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Lenin

Da Anarcopedia.

Vladimir Lenin
Lenin (in russo: Ленин), pseudonimo di Vladimir Il'ič Ul'janov (traslitterato come Vladimir Ilyich Ulyanov) (Simbirsk, 22 aprile 1870 – Gorki Leninskie, 21 gennaio 1924) è stato un rivoluzionario marxista russo e uno dei leader principali della rivoluzione russa. Il suo pensiero politico è noto come leninismo e consiste in una serie di apporti di natura filosofica, politica ed economica alla teoria marxista. Mentre Marx è considerato colui che ha sviluppato una teoria rivoluzionaria, Lenin è considerato colui che l'ha messa in pratica concretamente con una sua interpretazione.

Indice

[modifica] Biografia

Vladimir Ilich Uljanov nasce ad Simbirsk (attualmente Ul'janovsk) il 22 aprile 1870 in una famiglia piccolo-borghese (il padre era professore di matematica e fisica; la madre era anch’essa insegnante). Lenin fu profondamente influenzato dall’educazione impostagli dal padre, che benché fosse un rigido osservante della fede ortodossa e formalmente devoto al regime zarista, era in realtà un intellettuale progressista. (Il fratello maggiore, Aleksandr Il'ič Ul'janov, partecipò ad un complotto per assassinare lo zar Alessandro III. Fu arrestato e condannato a morte nel 1887.)

Vladimir nel 1879 si iscrisse alla I classe ginnasiale; dopo la morte del padre frequentò, a partire dal 1883, scienze naturali all'università di Pietroburgo. Durante questo periodo fu arrestato dalla polizia zarista per aver organizzato, insieme ad altri militanti di Narodnaja Volja (Volontà del popolo), un attentato (fallito) contro lo zar Alessandro III. Uno degli accusati fu condannato a morte ed egli si convinse che lo zarismo non potesse essere abbattuto con azioni estremiste, bensì con la rivoluzione di tutte le classi oppresse.

Espulso dall’Università di Kazan (si era iscritto a legge) per aver partecipato ad un tumulto, fu condannato ad un anno di domiciliari. Nella primavera 1889 si stabilì a Samara, dove frequentò i giovani esponenti populisti locali nei successivi quattro anni. Conobbe le opere di Plechanov, il più importante marxista russo, e di conseguenza si avvicinò all’opera di Marx, che studiò approfonditamente. Nel frattempo si laureò in giurisprudenza come studente privatista all’Università di San Pietroburgo nel 1891.

Tra il 1891 e il 1892 abbandonò definitivamente il populismo, che considerava velleitario, e dall'anno seguente si trasferì a Pietrogrado, dove entrò in contatto con diversi circoli operai. Iniziò un’intensa attività di propaganda, partecipò a diversi scioperi e fu per questo arrestato e deportato in Siberia; in esilio si sposò con la socialista Nadezda Kostantinovna Krupskaja (1869-1939), anch'essa deportata, ed ottenne di scontare il resto della pena con lei. Tornato dalla deportazione nel 1900, dove aveva finito di scrivere I compiti della socialdemocrazia russa, cominciò a sviluppare le sue idee rivoluzionarie, ritenendo che la Russia fosse matura per la rivoluzione sociale marxista. Si trasferì prima a Monaco e poi a Zurigo, dove raggiunse Plekhanov e Martov e con i quali fondò il periodico Iskra (Scintilla, in russo). Di questo periodo è anche la scelta dello pseudonimo "Lenin", derivato probabilmente dal fiume siberiano Lena. Al II congresso del POSDR, svoltosi a Londra, fece approvare la sua linea programmatica, ispirata alla sua opera Che fare?; da ciò derivò la divisione del partito in due fazioni: la maggioranza si chiamò "bolscevica" (in russo bolscè=maggioranza), invece l'opposizione dei moderati, guidata da Martov, fu denominata "menscevica" (menscè=minoranza). Nel 1916 scrisse un altro celebre libro: L’Imperialismo, fase suprema del capitalismo.

La prassi politica leninista si basò sulla concezione centralistica ed autoritaria del partito (avanguardia) e il raggiungimento della dittatura del proletariato per mezzo della rivoluzione guidata dall'avanguardia proletaria. Il 2 aprile 1917, dopo la caduta dello zar Nicola II, Lenin rientrò in patria per assumere la guida dei bolscevichi. La sua strategia presentata nelle cosiddette Tesi di Aprile portò il partito bolscevico a perseguire nella sua intransigente strada verso l'abbattimento del governo provvisorio. In questa fase pronunciò la famosa frase: «Tutto il potere ai soviet!», che in verità non sarà mai messa in pratica ed anzi, coloro che ad essa si richiamarono furono barbaramente repressi (vedi Kronstadt). Nell'ottobre del 1917 i bolscevichi, guidati proprio da Lenin, presero il potere e destituirono il governo riformista in carica.

