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Kurt Gustav Wilckens

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Kurt Gustav Wilckens
Kurt Gustav Wilckens (Bad Bramsted, Germania, 3 novembre 1886 - Buenos Aires, 15 giugno 1923) è stato un militante anarchico tedesco, conosciuto in Argentina per aver vendicato la repressione della Patagonia Rebelde (1921-1922) con l'uccisione del tenente colonnello Héctor Benigno Varela.

Biografia[modifica]

Kurt Gustav Wilckens nasce a Bad Bramstedt (Segeberg, Schlegwing-Holstein), nel nord della Germania (vicino al confine con la Danimarca), il 3 novembre 1923. Figlio di August Wilckens e Johanna Harms Wilckens, Kurt ha quattro fratelli: Otto, Max, Paul e Franz. Dopo aver studiato giardinaggio svolge il servizio militare nella compagnia prussiana del Garde-Bataillon Schützen (biennio 1906-1908), poi lavora come minatore nella Slesia.

Negli USA[modifica]

Trovandosi in difficoltà  economiche, Kurt Gustav Wilckens decide di emigrare in cerca di fortuna negli Stati Uniti, dove risiederà  per circa 24 anni svolgendo diverse mansioni lavorative. Inizialmente viene assunto in una fabbrica di conserve di pesce che produceva due tipi di prodotto: uno di alta qualità , destinata ai ceti più abbienti, ed uno fatto di scarti, destinato alle classi più povere. Kurt, ritenendo ingiusta questa suddivisione classista dei prodotti, mette in atto un’azione di sabotaggio: insieme ad un collega di lavoro inverte le linee di produzione ma la cosa viene ben presto scoperta e i due vengono licenziati. Negli USA si interessa di tematiche politiche e sociali, legge Lev Tolstoj e si avvicina alle idee anarchiche.

Disoccupato, viene assunto come minatore nel bacino carbonifero dell' Arizona. In qualità  di anarchico e membro della Industrial Workers of the World promuove uno sciopero minerario nel 1916. Arrestato e deportato nel campo di concentramento di Columbus (Nuovo Messico) insieme ad altri 1.167 minatori, mette in atto alcuni tentativi di fuga che gli costano una nuova detenzione nel campo di prigionia per tedeschi di Fort Douglas; riuscirà  ad evadere il 4 dicembre 1918. Nel 1919 ?? nuovamente detenuto negli Stati Uniti e poi espulso in Germania il 20 marzo 1920.

In Argentina[modifica]

Nel suo paese natale vi rimane pochissimo, giacchè alcuni compagni anarchici tedeschi gli consigliano di emigrare in Argentina, dove c'era un fervente movimento anarchico. Il 29 settembre 1920 sbarca in Argentina, trova lavoro prima come bracciante agricolo a Cipolleti (Rio Negro) e Iris Villa (a sud di Buenos Aires) ed in seguito come scaricatore di porto a Bahia Blanca.

Diviene inoltre un militante del movimento anarchico argentino ed una volta giunto a Buenos Aires collabora, come corrispondente, con il periodico anarchico tedesco Alarm e stringe rapporti con le comunità  anarchiche tedesche del luogo; collabora inoltre con Der Syndikalist, il giornale di Freie Arbeiter-Union Deutschlands.

Il 12 maggio 1921, a Buenos Aires, dopo essere uscito da un locale frequentato dagli anarchici, viene riconosciuto da un poliziotto che aveva visto la sua foto su un giornale nord-americano. Viene fatta una richiesta di espulsione e Kurt Gustav Wilckens viene trattenuto in carcere per 4 mesi. Da quel momento sosterrà  con tenacia i comitati in favore dei prigionieri politici. A Buenos Aires, oltre a collaborare con la stampa libertaria tedesca, scrive per La Antorcha e va a convivere con gli anarchici Enrico Arrigoni e Diego Abad de Santillan.

La reazione di Wilckens di fronte all'eccidio della "Patagonia Rebelde"[modifica]

Exquisite-kfind.png Vedi, Patagonia Rebelde.
Patagonia Rebelde: funerale dell'operaio Zacarías Gracián (maggio 1921)

Nell'ottobre del 1920 la polizia di Santa Cruz (Patagonia) trattarresta alcuni sindacalisti della "Sociedad Obrera", la maggioranza dei quali erano immigrati, pretendendone l’espulsione in nome di una legge argentina (la cosiddetta "Legge di Residenza"). La Sociedad Obrera dichiara lo sciopero in tutta la provincia per la liberazione dei compagni arrestati. Una volta liberati il conflitto però non si arresta e anzi prosegue con altre richieste: miglioramenti salariali e condizioni di lavoro.

