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Karl Marx

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Karl Marx
Karl Marx (Treviri, Germania, 5 maggio 1818 - Londra, 14 marzo 1883) è stato filosofo ed economista tedesco.

Biografia[modifica]

Karl Marx nasce a Treviri il 5 maggio 1818 da Hirschel Marx (figlio di Marx Levi, rabbino di Treviri), un avvocato molto colto di origine ebraica, che si era battezzato nel 1817, entrando nella Chiesa luterana, col nome di Heinrich, con lo scopo di evitare le discriminazioni razziali prussiane. Karl e i suoi fratelli (Sophie (1817 - 1883), Hermann (1819 - 1842), Henriette (1820 - 1856), Louise (1821 - 1893), Caroline (1824 - 1847) ed Eduard (1834 - 1837).[1]) furono battezzati nel 1824 [2].

Studia prima a Bonn e poi a Berlino, dove si laurea nel 1841 in Filosofia. Redattore della «Gazzetta Renana», poi codirettore degli «Annali franco-tedeschi», nel 1843 pubblica a Parigi - dove entra in contatto con Pierre Joseph Proudhon e Luis Blanc, e conosce Engels - la Critica del diritto pubblico di Hegel.

Del 1844 sono i Manoscritti economico-filosofici; sotto la sua direzione e quella di Arnold Ruge, nel febbraio del 1844 uscì a Parigi Deutsch-Französische Jarbücher (Annali franco-tedeschi); sempre a Parigi, da gennaio a dicembre del 1844, esce il bisettimanale tedesco di Parigi Vorwärts, intorno al quale ruotano personalità  del calibro di Marx, Ruge, Herweg, Heine e per qualche tempo anche Bakunin.

In seguito si distacca dalla Sinistra hegeliana, e nel 1845 proprio contro Bruno Bauer e gli Hegeliani di sinistra stampa La Sacra Famiglia, lavoro scritto insieme a Friedrich Engels.

Insieme ad Engels, Marx scrive anche L'Ideologia Tedesca, ancora contro gli hegeliani di sinistra. Le Tesi su Feuerbach risalgono al 1845. Il Manifesto del Partito Comunista è del gennaio del 1848.

Stabilitosi a Londra, alla fine dell'agosto 1849, aiutato economicamente dall'amico Engels, Marx conduce le ricerche che confluiranno nella sua opera maggiore: Das Kapital, (Il Capitale), il cui primo volume verrà  pubblicato nel 1867 e che verrà  ripubblicato postumo nel 1885 e nel 1894.

Marx fu attivamente impegnato nell'organizzazione del movimento operaio, infatti riuscì a fondare a Londra nel 1864 la "Associazione internazionale dei lavoratori", la I Internazionale. Morì nel 1883.

Pensiero[modifica]

La critica ad Hegel e alla Sinistra hegeliana[modifica]

Il pensiero di Marx si forma a contatto e contro la filosofia di Hegel, della Sinistra hegeliana, e quelle del socialismo utopistico. Inizialmente, insieme ad Engels, abbraccia l'idealismo hegeliano, in particolare quello della Sinistra hegeliana che concepisce la filosofia come critica razionale della realtà . Questo pensiero si concretizza nella sua tesi di laurea Differenza tra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro (1841).

Dal 1843 Marx si convince che le idee derivano dalla realtà  e non viceversa, da qui scaturiscono i due nodi principali di critica ad Hegel:

  • innanzitutto rimprovera ad Hegel di subordinare la società  civile allo Stato, su cui a lungo si può discutere, poiché lo stesso Marx adotta un principio simile nel subordinare l'uomo come Individuo alla società ;
  • e in seguito ribadisce il concetto di Feuerbach riguardo l'uomo creatore di dio, riadattandolo alla costituzione: sbaglia Hegel a parlare dunque di Stato etico, poiché non è la costituzione che crea l'uomo ma l'uomo che crea la costituzione.

Per quanto riguarda la critica alla Sinistra hegeliana, Marx evidenzia loro il combattere contro delle "frasi" e non contro il mondo reale di cui quelle "frasi" sono il riflesso, rimanendo puro pensiero ideologico. Per il filosofo di Treviri è quindi necessario passare dalle «armi della critica» alla «critica delle armi».

