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Juan García Oliver

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Juan García Oliver
Juan García Oliver (Reus, 20 gennaio 1901 - Guadalajara, 17 luglio 1980) è stato un anarco-sindacalista spagnolo, tra i più noti e discussi partecipanti alla rivoluzione spagnola del 1936.

Biografia[modifica]

Nacque a Reus, in Catalogna, figlio di operai del settore tessile. Cominciò giovanissimo a lavorare come cameriere. All'età  di 16 anni si trasferì nella città  di Barcellona, dove cominciò la sua attività  sindacale e politica. Inizialmente vicino alla Società  dei Camerieri L'Aliança, legata alla socialista UGT[1], si avvicinò all'anarchismo cominciando a frequentare il gruppo "Bandera Negra", affiliato alla Federazione dei Gruppi Anarchici di Barcellona. Il gruppo era ostile a ogni forma di sindacalismo, compreso quello libertario, e fu per questo che García Oliver se ne allontanò[2], trovando in seguito ciò che cercava nella CNT. La posizione di Oliver sul rapporto tra anarchismo e lotta di classe può essere sintetizzata in questa sua dichiarazione:

«La nozione di anarco-sindacalismo è un tentativo di giungere ad una possibile unione tra i metodi della lotta di classe e l'anarchismo, nella consapevolezza che il sindacalismo rivoluzionario è al servizio del proletariato, mentre l'anarchismo è una forma di umanismo.»[2]

Entrò nella CNT nel 1920 e al suo interno contribuì alla fondazione del Sindacato unico dei camerieri[3].

Los Solidarios[modifica]

Il sindacalismo spagnolo era allora ferocemente represso dalle autorità  reali. I Sindicatos libres, sindacati gialli d'impronta carlista, e le aurtorità  ecclesiastiche commissionavano ai loro pistoleros omicidi e punizioni ai danni dei sindacalisti socialisti e libertari. Juan García Oliver, assieme a molti altri compagni e compagne (come Buenaventura Durruti, Pepita Not, Miguel García Vivancos...), decise di costituire il gruppo dei Los Solidarios, una formazione d'autodifesa che rispondeva alla violenza padronale con l'azione diretta. Probabilmente prese parte all'esecuzione dell'arcivescovo di Saragozza Juan Soldevila Romero.[4] García Oliver ricordò così, negli anni della rivoluzione, l'esperienza dei gruppi armati d'autodifesa:

«Erano caduti vecchi militanti, [...] quando comprendemmo che probabilmente sarebbe potuto arrivare il momento in cui saremmo stati sconfitti del tutto, ci unimmo in quel momento in quello che definisco senza vergogna e che confesso con orgoglio: i re della pistola operaia di Barcellona!»[5]

Los Solidarios progettarono anche un piano per eliminare Benito Mussolini, ma venne accantonato su consiglio degli esuli italiani.[1]

Nella CNT[modifica]

García Oliver si batté sempre contro la tendenza treintista della CNT, la corrente moderata di àngel Pestaña e Juan Peiró che criticava la strategia rivoluzionaria e le pratiche della Federación Anarquista Ibérica, costituitasi all'interno della Confederación come braccio armato dell'anarco-sindacalismo. Ciò nonostante, alle soglie della Rivoluzione, si adoperò perché al Congresso di Saragozza del 1936 vi riunissero la frazione anarchica e quella treintisa della CNT[3].

Nelle Giornate di luglio del 1936, Juan García Oliver diresse i quadri difensivi della CNT che si opposero vittoriosamente ai militari insorti a Barcellona. L'importantissimo risultato dimostrò che gli anarchici erano in grado di difendersi da soli, cosa di cui dovette prendere atto perfino Lluis Companys, presidente della Catalogna. Il 23 luglio García Oliver propose di proclamare subito il comunismo libertario in Catalogna, ma a questa ipotesi si opposero anarchici come Federica Montseny e Diego Abad de Santillán. Oliver passò dunque a dirigere il Comitato Centrale di Difesa della Catalogna[3].

