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Jean Vigo

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Jean Vigo
Jean Vigo (Parigi, 26 aprile 1905 – Parigi, 5 ottobre 1934) è stato un regista anarchico francese. E’ conosciuto anche per esser stato figlio di Eugene Bonaventure de Vigo, celebre e discusso anarchico francese.

Biografia[modifica]

Jean Vigo nasce a Parigi il 26 aprile 1905 da Emily Clero e Eugene Bonaventure de Vigo. Il padre è un conosciuto anarchico francese, direttore del giornale «Le Bonnet Rouge» in cui era solito firmarsi con lo pseudonimo "Miguel Almereyda" (il cognome è anagramma di Y a la merde [C'é della merda!]).

La sua infanzia è assai misera, duramente segnata dalla militanza anarchica del padre che frequentemente deve fare i conti con la repressione istituzionale: perquisizioni, arresti e condanne si susseguono. Nel 1917, dopo l’ennesima condanna ed arresto avvenuto nel 1914, il padre di Jean viene misteriosamente trovato morto nella prigione di Fresnes. Ufficialmente si sarebbe strangolato con i lacci delle scarpe, ma più di un dubbio sorgerà  su questa vicenda e sarà  avanzata l'ipotesi dell'omicidio.

Jean ha soltanto 12 anni, e forse anche a causa del dolore causato dalla morte del padre contrae una grave forma di tubercolosi. Dopo essere stato inizialmente accudito da Gabriel Aubès, suocero di Miguel Almeyreda, il giovane Jean, su consiglio di un medico, viene inviato a Millau nella speranza che l'aria più salubre lo aiuti a rimettersi in un buono stato di salute. Nella cittadina francese è ospite di un Collegio che si occupa anche della sua educazione, ma Jean però non si adatta a quella vita fatta di una ferrea e insopportabile disciplina.

Lasciata Millau nel 1925, Jean frequenta il Liceo di Chartres e inizia a studiare filosofia. Diplomatosi tre anni dopo, sceglie di proseguire gli studi e si iscrive alla Sorbona, ma oramai è nata in lui una profonda passione per il cinema, anche se la salute cagionevole sembra voler impedire il suo slancio creativo: è ricoverato presso il sanatorio di Font-Romeu.

La sua vita forse sarebbe destinata ad una brutta fine, ma grazie all’incontro con Elisabeth Losinska, con cui peraltro si sposerà  il 24 Gennaio 1929 (avranno una figlia, Luce), figlia di un ricco industriale polacco, Jean Vigo può finalmente a concentrarsi sul cinema.

Eugene Bonaventure de Vigo, detto Miguel Almereyda, padre di Jean

Nel 1930 realizza il suo primo film, À propos de Nice (A proposito di Nizza); film, realizzato anche grazie al sostegno del russo Boris Kaufman, che analizza satiricamente le forti disuguaglianze sociali presenti nella Nizza degli anni 1920. Nella città  francese, sempre nel 1930, fonda un cine-club intitolato "Les amis du cinéma" (Gli amici del cinema), in cui vengono proiettati molti film sovietici [1].

Nel 1931 è la volta di due cortometraggi su ordinazione: il primo è Taris, roi de l'eau (Taris, re dell'acqua), documentario sul campione di nuoto Jean Taris; l'altro è uno sul tennista Henry Cochet.

Le difficoltà  economiche sono tante e Jean, costretto a vendere la sua cinepresa, pensa addirttura di mettere nel cassetto i sogni cinematografici. La fortuna però gira dalla sua parte quando incontra Jacques-Louis Nunez, un ricco uomo d'affari che ne intuisce il genio e decide di produrre i suoi film [2]. Grazie a questo sodalizio, Vigo nel 1933 inizia le riprese di Zéro de conduite (Zero in condotta), film che descrive una ribellione scolastica in un collegio. Il film viene naturalmente immediatamente censurato e proibito per «elogio dell'indisciplina e danno al prestigio del corpo insegnante» [3].

Membro dell'associazione degli autori ed artisti rivoluzionari (AEAR) a partire dal 1932, Jean Vigo frequenta attivamente circoli libertari e gli amici del padre: Francis Jourdain, Fernand Desprès, Victor Méric e Jeanne Humbert (suo "padrino laico" [3]). Legge attivamente i giornali anarchici, ai quali invia degli inviti per la presentazione dei suoi film, e si dichiara sostenitore dell'unione di tutte le anime della sinistra [1]. Dopo la sollevazione fascista del 6 febbraio 1934, firma l'appello all'unità  di tutte le forze operaie che sarà  indirizzata tra l'altro anche all'Union Anarchiste francese [1].

