Lev Tolstoj
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Lev Tolstoj (Jasnaja Poljana, Russia, 28 agosto 1828 - Astapovo, Russia, 20 novembre 1910), pedagogista, pacifista e scrittore russo, è stato il più grande apostolo dell’anarchismo in campo letterario, esaltandone, con le sue opere, gli aspetti più propriamente morali. E’ stato il capostipite della corrente anarchica denominata anarchismo cristiano, pur non essendosi mai professato tale.
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[modifica] La vita
Lev Tolstoj nasce a Jasnaja Poljana (Russia) il 28 agosto 1828 presso una antica e nobile famiglia, fortemente attaccata alle tradizioni religiose ortodosse. All’età di nove anni rimane orfano (la madre muore quando aveva solo due anni) e va a vivere con le religiosissime zie.
Nel 1844 si iscrive alla facoltà di studi orientali dell’università di Kazan che ben preso abbandona per iscriversi in giurisprudenza (si laurea nel 1850). Durante quegli anni legge assiduamente Jean-Jacques Rousseau, A. Puskin e N. Gogol.
Subito dopo la laurea parte volontario nella guerra del Caucaso (1851), divenendo ufficiale di artiglieria. L’anno seguente pubblica il suo primo testo: una trilogia autobiografica completata durante la gioventù.
Nel 1853 pubblica alcuni racconti autobiografici (tra cui l’Incursione) e quando, nello stesso anno, inizia la guerra russo-turca, si trasferisce volontariamente nel cuore del conflitto, a Sebastopoli. Questa terribile esperienza (l’esercito russo subisce una clamorosa disfatta) gli fornisce nuovi stimoli per scrivere altri racconti, tra cui: (1855-56) il ciclo dei tre “Racconti di Sebastopoli” (la pubblicazione suscita enormi polemiche per la violenta rappresentazione della guerra e per la descrizione della viltà degli ufficiali), “Adolescenza” (1854) e “Giovinezza” (1857). Oltre a scrivere comincia ad interessarsi anche all’arte e alle questioni politico-sociali: per questo visita la Svizzera, la Francia e la Spagna. Incontra vari intellettuali, tra cui Pierre Joseph Proudhon, e rimane particolarmente sconvolto dal potere assoluto dei potenti, dall’emarginazione dei poveri e dalla pena di morte.
Nel 1857 fonda a Jasnaja Poljana una scuola di matrice libertaria indirizzata prevalentemente ai figli dei contadini, in cui l’insegnamento è svolto senza modalità autoritarie e repressive. Nel 1862 sposa Sonja Andreevna Bers.
Durante gli anni delle riforme contadine diventa giudice di pace e, in svariate contese, svolge l’intermediario tra i nobili e i contadini. Tra il 1863 e il 1869 Tolstoj scrive "Guerra e pace", un romanzo nato con l’intento di narrare la ribellione decabrista del 1825 che finisce per raccontare i problemi sociali e politici degli anni compresi tra il 1803 e il 1813.
Nel 1877 termina di scrivere il romanzo di successo "Anna Karenina" che racconta la vicenda di un adulterio consumatosi nell’ambito dell’alta società.
Nella prima metà degli "anni ’80" (XIX secolo) Tolstoj attraversa un periodo di crisi spirituale che lo conduce a scrivere opere di carattere morale e religioso: “Confessione” (1880), "Qual è la mia fede (1888), I Vangeli (1890), La Chiesa e lo Stato (1891), Il regno di Dio è in noi (1894). Comincia anche a lavorare la terra e rinuncia ai propri beni, ritenendo che il mondo non possa non cambiare se non attraverso il lavoro manuale e individuale e la nonviolenza.
Tolstoj prende la decisione definitiva di rimanere per sempre a Jasnaja Poljana e dichiara: «Ho completamente rotto con la vita del mio ambiente».
Nel 1901 viene scomunicato dalla chiesa ortodossa e mentre accresce la sua fama nel mondo [la sua casa era meta di continui “pellegrinaggi”, n.d.r], cresce anche il conflitto familiare. Il suo desiderio di non trasformare la letteratura in professione, di non ricevere vantaggi materiali, di non possedere ricchezze, la rinuncia ai diritti d’autore per aiutare i contadini del suo paese a riscattare la terra ecc., si scontra con i desideri della moglie e della sua famiglia di non perdere determinati vantaggi economici. Per sfuggire a questi conflitti familiari, il 28 ottobre 1910 abbandona la sua casa nonostante sia ammalato.