Concependo come realtà  solo quella materiale, da cui derivano le idee, Marx ne conviene che la liberazione dell'uomo non avanza risolvendo la Filosofia, la teologia, la sostanza e tutta "l'immondizia" dell'autocoscienza, o liberando l'uomo dal dominio di queste frasi. La liberazione dell'uomo è un atto storico, non ideale, ma atto da condizioni storiche "necessarie". Friedrich Nietzsche difatti rimprovererà  poi alla dottrina marxista l'aver mantenuto l'atteggiamento dogmatico e fatalista religioso, pur professando il materialismo.

Marx economista[modifica]

L'anatomia della società  civile è formata, ad avviso di Marx, dall'economia politica. Gli economisti classici come Adam Smith e David Ricardo, scrive Lenin, gettarono le basi della teoria secondo cui il valore delle merci deriva dal lavoro (valore di scambio). Dal punto di vista economico il lavoro è una merce (forza-lavoro) che il proletario vende al capitalista. La forza-lavoro non è soltanto un valore, ma produce altri valori e questo implica che essa abbia un valore superiore al salario percepito: è questo il plusvalore intascato dal capitalista e che sta alla base dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Il “padrone”, costretto dal "mercato" a competere strenuamente con gli altri "padroni", deve trovare le condizioni per far lavorare di più i propri operai oppure migliorarne il rendimento. In quest’ultimo caso si tratta di organizzare diversamente la produzione: da qui la divisione del lavoro e la sottomissione del proletario alle macchine industriali (lavoro alienato).

Il capitalista è quindi in qualche modo costretto ad investire i profitti nell’accumulazione del capitale e in nuove macchine (capitale fisso) [3], i piccoli proprietari vengono assorbiti dai grandi e ciò determina la concentrazione capitalistica in poche mani e l’acuirsi della principale contraddizione del capitalismo, che é indipendente dalla volontà  dei soggetti, dimostrabile dalla caduta costante del saggio di profitto: per Marx l’accumulo di capitale fisso è inevitabile perché l'imprenditore è inserito in un mercato competitivo, ciò determina la diminuzione del profitto (rapporto tra plusvalore e sommatoria di capitale fisso e variabile) e la ricerca obbligata, da parte del capitalista, di misure per correggere questa tendenza e creare così un nuovo plusvalore [4]. Quindi l'incremento del capitale costante (fisso) investito rispetto a quello variabile è progressivo e inevitabile nello sviluppo capitalistico, determinando la nascita della sua principale contraddizione: il capitalismo per svilupparsi abbisogna dei proletari, cioè della classe antagonista della borghesia, i quali però, secondo Marx, sono la classe destinata ad abbatterne il potere.

Un altro aspetto molto importante che Marx introduce è quello del concetto di forze produttive - che comprendono:

  1. i mezzi di produzione, cioè le materie prime, gli strumenti di lavoro e l'insieme delle conoscenze umane in grado di farli funzionare
  2. la forza-lavoro, cioè il lavoro degli uomini che, avvalendosi degli strumenti, trasformano le materie prime in prodotti finiti - e rapporto di produzione (rapporti che legano il lavoratore al proprietario); i primi si sviluppano sempre nell'ambito dei secondi: es. lo schiavismo (rapporto di produzione) si sviluppò nell'antichità  perché era il modo migliore per sfruttare le forze produttive dell'epoca.

Il socialismo scientifico[modifica]

Exquisite-kfind.png Vedi, Socialismo scientifico.

Il socialismo scientifico è una forma di socialismo che Marx ed Engels definiscono in questo modo per distinguere il proprio socialismo (scientifico appunto) da quello utopico. Il loro pensiero, basato sull'analisi e la comprensione scientifica (vera o presunta) delle leggi della storia e della società , è improntato su una visione della storia incentrata sulla lotta di classe e sull'ineluttabile sconfitta della borghesia che sarà  soppiantata dal proletariato con la rivoluzione sociale che condurrà  al comunismo e alla soppressione delle classi sociali.

Per Marx il materialismo storico è «la concezione materialista della storia» ed è un metodo di analisi reale delle condizioni materiali (cioè economiche) dello sviluppo sociale e quindi uno strumento pratico atto a modificarle rivoluzionariamente. Invece il materialismo dialettico, che Karl Marx "abbraccia" in una fase successiva all’elaborazione del materialismo storico, reinterpreta la dialettica hegeliana, considerando l’evoluzione della materia e non dell’Idea (come faceva Hegel). Il materialismo dialettico non solo reinterpreta la realtà , ma ha la pretesa di offrire una visione scientifica e deterministica degli avvenimenti storici, prevedendo la crisi del capitalismo e il conseguente arrivo del comunismo.

