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Louise Michel

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right|thumb|220 px|Louise Michel Louise Michel (Vroncourt, 29 maggio 1830 - Marsiglia, 9 gennaio 1905), è stata una scrittrice, un'insegnante, una comunarda e un'anarchica francese.

Biografia[modifica]

Louise Michel nasce il 29 maggio 1830 in un castello di Vroncourt, da una relazione tra una domestica, Marianne Michel, e un castellano, Etienne Demahis o più verosimilmente dal figlio di questi, Laurent.

La gioventù[modifica]

Crebbe nella famiglia di quelli che lei chiamava i suoi nonni, dove sembra essere stata felice, mostrandosi fin da giovane altruista per sua natura con le persone che la circondavano (suonava il piano, amava la natura, i gatti in particolare...) e dove ricevette una buona istruzione ed una educazione liberale secondo le idee illuministe di Jean-Jacques Rousseau e di Voltaire.

«Ascoltavo sia la mia zia cattolica, che i miei nonni, che erano seguaci di Voltaire. Confusa da strani sogni, ero come l'ago di una bussola che, sconvolto da una tempesta, cerca il nord. Il mio nord era la rivoluzione»[1]

Il padre muore quando lei aveva 15 anni; cinque anni più tardi muore anche la moglie ufficiale del padre e, per questo motivo, Louise viene invitata ad allontanarsi dal castello. Louise Michel non fu donna da perdersi facilmente d'animo e proseguì i suoi studi a Chaumont dove conseguì il titolo per poter esercitare la professione di istitutrice. Si rifiutò di prestare giuramento all'Impero (impero che lei disprezzava profondamente) e creò una scuola libera (ma ne creò diverse altre nel corso della sua vita) ispirata ai principi della pedagogia libertaria, dove insegnerà per tre anni, la qual cosa le causerà diversi provvedimenti disciplinari da parte delle autorità.

A Parigi[modifica]

Si trasferisce in seguito a Parigi, dove insegna in un istituto presso il Castello-d’Eau diretto da una certa madame Voillier, con la quale intrattiene rapporti quasi filiali. Comincia allora per lei un periodo di intensa attività. E’ in questo periodo che incontra Jules Vallès, Eugène Varlin, Rigault, Eudes, e soprattutto Théophile Ferré, che lei amerà appassionatamente.

Collabora con giornali di opposizione e svolge una discreta attività letteraria. Invierà qualche poesia a Victor Hugo, uno dei personaggi più celebrati e più rispettati di quest’epoca, che lei, giovane e saggia istitutrice di provincia incontrerà appena arrivata a Parigi. Da lui si dice che avrebbe avuto una bambina, Victorine, affidata ad una nutrice alla sua nascita, ma di questo non vi è certezza.

Nel corso della sua vita sarà impegnata politicamente fino alla sua morte ed entra in contatto con diversi gruppi che si battono per i diritti delle donne, tra cui la Lega delle donne, un gruppo che rivendica la stessa educazione per uomini e donne e lo stesso salario.

Dal 1869 è segretaria della Società democratica di moralizzazione che si prefigge di aiutare gli operai e le donne vittime di prostituzione; è tesoriera di un Comitato di soccorso ai profughi russi. Un rapporto di polizia del 1878 afferma che lei aderisce all'Internazionale. A quest'epoca e fino al suo esilio Louise era una Blanquista, movimento repubblicano socialista fondato da Auguste Blanqui.

Insegna in una scuola fondata da lei nel 1865 in una Parigi affamata, creando una mensa per i suoi allievi. Incontra Georges Clemenceau sindaco di Montmartre. Si assiste in quel tempo a straordinarie manifestazioni: donne, bambini, guardie federali accerchianti i soldati che fraternizzano con questa folla gioiosa e pacifica.

Louise Michel fa allora parte dell’ala rivoluzionaria più radicale e pensa che bisogna perseguire l’offensiva su Versailles per sovvertire il governo di Adolphe Thiers che in quel momento poteva contare su poche truppe, ma ciò non durerà per molto e l’occasione è mancata. Ed è allora che il destino di Louise Michel barcolla e precipita e lei stessa, da sola e volontariamente si reca a Versailles per uccidere Thiers.

