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Guido Picelli

Da Anarcopedia.

Guido Picelli
Guido Picelli (Parma, 9 ottobre 1889 – Algora, Spagna, 5 gennaio 1937) é stato comunista, antifascista e un comandante degli Arditi del Popolo.
«Era una leggenda dell'antifascismo italiano.» [1]

Indice

[modifica] Biografia

Guido Picelli nasce in un'umile famiglia di Parma il 9 ottobre 1889. Amante della buona musica sin da ragazzo (in seguito diverrà un esperto ed amante della musica lirica a livello quasi maniacale), dopo gli studi tecnici svolge diversi lavori: apprendista, attore girovago, orologiaio, ecc.

Durante la prima guerra mondiale si arruola in fanteria, raggiungendo il grado di sottotenente e una medaglia di bronzo al valore, ritrovandosi fianco a fianco di molti concittadini: sindacalisti rivoluzionari, repubblicani, "interventisti di sinistra" in genere ed anche anarchici [2]

Nel 1919 aderisce al Partito Socialista, fonda la sezione locale della "Lega proletaria mutilati, invalidi, reduci, orfani e vedove di guerra" ed organizza la Guardia rossa autonoma [3]. Nel 1920 viene arrestato per aver impedito la partenza di militari diretti in Albania; sarà scarcerato nel 1921 in seguito alla sua elezione in Parlamento nelle liste del Partito socialista. Passato, come indipendente, alle fila del Partito Comunista d'Italia il occasione del primo maggio del 1924 ormai a fascismo asceso a regime issa sul balcone del Parlamento, dove permane per quindici minuti, la bandiera rossa prima che gli sgherri fascisti riescano a toglierla. [4]

[modifica] L'antifascismo e gli Arditi del Popolo

Con l'anarchico Antonio Cieri é tra gli organizzatori degli Arditi del Popolo e l'anima della leggendaria Difesa di Parma del 1922, in cui 350 Arditi del Popolo (tra cui anche il fratello Vittorio [5], comandate sul campo della "Legione Proletaria Filippo Corridoni" [6], affiancati dalla popolazione, compresi alcuni religiosi (ci fu il tacito assenso del vescovo di Parma), riescono a mettere in fuga decine di migliaia di squadristi fascisti comandati da Farinacci, poi sostituito da Italo Balbo visto che Mussolini non poteva accettare un'onta simile. Anche dopo l'occupazione di Parma da parte dei militari, necessari per "sedare" le acque e soffocare quello che per loro era un pericolosissimo focolaio antifascista dopo la caduta della Camera del Lavoro di Genova, nodo focale per il fascismo, Guido Picelli continua la sua azione antifascista favorito dall'essere ancora un deputato socialista che gli garantisce l'immunità e la liberazione quasi immediata dopo ogni arresto.

Di carattere estroverso, è amatissimo dagli strati più poveri della popolazione, soprattutto per alcune azioni coraggiose: si racconta che riuscì a fermare un plotone di poliziotti pronti alla carica di una inerme manifestazione popolare, frapponendo un gruppo di Arditi del Popolo e rifiutandosi non solo di obbedire agli ordini dell'ufficiale che comandava i poliziotti, ma anche intimando loro di ritirarsi. Il carisma di Picelli era tale che i poliziotti obbedirono ai suoi ordini piuttosto che a quelli del loro diretto superiore [7].

Passa al Partito Comunista D'Italia, Picelli viene arrestato insieme ad un gruppo di Arditi nel 1923 ma è rilasciato poiché gode ancora dell'immunità parlamentare. Quando però nel 1926 i parlamentari di sinistra vengono dichiarati decaduti dal mandato parlamentare, Picelli è arrestato e condannato a 5 anni di confino a Lampedusa e Lipari. Nel 1927, dopo aver già scontato 7 mesi di carcere, si sposa con Paolina Rocchetti, compagna conosciuta negli ambienti della "sinistra". Riparato in Francia nel 1932, la sua propaganda antifascista e rivoluzionaria è ugualmente molto efficace, tant'è che è anche da lì espulso e costretto a trasferirsi in Belgio e poi in URSS.

