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Hacktivismo

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Bandiera di Anonymous, celebre gruppo di hacktivisti imperniato sull'assenza di gerarchia, sull'informalità  e l'anonimato
Hacktivismo è un termine che deriva dall'unione di due parole, hacking e activism (attivismo) e indica le pratiche dell'azione diretta digitale in stile hacker. Samuel Alexandra, nel suo Hacktivismo y el Futuro de la Participación Pol??­tica, lo definisce: «L'uso di strumenti non violenti illegali o legalmente ambigui per perseguire fini politici. Questi strumenti includono defacciamento web, redirect, attacchi di negazione di servizio, furto di informazioni, parodie, sostituzioni virtuali, sabotaggio virtuale, e sviluppo di software».

Origine del termine e filosofia hacktivista[modifica]

Il termine è stato coniato nel 1995 da Jason Sack in un articolo scritto sull'artista multimediale Shi Lea Cheang pubblicato su InfoNation in merito alle interazioni fra i protagonisti delle prime azioni di disobbedienza civile in rete. In particolare è stato riferito agli autori dei primi netstrike condotti a livello mondiale per protestare contro abusi dei diritti civili, governi corrotti o sentenze di pena di morte. Successivamente il termine hacktivismo è stato impiegato per indicare le pratiche di coloro i quali, usando reti e computer in modo creativo, hanno messo in discussione l'operato di governi e multinazionali organizzando petizioni online, virus benevoli, siti web di controinformazione, e altri strumenti per l'abilitazione di tutti i cittadini alla libera comunicazione elettronica.

Nell'ambito della filosofia hacktivist, il tradizionale modus operandi di chi pratica l'azione diretta viene trasformato nel suo corrispettivo elettronico: la manifestazione di piazza, il corteo, i presidi, ecc. si trasformano nel netstrike, ovvero nel corteo telematico; lo squatting diventa cybersquatting; l'invio massivo di e-mail di protesta diventa il corrispettivo del volantinaggio, così come le classiche petizioni cartacee vengono sostituite da quelle on line, i tazebao manuali dalle pagine web e i graffiti dal defacciamento temporaneo di siti web.

In omaggio all'etica primigenia dell'hacking, gli hacktivisti agiscono mettendo a disposizione di tutti risorse informative e strumenti di comunicazione. Le pratiche hacktivist si concretizzano nella realizzazione di server indipendenti e autogestiti per offrire servizi di mailing list, e-mail, spazi web, FTP (File Transfer Protocol) server, sistemi e database crittografici, circuiti di peer to peer, archivi di video e foto digitali, webradio.

Le convinzioni degli hacktivisti anarchici sono tali da portarli a promuovere la libertà  di espressione e ad attaccare coloro che la limitano, a diffondere i diritti umani e a far conoscere coloro che li negano, ad attaccare l'autoritarismo e ogni forma di discriminazione. Inoltre, in molti casi, l'hacktivista utilizza le proprie abilità  per diffondere una certa etica informatica: colpire il copyright e promuovere il software libero, l'open source e l'anonimato.

Prime azioni[modifica]

Il primo caso di hacktivismo documentato è stato descritto da Julian Assange come segue:

Una delle prime azioni di hacktivismo avvenne nell'ottobre del 1989 quando le macchine VMS connesse DOE, HEPNET e SPAN (NASA) nella rete furono penetrate dall'anti-nuclearista WANK, che cambiò il messaggio di ingresso nel sistema con:
      W O R M S    A G A I N S T    N U C L E A R    K I L L E R S
    _______________________________________________________________
    \__  ____________  _____    ________    ____  ____   __  _____/
     \ \ \    /\    / /    / /\ \       | \ \  | |    | | / /    /
      \ \ \  /  \  / /    / /__\ \      | |\ \ | |    | |/ /    /
       \ \ \/ /\ \/ /    / ______ \     | | \ \| |    | |\ \   /
        \_\  /__\  /____/ /______\ \____| |__\ | |____| |_\ \_/
         \___________________________________________________/
          \                                                 /
           \    Your System Has Been Officically WANKed    /
            \_____________________________________________/

     You talk of times of peace for all, and then prepare for war.