Usciti dalla prima guerra mondiale con il Trattato di Brest-Litovsk, i bolscevichi si concentrarono sulla rivoluzione, la lotta contro i reazionari "bianchi" e tutti coloro che venivano considerati "nemici della rivoluzione", come per esempio gli anarchici di Kronstadt e dell'Ucraina. Nel 1921, per far fronte alla crisi economica, Lenin lanciò la Nuova Politica Economica (NEP), una sorta di liberalizzazione temporanea del commercio.

Colpito dalla malattia (emiplegia), Lenin il 13 novembre 1922 fece la sua ultima apparizione in pubblico al quarto congresso dell'Internazionale Comunista. Il 9 marzo subì il secondo e più forte attacco della malattia che lo rese fortemente invalido.

Lenin morì a Gorki-Leninskie alle ore 18.50 del 21 gennaio 1924. Aveva 54 anni.

[modifica] Pensiero politico: il leninismo

Vedi, Marxismo-Leninismo.
Manifesto con Marx, Engels, Lenin, Stalin e Mao

Sinteticamente gli elementi caratterizzanti il marxismo-leninismo sono:

  1. il ruolo del partito; Lenin contraddice Marx, secondo cui la classe operaia è per sua natura rivoluzionaria, sostenendo che «la coscienza politica di classe può essere portata all'operaio solo dall'esterno»; questo ha significato l'introduzione di un principio dirigista ed autoritario, secondo cui la classe operaia va guidata dall'esterno dall'avanguardia rivoluzionaria, ovvero dagli elementi preminenti del Partito Comunista.
  2. la teoria dell'imperialismo; all'inizio del XX secolo le grandi nazioni capitaliste non avendo più terre da spartirsi, diedero avvio alla colonizzazione delle zone del terzo mondo. Questo portò nei paesi imperialisti alla creazione di un blocco nazionale di natura politico-economico-militare, dato dalla fusione del capitale finanziario e industriale con l'apparato dello Stato. Questo portò alla nascita di un'"aristocrazia operaia" che si pose alla guida della socialdemocrazia e del suo riformismo. L'imperialismo moderno, per Lenin, rappresenta quindi una nuova (e "suprema") fase del capitalismo. La concezione dell'imperialismo come "fase suprema del capitalismo", e la sua intuizione delle conseguenze legate al prepararsi dello scoppio della Prima guerra mondiale, portarono Lenin a dire che il capitalismo era ormai « [...] un involucro non più corrispondente al contenuto, involucro che deve andare inevitabilmente in putrefazione qualora ne venga ostacolata artificialmente l'eliminazione, e in stato di putrefazione potrà magari durare per un tempo relativamente lungo [...], ma infine sarà fatalmente eliminato. » (L'imperialismo, fase suprema del capitalismo)
  3. le condizioni e i modi per realizzare la dittatura del proletariato; Lenin sviluppò anche la tattica del proletariato nell'epoca delle guerre imperialistiche e della rivoluzione mondiale.
  4. l'importanza, per la rivoluzione mondiale della questione nazionale; nello specifico analizza i movimenti nazionali nei paesi colonizzati, ritenendo che debbano essere appoggiati in quanto tatticamente funzionali alla rivoluzione proletaria; nei paesi colonizzati la questione nazionale è quasi sempre legata alla questione dei contadini, a cui Lenin attribuisce grande importanza.
  5. il ruolo dello Stato nel periodo transitorio; il ruolo del regime sovietico come esemplificazione concreta di Stato proletario.
  6. la lotta contro l'estremismo politico - ben delineato nel suo L’estremismo, malattia infantile del comunismo - di chi non voleva scendere a compromessi con il parlamentarismo, lo Stato, i sindacati, l'organizzazione politica ecc. (es. anarchici e comunisti di sinistra).

[modifica] Critiche

Offener Brief an Lenin (Prima edizione di Lettera al compagno Lenin) di Herman Gorter, una critica comunista al leninismo

[modifica] Il comunismo dei consigli

Vedi, Consiliarismo.

Critiche all'autoritarismo leninista giunsero anche dagli ambienti marxisti che si rifacevano al cosiddetto comunismo dei consigli, di cui il Sociaal-Democratische Arbeiderspartij (Partito Social-democratico Olandese) fu uno dei principali propagandatori, attraverso il lavoro svolto da note figure di intellettuali, tra cui Anton Pannekoek, Henriette Roland-Holst ed Herman Gorter (autore nel 1920 della Risposta a Lenin). Il partito olandese, che in seguito aderì al Komintern determinando la fuoriuscita di Pannekoek e Gorter, fu notevolmente influenzato (così come quello polacco guidato da Leo Jogiches) dall'ala sinistra del Partito Socialdemocratico tedesco (SPD). Questa era guidata da figure di spicco come Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht.

