Katie Sierra
Da Anarcopedia.
La vicenda di Katie Sierra è molto particolare e ci mostra il segregazionismo verso l'estrema sinistra che si è sviluppato in questi ultimi anni, dalla fine degli anni 80 fino ai nostri giorni.
[modifica] La storia di Katie Sierra
I suoi primi anni Katie li ha passati girando l'America cambiando ben 15 scuole, sopportando sempre le offese dei suoi compagni di classe, dovuti sopratutto al suo abbigliamento punk e alla sua scelta di seguire l'anarchismo. I suoi guai iniziarono quando con la madre Amy si trasferì a Sicconville, nel West Virginia, presso la casa del suo nuovo patrigno. Questa cittadina di poche migliaia di abitanti era particolarmente intollerante verso i "diversi", in particolare verso gli anarchici parola che molto probabilmente la maggior parte dei cittadini collegava spesso e volentieri a attentatori dinamitardi. I suoi guai cominciarono finita l'estate e con l'inizio della scuola: Katie si era accorta subito della situazione e decise di attivarsi cercando di promuovere all'interno della sua scuola (fine Settembre 2001) un gruppo di discussione sull'anarchia, innazittutto distribuendo volantini informativi. Allora il 21 Ottobre Katie andò dal preside Forest Mann chiedendo di poter formare il gruppo di discussione. La risposta che ottenne fu chiara: il preside le vietò di poter formare il gruppo e di distribuire volantini. Nel pieno dello sconforto Katie tornò a casa. Tutto ciò accadeva dopo l'11 Settembre e durante la guerra degli Stati Uniti contro l'Afghanistan.
Katie era una ragazza molto intelligente già allora: non reputava giusto l'attentato alle torri, ma neppure reputava giusta la guerra e ciò che le era accaduto. Allora prese una maglietta rossa e vi scrisse queste parole:
- «Ho visto alla televisione i bambini afghani morti e agonizzanti, e ho avvertito la confortante sensazione che la sicurezza nazionale era stata garantita. Dio benedica l'America».
Il giorno dopo la indossò e fu non solo espulsa dalla sua scuola ma anche convocata dalla Corte suprema dello Stato per rispondere del suo gesto antimilitarista.

