I precursori dell'Anarchismo
Da Anarchopedia.
Prima che l’anarchismo emergesse come pensiero distinto e ben definito, gli esseri umani hanno vissuto per migliaia di anni entro società prive di governi e autorità. Solo dopo lo sviluppo della gerarchia i precursori dell’anarchismo svilupparono idee e progetti tendenti a denunciare l’autorità costituita.
Questi pensatori, presenti sin dall’antica Grecia, svilupparono pensieri conteneti elementi di carattere libertario che se da un lato non ci consentono di definirli propriamente anarchici, dall'altro possono sicuramente farceli definire i precursori dell’anarchismo.
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[modifica] L’antichità (dal 3000 a.c fino al 476 d.c)
- Nella Grecia antica il filosofo Zenone di Cizio fonda il proprio pensiero (Stoicismo) sulla convinzione che la ragionevolezza potesse guidare gli esseri umani meglio dell’autorità. Più o meno nello stesso periodo Epicuro fonda una scuola di pensiero (Epicureismo) che professava la raggiungibilità della felicità mediante la liberazione dalle passioni e dalle paure (Dio, il dolore, la morte). Ancor prima Antistene di Atene (i Cinici) propose la semplicità della vita animale, il rifiuto dei beni materiali e il distacco dalle convenzioni sociali. Un allievo di di Antistene, Diogene di Sinope, estremizzò il pensiero del maestro ricercando la pienezza della vita in maniera caotica, irrequieta e quasi violenta.
- Il taoismo cinese formulò pensieri con alcune affinità con l’anarchismo. Per esempio Lao Tze sviluppò la filosofia della “non-regola”, sostenendo inoltre che il governante sarebbe stato tanto più perfetto quanto meno avrebbe governato. Anche Bao Jin Gyan sosteneva che non dovrebbero esistere né signori e né schiavi.
- Malgrado la sua esistenza non sia pienamente dimostrabile la figura di Gesù Cristo permise, inizialmente, lo sviluppo di pensieri proto-anarchici cristiani e, successivamente, di quella corrente di pensiero molto particolare dell’ anarchismo definito cristiano.
Altro:Spartaco il gladiatore
[modifica] Il Medio Evo (dal 476 al XV secolo)
- Il Medio Evo è da molti considerato come un periodo quasi barbarico e privo di civiltà, in realtà dal X secolo e all’XI secolo si sviluppò una società in cui gli individui ebbero la possibilità di prender parte, seppur in misura limitata, alle decisioni riguardanti la collettività.Questo movimento, strutturatosi intorno ai liberi Comuni, è passato alla storia come il Movimento comunalista.
- Tracce di proto-anarchismo cristiano sono riscontrabili nei movimenti eretici cristiani come il movimento del libero spirito che professava l’indipendenza dalle autorità ecclesiastiche, nel movimento dei "bogomili" (Bulgaria del x secolo) che rifiutavano tutta la realtà materiale e denunciavano tutti i rappresentanti del potere mondano (denunciarono l’opulenza del clero e l’inutilità dei certi riti religiosi), nell'insurrezione degli Hussiti della Boemia che si opponevano ai privilegi feudali e della Chiesa cattolica e sono riscontabili infine in individualità come Richard di Saint-Victor che criticavano la monarchia e i privilegi autoritari.
[modifica] Il Rinascimento
- Il Rinascimento è caratterizzato dal diffondersi di movimenti religiosi eretici fortemente ostili all’autorità ecclesiastica. Per esempio il movimento cristiano degli Anabattisti fondava la propria religiosità sulla comunanza dei beni, il rifiuto dello Stato e di ogni istituzione. Nel biennio 1524-25 gruppi di rivoltosi anabattisti, al seguito di Thomas Munzer, presero parte alla rivolta dei contadini tedeschi, nella convinzione che andare contro i poteri costituiti avrebbe affrettato la venuta del regno di Dio. L’esperimento politico-religioso anabattista fu distrutto da Lutero (ma la Roma Cattolica di certo non disapprovò) e dai Prìncipi nel 1535, con una durissima repressione che sterminò gran parte degli eretici.
Anche Gerrard Winstaneley, eretico cristiano inglese del movimento dei Diggers (zappatori), attivo durante la guerra civile inglese, sosteneva la necessità di collettivizzare la terra, poiché questa apparteneva a tutti e nessun uomo poteva elevarsi al di sopra degli altri.
- In “Gargantua e Pantagruele” (una serie di 5 libri scritti tra il 1532-1552), Francois Rabelais mise alla berlina, con un linguaggio divertente e fortemente satirico, la cultura dominante e le autorità dell'epoca. Nello stesso periodo Etienne de La Boetie pubblicò “Discorso sulla servitù volontaria”, sostenendo che la tirannia potrebbe sparire se venisse respinto il principio stesso dell’autorità.
Altri: Denis Diderot, Jean Meslier.
[modifica] L’epoca moderna
Il primo ad utilizzare il termine ““anarchia“, con accezione positiva, fu il barone di Lahontan Louis Armand che elogiò (1703) le comunità dei pellerossa, descritte come anarchiche, in quanto prive di strutture autoritarie. Edmund Burke sostenne, in un suo saggio, la necessità di abolire i governi anche se, successivamente, ritirò le sue precedenti affermazioni definendole satiriche.
Persino Thomas Jefferson, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti d’America, avvertì sul pericolo di una società autoritaria e illiberale, dichiarando che sarebbe preferibile una società senza governo, ma ricca di giornali, piuttosto che, viceversa, una società con un governo, ma priva di libertà di stampa.
Durante la Rivoluzione Francese, alcuni rivoluzionari usarono il termine “anarchici” per definire il proprio modo di pensare e d’agire: Jean Varlet scrisse, nel 1794, che la libertà era incompatibile con qualsivoglia governo; Sylvain Marechal denunciò tutte le disuguaglianze tra ricchi e poveri, grandi e piccoli, padroni e schiavi; Theophile Leclerc e Jacques Roux presero posizioni decisamente antiautoritarie.
Altri: Mary Wollstonecraft, i Quaccheri e i socialisti utopici: Charles Fourier , Robert Owen, Blanqui, Blanc Saint-Simon
[modifica] L’avvento dell’anarchismo
La pubblicazione di “Che cos’è la proprietà?” (1840) di Pierre Joseph Proudhon e considerato lo spartiacque che segna il passaggio dal "proto-anarchismo" all'anarchismo "moderno". Il pensiero anarchico si sviluppò, successivamente, per merito di personalità quali Michail Bakunin, Errico Malatesta, Joseph Dejacques, Max Stirner e altri.
A dire il vero alcuni ritengono però che lo stesso William Godwin debba essere considerato un pensatore dell’anarchismo classico a tutti gli effetti e non semplicemente un proto-anarchico, tuttavia la maggioranza ritiene che sia proprio l'anarchismo proudhoniano, e in particolare l'opera sopra citata, ad aver segnato la nascita del vero pensiero anarchico.