Il ministro anarchico[modifica]

Assieme a Federica Montseny, Juan Lopez e Juan Peirò, García Oliver partecipò al secondo governo Largo Caballero come Ministro della Giustizia. Un anarchico a capo di un Ministero - della Giustizia, per di più? A questa obiezione Oliver rispose che un anarchico poteva essere ministro «se afferma la necessità  del diritto, l’abolizione delle carceri e delle catene [...] se me lo hanno permesso potremo distruggere tutte le carceri»[6]. Ovviamente l'entrata nel governo di quattro compagni scosse profondamente il movimento anarchico, che si divise tra critica della scelta della CNT di sostenere il Fronte Popolare e sostegno al governo in virtù della necessità  di sconfiggere i fascisti e i legionari di Franco.

Il "ministro anarchico" tentò di mediare tra le parti nell'ambito delle Giornate di maggio del 1937. Propose il cessate-il-fuoco in nome dell'unità  antifascista: in realtà , il sostegno dato alle scelte del governo (che inviò 10.000 soldati a Barcellona per reprimere gli scontri) venne pagato con una perdita di fiducia nella CNT e nelle forze anarchiche. Quello stesso mese Juan García Oliver si dimise dall'incarico. Di lì a poco sarebbe caduto il governo Largo Caballero per fare spazio a quello palesemente filomoscovita di Juan Negrin.

Lasciato il ministero, García Oliver continuò a combattere assieme alle colonne anarchiche:

«Ventiquattr'ore prima che saltasse il Ponte dei francesi mi incontrai, nel bel mezzo della battaglia di Madrid, con Durruti. Ci dividemmo il rancio dei soldati: pane e un po' di carne di bue. Durruti era di buon umore, rideva e diceva non senza ironia, a proposito del mio ufficio di una volta, addentando il suo sandwich: "Un vero prano da ministro!" Un miliziano scettico gli rispose: "Ma che dici, roba del genere i ministri non la mangerebbero mai. Non ne sanno niente, loro, di come vanno le cose qui." Durruti rideva sempre più forte: "Guarda qui, eccolo, un ministro." Ma il miliziano si rifiutò di credere che un ministro, in trincea, potesse mangiare un pezzo di pane con carne di manzo in scatola.»[7]

Alla fine della guerra civile, si rifugiò, assieme a molti altri antifranchisti, in Francia. Si spostò poi in Svezia e si stabilì a Guadalajara, in Messico, dove lavorò come rappresentante di coloranti per tessuti. Continuò per anni a scrivere articoli per riviste e giornali anarchici, come Libre Studio, Tierra y Libertad ed El Luchador; nel 1978 ultimò anche un'autobiografia, "El eco de los pasos", nella quale descrive e rivendica le sue scelte politiche ed esistenziali, dall'attività  con Los Solidarios al suo operato come ministro nella Spagna rivoluzionaria. Morì nel 1980.

Note[modifica]

  1. 1.0 1.1 Anarcoefemèrides del 20 de gener - Juan Garcia Oliver, da Anarcoefemèrides
  2. 2.0 2.1 F. Gomez, “Revolutionary syndicalism serves the proletariat, whereas anarchism is one brand of humanism” - interview with Juan Garcia Oliver, da libcom.org
  3. 3.0 3.1 3.2 J. Martinez, Biografía de Juan García Oliver: El eco de los pasos de un revolucionario, da Portal OACA
  4. Juan Garcia Oliver, da Spartacus.schoolnet
  5. Juan García Oliver en 1937, los Reyes de la Pistola Obrera, da YouTube
  6. M. Ortalli, "Il ministro anarchico", da A - rivista anarchica, anno 34 n° 304, dicembe 2004-gennaio 2005
  7. H.M. Enzensberger, La breve estate dell'anarchia. Vita e morte di Buenaventura Durruti (3° edizione Feltrinelli, Milano 2007), pag. 247

Bibliografia[modifica]

  • F. Abbate, Il Ministro anarchico. Juan García Oliver un eroe della rivoluzione spagnola (BCDe, Milano 2004)
  • J. García Oliver, El eco de los pasos (Ruedo Ibérico, 2007)
  • J. García Oliver, My Revolutionary Life : Juan Garcia Oliver interviewed by Freddy Gomez (Kate Sharpley Library, 2008)