Giuseppe Ciancabilla
Da Anarchopedia.
Giuseppe Cianacabilla (1872-1904) è stato un giornalista e un dirigente nazionale del PSI, prima di convertirsi all'anarchismo.
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[modifica] La vita
Giuseppe Ciancabilla, originario di una famiglia borghese di Perugia, nasce a Roma nel 1872.
A diciott'anni combattè in Grecia a fianco dei socialisti rivoluzionari di Amilcare Cipriani, da dove iniziò la sua carriera giornalistica come corrispondente dell'Avanti!. Inizialmente quindi aderì al PSI, divenendo dirigente nazionale e redattore-capo dell'"Avanti!".
Nell'ottobre del 1897, in veste di redattore dell' "Avanti!", Ciancabilla incontrò Errico Malatesta per intervistarlo sullo stato di salute del movimento anarchico italiano dopo la diserzione di Francesco Saverio Merlino. Propria la discussione che si sviluppò in seguito fu uno dei motivi che convinssero Ciancabilla a lasciare il partito e ad abbracciare l'anarchismo.
Il 4 novembre del 1897, "L'Agitazione" (giornale fondato da Malatesta) pubblicava la "Dichiarazione" di adesione al movimento socialista-anarchico di Ciancabilla, che oramai era riparato a Zurigo. L'adesione al movimento anarchico lo costrinse a fuggire dall'Italia per non incorrere nelle "grinfie" della giustizia italiana (l'appartenenza all'anarchismo costava la galera o i domiciliari). Caincabilla, insieme alla fidanzata Ersilia Cavedagni, si spostò in Svizzera, a Bruxelles e poi in Francia, dove collaborò con il giornale di Jean Grave "Les Temps Noveaux. Alcuni suoi articoli circa la situazione del movimento anarchico italiano, in particolare dopo i moti di Milano del 1898, determinarono l'espuòsione dalla Francia e il suo ritorno in Svizzera. I tragici fatti del 1898 in Sicilia e a Milano, misero in crisi la sua fiducia nelle masse, che egli giudicava prive di capacità rivoluzionarie, covincendosi che solo con l' atto individuale fosse possibile battere il nemico di classe, ovvero la borghesia.
Per concretizzare subito queste sue nuove convinzioni, verso la fine del 1898 aveva raggiunto Milano deciso ad uccidere il generale Bava Beccaris, macellaio dei lavoratori. Ma il colpo non gli era riuscito e, dopo essere stato espulso anche dalla Svizzera per un suo articolo in difesa di Luigi Luccheni, si era allora rifugiato in America per continuare fra gli immigrati la sua battaglia politica. Ciancabilla giunse a Patterson dove diressse la "La Questione Sociale" (1895/1908), con cui però entrò ben in conflitto per la maturazione delle sue idee in antitesi a quelle malatestiane. Dopo l'arrivo di Malatesta in America, divenedo direttore del giornale, lo costrinse a trasferirsi a West Hoboken dove fondò il giornale "L'Aurora" (1899/1901).
Prorpio a questo periodo risale la polemica tra Malatesta e Ciancabilla (vedi capitolo seguente) e il suo avvicinamento al pensiero kropotkiniano, di cui fu un diffusore, grazie alla prima traduzione italiana del classico La conquista del pane.
L'ultimo periodo della sua vita lo svolse tra Chicago e San Francisco dove diresse la "Protesta Umana", connobbe Gaetano Bresci e difese l'attentatore del presidente statuinitense McKinley, Leone Czolgosz, che gli costòr alcuni mesi in carcere.
Morì il 15 settembre 1904, a soli trentadue anni, nella città di San Francisco, negli USA.
[modifica] Polemica con Malatesta
Ciancabilla scriveva nel 1899, sul giornale L'Aurora stampato a West-Hoboken nel New Jersey, mentre infiammava la polemica sull'organizzazione che vedeva diviso il movimento anarchico tra i sostenitori della libertà individuale e assoluta, ed i malatestiani che svilupparono nel giornale "La Questione Sociale" la tesi della necessità di una organizzazione del movimento, che possedesse, secondo Malatesta, pur ripudiando la rigida struttura gerarchica, quel minimo di organizzazione indispensabile per condurre avanti con continuità una determinata linea politica.
In quegli anni, infatti, gli anarchici, a differenza dei socialisti, non disponevano della minima organizzazione: non avevano una federazione, non avevano tessere, non riconoscevano capi e respingevano il parlamentarismo.
Noi siamo uniti soltanto nella fede, dicevano.
[modifica] Citazioni sulla polemica
Ciancabilla, sull' "Aurora":
Noi siamo l'aristocrazia del proletariato. I cavalieri dell'Ideale. La massa dorme, i socialisti s'illudono. Lo sanno Pisacane, Carlo Cafiero, lo stesso Malatesta e tutti coloro che hanno preparato una rivoluzione di massa e che, al primo tentativo, si sono ritrovati in tre gatti di fronte al plotone o alla galera.
Malatesta, sulla "Questione Sociale":
L'organizzazione - che poi non è altro che la pratica della cooperazione e della solidarietà - è condizione naturale, necessaria alla lotta di classe: è un fatto ineluttabile che si mpone a tutti, tanto nella società umana in generale, quanto in qualsiasi gruppo di persone che hanno uno scopo comune da raggiungere.
Ciancabilla:
Siamo nemici di ogni forma di organizzazione perchè respingiamo ogni forma di autorità. Noi dobbiamo dare l'assalto allo Stato non per prendere il posto dei borghesi, ma per distruggerlo completamente.
Malatesta:
L'errore fondamentale degli anarchici avversari dell'organizzazione è il credere che non sia possibile organizzare senza autorità, e preferire - ammessa questa ipotesi - la rinuncia a qualsiasi organizzazione piuttosto che accettare la minima autorità.
Ciancabilla:
Gli anarchici devono obbedire soltanto al proprio impulso. L'impulso è il sentimento naturale più naturale dell'uomo libero. Noi esaltiamo l'individuo generoso che, obbedendo al proprio impulso, sorge solo, minaccioso, per colpire nel suo più vivo bersaglio la tirannia borghese. Celebri attentatori come Ravachol, Henry, Sante Caserio, Michele Angiolillo, Luigi Luccheni, costituiscono gli esempi più fulgidi della lotta individualista.