Da questo suo spirito rivoltoso e libertario nasce il progetto di un'altra pellicola, Evadé du bagne (Evasione dai lavori forzati), che racconta le peripezie dell'anarchico francese Eugéne Dieudonné [4], ma resterà  solo in fase di progettazione e non potrà  mai essere girata. Di Atalante invece le riprese iniziano nel 1934, ma per i problemi di salute che si trascina da quando aveva 12 anni la versione integrale non uscirà  mai.

La sua carriera di cineasta sarà  alla fine fermata ben presto dalla tubercolosi che non riesce a sconfiggere. Jean Vigo muore il 5 ottobre 1934, quando ha soli 29 anni.

Il cinema libertario di Jean Vigo[modifica]

Eugéne Dieudonné, anarchico francese. A lui era ispirato il progetto del film Evadé du bagne
Luis Bunuel, regista anarchico spagnolo, fu influenzato dal cinema di Jean Vigo

I film di Jean Vigo vengono tutti girati nei primi anni '30, quando cioè l'Europa è stata oramai contagiata dal fascismo, che da lì a poco porterà  alla presa del potere da parte di Adolf Hitler in Germania, ed è ovvio che non vengano ben accolti dalla "critica". Le autorità  francesi giudicano i suoi film antipatriottici e per questo vengono censurati in parte o totalmente.

In quasi tutti le sue pellicole è presente una radicale critica al sistema capitalistico e continui sono i riferimenti alla ribellione e all’anarchia, intesa come liberazione dall’autoritarismo e dal dispotismo. Basterebbe pensare a Evadé du bagne, film mai realizzato che Vigo avrebbe voluto dedicare all‘anarchico francese Eugéne Dieudonné, oppure al celebre Zéro de conduit, quando il ribelle allievo Tabard dice prima «Merda!» all'autoritario e viscido professor Mielleux che gli accarezzava la mano, ribadendo un «Signor professore, vi dico merda!» al preside che gli chiedeva spiegazioni per il suo comportamento. Questa risposta altro non fu altro che una citazione di un articolo del padre, intitolato Vi dico merda!, pubblicato su «La Guerre sociale» ed indirizzato al governo francese.

Col tempo i suoi film sono stati riscoperti e rivalutati. Nel 1951 è stato istituito in suo onore il "Premio Jean Vigo", che spessissimo è riuscito a dare visibilità  a validi e giovani registi.

Tra i registi che più si sono dichiarati influenzati da Jean Vigo si può citare Luis Buñuel e François Truffaut. Quest'ultimo così ha raccontato il suo incontro con il cinema di Vigo:

«Ho avuto la fortuna di scoprire i film di Jean Vigo in una sola seduta, un sabato pomeriggio del 1946, al Sèvres-Pathé, grazie al Ciné-club della camera nera animato da André Bazin... Ignoravo entrando in sala persino il nome di Jean Vigo ma fui preso presto da un'ammirazione sterminata per quest'opera la cui totalità  non raggiunge i 200 minuti di proiezione» [1].

Filmografia[modifica]

