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Katie Sierra

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Katie Sierra, in tribunale, indossa la maglietta incriminata

Katie Sierra (Panama) è un'anarchica e anarco-punk statunitense, protagonista di vari avvenimenti giudiziari che la videro coinvolta a seguito di sue manifestazioni di idee antiautoritarie e pacifiste come l'avversione a razzismo, sessismo e militarismo.

La vicenda di Katie Sierra è molto particolare, e mostra come, da qualche anno, i cosidetti governi "democratici" tendano sempre più ad annullare e soffocare ogni forma di libero pensiero in nome della pace e della libertà , come una sorta di rinnovato maccartismo e profonda censura.

Il fatto[modifica]

Katie Sierra nasce a Panama da una famiglia di militari: il padre combatté la Guerra del Vietnam, per poi lavorare nell'esercito da civile; i fratelli furono volontari dell'esercito degli Stati Uniti. Durante l'infanzia, si trasferì da una città  all'altra e di conseguenza da una scuola all'altra, stabilendosi infine alla Sissonville High School, a Pocatalico, nel West Virginia. Fu durante questi spostamenti che si avvicino all'anarco-punk, con i suoi ideali pacifisti, opponendosi a qualsiasi violenza e invocando una rivoluzione pacifica. Con l'attentato al World Trade Center, l'11 Settembre 2001, si rese conto di quanto il patriottismo stesse dilagando, di come molti suoi compagni fossero favorevoli alla guerra, e come si stessero diffondendo forme d'odio razziale e omofobico. Proprio questo la trasformò da «brava studentessa senza problemi comportamentali», ad anarchopunk attiva.

Nell'Ottobre del 2001, cercò di organizzare un club scolastico sull'anarchismo, di cui aveva già  preparato tutto: da azioni di volantinaggio, a una fanzine e addirittura un manifesto che recitava: «Questo club anarchico non tollera odio o violenza... Il nostro obiettivo finale è sfatare i miti riguardo l'anarchismo, soprattutto la credenza che l'anarchia sia caos e distruzione» (This anarchist club will not tolerate hate or violence… It is our final goal to dispel myths about anarchism, especially the belief that anarchy is chaos and destruction). Purtroppo, il preside Forrest Mann, negò a Katie il permesso di fondare questo club:

«Ai miei studenti... il concetto di anarchia è qualcosa di malvagio e cattivo»[1]

A quel punto, Katie cominciò ad indossare a scuola una t-shirt su cui aveva disegnato il simbolo dell'Anarchia (la celeberrima A cerchiata), e su cui aveva scritto degli slogan politici come «Contro Bush, contro Bin Laden» e, soprattutto, «Ho visto alla televisione i bambini afgani morti e agonizzanti, e ho avvertito la confortante sensazione che la sicurezza nazionale era stata garantita. Dio benedica l'America».

Fu questa frase, probabilmente, che più delle altre, scatenò il putiferio. Infatti, un suo compagno di scuola, ed aspirante marine Jacob Reed, la aggredì verbalmente con la frase: «Se non ti piace questo paese, allora vattene, cazzo!». Inizialmente, ebbe solo una punizione, la classica "detention" americana; in seguito, fu convocata dal preside Mann, che la sospese per tre giorni, sia per il gesto antimilitarista, sia per non aver osservato il divieto sul volantinaggio.

La battaglia di Katie per la difesa dei propri diritti[modifica]

Katie, a seguito della sospensione, contattò la ACLU, American Civil Liberties Union (Unione Americana per le Libertà  Civili) che accettò il suo caso. Il problema sembrò risolto fino al ritorno a scuola di Katie Sierra, durante una riunione del corpo docenti. Alcuni insegnanti, che comunque si erano mostrati ben disposti nei confronti di Katie, verso la fine della riunione cambiarono opinione. Alla studentessa fu detto: «questa cosa non è divertente o simpatica... si parla di rovesciare il governo», e le sue azioni furono descritte come «sventolare una bandiera giapponese nel giorno di Pearl Harbour». Addirittura, un docente la accusò di tradimento. Tutto questo, fece sì che Katie Sierra lasciasse il convegno in lacrime.

Il giorno successivo, il «Charleston Gazzette», il giornale più importante di Charleston, in West Virginia, riportò i commenti del preside Mann sulla maglietta della ragazza, che, a suo dire, riportavano frasi come «Spero che l'Afghanistan vinca», o «L'America dovrebbe bruciare»; successivamente, Mann disse di essere stato frainteso, e che, in ogni modo, la sua fonte di informazione principale fu Jacob Reed, lo studente che fece sospendere Katie Sierra e che le causò molti altri problemi: diversi ragazzi cominciarono a sputare sulla macchina di sua madre, i genitori dei suoi compagni si rifiutarono di darle passaggi a casa, minacce, offese da parte dei suoi compagni di scuola aumentarono ogni giorno.