Il 31 ottobre è costretto a fermarsi alla stazione d’Astapovo, dove muore il 20 novembre 1910.
[modifica] Il pensiero
La peculiarità principale delle opere di Tolstoj è nella sua etica , definibile con il seguente enunciato: "vivere secondo verità, cioè secondo coscienza". Tolstoj sa che il mondo è “mal fatto”, perché strutturato su un sistema di potere che emargina la maggioranza della popolazione, ma ciò non lo conduce alla rassegnazione.
In una certa fase della sua vita "esplode" in lui una situazione latente: una di conversione morale che lo conduce a rifiutare vigorosamente la teologia e il clero.
Accanto alle sacre scritture cristiane (lette in maniera rigorosa e quasi alla lettera), Tolstoj legge altri testi di natura religiosa (per es. testi orientali), abbraccia una dieta vegetariana e pratica una vita molto sobria.
In realtà sin da giovane, anche quando i “segni” non erano così espliciti, egli cerca di indirizzare le proprie capacità intellettuali e morali verso il “bene”. A 19 anni scrive un diario, in cui analizza ogni sua azione e riflessione, convincendosi, con il passare del tempo, che solamente il perfezionamento morale e individuale può combattere la corruzione dei governi e del potere, contribuendo ad estirpare ogni forma di sopruso e violenza.
La filosofia nonviolenta tolstojana si manifesta in tutta la sua potenza nel romanzo del 1892 “Il Regno di Dio è in voi” (anche Ghandi ne rimane notevolmente influenzato). Il testo, fortemente ispirato alla disobbedienza civile di H.D.Thoreau, individua nella non-violenza il mezzo di lotta contro chi soffre ingiustamente: per esempio i contadini oppressi, le vittime di carestie, i seguaci di sette perseguitate come i molochany e i duchobory (Tolstoj ne favorisce l’ emigrazione in Canada offrendogli i diritti d’autore di Resurrezione).
In particolare Tolstoj individua nel concetto di patriottismo la chiave dell’addomesticamento delle masse, che in questa maniera vengono obbligate a compiere delitti durante le guerre: <<I governi possono e debbono temere coloro che rifiutano il servizio sotto le armi, ed invero essi ne hanno paura, perché ogni rifiuto scalza il prestigio dell’inganno per quale i governi tengono in loro potere i popoli. Ma coloro che rifiutano non hanno nessuna ragione di temere un governo che chiede loro di compiere dei delitti. Rifiutando il servizio militare ogni uomo rischia meno di quel che rischierebbe se accettasse>>.
In occasione dell’uccisione del re d'Italia Umberto I, per opera dell'anarchico Gaetano Bresci, Tolstoj mostra tutta la sua arguzia e il suo coraggio non prostrandosi di fronte al povero “ Re buono” (cosa che invece fecero Carducci, Pascoli, De Amicis e altri intellettuali). Nell’ articolo Non uccidere! scrive: "L'attuale struttura della società alimenta l'egoismo della gente, pronta a vendere la propria libertà e il proprio onore per un piccolo vantaggio economico".
In “Per l’uccisione del Re Umberto”, scrive ancora: <<Se Alessandro di Russia, se Umberto non hanno meritato la morte, assai meno l’hanno meritata le migliaia di caduti di Plevna o in terra d’Abissinia>>. Il suo pensiero fortemente antimilitarista lo porta quindi a sostenere che l’esempio della violenza viene dall’alto con le guerre, le parate, le rappresaglie, il culto dell’orrore e della gloria militare.
Giuste critiche sono state rilevate, nei suoi confronti, a riguardo delle teorie sull’inferiorità femminile. Tolstoj pensa che la donna sia in qualche maniera inferiore all’uomo, soprattutto per via della sua presunta debolezza psicologica.
<<Non ci sono mai state delle donne fondatrici di religioni, né di grandi sistemi filosofici. La loro psicologia è troppo fragile>>. Tuttavia queste sue convinzioni, seppur deprecabili, non lo portano però a voler dominare la donna, per la quale nutre un sentimento di forte simpatia, piuttosto a rispettarla per la sua “natura”. Le sue teorie sull’universo femminile sono, chiaramente, da rifiutare in toto, ma mai devono essere giudicate come “becero” maschilismo. Infatti scrive:
<<Ma [riferendosi all’”inferiorità” femminile, n.d.r], questa non è una buona ragione per considerarle socialmente inferiori.>>.
Nonostante queste giuste critiche, il pensiero tolstojano è ancora oggi un valido monito, per i giovani e i meno giovani, contro le ingiustizie di chi detiene il potere.