Il governo di Hipólito Irigoyen invia allora truppe dell’esercito (2 gennaio 1921), comandate dal tenente H. Benigno Varela , per porre fine allo sciopero. Il conflitto parve avviarsi ad soluzione pacifica, quando gli eventi precipitano improvvisamente: i proprietari terrieri decidono di respingere la mediazione governativa (luglio 1922). A questo punto il governo fa ricorso alle forze paramilitari della "Liga Patriótica": il 24 ottobre chiudonoi locali della "Federación Obrera di Río Gallegos", di Puerto Deseado, di San Julián, di Puerto Santa Cruz e molti dirigenti sindacalisti vengono arrestati. I sindacalisti decidono quindi, inevitabilmente, di dichiarare lo sciopero generale a Santa Cruz.

Il 10 novembre il tenente Varela, deciso a porre termine alle sommosse, giunge a Río Gallegos ed impone «la pena de fusilamiento» (la fucilazione) per i braccianti e agli operai in sciopero: circa 1500 tra operai, braccianti e sindacalisti vengono barbaramente assassinati.

Non appena la notizia si diffonde nel paese, sgomento e rabbia sono i sentimenti più diffusi di fronte a quest'eccidio. L'idea delle sofferenze di quei lavoratori tormentavano Wilckens, che aveva ben conosciuto l'ospitalità  e l'umiltà  degli abitanti della Patagonia quando aveva lavorato come bracciante agricolo a Rió Negro e ad Iris.

L'anarchico tedesco sentiva il dovere di vendicare l'orribile repressione subita da quei lavoratori; in silenzio decide quindi di preparare un attentato contro il tenente colonnello Varela. Essendo di formazione pacifista e tolstojana (era anche vegetariano), egli non era in grado di fabbricarsi una bomba e per questo si rivolge ad Andrés Vázquez Paredes, un anarchico legato ai gruppi espropriatori di Miguel Arcángel Roscigna. Sarà  lui a fornirgli l'esplosivo.

Alle 7 del mattino del 25 gennaio 1923, non appena Varela lascia la sua casa di Fitz Roy, Kurt Gustav Wilckens lo uccide (17 feriti mortali, di cui 12 prodotte dall'esplosione della bomba). C'era stato un imprevisto al momento del lancio dell'ordigno, infatti, s'era casualmente frapposta tra lui e Varela una bambina di 10 anni, Maria Antonia Palazzo, che lo aveva costretto a temporeggiare per permetterle di allontanarsi ma che gli impedirà  di proteggersi dalla deflagrazione. Wilckens risulterà  ferito e non potrà  scappare. Viene quindi arrestato dalla polizia locale.

Assassinio di Wilckens[modifica]

Arrestato e condannato per l'omicidio di Varela, l'anarchico tedesco si assume tutta la responsabilità  dl gesto: :«Fui io solo. Unico autore. Io fabbricai la bomba senza aiuto. Atto individuale». In una lettera del 21 maggio 1923 aggiunge: «Non fu vendetta; io non vedo in Varela che un insignificante ufficiale. No, era tutto in Patagonia: governo, giudici, boia e becchino. Intendevo colpire l'idolo nudo di un sistema criminale. Ma la vendetta è indegna di un anarchico!!. Il domani, nostro domani, non vuole liti, né crimini, né bugie; afferma invece vita, amore, scienza, lavoriamo per giungere a questo giorno.».

Il 15 giugno 1923, a Buenos Aires, Kurt Wilckens viene ucciso in carcere da Ernesto Pérez Millán Temperley, un membro della Liga Patriótica Argentina. Così la FORA annunciò il drammatico fatto:

«L'omicidio più vile è stato commesso dalle orde della Prigione Nazionale. La vendetta che covava è stato messa in atto ieri mattina, mentre il nostro caro compagno dormiva. Una raffica di fucile al petto [...] hanno agito come sanno agire solo i codardi. La F.O.R.A., conformemente ai suoi principi, ha dichiarato sciopero generale, come atto di protesta, in tutta la Repubblica. » (Comunicado de la FORA a raìz del asesinato de Wilckens )

Due anni dopo la morte di Wilckens, il 9 novembre 1925, Pérez Millán Temperley a sua volta sarà  assassinato in carcere da Esteban Lucich, che aveva eseguito una direttiva dell'anarchico russo Boris Wladimirovich.

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]