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Herbert Marcuse

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Herbert Marcuse

Herbert Marcuse (Berlino, 19 luglio 1898 – Starnberg, 29 luglio 1979), filosofo tedesco emigrato poi negli USA, è stato anche un antifascista e una figura di riferimento durante gli anni della contestazione del '68.

Biografia[modifica]

Herbert Marcuse nasce a Berlino nel 1898. Una volta presa la maturità  é chiamato alle armi nella Reichswehr per la Prima Guerra Mondiale. Nel 1917 diviene militante del Partito Socialdemocratico tedesco (SPD); nel 1918 inizia gli studi di Germanistica e storia della letteratura tedesca, oltre a filosofia ed economia, considerate come materie secondarie rispetto al suo piano di studi, all'Università  di Berlino, prima e a Friburgo successivamente. Una volta che la rivolta spartachista viene soppressa violentemente dalle forze della Repubblica di Weimar, Marcuse decide di abbandonare la SPD. Nel 1922 consegue il dottorato a Berlino con una tesi sul romanzo d'artista tedesco (deutscher Künstlerroman) poi frequenta l'Istituto per la ricerca sociale di Francoforte e collabora con Max Horkheimer e Theodor Wiesengrund Adorno. Nel 1934, con l'avvento del nazismo, Marcuse emigra negli Stati Uniti, dove lavora presso l'Istituto per la ricerca sociale della Columbia University (in sostanza si trattava della scuola di Francoforte trasferitasi negli USA) e insegna alla Università  della California di San Diego. Tra gli anni '60 e '70 diviene una figura di riferimento per le diverse anime del movimento del Maggio 1968, che avrà  vaste ripercussioni nel mondo sino alla fine degli anni '70. Nel 1979 Marcuse muore in seguito alle conseguenze di un'emorragia cerebrale durante una visita in Germania, a Starnberg.

La sua filosofia[modifica]

Discepolo di Theodor Adorno, Marcuse rielabora le tematiche hegeliane e marxiste che lo portano ad una teorizzazione del cosiddetto pensiero-negativo, cioè a porre in primo piano il momento negativo della dialettica hegeliana. Da qui la critica alla società  repressiva, all’alienazione del lavoro (sia dei paesi socialisti che di quelli capitalistici), al consumismo e alla convinzione che la rivoluzione non possa più essere opera della classe operaia (oramai integrata ampiamente nel sistema) ma solo da “coloro che sono senza speranza”, cioè gli emarginati, le minoranze e in generale da tutti i non integrati nel sistema.

In "Eros e civiltà " il pensatore tedesco formula l’idea di una società  “liberata” in aperta polemica con alcune tesi di Freud. Per quest'ultimo infatti la storia dell'uomo è storia della sua repressione; ciò nel preciso senso che la cultura e la civiltà  sono state possibili e sopravvivono solo grazie a costrizioni sociali e biologiche sopportate dai singoli individui.

La repressione degli istinti e la trasformazione del principio del piacere in principio della realtà  sono i presupposti necessari alla civiltà ; e il progresso è frutto di duro lavoro. Scrive Marcuse a proposito: «Il convincimento che una civiltà  non repressiva sia impossibile, è una pietra angolare della costruzione teorica freudiana».

Per Marcuse, invece, una civiltà  può vivere anche senza repressione. Poiché il progresso tecnologico ha generato le premesse per la liberazione della società  dall'obbligo del lavoro, per una dilatazione del tempo libero: «Il regno della libertà , espandendosi sempre di più, diventa veramente il regno del gioco, del libero gioco delle facoltà  individuali». Ma l'Utopia, ormai tecnicamente possibile, resta inafferrabile.

L'uomo ad una dimensione[modifica]

È questo il libro più conosciuto di Marcuse, in cui l'ordine sociale appare totalitario e senza alcuna speranza per l'individuo, permeato in ogni aspetto della sua esistenza. Un "totalitarismo" che ha oramai inglobato anche la classe operaia, ridotta pure essa a semplice forza consumistica.

Alcuni brani estratti dal testo:

  • «La borghesia e il proletariato, nel mondo capitalista, sono ancora le classi fondamentali, tuttavia lo sviluppo capitalista ha alterato la struttura e la funzione di queste due classi rendendole inefficaci come agenti di trasformazione storica. Un interesse prepotente per la conservazione ed il miglioramento dello status quo istituzionale unisce gli antagonisti d’un tempo nelle aree più avanzate della società  contemporanea….[...] La lotta per la soluzione ha superato le forme tradizionali. Le tendenze totalitarie della società  unidimensionale rendono inefficaci le vie ed i mezzi tradizionali di protesta [...] Al di sotto della base popolare conservatrice vi è il sostrato dei reietti e degli stranieri. Essi permangono al di fuori del processo democratico. Le loro condizioni e situazioni sono intollerabili. La loro opposizione colpisce il sistema dal di fuori; è una forza elementare che viola le regole del gioco, così facendo mostra che è un gioco truccato. La loro forza si avverte dietro ogni dimostrazione politica per le vittime della legge e dell’ordine. Il fatto che essi incomincino a rifiutare di prendere parte al gioco può essere il fatto che segna l’inizio della fine di un periodo.»

Opere[modifica]

  • Eros e civiltà , Einaudi, Torino, 1968
  • Soviet Marxism, Parma, 1968
  • Marxismo e rivoluzione, Einaudi, Torino, 1975
  • Ragione e rivoluzione [1941], Il Mulino, Bologna, 1966
  • L'uomo a una dimensione, Einaudi, Torino, 1967
  • Davanti al nazismo, Laterza, Bari, 2001
  • Horkheimer - Marcuse, Filosofia e teoria critica, Einaudi, Torino, 2003
  • Marxismo e nuova sinistra, Manifestolibri, Roma, 2007

Collegamenti esterni[modifica]