[modifica] Il periodo in URSS

«L'odissea di Guido Picelli a Mosca, rimasta segreta fino a oggi, è emersa da una serie di documenti riservati che abbiamo trovato nell'Archivio del Comintern (Rgaspi) e in altri due archivi moscoviti. Sono carte che testimoniano dall'interno i meccanismi segreti dello stalinismo e mettono a fuoco il ruolo di Togliatti.» [1]

Giunto in URSS lavora come operaio, distinguendosi tuttavia dalla linea stalinista. Per questo rischia il carcere, così come lo rischiano gli altri dissidenti, tra cui il compagno Dante Corneli (Ardito, amico di Antonio Gramsci, che solo dopo molti anni di carcere stalinista, alla fine della seconda guerra mondiale, potrà tornare in Italia "[8]). Coinvolto nelle lotte intestine con l'opposizione trotzkista, Picelli è presto un uomo avvilito e deluso; egli sa che l'arresto di Emilio Guarnaschelli significa che il cerchio si sta stringendo sui comunisti italiani antistalinisti. Infatti, il 9 gennaio 1935, Picelli è interrogato dall'Nkvd, la polizia segreta di Stalin. Immediatamente licenziato, gli vengono negati i talon, ovvero i buoni per comprare il cibo e pagarsi l'appartamento in affitto.

Scrive Guido Picelli: «Dopo il licenziamento dalla Scuola leninista avvenuto in modo singolare e quello più recente dal Comintern, sono indotto a pensare che taluno mi ritenga incapace e che l'esperienza di guerra e quella della guerra civile non mi sia servita a nulla» [8].

Avendo compreso che il suo destino è il gulag, prende contatto con i parmigiani degli Arditi del Popolo esiliati a Parigi e li invita a far pubblicare, su un qualsiasi giornale francese, un suo articolo sulle 5 giornate di Parma. Pubblicato l'articolo, Picelli riesce a far conoscere la sua storia di sincero antifascista, per cui anche Togliatti capisce che internare in un gulag Picelli potrebbe essere controproducente per gli stalinisti [8].

[modifica] In Spagna

Guido Picelli può a questo punto lasciare l'URSS (1936) e giungere a Parigi, dove incontra Julian Gorkin [9] del POUM (Partido Obrero de Unificación Marxista, comunisti antistalinisti, il cui leader Andreas Nin in seguito sarà trucidato da emissari di Stalin tramite il Nkvd). Julian Gorkin vorrebbe che un battaglione di miliziani del POUM fosse comandato da Guido Picelli, così come lo vorrebbero molti miliziani italiani antifascisti presenti sul fronte di Madrid. Il carisma di Picelli mandò nel panico molti comunisti autoritari, i quali decidono di spedire a Barcellona Ottavio Pastore, vecchio compagno ed amico di Guido, autore nel 1922 del resoconto sulla Difesa di Parma del 1922 (pubblicata su «L'Ordine nuovo» di Antonio Gramsci), con l'intento di convincere Picelli a rifiutare l'offerta di Gorkin. Resosi conto che la sua vita é ancora in pericolo, accetta solo il comando del IX° battaglione delle Brigate Internazionali. In seguito costituisce un vero e proprio battaglione formato da 500 miliziani che però senza avviso alcuno verrà inglobato nel Battaglione Garibaldi, con l'evidente intento di emarginare il "comandante eretico".

«Picelli meriterebbe il comando di una Brigata!», scrive Gustav Regler, commissario politico di una brigata internazionale. Pure Randolfo Pacciardi, repubblicano italiano e comandante del Battaglione Garibaldi, imbarazzato per quanto verificatosi, vorrebbe quantomeno che Picelli ricoprisse il ruolo di vicecomandante.

Alla fine Guido Picelli ed il suo battaglione affronteranno i franchisti a Boadilla del Monte, conquistando Mirabueno e liberando Almadrones. Combattente coraggioso, Picelli è ferito a morte il 5 gennaio 1937 durante la cruenta battaglia di Guadalajara. Gli viene reso onore con un funerale di Stato a Barcellona trasformatosi in una grande manifestazione antifascista e antifranchista. La salma di Picelli non sarà mai riportata in Italia.

