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L'Anarchico e il Diavolo fanno cabaret

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Norman Nawrocki, autore del testo
L'Anarchico e il Diavolo fanno cabaret è un romanzo scritto dall'artista e musicista canadese Norman Nawrocki. Pubblicato in Canada nel 2003, l'opera è un diario del tour europeo del collettivo musicale Rhythm Activism che suona in nove paesi in sette settimane.
«I saw myself, held myself, hand to hand
Headless, I, too, walked in this strange new land.»

Sinossi[modifica]

«Immaginatevi un intero consiglio di musicisti rock, o di poeti o di commediografi. Una “storia rock’n’roll anarchica” che elude i confini geografici e letterari e ha l’andatura di un concerto [...] Leggete cosa succede quando quelli del mio gruppo e io decidiamo di iniettare un po' di rock'n'roll canadese, anarchico, importato, nelle braccia aperte dell'Europa. » (Norman Nawrocki)

L'Anarchico e il Diavolo fanno cabaret è un racconto del tour del collettivo musicale Rhythm Activism. Tra disavventure varie e alle prese con un pubblico eterogeneo, è questa anche la storia di rom, immigrati, emarginati, artisti di strada e di tutti gli esclusi dal benessere del capitalismo e della globalizzazione, vittime dell’intolleranza, del classismo e del razzismo. Mentre nelle periferie crescono disoccupazione e povertà , gli anarchici e gli squatters sono descriti come coloro che difendono gli spazi liberi rimasti.

Nell’Europa dell’Est, attraversata dalla band durante un tour, Nawrocki, come promesso al padre, cerca un suo zio girovago in Europa, di cui pubblica le lettere mandate al fratello al tempo dell’occupazione nazista della Polonia, dove Harry ha fatto la Resistenza.

Il testo, contestando l'ordine costituito, fa continui riferimenti e citazioni riguardanti l'anarchismo di Bakunin, Emma Goldman, Malatesta, Durruti, Kropotkin e Chomsky.

Estratti[modifica]

Le storie: Il clown, il violinista, il padre[modifica]

(...) Alla fine, la Prima Guerra Mondiale arrivò al termine e, come in ogni guerra, non ci furono veri vincitori, a parte i mercanti di morte. Ogni notte, nei ristoranti più raffinati di Annen, lo champagne scorreva a fiumi mentre i Krupp festeggiavano con gli amici. Queste feste non finirono mai. Le loro fortune non erano mai state così grandi. E, per quanto avessero perduto il conto dei miliardi di interessi nelle loro banche, erano sempre più affamati. Così i Krupp realizzarono in segreto delle armi messe al bando dalle clausole sul disarmo del Trattato di Pace di Versailles. Il loro piano di investimenti includeva il tenersi pronti per il giorno in cui la Germania sarebbe tornata ad essere una potenza militare. Potevano sentire l’odore dei soldi a diversi anni di distanza. Ma nel frattempo, l’intuito per gli affari suggerì loro che era anche tempo di licenziamenti. Il ridimensionamento era utile sia per gli osservatori esteri che per conservare i profitti. Una vera fortuna, per loro, poter realizzare entrambi senza spese aggiuntive. Il marito di Anna, Vincent, fu tra i tanti a cui venne dato il benservito. Niente lavoro. Era l’incubo che i poveri operai conoscevano fin troppo bene. I dirigenti dello stabilimento stavano porgendo dei cestini di vivande a tutti i dipendenti licenziati, come fosse un regalo d’addio. Il marito di Anna ne prese uno e lo scagliò contro il muro. “In culo i Krupp e i loro figli e i figli dei loro figli! In culo i Krupp e i loro soldi schifosi! In culo i Krupp e la loro dannata carità !” Venne trascinato fuori dall’area della fabbrica e ancora urlava. “In culo i Krupp! Grazie per niente!” Allontanandosi, afferrò delle pietre dal terreno e le lanciò, sperando di rompere una finestra. Le guardie di sicurezza accorsero scacciandolo con le mazze. Bestemmiava e gridava agli altri che si trascinavano alle proprie case: “Non dobbiamo fare un cazzo di niente? Ci hanno licenziati – ci hanno licenziati tutti. E adesso? Perché non abbiamo scioperato? Perché non abbiamo distrutto le macchine? O occupato la fabbrica? Perché non abbiamo fatto nulla? Ma che vi succede? Siete dei codardi?” Nessuno rispose. Vincent non poté ritornare subito a casa, così si ubriacò. “Solo un altro bicchiere. Ancora un bicchiere. Poi basta. Sono stato licenziato. Cosa dovrei fare? Solo un altro, e ho finito. In culo i Krupp! Morte ai Krupp! A tutti i Krupp! Luridi maiali ricchi. Un altro bicchiere, mettilo qui. Solo un altro.” Le pinte di Krombacher svanirono, e Vincent fece lo stesso, sparì nel buio, dopo che l’uomo del bar gli aveva indicato l’uscita. In culo i Krupp. La testa gli girava che non poteva più urlare niente e niente più aveva senso e di sicuro la moglie gliele avrebbe dette e adesso tutti i soldi che aveva in tasca erano andati e cosa avrebbe portato domani Gesù Cristo e chi avrebbe pagato l’affitto e cosa poteva dire e i bambini avrebbero avuto fame e lui sarebbe stato fottuto e allora in culo i Krupp e possano i loro figli conoscere i dolori delle budella di un giorno di fame due giorni di fame e possa il padre sentire il dolore al cuore nel vedere i suoi figli la sua carne e il suo sangue affamati un giorno dopo l’altro e vai a spiegarglielo che per i figli le parole non esistono perché un padre non può farlo non gli è permesso l’affitto deve essere pagato la famiglia nutrita i bambini messi a letto questo è solo un brutto sogno che presto finirà  come tutti i brutti sogni e domani si ripresenterà  al lavoro stanco come al solito solo che adesso il futuro è fin troppo chiaro la moglie che piange e tutti e due a litigare e nessuno che ci capisce niente perché lui non ha sbagliato niente e cosa diavolo perché diavolo chi diavolo è questo idiota che suona il violino vestito da clown nessuno gli ha dato il permesso lui non ha chiesto se poteva suonare non ha nessun diritto di suonare non è che è stato assunto dai Krupp per intrattenere tutti i nuovi disoccupati magari viene pagato bene per farlo ha a che fare con i Krupp? È il loro clown personale? “E tu chi cazzo sei? Non lo sai che la guerra è finita e io ho perso il lavoro? Va’ all’inferno tu e il tuo maledetto violino! Dammi quel dannato violino, idiota! Te lo faccio vedere io chi può fare musica qui in giro.” Con una rapida mossa, Vincent sferrò un energico pugno sulla faccia del clown spedendolo al suolo, quindi prese di mira il violino, che stava ancora in mano al clown, spaccandolo in due mentre il clown urlava. “Adesso suona qualcosa di allegro, idiota, suona per il pane, per tua moglie, per i tuoi figli e per la tua e la mia felicità , fottuto stupido.” Il violinista clown non suonò mai più. Non fu più visto. Nessuno ebbe notizie di lui. Anna esplorò le strade per giorni, non riuscendo a trovare tracce. Né venne a sapere cosa era successo ad Annen quella notte movimentata in cui suo marito tornò a casa in preda alla rabbia. (...)