[modifica] Anarchismo e pedagogia tolstojana
Tolstoj non si è mai riconosciuto all’interno di nessun movimento anarchico e mai si è ai dichiarato tale [anche Max Stirner mai si pronunciò anarchico, n.d.r], tuttavia molti suoi principi hanno perfettamente collimato con quelli dell’anarchismo (seppur caratterizzandolo con le sue peculiarità religiose esclusive).
La sua visione anarchico-religiosa è antidogmatica, fondata sulla ragione e contro ogni potere religioso e istituzionale (ogni autorità che si frappone tra l’individuo e Dio ostacolano la libertà dell’individuo), divenendo il capostipite della corrente anarchica denominata "anarchismo cristiano", diffusasi in Russia, verso la fine dell’ottocento, per merito dei suoi insegnamenti [1].
Per mettere in atto la sua "verità", Tolstoj ritenne di fondamentale importanze riformare la pedagogia secondo principi libertari. Sviluppò questo progetto in 2 fasi, dal 1859 alle prime settimane del 1863 (anche se in tutto il 1860 e parte del 1861 Tolstoj viaggiò per l’Europa alla ricerca di metodi pedagogici alternativi) e dal 1871 al 1875: fondò la rivista prevalentemente pedagogica “Jànsaja Poljana”, scrisse numerosi articoli e saggi, tra cui Osservazioni e materiali pedagogici (1860), Chi ha bisogno di imparare da chi: i ragazzi contadini da noi, o noi dai ragazzi contadini? (1862), l’Abbecedario (1871), Sull’istruzione pubblica (1874) e Grammatica per le scuole rurali (1874). Soprattutto però istituì nel 1859 la scuola libertaria di Jàsnaja Poljana [2] (attiva sino all'inizio del 1863) in cui venivano istruiti ed educati, secondo principi fortemente antiautoritari [3], i figli e le figlie dei contadini che lavoravano nelle sue proprietà.
[modifica] Scritti "minori"
Secondo l’idea sviluppatasi in molti ambienti della critica letteraria, ancora oggi abbastanza persistenti, bisognerebbe distinguere il “Tolstoj maggiore”, autore di romanzi e di veri e propri capolavori della letteratura mondiale, da il “Tolstoj minore”, scrittore di lettere, appelli e articoli vari (es. Il primo gradino, Il lupo e il cane, La mia religione, Lettera al clero ecc.) in cui traspare, soprattutto negli scritti posteriori al 1881, la sua radicale idea religiosa, politica e sociale, oltre alle pesantissime critiche alle gerarchie ecclesiastiche e istituzionali [4].
Molti degli scritti ritenuti minori venivano stampati, spesso clandestinamente, in migliaia e migliaia di copie, contribuendo a far divenite Tolstoj una vera e propria icona mondiale, che evidentemente suscitava forti preoccupazione per i suoi attacchi al potere costituito.
Su cosa si basava (basa) questa concezione di un Tolstoj minore “parassita del maggiore”? Evidentemente su congetture montate ad arte: innanzitutto occorreva (occorre) non diffondere concetti "pericolosi" per lo status quo, tipici del pensiero tolstojano, quali l’antimilitarismo, la disobbedienza civile, l’attacco alle istituzioni, all’idea di patria, al colonialismo ecc.; poi, secondariamente, gli scritti tolstojani non narrativi non erano (non sono), secondo la critica letteraria, catalogabili nell’ambito dell’arte, cosa di per sé infondata in quanto egli ambiva ad un arte nuova, “l’arte dell’avvenire, il cui contenuto differirà totalmente da quello della nostra arte presente”, in cui trovano posto anche i suoi scritti "minori".
Se inserite in questo contesto, questi scritti di Tolstoj non sono affatto minori, al contrario è la conferma dell’unicità del suo pensiero antiautoritario e che è del tutto arbitrario distinguere un Tolstoj maggiore da un Tolstoj minore.
[modifica] Voci correlate
Anarchismo e non violenza di Lev Tolstoj
[modifica] Collegamenti esterni
Scritti Anarcocristiani (Edizione Nomade Psichico 2009 - pdf scaricabile)
[modifica] Note
- ↑ Si veda il capitolo apposito de La fiaccola dell'anarchia e anche Anarchismo cristiano
- ↑ [1], [2]
- ↑ [3]
- ↑ Quest’idea comparve per la prima volta nel 1881 in “Revue des Deux Monde" (Prefazione di Perché la gente si droga?, Mondadori)