  • À propos de Nice (A proposito di Nizza), Francia (1930); Regia: Jean Vigo; Sceneggiatura, fotografia e montaggio: Jean Vigo, Boris Kaufman; B/N Audio, 25 minuti
Questo film è definito da Jean Vigo «un punto di vista documentato» e non documentario. L'opera, notevolmente influenzata da Vertov, è uno sguardo satirico sul mondo dei ricchi vacanzieri estivi che passano il loro tempo nella città  francese, conosciuta già  da allora come una che vive del gioco. Vigo mostra i grand Hotel, le straniere, la roulette, tutto in netto contrasto con la vita di chi abita nei poveri quartieri della città . Si tratta quindi di una violenta critica sociale, senza nessun vero protagonista, a volte le persone vengono addirittura riprese di nascosto. Molte scene sono delle eloquenti metafore: es. un lustrascarpe lustra dei piedi nudi, una donna si ritrova di colpo nuda nella sua poltrona, un vacanziere è colto da paralisi.
  • Taris, roi de l'eau, Francia (1931); Regia: Jean Vigo; 11 minuti.
È questo un cortometraggio di 11 minuti, girato su commissione, in cui vengono celebrate le gesta di Jean Taris, campione di nuoto francese (medaglia d'argento nei 400m alle Olimpiadi di Los Angeles 1932 e primatista mondiale dei 400m e 800m stile libero all'epoca). Il film si caratterizza per le notevoli riprese subacquee, una vera novità  per l'epoca.
  • Zéro de conduit (Zero in condotta), Francia (1933); Regia: Jean Vigo; Fotografia: Boris Kaufman; Musiche: Maurice Jaubert; B/N Audio, 47 minuti.
Il film di Jean Vigo, ambientato in un collegio diretto da un preside nano barbuto, racconta la ribellione inscenata da quattro ragazzi, puniti per cattiva condotta. Insofferenti alla disciplina ferrea del collegio, l'allievo Tabard dice prima «Merda!» all'autoritario e viscido professor Mielleux che gli accarezzava la mano, poi ribadisce un «Signor professore, vi dico merda!» al preside che gli chiedeva spiegazioni per il suo comportamento. (Questa risposta fu ispirata da un articolo di «La Guerre sociale», intitolato Vi dico merda!, firmato dal padre di Jean, l'anarchico Miguel Almereyda, ed indirizzato al governo francese.)
I giovani e ribelli studenti si prendono una piccola vendetta nei confronti dei loro docenti, rivoltandosi a suon di colpi di cuscino e sberleffi che rovinerà  la festa dei notabili della scuola. Alla fine ci sarà  una fuga per i tetti del collegio verso un immaginario mondo di libertà . Il film, giudicato "antifrancese", venne sottoposto a pesanti tagli sia da parte della produzione che della censura.
  • Evadé du bagne (Evasione dai lavori forzati), Francia (1934); Film mai realizzato e solo progettato.
E’ questo un film che avrebbe dovuto raccontare le vicissitudini di Eugéne Dieudonné, anarchico francese illegalista legato ai membri della Banda Bonnot. Alla fine dell'anno 1911, dopo una serie di rapine compiute dalla Banda Bonnot, Dieudonné, operaio carpentiere di 27 anni, noto al giornale «L'Anarchie», è arrestato ed accusato di omicidio. Addirittura un testimone dichiara di averlo visto mentre sparava e uccideva un cassiere. In realtà  Dieudonné si trovava a Nancy al momento dei fatti, e nonostante venga scagionato dagli altri membri della banda (lo stesso Jules Bonnot, Octave Garnier e poi Raymond Callemin) durante il processo, Dieudonné è condannato a morte. In seguito sarà  graziato ma spedito ai bagni penali in Guyana. Eugène Dieudonné tenterà  per due volte la fuga, sempre riacciuffato riuscirà  al terzo tentativo ad evadere. Giunto in Brasile dopo mille avventure, viene minacciato di estradizione ma il giornalista Albert Londres ne assume la sua difesa ed ottiene per lui la grazia. Dieudonné allora rientra in Francia, riprende il suo mestiere di ebanista ed incontra Jean Vigo. I due parlano del progetto del film ed Eugene accetta di svolgere il ruolo di se stesso, ma alla fine il progetto verrà  abbandonato perché i rischi della censura erano altissimi e si rischiava di fare un lavoro inutile.
  • L'Atalante, Francia (1934); Regia: Jean Vigo; Sceneggiatura: Jean Vigo e Albert Riera; Produttore: Jaques-Louis Nounez; B/N, 85-89 minuti (al variare del montaggio).
Il film, che riesce ad avere una vera e propria distribuzione, racconta di un marinaio che sposa una giovane contadina ambientatasi assai male in una chiatta dove era andata a vivere e dove viveva anche un vecchio originale (Michel Simon). Una volta che la chiatta raggiunge la periferia di Parigi, la donna lascia suo marito, ma dopo varie peripezie e avvenimenti dolorosi per entrambi i due si ritrovano e si amano di nuovo. Non è però una banale storia d'amore, Vigo non critica moralisticamente la coppia e se la moglie fugge e solo per fuggire dal grigiore quotidiano. Non manca poi la radicale critica sociale e vengono mostrati i problemi del tempo: disoccupazione, conflitti tra marinaio e padrone, il linciaggio di un presunto ladro, l'industrializzazione forzata ai danni della natura. Numerosi sono anche i richiami surrealistici: in alcune scene si vedono delle mani tagliate in un boccale, degli automati, un vecchio fonografo che meraviglia la giovane sposa.
Temendo la censura la Gaumont [5] procederà  a dei tagli e alcune scene scompariranno del tutto, ma la critica sarà  assai positiva.

Note[modifica]

  1. 1.0 1.1 1.2 1.3 Jean Vigo : Entre la poésie et la révolte tradotto in italiano dal sito web "LaTradizioneLibertaria-Over-Blog" con il titolo Jean Vigo: tra poesia e la rivolta
  2. In viaggio con Jean
  3. 3.0 3.1 Breve biografia di Jean Vigo (in francese)
  4. Si veda la filmografia
  5. Gaumont, casa cinematografia fondata nel 1895

Bibliografia[modifica]

  • Pino Bertelli, Jean Vigo. Cinema della rivolta e dell'amour fou, prefazione di Alfonso Amendola, con uno scritto di Enrico Ghezzi, La Fiaccola, 2008;
  • Maurizio Grande, Jean Vigo, Il Castoro, 2004;
  • Paulo Emilio Salès Gomez, Jean Vigo, Feltrinelli, 1979;
  • Corrado Terzi, Jean Vigo, Federazione Italiana Circoli del Cinema, 1952;
  • Paulo Emilio Sales Gomes, Jean Vigo : vita e opere del grande regista anarchico, Milano, Feltrinelli economica, 1979.

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]