Beneficiaria della Comune di Parigi interviene l’episodio più volte menzionato, dove, vestita da guardia nazionale, partecipa ad uno scontro a fuoco in piazza dell’Hôtel-de-Ville. Propagandista, guardia del 61° battaglione, infermiera, anima anche il Club della Rivoluzione ed è sempre interessata ai problemi dell’educazione, è importante sottolineare che lei è molto avanti con i suoi tempi, precorrendo cose che oggi a noi sembrerebbero normali, ma che all’epoca erano delle novità, come le scuole professionali e gli orfanotrofi laici, sostenendo un insegnamento vivo.

La partecipazione alla Comune[modifica]

Viva la Comune !
Walter Crane, The Commonweal, maggio 1887

Quando l'Impero napoleonico sta crollando sotto i colpi della potenza prussiana, Louise entra in contatto con le femministe Jules Simon, André Leo e Maria Deraismes. Le donne parigine si organizzano costituendo comitati e Louise Michel è una delle più attive organizzatrici fino a diventare presidente del Comitato di vigilanza della guardia nazionale della XVIII circoscrizione, in cui non vi è nessuna distinzione di genere sessuale, e vi conosce Théophile Ferré.

Il 28 marzo i parigini proclamano la Comune di Parigi; il 1 aprile il governo di Versailles dichiara guerra alla Comune, e Louise partecipa alla resistenza armata. Sulle barricate di Clignancourt, nel gennaio del 1871, partecipa ad una battaglia in strada, durante la quale sparerà per la prima volta nella sua vita. Con la sconfitta della Comune, si consegna al nemico per far liberare sua madre arrestata al suo posto. Inizialmente sembra che sia destinata alla fucilazione immediata, invece è condotta al campo di Satory e da questo trasferita a Versailles, alla prigione "dei cantieri".

Il 28 giugno inizia il processo a suo carico: Louise ammette di essere stata infermiera nel reparto ambulanze, conferma di credere nel progetto dei comunardi e nel volere l'abolizione della istituzione clericale. Al secondo interrogatorio scopre che Théophile Ferré, imprigionato anch'egli, doveva essere fucilato, per questo appare ancor più risoluta nelle sue dichiarazioni: « Sono accusata di essere complice della Comune! Certo che lo sono perchè la Comune voleva prima di tutto la rivoluzione sociale che è ciò che desidero ansiosamente; è un onore per me essere una delle autrici della Comune, che peraltro non ha niente a che fare con omicidi e incendi dolosi. Volete sapere chi sono i veri colpevoli? La polizia ».

Il 28 novembre Ferré viene fucilato; il giorno successivo Louise viene trasferita ad Arras, dove subisce un nuovo interrogatorio. Le accuse che le autorità le rivolgono sono: attentato con intenzione di rovesciare il governo; istigazione alla guerra civile; detenzione di armi e uniformi al momento della rivolta nonché uso delle armi; false dichiarazioni in scritti privati al fine di occultare la propria identità; uso di documenti falsi; concorso nell'uccisione di ostaggi; concorso in arresti illegali.

Reclama la morte al tribunale ed è senza dubbio in seguito a quest’evento che Victor Hugo le dedica la poesia Viro Major. Trascorre venti mesi in carcere e si vede condannata alla deportazione. E’ il tempo in cui la stampa versigliese la chiama la Lupa rossa, la Buona Luisa. La sentenza del tribunale è di condanna alla deportazione in Nuova Caledonia.

Il periodo della deportazione[modifica]

Louise Michel in carcere

Viene imbarcata sulla Virginia per essere deportata in Nuova Caledonia, dove arriva dopo quattro mesi di traversata. A bordo fece la conoscenza di Henri Rochefort, celebre polemista e di Nathalie Lemel anche lei grande animatrice della Comune. Louise Michel dichiarerà più tardi: « Sono diventata anarchica quando sono stata deportata ».