E gli ingegnosi Krupp? Gli amati e schifosamente ricchi Krupp? Quando i nazisti più tardi andarono al potere, i Krupp, sempre zelanti, erano fra i sostenitori più fedeli di Hitler, soprattutto per il suo programma di riarmamento. Non si sottrassero dall’usare centomila condannati ai lavori forzati e prigionieri dei campi di concentramento per colmare la fortuna di famiglia – nell’interesse della patria, naturalmente. Dopo quella guerra, uno dei Krupp venne accusato come criminale di guerra, ma non fu processato a causa della ‘poca salute’. La patria non ha mai calcolato quanti lavoratori schiavi dei Krupp sono morti in seguito a lavori disumani che hanno potuto condurli alla scarsa salute. L’unico Krupp che sia mai stato processato e condannato per il saccheggio familiare di paesi occupati e per l’uso degli schiavi – Alfred Krupp von Bohlen und Halbach (1907-1967) – è stato liberato dopo aver scontato tre dei dodici anni ai quali era stato condannato. Da tempo mediatori internazionali del potere, l’autorità  dei Krupp non si attenuava. Le proprietà  vennero restituite loro nel 1951. Dal 1968 sono entrati nel mondo inaccessibile delle multinazionali, aspettando pazientemente di approfittare della prossima guerra mondiale, mentre le Anna di tutto il mondo pregavano che non fosse a loro spese. “Lunga vita ai Krupp!” Ed è certo che i Krupp continuano a patrocinare le arti e ad assumere orchestre che suonino ottima musica per i ricevimenti serali.

Le lettere: Da qualche parte fuori Cracovia, Ottobre 1941[modifica]