In Italia, nel 1995, i gruppi italiani Strano Network e Isole nella Rete inventarono il netstrike, ovvero una forma di hacktivismo collettivo (una specie di corteo virtuale) consistente in un attacco informatico non invasivo volto a moltiplicare le connessioni contemporanee al sito-target per rallentarne o impedirne le attività . Così essi stessi definirono il netstrike:

«A differenza del nome (che comunque suona bene), è una versione distribuita di un sit-in pacifico. La metafora che meglio rappresenta il concetto di netstrike è la seguente: si immagini un numero di persone che cammina in un incrocio pedonale pieno di segnali e insegne, se il loro numero è veramente grande, potrebbero bloccare il traffico per un tempo significativo. Il primo obiettivo per un netstrike è stato un sito del governo francese che in quel periodo conduceva test nucleari nell'atollo di Mururoa. Da quel momento in poi sono stati effettuati infiniti netstrike, in alcuni casi da noi promossi, in molti altri, invece, su iniziativa di tutte le persone del mondo».

Le prime azioni da loro portate avanti furono le seguenti: [1]

  • 1995 - Netstrike contro test nucleari francesi.
  • 1996 - Netstrike free Mumia e Silvia Baraldini.
  • 1998 - Netstrike per gli indios del Chiapas.
  • Settembre 1998 - Netstrike anti Zedillo.
  • Dicembre 1998 - Netstrike contro lo sgombero del CPA.
  • Maggio 1999 - Netstrike contro la guerra in Yugoslavia.
  • giugno 2000 - Netstrike contro OCSE.
  • 28 settembre 2000 - Netstrike contro il sito del Comune di Milano.

Il 10 agosto 2001 la polizia postale genovese sequestrò il sito web "netstrike.it".

Un esempio: anonymous[modifica]

Exquisite-kfind.png Vedi, Anonymous.
Variante rosso-nera anarchica della bandiera di Anonymous

Anonymous (in italiano anonimi) è il nome di un collettivo informale formato da diversi gruppi e\o singole individualità  che, concertamente o meno, operano principalmente su internet con azioni di hacktivismo e\o hackeraggio verso siti web che negano la libertà  d'espressione e d'informazione o che incitano a varie forme di discriminazione. Il motto dell'organizzazione è:

«  Noi siamo Anonymous.
Noi siamo legione.
Uniti come uno, divisi da zero.
Noi non perdoniamo.
Noi non dimentichiamo.
Aspettateci! »

Controversie[modifica]

Sono in molti a ritenere che pratiche digitali come il mailbombing e il defacciamento dei siti, ma anche la realizzazione di virus e malware siano in disaccordo con l'etica hacker di facilitare l'accesso all'informazione in tutte le sue forme e quindi contrarie all'etica hacktivist che punta a promuovere la consapevolezza dell'importanza dell'informazione e della comunicazione come agenti di cambiamento sociale.

I critici dell'hacktivismo temono che l'assenza di un programma chiaro possa comportare la diffusione di gesti politici immaturi potenzialmente dannosi oppure che la contestazione si trasferisca dal mondo reale a quello virtuale, perdendo quindi di efficacia ed incisività ; coloro che credono al cospirativismo vedono in esso una possibilità  per favorire complotti e far precipitare una crisi.

Voci correlate[modifica]

Opere[modifica]

Bibliografia[modifica]

  • Olson Parmy, Noi siamo Anonymous, Piemme, 2013
  • Antonella Beccaria, Anonymous. Noi siamo legione, Aliberti, 2012
  • AA. VV., La privatizzazione della vita. Brevetti, monopoli, multinazionali, Punto Rosso, 2004

Filmografia[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]

  • Nuovi media e comunicazione politica indipenendente