[modifica] Ipotesi sulla sua morte

Una versione della vicenda e che sembrerebbe presagire i tragici fatti a danno di anarchici, comunisti del POUM, e/o comunisti antistalinisti in genere, é quella riportata su un articolo di «La Repubblica» a firma di Giancarlo Bocchi [10]:

«Il 5 gennaio del 1937, dopo aver conquistato le alture di El Matoral, viene colpito alle spalle da una pallottola 'vagante'. Dopo tre funerali di Stato, a Madrid, Valencia e Barcellona, questi ultimi imponenti e ai quali partecipano 100 mila persone, che Andrés Nin e Julian Gorkin del Poum leggeranno come un avvertimento nei loro confronti, Togliatti scriverà un ampio necrologio sull'Internazionale comunista, e l'Unità clandestina pubblicherà l'ultima lettera (11 dicembre 1936) di Picelli alla moglie. Uno scritto molto strano alla luce dei documenti oggi ritrovati, che egli così conclude: "(.) Salutami Lusignoli e tutti i parmensi". Solo un saluto o un ultimo messaggio in codice ai suoi Arditi del Popolo a Parigi?»

Questo fa presupporre un altro caso di "pulizia staliniana" a danno di Guido Picelli come nel seguito accadrà ai miliziani comunisti non stalinisti o, meglio, antistalinisti. Nonostante nessun storico di vaglia abbia mai documentato la ricostruzione della fine di Picelli, son sorte diverse discussioni in merito e comunque, quale che sia la modalità della sua morte, nulla toglie alla sua figura, sia umana che di grande miliziano antifascista.

[modifica] Il ricordo della figura di Guido Picelli

La sua città natale, Parma, gli ha dedicato una piazza, ma il ricordo del suo nome è stato così grande per l'antifascismo che anche altre città gli hanno intitolate vie e piazze: Via Guido Picelli a Bibbiano (Reggio Emilia), Via Guido Picelli a Montechiarugolo (Parma), Vicolo Guido Picelli a Sorbolo (Parma), Via Guido Picelli a Ferrara, Via Guido Picelli a Melito (Napoli). Intorno alla sua figura, a quella di Antonio Cieri, e alla battaglia combattuta a Parma, lo scrittore Pino Cacucci ha scritto il libro Oltretorrente, edito da Feltrinelli.

Presso il borgo Cocconi [11] di Parma é stata collocata una lapide in suo onore, in cui Picelli è così ricordato e descritto:

«...fulgida espressione dell'eroismo popolare. Condottiero, animatore instancabile strenuo difensore della nostra città contro le orde fasciste nel 1922 alla testa degli arditi del popolo, deputato comunista in parlamento, nelle galere fasciste esempio ai compagni, s'immolò in terra di Spagna nel 1937 combattendo per la libertà. Vivrà eterno nella memoria dei popoli» [12]

Sulla «Gazzetta di Parma» del 5 gennaio 2010 è sta uficializzata la posa in opera di un monumento in bronzo dedicato a Picelli:

«Oggi si celebrava il 73° della morte di Guido Picelli, e l'assessore Sommi - intervenuto all cerimonia - ha annunciato che l'eroe delle Barricate avrà un suo monumento dopo l'estate»
«Con buona pace di Giuseppe Verdi, è stato l'unico parmigiano (e forse anche l'unico italiano) ad essersi meritato ben tre funerali di Stato. Uno più oceanico dell'altro» [13]

[modifica] Bibliografia

Su Guido Picelli vi è un'immensa letteratura, alcuni dei testi più importanti sugli Arditi del Popolo, e di riflesso anche su Guido Picelli ( e Antonio Cieri ) sono:

  • Eros Francescangeli, Arditi del Popolo
  • Marco Rossi, Arditi non gendarmi
  • Pino Cacucci, Oltretorrente (sulle 5 giornate di Parma), Feltrinelli.

