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Ludwig Feuerbach

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Ludwig Feuerbach
Ludwig Feuerbach (Landshut, Germania, 28 luglio 1804 – Rechenberg, Germania, 13 settembre 1872), filosofo tedesco, è stato tra i più influenti critici della religione ed esponente della sinistra hegeliana.

Vita e opere[modifica]

Ludwig Feuerbach crebbe in una famiglia colta e molto religiosa. Subito dopo il liceo, studiò prima teologia a Heidelberg e poi a Berlino, dove frequentò i corsi tenuti da Hegel.

«Bastò che per un semestre seguissi le sue lezioni e la mia testa e il mio cuore furono rimessi sulla loro via; io seppi ciò che dovevo e volevo: non teologia, ma filosofia! Non vaneggiare e fantasticare, ma imparare! Non credere, ma pensare!».[1]

Libero docente a Erlangen (titolo ottenuto nel 1828), si vide bloccare la carriera accademica a causa delle idee espresse sulla religione in uno dei suoi primi scritti Pensieri sulla morte e sull'immortalità  (1830), dove l'immortalità  è negata all'Individuo e ammessa soltanto per l'umanità .

Dapprima hegeliano fervente, nel 1839 prese successivamente posizione contro la Destra Hegeliana con il saggio Critica della filosofia hegeliana, seguito nello stesso senso da Tesi provvisorie per la riforma della filosofia (1843) e Principi della filosofia dell'avvenire (1844).

Dacché, ritiratosi in solitudine, Feuerbach visse quasi sempre a Bruckberg dedicandosi solo allo studio e morendo in miseria e dimenticato da tutti nel 1872 a Rechenberg. L'importanza storica di Feuerbach è legata all'influenza decisiva esercitata dalla sua opera sulla formazione del pensiero di Marx. Durante il periodo parigino conobbe e frequentò Bakunin. L'anarchico russo, nel [1844]], scrisse un saggio su Feuerbach intitolato Esposizione e sviluppo del pensiero di Feuerbach, che però è andato perduto.[2]

Sua opera fondamentale è ritenuta L'essenza del cristianesimo pubblicata nel 1841, insieme all'altrettanto importante testo L'essenza della religione del 1845. Le tesi contenute in queste due opere verranno poi riprese in tutti gli scritti successivi ed in particolare in: Lezioni sull'essenza della religione, facente parte di un corso tenuto per gli studenti progressisti di Heidelberg che lo invitarono durante i moti del 1848, che furono poi pubblicate nel 1851; Teogonia secondo le fonti dell'antichità  classica ebraico-cristiana (1857); Divinità , libertà  e immortalità  dal punto di vista dell'antropologia (1866); Spiritualismo e materialismo (1866); L'eudemonismo (postumo).

Il pensiero[modifica]

Non è dio che crea l'uomo, ma l'uomo che crea dio[modifica]

La Filosofia non ha il compito di negare o di ridicolizzare quel grande evento umano che è la religione. Deve capirlo. E lo si capisce, afferma Feuerbach, solo quando ci si rende conto che «la coscienza che l'uomo ha di dio è la coscienza che l'uomo ha di sè». La teologia è quindi antropologia; il discorso su dio è in realtà  un discorso sull'uomo, visto che l'uomo - che trova una natura insensibile alle sue sofferenze - pone le sue qualità , le sue aspirazioni, i suoi ideali al di fuori di sè, si estranea, si aliena e si costruisce la sua divinità . La religione è la proiezione dell'essenza dell'uomo: «dio è lo specchio dell'uomo».

L'Umanesimo di Feuerbach[modifica]

La religione, per Feuerbach, è un fatto totalmente umano. Una volta svelato il mistero della religione, al dio in cielo egli sostituisce un'altra divinità , «l'uomo di carne e sangue». Alla morale che predica l'amore di dio egli intende sostituire la morale che raccomanda l'amore dell'uomo in nome dell'uomo. L'intento dell'Umanesimo di Feuerbach è quello di trasformare gli uomini da amici di dio in amici degli uomini, da uomini che credono in uomini che pensano, da uomini che pregano in uomini che lavorano, da candidati dell'al di là  in studiosi dell'al di qua.

Note[modifica]

  1. Ludwig Feuerbach in seinem Briefwechsel, I, Leipzig 1874, p. 387.
  2. Ne fa riferimento la nota 88 di Stato e anarchia, Feltrinelli, pag 157

Bibliografia[modifica]

  • Henri Arvon, Feuerbach, coll. « SUP – Philosophes », P.U.F., Paris 1964

Voci correlate[modifica]