Alla fine, la madre decise di portarla via da scuola, fino alla decisione finale di cambiare addirittura città . Comunque, non tutti le erano contro: cominciò a parlare ad alcuni ragazzi, negò di essere anti-americana, che l'anarchismo implicasse il supporto al terrorismo, soprattutto per il fatto che fosse una filosofia antiautoritaria e non violenta:

«Come qualsiasi guerra, credo che sia sbagliata. [...] Non conosco o ho una risposta alla guerra, ma ciò che so è che uccidere persone non è giusto. Credo che il nostro paese sia troppo pigro per pensare ad un'altra soluzione.» [2]

Presentazione della querela[modifica]

La ACLU presentò una causa sul comportamento di Sierra il 9 Dicembre 2001, contro il distretto scolastico e contro il preside Mann, ma la sospensione fu subito confermata dalla corte della contea di Kanawha. Gli avvocati di Sierra, che presero le sue difese pro bono, accusarono il preside Mann di intralcio, e che avrebbe potuto insegnare ai suoi alunni la tolleranza e i diritti costituzionali invece di ingannare e fare commenti al vetriolo sui media. La difesa contrattaccò dicendo che i diritti costituzionali non si applicano alla stessa maniera fra adulti e studenti e che la libertà  di parola non avesse lo stesso spazio. Il giudice James Stucky rifiutò la richiesta di Katie Sierra di una ingiunzione premilinare, per il suo ritiro volontario dal sistema scolastico, ma convocò lo stesso una giuria popolare per la sua causa. Il giudice espresse il proprio parere: Katie poteva credere in ciò che voleva, ed esprimere le sue idee, anche se questi diritti non erano assoluti in un edificio scolastico (nelle scuole americane, per legge, per esempio, non si può insegnare alcun tipo di religione. Insomma, entra e si insegna quello che dicono le "autorità "...). Proprio il suo voler esprimere il suo credo politico, a detta del giudice Stucky, causò un forte disturbo al sistema scolastico, annullando il diritto alla libertà  di parola (!). Inoltre, sempre il giudice Stucky, dichiarò di non poter assicurare la sicurezza di Katie a scuola.

La fuga[modifica]

A causa di ciò che aveva vissuto fino a quel momento, Katie prese una decisione forte e, per molti versi, coraggiosa: l'8 Dicembre 2002 scappò di casa in autostop verso Raleigh, in Nord Carolina, accompagnata da un'amica. Proprio questa amica fu scoperta da un investigatore privato assunto dalla madre di Katie, mentre la stessa Katie continuava la sua fuga, stavolta verso il Sud Carolina, dove abitò in casa di un amico. Qui, fu ritrovata dall'investigatore privato, che la rintracciò dai tabulati telefonici. Significativa una frase della ragazza, dopo questo fatto:

«Non sei mai libero. Sei sempre in trappola. Questa società  è corrotta. Sono paranoica anche per usare il telefono, ormai.»

Il processo[modifica]

Al processo, l'ex insegnante di inglese di Katie Sierra disse di aver consigliato alla ragazza di non fondare un club come quello ideato perchè era un "periodo terribile della storia". Jacob Reed, lo studente che per primo accusò Katie, indicò come unica ragione delle sue azioni un «bisogno di attenzione». Disse anche che la ragazza gli aveva confidato che sperava che l'America perdesse la guerra in Afghanistan e che le aveva domandato perchè si opponesse a quella che lui vedeva come una semplice rivincita per l'11 Settembre.

Un avvocato di Katie lodò il suo comportamento, il suo pensiero critico, la sua prontezza a fronteggiare l'autorità , definendola «il tipo di studente che vogliamo». Inoltre, ricordò come la libertà  di parola non è un diritto che possa essere lasciato fuori da una scuola. Dall'altro lato, il giudice che difendeva la scuola provò a convincere la giuria che ci fosse bisogno di limitare i diritti individuali quando questi interferiscono con l'educazione.

La filosofia dell'anarchismo fu uno dei punti più importanti del processo. L'ex professore universitario (West Virginia University e Marshall University) di filosofia Gordon Simmons fu l'ultimo testimone di Katie. La sua testimonianza includeva la positività  dell'anarchismo a cui si sarebbe dovuto rifare il club di Katie (anarco-punk e anarcopacifismo); di come l'anarchismo avesse avuto un forte impatto nei movimenti sociali e politici di tutta America, e di come gli anarchici fossero sempre stati perseguitati, ricordando Sacco e Vanzetti e la rivolta di Haymarket. Gli avvocati della scuola, invece, contrabbatterono sostenendo che l'anarchismo avesse sempre avuto forti legami col terrorismo e l'omicidio, ricordando Timothy McVeigh e Theodore Kaczynski fra gli anarchici (il primo in realtà  non era anarchico; il secondo è un anarco primitivista, conosciuto sotto il nome di Unabomber americano). Il tribunale decise che la sospensione fu giusta e negò alla Katie la possibilità  di indossare nuovamente la famosa t-shirt, ma decise anche che fu ingiustamente negato il diritto a fondare il club. Gli avvocati di entrambe le parti trovarono ingiusta la decisione, chiedendo al giudice Stucky di annullare il verdetto, e che fosse lui stesso a decidere.

Sviluppi[modifica]

Il divieto di tornare a scuola fu revocato, e ad Agosto 2002 Katie tornò a scuola. La prima settimana subì diverse molestie, fu insultata e derisa dagli altri studenti. Il preside Mann fu rimpiazzato da un nuovo preside, Calvin McKinney. Lo stesso McKinney identificò nel «discutibile abbigliamento» della ragazza -una maglietta della punk band Anti-Flag - come un possibile segnale della cattiva accoglienza. Sebbene avesse garantito uno sponsor per il suo club anarchico, il nuovo preside non diede l'approvazione, a causa di una lunghezza nell'attivazione del processo. Dopo cinque giorni alla Sissonville High School, Katie lasciò di nuovo la scuola.

Il giudice Stucky le diede la possibilità  di finire il liceo e andare quindi all'università  completando i test GED (General Education Development, che in America e in Canada certificano di avere la maturità  liceale).

Note[modifica]

  1. Preside Forrest Mann, citato sul Guardian
  2. Katie Sierra nell'intervista ad Infoshop.org

Voci correlate[modifica]