Approfondimenti: Bibliografia generale sull'antifascismo

[modifica] Bibliografia specifica su Guido Picelli

  • Palmiro Togliatti, Ernesto Ragionieri Opere, Editori Riuniti, 1967
  • Enzo Collotti, L'Antifascismo in Italia e in Europa, Loescher, 1975
  • William Gambetta, Massimo Giuffredi, Centro studi movimenti Parma, Memorie d'agosto Punto rosso, 2007,
  • Massimo Giuffredi, Nella rete del regime
  • Luciano Pasqualini, Mario Saccenti Due risorgimenti, Cappelli, 1961, Carocci, 2004,
  • Roberto Finzi, L'Emilia-Romagna, Einaudi, 1997
  • Eros Francescangeli, Arditi del Popolo, Odradek, 2000
  • Italia contemporanea, Carocci, 2004 ISBN 8843033883, 9788843033881
  • Umberto Terracini, Associazione nazionale perseguitati politici italiani antifacisti Guido Picelli nel 30o, Tipolito nuova Step, 1969
  • Communist International. Executive Committee The Communist internationalWorkers Library Publishers, 1937
  • Paolo Spriano, Renzo Martinelli Storia del Partito comunista italiano, Einaudi, 1967
  • Vittorio Vidali, Spagna lunga battaglia, Vangelista, 1975
  • Luigi Balsamini, Gli Arditi del Popolo Galzerano, 2002
  • Pino Cacucci, Oltretorrente Feltrinelli Editore, 2003 ISBN 8807016346, 9788807016349
  • Giampaolo Dossena, luoghi letterari, Sugar, 1972
  • Luca Alessandrini, Museo civico archeologico di Bologna Immagini nemiche, Compositori, 1999
  • Lo Stato operaio, Feltrinelli, 1937 ( anno reale di pubblicazione clandestina )
  • Marco Rossi, Arditi non gendarmi!, Feltrinelli, 1997, EAN 9788886389334
  • AA.VV., Dietro le barricate, Parma 1922, testi immagini e documenti della mostra (30 aprile - 30 maggio 1983), edizione a cura del Comune e della Provincia di Parma e dell'Istituto storico della Resistenza per la Provincia di Parma
  • AA.VV., Pro Memoria. La città, le barricate, il monumento, scritti in occasione della posa el monumento alle barricate del 1922, edizione a cura del Comune di Parma, Parma, 1997
  • Luigi Di Lembo, Guerra di classe e lotta umana, l'anarchismo in Italia dal Biennio Rosso alla guerra di Spagna (191-1939), edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 2001
  • Gianni Furlotti, Parma libertaria, edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 2001
  • Renzo Del Carria, Proletari senza rivoluzione, storia delle classi subalterne italiane dal 1860 al 1950. - Milano: Edizioni Oriente, 1970
  • Paolo Spriano, Storia del Partito comunista, Einaudi, Torino, 1967-1975 - 5 volumi
  • Renzo Del Carria, Proletari senza rivoluzione. Storia delle classi subalterne italiane dal 1860 al 1950, 2 voll., Milano, Edizioni Oriente, 1970 (I ed. 1966), (in particolare il XVII Capitolo La giusta linea non seguita: Parma come esempio di vittoriosa resistenza politica-militare al fascismo (1-6 agosto 1922).
  • Proletari senza rivoluzione. Storia delle classi subalterne italiane dal 1860 al 1950. - Milano: Edizioni Oriente, 1970 Renzo Del Carria