La concezione materialista della storia porta Marx a sostenere che la storia dell’umanità  è lotta di classe e quella che attualmente vede contrapposte borghesia e proletariato è il risultato della contraddizione capitalista. La schiavitù dell’uomo non è quindi data dalle loro rappresentazioni bensì dalle condizioni materiali (“non è la coscienza che determina la vita, ma la vita che determina la coscienza”), quindi solo la praxis umana (teoria e pratica rivoluzionaria) può modificare le strutture sociali e quindi anche il modo il modo di pensare degli esseri umani. Poiché le idee delle classi dominanti sono le idee dominanti, è quindi necessario modificare i rapporti di produzione materiale (struttura) per cambiare le idee politiche religiose, culturali, filosofiche, morali ecc. (sovrastruttura).

La concezione materialista della storia non può essere interpretata in maniera eccessivamente meccanicista, nonostante esistano correnti del marxismo di questo genere, perché Marx non nega l'importanza delle idee, proprio perché possono trasformarsi in prassi. Da queste considerazione ne deriva che è compito storico del proletariato maturare la coscienza di classe che lo porti alla rivoluzione, ad impadronirsi dello Stato (dittatura del proletariato) e ad educare le masse sino alla «scomparsa dello stato nel significato politico attuale».

La teoria dell'alienazione dell'operaio[modifica]

Marx, confrontando l'operaio salariato con l'artigiano tradizionale, distingue nei suoi Manoscritti economico-filosofici (1844) quattro tipi di alienazione:

  1. Alienazione rispetto al prodotto: l'operaio è alienato dal prodotto del suo lavoro, perché produce beni senza che gli appartengano (infatti sono di proprietà  del capitalista) e si trova, anzi, in una condizione di dipendenza rispetto ad essi;
  2. Alienazione rispetto all’attività : l'operaio è alienato dalla propria attività  lavorativa, perché non produce per sé stesso, ma per un altro (il capitalista); il lavoro dell'operaio non è libero come quello dell'artigiano né fantasioso, ma costrittivo: si svolge infatti in un determinato periodo di tempo, stabilito da altri (il capitalista).
  3. Alienazione rispetto al suo essere umano: l'operaio è alienato dalla sua stessa essenza (Wesen), poiché il suo non è un lavoro costruttivo, libero e universale, bensì forzato, ripetitivo e unilaterale. Per questo egli paragona l'operaio al Sisifo della mitologia greca;
  4. Alienazione rispetto al prossimo: nel momento in cui all'uomo è reso estraneo il suo stesso essere come appartenente a una specie, allora tale uomo è reso estraneo all'altro uomo. Egli ormai concepisce solo rapporti di lavoro.

L'operaio alienato dal suo prossimo, ha perso la proprietà  del suo lavoro, che è ormai del capitalista, il quale lo tratta come un mezzo da sfruttare per incrementare il profitto e ciò determina un rapporto conflittuale. Da un punto di vista più ampio, l'economia capitalistica traduce il rapporto tra le persone in modi di sfruttamento.

L'alienazione del lavoro comporta quindi una tale “disumanizzazione” che diventa meno importante la questione degli aumenti salariali e il miglioramento delle condizioni di vita, giacché, come scrive ne Il Capitale «Come il vestiario, l'alimentazione, il trattamento migliore e un maggiore peculio non aboliscono il rapporto di dipendenza e lo sfruttamento dello schiavo, così non aboliscono quello del salariato».

Marx contro l'anarchismo[modifica]