[modifica] Lenin e l'anarchismo

Lenin era assolutamente convinto che la sua dottrina ideologica innestata sul marxismo fosse assolutamente superiore a qualsiasi altra ideologia; di più, egli credeva che tutte le altre dottrine fossero nemiche della rivoluzione e come tali dovessero essere estirpate. A questo dogma non sfuggiva l'anarchismo, bollato dal leader bolscevico come un pensiero effimero, piccolo borghese, incapace di comprendere le leggi della storia e di sviluppare una teoria veramente rivoluzionaria.

Lenin, di conseguenza, non si fece alcuno scrupolo nel reprimere violentemente la ribellione di Kronstadt e i rivoluzionari ucraini come Nestor Makhno. Quando Emma Goldman ed Alexander Berkman incontrarono Lenin a Mosca, chiedendogli conto degli anarchici detenuti nelle prigioni Sovietiche, egli rispose sprezzantemente: «Noi abbiamo in galera solo banditi e machnovisti, non veri anarchici». Errico Malatesta, in seguito alla morte di Lenin nel 1924, scrisse le seguenti parole:

«[..]egli, sia pure colle migliori intenzioni, fu un tiranno, fu lo strangolatore della Rivoluzione russa, e noi che non potemmo amarlo vivo, non possiamo piangerlo morto. Lenin è morto. Viva la libertà!»

[modifica] Lenin e Kropotkin

Uno dei pochi anarchici rispettati da Lenin fu Kropotkin. Tuttavia, nel suo libro "Stato e rivoluzione", Lenin lo critica in almeno due punti (senza contare i paragrafi interi dedicati alla critica dell'anarchismo...): l'accusa di fondo è l'accettazione della guerra da parte di Kropotkin, tra i firmatari del Manifesto dei sedici. Lenin accusa Kropotkin e Jean Grave di «metamorfosi "plekhanoviana [...] in socialsciovinisti o anarchici delle trincee - per usare l'espressione di Ge»[1]; in un altro passo del libro, invece, Kropotkin e i suoi compagni si trascinerebbero «dietro la borghesia»[2].

Dopo la Rivoluzione russa, il governo bolscevico offrì all'ormai vecchio e malato Kropotkin una pensione di 10.000 rubli al mese, prontamente rifiutata (con sdegno!) dall'anarchico russo.

[modifica] Bibliografia

  • Vladimir I. Lenin, Opere complete, voll. 45, Roma, Rinascita-Editori Riuniti, 1955-1970.
  • John Reed, Dieci giorni che sconvolsero il mondo, Milano, Longanesi, 1946
  • Adam B. Ulam, Lenin e il suo tempo, Firenze, Vallecchi, 1967
  • Nikolaj Suchanov, Cronache della Rivoluzione russa, 2 voll., Roma, Editori Riuniti, 1967
  • Moshe Lewin, L'ultima battaglia di Lenin, Bari, Laterza, 1969
  • Isaac Deutscher, Lenin, Frammento di una vita, Bari, Laterza, 1970
  • György Lukács, Lenin, Unità e coerenza del suo pensiero, Torino, Einaudi, 1970
  • Luciano Gruppi, Il pensiero di Lenin, Roma, Editori Riuniti, 1970
  • Christopher Hill. Lenin e la rivoluzione russa, Torino, Einaudi, 1972
  • Louis Fisher, Vita di Lenin, 2 voll., Milano, Mondadori, 1973
  • Charles Bettelheim, Le lotte di classe in URSS, Milano, Etas Libri, 1975
  • Lev D. Trotskij, Il giovane Lenin, Milano, Mondadori, 1976
  • Jean Ellenstein, Storia dell'Unione Sovietica, 2 voll., Roma, Editori Riuniti, 1976
  • Luca Meldolesi, La teoria economica di Lenin. Imperialismo e socialismo nel dibattito classico. 1914-1916, Roma-Bari, Laterza, 1981
  • Aleksandr A. Bogdanov, Fede e Scienza, Torino, Einaudi, 1982
  • Edward H. Carr, Storia della Russia sovietica, 4 voll., Torino, Einaudi, 1984
  • Antonella Salomoni, Lenin e la rivoluzione russa, Firenze, Giunti, 1993
  • Lev D. Trotskij, Storia della Rivoluzione russa, 2 voll., Roma, Newton Compton, 1994
  • Hélène Carrère d'Encausse. Lenin, Milano, Corbaccio, 2000
  • Richard Pipes. Comunismo, una storia, Milano, Rizzoli, 2003
  • Marco Messeri, Utopia e terrore. La storia non raccontata del comunismo, Casale Monferrato, Piemme, 2003
  • Jean Salem, Lenin e la rivoluzione, Milano, Edizioni Nemesis, 2010

[modifica] Note

  1. V. I. Lenin, "Stato e rivoluzione", 1917, ripubbl. da Edizioni Lotta Comunista, 2003, pg. 110
  2. V. I. Lenin, "Stato e rivoluzione", 1917, ripubbl. da Edizioni Lotta Comunista, 2003, pg. 131

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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