Resterà per dieci anni in Nuova Caledonia, rifiutando i benefici di un altro regime. Cerca di istruire gli autoctoni kanaks e contrariamente a certi comunardi che si associano per reprimerli, lei prende le loro difese durante la loro rivolta nel 1878, facendo anche pervenire al capo della rivolta Ataï un pezzo della sua sciarpa. Ottenne, l'anno seguente, di installarsi a Nouméa e di riprendere il suo mestiere di insegnante, dapprima per i figli maschi dei deportati, poi nelle scuole delle bambine. Nel 1880 ottenne finlmente l'amnistia: all'imbarco per la Francia, fu commoventemente salutata da una folla di nativi, i quali le strapparono la promessa che prima o poi sarebbe tornata a trovarli.[2]

Il ritorno in Francia[modifica]

Ritornata in terra di Francia in seguito ad una amnistia (11 Luglio 1880), diventa un'instancabile propagatrice del pensiero anarchico: partecipa a convegni e a manifestazioni. In una di queste, il 9 marzo 1883, si unisce ai disoccupati in lotta, durante la quale scoppiano violenti tumulti, ma solo lei è arrestata e condannata a sei anni di carcere (detenuta prima a Saint-Lazàre e a Clermont).

Ottenuta la grazia nel 1886, nello stesso anno Paul Verlaine le dedica una ballade:[3]

« Lei ama il Povero aspro e franco
o il timido; lei è la falce
nel grano maturo per il pane bianco
del Povero, e la santa Cecilia,
la Musa rauca e gracile
del Povero e l'angelo custode
a questo semplice, a quest'indocile.
Louise Michel è molto buona ».

Riprende come nulla fosse la sua attività: conosce Malatesta, Emma Goldman, Kropotkin, Bakunin, Pietro Gori e Sébastien Faure, con cui fonderà, nel 1895, il giornale «Le Libertaire» (Il Libertario). L'attività frenetica di Louise Michel spaventa e infastidisce molte persone: il 23 gennaio 1888 l'estremista Pierre Lucas attenta alla sua vita, senza riuscirci; vengono imbastite contro di lei accuse false nella speranza di rigettarla in qualche galera di Stato.

Negli ultimi anni della sua vita si impegna per raccogliere fondi per i moti rivoluzionari in Italia, in Spagna, per l'indipendenza cubana e lavorando anche l'internazionale antimilitarista.

Muore il 29 maggio del 1905 a Marsiglia per una congestione polmonare, e viene sepolta nel cimitero di Levallois salutata da centinaia di migliaia di persone.

Frasi celebri[modifica]

  • Ovunque l'uomo soffre nella società maledetta, ma nessun dolore è paragonabile a quello della donna.
  • (Quando dice ad un pretendente che se vuole sposarla deve uccidere l'imperatore) rischiate la vostra vita, perché io rischio la mia libertà.
  • Non ho voluto essere razione di carne per l'uomo né dare schiavi ai Cesari.
  • Mercati dove si vendono le belle figlie del popolo mentre quelle dei ricchi sono vendute per la loro dote... L'una la prende chi vuole. L'altra la si dà a chi vuole.
  • Gli uomini più progressisti applaudono all'idea di uguaglianza dei sessi. Ho potuto constatare che come prima e come sempre ancora gli uomini, senza volerlo, vuoi per abitudini o vecchi pregiudizi, vogliono sì aiutarci, però si accontentano solo di sembrarlo. Prendiamoci allora il nostro posto e non aspettiamo d'averlo.
  • Sono quindi anarchica perché solo l'anarchia può rendere felici gli uomini e perché è l'idea più alta che l'intelligenza umana possa concepire, finché un apogeo non sorgerà all'orizzonte.
  • Non voglio difendermi e non voglio essere difesa, appartengo completamente alla rivoluzione sociale e mi dichiaro responsabile delle mie azioni [...] Bisogna escludermi dalla società, siete stati incaricati di farlo, bene! L'accusa ha ragione. Sembra che ogni cuore che batte per la libertà ha solo il diritto ad un pezzo di piombo, ebbene pretendo la mia parte!. [Dichiarazione rilasciata durante il processo contro i comunardi]

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]

Articoli[modifica]

Siti di approfondimento[modifica]


Michel, Louise Michel, Louise Michel, Louise

Michel, Louise
  1. L. Michel, Mémoires, 1976, citato in J. G. Álvarez, P. B. Kleiser, Le sovversive, 2005, p. 99.
  2. J. G. Álvarez, P. B. Kleiber, cit., p. 108.
  3. P. Verlaine, Ballade en l'honneur de Louise Michel, in «Œuvres compètes», Paris 1911.