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Note

  1. 1,0 1,1 Guido Picelli: l'eroe di Parma e Spagna, da «L'Espresso» del 2 ottobre 2008
  2. Il Parmense diede all'Italia il maggior numero di "interventisti di sinistra" che in seguito divennero la colonna portante dell'antifascismo militante e militare. Presso l'Università di Parma studiò una singolare figura come quella di Alcestre De Ambris, sindacalista rivoluzionario, "interventista di sinistra", amico di Gabriele D'Annunzio, antifascista ed autore della Carta del Carnaro (la costituzione della Libera Repubblica di Fiume), assai più progressista della Costituzione Italiana (NdR)]. Con l'avvento del fascismo furono offerti altissimi incarichi al De Ambris affinchè passasse al regime, come peraltro fecero molti noti ed a suo tempo combattivi sindacalisti rivoluzionari, ma Alceste si rifiutò e andò esule in Francia dove continuò ad occuparsi degli aiuti ai fuoriusciti antifascisti e dove morì alcuni anni dopo, intristito per la sconfitta subita e per il tradimento di molti "compagni"
  3. da BarricateParma
  4. La bandiera rossa sventola su Montecitorio di Giancarlo Bocchi Il Manifesto, 5 gennaio 2008
  5. Vittorio Picelli, nato a Parma nel 1893 e morto a Roma nel 1979, fu presente con il fratello Guido nelle 5 giornate della Difesa di Parma del 1922. Sindacalista rivoluzionario, momentaneamente capo militare della "Legione Proletaria Filippo Corridoni" che combattè a Parma gli squadristi fascisti a fianco degli Arditi del Popolo, l'effettivo leader, Alcestre De Ambris, autore della Carta del Carnaro ovvero la "costituzione" della Libera Repubblica di Fiume, molto più progressista ed [èeguaglianza|eguaglitaria]] della costituzione italiana, era andato a chiedere aiuto e sostegno a Gabriele D'Annunzio per l'elaborazione di una strategia globale miltare contro i fascisti che non ammettesse tentennamenti di sorta. Il comandante "sul campo" fu quindi Vittorio Picelli. Vittorio Picelli è noto anche per aver fondato nel 1909 il "Fascio Anticlericale Francisco_Ferrer". Con il fascismo asceso a regime, Guido Picelli divenne membro di "Italia Libera", nascente organizzazione antifascista. Riparò in Francia nel 1924 e a Parigi fu fra i promotori del gruppo sindacalista intitolato a Filippo Corridoni, occupandosi del giornale dell'organizzazione: «Corriere degli Italiani». Entro' in contatto con Vittorio Ambrosini e Giuseppe Mingrino che in quel periodo da dirigenti valorosi degli Arditi del Popolo erano finiti a causa di sporchi ricatti da parte dell'OVRA a far azioni di rottura all'interno del fronte antifascista dei "fuoriusciti". Vittorio Picelli non prese parte a simili vili atti provocatori. In seguito aderì alla "Lega italiana dei diritti e della concentrazione antifascista" e nel 1934 divenne simpatizzante di Giustizia e Libertà. Entrato in un periodo di forti difficoltà economiche, si recò in Belgio nel 1935 ed a questo punto tradì la causa antifascista chiedendo a Mussolini di parteciapre al conflitto in Africa Orientale onde aver di che sostentarsi, lui e la sua famiglia; ovviamente a Mussolini neppur sembrò vero che un irriducibile antifascista "ritornasse all'ovile" e concedette quanto richiesto. Rientrato a Roma dall'Africa Orientale, divenne dirigente nel sindacato fascista e scrisse Il fante nella guerra nell'Africa Orientale. La sua vicenda é opposta a quella di Alceste De Ambris, a cui Mussolini avrebbe fatto ponti d'oro per il suo ingresso nel partito fascista, vista anche la sua enorme notorietà, ma mai l'ex capo sindacalista rivoluzionario accettò tali inviti, occupandosi invece del sostententamento dei "fuoriusciti" antifascisti in Francia.
  6. Cenni storici relativi alla "Legione Proletaria Filippo Corridoni"
  7. Aneddoto sintetizzato da Oltretorrente, di Pino Caccucci
  8. 8,0 8,1 8,2 Quel Togliatti mai visto di Giancarlo Bocchi
  9. Julian Gorkin, pseudonimo di Julian Gómez García (Camp de Morvedre, 1901 – Parigi, 1987), politico, scrittore e rivoluzionario spagnolo. Militò in diverse formazioni politiche socialiste e comuniste: il suo soprannome è un omaggio a Maksim Gor'kij e a Lenin, pur essendo politicamente vicino alle tesi di Lev Trotzkij. Nel 1933 confluì nel "Blocco Operaio e Contadino" (da cui, fondendosi con Izquierda Comunista de España, nacque il POUM), si stabilì a Valencia e curò l'organo del partito, <<La Batalla>>. Nel 1934 dovette di nuovo espatriare in Francia, ivi si occupò dell'organizzazione dei rifugiati politici spagnoli. Candidato nelle liste del Fronte Popolare a Valencia, durante la Rivoluzione Spagnola si occupò principalmente, grazie a <<La Batalla>>, di avversare la deriva stalinista e anti-rivoluzionaria che la Repubblica stava attraversando. Fu imprigionato come molti capi politici del POUM, ma riuscì a fuggire nel 1937 attraversando i Pirenei per riparare in Francia. Durante la seconda guerra mondiale, con l'occupazione nazista della Francia e il conseguente governo fantoccio fascista di Vichy, si rifugiò in Messico. In quella terra scrisse la sua famosa opera Così fu assassinato Trotsky. Ritornato in Francia, proseguì il suo lavoro come scrittore e come memoria storica del periodo fra le due guerre mondiali.
  10. quel Togliatti maivisto
  11. Borgo Cocconi il ricordo di Guido Picelli
  12. Foto
  13. Gazzetta di Parma, 5 gennaio 2010
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