, l'accoglienza dell'utilitarismo.

L'autore rifiuta altresì il conservatorismo morale che il libertarismo anarco-capitalista avrebbe, a suo dire, abbracciato, nonchè la pretesa secessionista di cui, in particolare l'anarco-capitalismo italiano, si fa alfiere sulla scorta della teorizzazione (tardo)rothbardiana delle "nazioni per consenso". Concezioni viste da Corvaglia come antitetiche ad una logica libertaria e che lo pongono quindi fuori anche da quella ortodossia. I recenti sviluppi del libertarismo analitico stanno portando la corrente verso una maggior vicinanza con la tradizione "di sinistra" (ad esempio, con l'idea, mutuata da Van Parijs, del reddito di esistenza).

[modifica] Voci correlate

Psicologia

Filosofia

[modifica] Opere

  • Psicopatologia della libertà, Pescara, 2000;
  • Riabilitazione psicosociale. Problemi e prospettive, Torino, 2000;
  • Ripensare l'anarchia, Lulu, 2007 (Pag.1 Pag 2 Pag 3)

[modifica] Scritti scelti

Talebani libertari

Rothbard o Bakunin? L'avvenire di un'illusione (di alternativa)

Perchè non possiamo essere statalisti (e meno che mai marxisti)

Il cretinismo anarchico. Aggiornamenti

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