Caro Franek, Ho perso il conto dei giorni e dei mesi. Sono le stagioni che seguo, il cambiare dei colori, gli odori nell’aria, il gelo della notte. Abbiamo un nuovo nascondiglio nelle foreste, tra le colline fuori Cracovia. Siamo tre uomini e due donne. Siamo tutti antifascisti, e in questa guerra siamo una famiglia. Sono dimagrito così tanto che uso una corda per tenermi i pantaloni. Ma non mi lamento. Parecchi stanno peggio di me. Dormiamo in un boschetto di pini sotto le stelle, una persona sempre di guardia. Quando riesco a dormire, sogno delle volte che Papà  ci portava in tenda. Ricordi quelle notti? Erano piene di meraviglia. Adesso sono notti di paura, massacro senza fine e tristezza. Mio caro fratello, mi dispiace, ma sono il messaggero di notizie famigliari strazianti. Ricordi lo Zio Edward, il bravo trombettista che si era trasferito a Cracovia? Stava suonando con il suo gruppo in un famoso cabaret chiamato ‘Sotto l’uovo dorato’. Era uno spettacolo anti-nazista con i migliori attori, poeti, comici e cantanti. I nazisti hanno sfondato la porta principale e hanno picchiato tutti nel locale, sul palco, nel camerino. Hanno picchiato la gente a morte. Tra quelli rimasti uccisi c’era lo Zio Edward. Ma c’è di più. Il nostro caro Zio Janousz, capo del sindacato, è stato torturato e poi sepolto vivo, dietro i mattoni nel muro di una scuola a Poznan. Ho sentito anche che i nostri cari cugini, Piotr e Ryszek, con cui mi nascosi l’anno scorso a Rawicz, sono stati giustiziati da un plotone d’esecuzione nella piazza della città . Erano stati denunciati da un collaborazionista polacco. Troverò quel traditore – conosco il suo nome – e gliela farò pagare. Lo prometto. La nostra famiglia, Franek, non sarà  più la stessa. Sono scomparsi anche altri zii e cugini. Non sappiamo se stanno marcendo in campi di concentramento, o in prigioni, o se sono stati seppelliti in fosse comuni. Non ho notizie della Mamma né del fratello Murek. Ma ho buone notizie del fratello Leon. L’hanno arrestato, ma è scappato con un’evasione. E la sorella Mietcha se ne sta nascosta al sicuro. Se ci sono nazisti e fascisti in Canada, stai attento Franek. Sono bestie travestite, fingono di essere uomini. E Dio? Quale Dio? Perdona il mio modo di esprimermi caro fratello, ma se esiste, può andare all’inferno. Io non ci credo più. È probabile che stia dalla loro parte, per adesso. Ma se ne pentirà . Harry

L'anarchico e il diavolo: Ho corrotto il diavolo...[modifica]

Del passato di Harry nessuno ne sapeva molto. Alcuni dicevano che una volta aveva avuto un brutto incidente d’auto e aveva perso la memoria. Altri giuravano che era fuggito da un istituto per malati di mente. Si diceva in giro che aveva lasciato il circo e che aveva una taglia sulla testa per un triangolo amoroso. Lui non parlava molto, tranne che per qualche parola scambiata con i suoi simili, gli altri abbandonati della città , vecchi artritici, ubriaconi in cerca di bottiglie, gente che rovistava nella spazzatura e vagabondi che si erano riuniti all’ombra di un grande olmo secolare e si scambiavano storie. Conoscevano a vicenda i propri mal di schiena, la pena di dormire sul suolo umido e freddo. Sapevano dove rimediare i migliori scarti di croste di pane e chi vendeva il liquore fatto in casa più economico. Harry amava la sua bottiglia di vodka. Era in buoni rapporti con tutti loro, inclusi i bambini Rom che raccoglievano cartoni per poi rivenderli. Con queste persone poteva parlare. Ma con gli altri? La maggioranza dei cittadini onesti – soprattutto i più rispettabili e ricchi fra quelli che prendevano più spazio sul marciapiede – lo temevano, lo scansavano ed erano pure disgustati da lui e dagli amici che si trascinavano dietro e saccheggiavano le loro strade pulite. I vagabondi, come i ratti, ricordavano a tutti lo sporco onnipresente nelle loro vite, uno sporco che preferivano ignorare. La vecchia città  da cartolina non era gentile con Harry Malewczek, né con chiunque altro abitasse nelle sue ombre. In qualche occasione, i cittadini si erano divisi la propria inutile pietà  per lui, lanciandogli un pezzo di pane o degli spiccioli. Nessuno gli offrì un aiuto serio: un letto, un lavoro, delle cure mediche. Stava sempre male e non mangiava mai bene. Chiedeva l’elemosina, rovistava nell’immondizia di chiunque, dormiva chissà  dove, si trascinava per le strade di giorno e scompariva di notte, sempre da solo. Fino a quella mattina in cui notarono tutti il suo nuovo amico…

Recensioni[modifica]

La critica[modifica]

  • «Norman Nawrocki non poteva scrivere un libro di facile etichettatura.» (Costanza Alvaro, «Panorama»)
  • «Altamente raccomandato per i politici astuti.» («Broken Pencil», Toronto)
  • «Brillante miscela di suoni e parole.» («Magnete», Philadelphia)
  • «Sovversivo, potente, elegante.» («The Globe & Mail»)
  • «Nawrocki sei un uragano.» (Allan Antliff, «Vue Weekly»)

Collegamenti esterni[modifica]