In alcuni scritti di Marx è evidente la pessima opinione che egli aveva della teoria e della pratica dell'anarchismo, del quale Marx non perdeva l'occasione di sottolineare, con sprezzante sarcasmo, la debolezza degli aspetti politici ed economici. In «L'indifferenza in materia politica» (scritto del 1873 pubblicato in lingua italiana nell'Almanacco repubblicano per l'anno 1874), Marx ironizza su alcuni saggi di Proudhon, attribuendogli il «diritto alla sciocchezza» e definendolo «sciovinista». Negli appunti sul libro di Bakunin «Stato e Anarchia», Marx rivolge ripetutamente al padre fondatore dell'anarchismo moderno l'appellativo di «asino» e «politicante da caffè» dedito al «vaneggiamento», al «delirio», all'«insulsaggine», giacché «egli non comprende assolutamente nulla della rivoluzione sociale; non conosce a questo riguardo che delle fasi politiche; le condizioni economiche della rivoluzione per lui non esistono [...] il signor Bakunin ha soltanto tradotto l'anarchia proudhoniana e stirneriana in un selvaggio dialetto tartaro». In una lettera di Marx a Bolte del 1871 (pubblicata per la prima volta nel 1906), che tratta della lotta sostenuta contro Bakunin dal Consiglio Generale dell'Internazionale, Marx ribadisce che Bakunin è un «uomo privo di ogni conoscenza teorica» e che il suo programma era «[...] un pasticcio messo assieme superficialmente da destra e da sinistra - eguaglianza delle classi (!), abolizione del diritto d'eredità , come punto di partenza del movimento socialista (sciocchezza sansimonista), astensione dal movimento politico. Questo abbicì fu ben accolto in Italia e in Spagna, dove le condizioni reali del movimento operario sono ancora poco sviluppate, e da alcuni dottrinari, vanagloriosi e vuoti, della Svizzera romanza e del Belgio. Per il signor Bakunin la dottrina (la brodaglia mendicata da Proudhon, Saint-Simon, ecc.) è cosa di secondaria importanza, un semplice mezzo per mettere in mostra la sua persona. Dal punto di vista teorico è uno zero, ma come intrigante, Bakunin è nel suo elemento».

Note[modifica]

  1. Umberto Cerroni, Il pensiero di Marx, cit., p. 18.
  2. Umberto Cerroni, Il pensiero di Marx, Editori Riuniti, Roma, 1975, p. 17.
  3. Marx individua il capitale variabile, destinato all'acquisto della forza-lavoro, e il capitale fisso o costante, destinato ai mezzi di produzione. Definisce poi il processo di produzione capitalistico con la formula «D-M-D», dove D è il denaro speso per acquistare la merce M (intendendo con merce sia la forza lavoro e sia i mezzi di produzione) e dove D è il denaro guadagnato, che dev'essere ovviamente maggiore del denaro speso.
  4. Marx individua due tipi di plusvalore, il Plusvalore assoluto e il Plusvalore relativo. Il primo è possibile ottenerlo mediante il prolungamento della giornata lavorativa, ammettendo che siano costanti le ore di lavoro necessarie alla riproduzione della forza-lavoro (lavoro necessario), attraverso l'estensione dei soggetti sottomessi allo sfruttamento ecc. Tale metodo ha però dei limiti poiché non si può aumentare all’infinito la giornata lavorativa dell'operaio. Il Plusvalore relativo può essere ottenuto mediante la riduzione delle ore di lavoro necessario (cioè del capitale variabile), ammettendo come fissa la durata della giornata lavorativa, che determina di conseguenza l’aumento della produttività  del lavoro. In ogni singola merce viene così inglobata una quantità  minore sia di capitale costante sia di capitale variabile e così andrà  sul mercato ad un prezzo più basso. In questo modo il costo della vita dell'operaio diminuisce, diminuisce il salario e conseguentemente aumenta il plusvalore relativo.

Opere in traduzione italiana[modifica]

  • Karl Marx, Friedrich Engels, Opere complete, voll. 50, Roma, Editori Riuniti, 1972-1991. (In Italia l’edizione completa delle opere, prevista in 50 volumi si è fermata a 32 pubblicati fra il 1972 e il 1991 dagli Editori Riuniti [lasciati inediti i volumi XIII,XV,XVIII,XIX,XXI,XXII, XXIII,XXIV,XXVI,XXVII,XXVIII,XXXI,XXXII,XXXIII, XXXVII,XLV,XLVI,XLVII e gli Indici]. - Nel 2008 la pubblicazione del volume XXII [luglio 1870 - ottobre 1871] è stata curata dall'Ed. Città  del Sole di Napoli, mentre l'organizzazione politica Lotta Comunista ha pubblicato tre volumi dal 1874 al 1887 del carteggio.)
  • Karl Marx, Friedrich Engels, Giuseppe Del Bo (a cura di) La corrispondenza di Marx e Engels con italiani: 1848-1895, Milano, Feltrinelli, 1964.
  • Karl Marx, Luigi Firpo (a cura di) Scritti politici giovanili, Torino, Einaudi, 1975.
  • Karl Marx, Per la critica dell'economia politica, (Introduzione di Maurice Dobb), Roma, Editori Riuniti, 1993.
  • Karl Marx, Friedrich Engels, Gianni Emilio (a cura di) Diffusione, popolarizzazione e volgarizzazione del marxismo in Italia: scritti di Marx ed Engels pubblicati in italiano dal 1848 al 1926, Milano, Pantarei, 2004. I

Voci correlate[modifica]