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Germaine Berton

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Germaine Berton
Germaine Berton (Puteaux, Francia, 7 giugno 1902 - Parigi, 4 luglio 1942)[1] è stata una militante anarchica francese. Il suo nome è legato all'attentato che portò alla morte del nazionalista monarchico Marius Plateau, segretario della Ligue d'Action française (Lega d'Azione Francese) e responsabile dei Camelots du roi, il braccio armato militare della Lega.[2]

Biografia[modifica]

Figlia di un meccanico socialista (Arsène Berton) e di una insegnante cattolica, Germaine Berton nel 1906 segue la famiglia che s'era trasferita prima a Nanterre e poi a Tours. Assunta come operaia nella fabbrica Rimailho di Saint-Pierre-des-Corps, comincia ad attivarsi nel campo sindacale divenendo segretaria aggiunta dei Comitati Sindacali Rivoluzionari che raggruppavano, all'indomani del congresso della CGT tenutosi a Lione nel settembre del 1919, tutti i membri della minoranza sindacale. Entra a far parte del consiglio dei metalmeccanici nel 1921 e, dopo essere stata prossima al partito Comunista Francese, comincia a collaborare con Réveil d’Indre-et-Loire.

L'anarchia[modifica]

Arriva a Parigi nell'ottobre del 1921, all'inizio del 1922 si unisce al movimento anarchico, militando prima nel gruppo anarco-comunista dell'Union Anarchiste e poi frequentando gli ambienti individualisti di rue du Châtaeux. In seguito entra a far parte del Comitato di Difesa dei marinai del Mar Nero:

«Entrai nell' Union anarchiste. Ero stata condannata per oltraggio ad un segretario del commissario di polizia e condivisi la stessa cella occupata da Madame Bermain de Ravisi. Ho lasciato la prigione Saint-Lazare lo stesso suo giorno e volli rendere omaggio al signor Paul Meunier.[3] Sono stata ferita nell'agosto del 1922 da un colpo di spada durante una manifestazione a Pre-Saint-Gervais: da questo momento mi sono separata dall'Unione Anarchica, le cui tendenze erano comuniste-libertarie, mentre io sono un'individualista. Così mi sono unita al gruppo di anarchici individualisti del XIV arrondissement, rue du Château. Ho lavorato qualche volta, ma, al di là  del frutto del mio lavoro, riconosco che sono stata supportata dai compagni; tra gli anarchici individualisti ci sono persone molto ricche» (Dichiarazioni al Giudice istruttore Devis riportata dagli organi di stampa).

L'omicidio di M. Plateau[modifica]

Il 22 gennaio 1923 si reca nella sede parigina di Action Francaise e dopo aver essersi scontrata verbalmente con il segretario dei Camelots du roi[4] Marius Plateau, gli spara contro un colpo di pistola che lo uccide sul colpo. Subito dopo, per evitare l'arresto, tenta senza riuscirci di suicidarsi con la stessa arma (risulterà  leggermente ferita). Durante il processo l'anarchica dichiara di aver avuto inizialmente l'intenzione di uccidere Léon Daudet e Charles Maurras [5](«Ho considerato Maurras e Daudet come responsabili per l'occupazione della Ruhr»), ma non essendoci riuscita aveva assassinato un "personaggio minore" come Plateau.

Difesa dal prestigioso avvocato comunista Henri Torres, Germaine viene assolta il 24 dicembre 1923 grazie anche ad una campagna di solidarietà  organizzata dal periodico Le Libertaire appoggiata da molti celebri anarchici (Louis Lecoin, Séverine, ecc.). Durante le indagini, l'amante di Germaine Berton, l'anarchico conosciuto come Gohary, viene trovato morto l'8 febbraio 1923 ufficialmente suicidato.[6] Anche Joseph Dumas, alto ufficiale di polizia coinvolto nelle indagini, viene trovato misteriosamente morto. [7]

I surrealisti le renderanno omaggio definendola la «prima antieroina surrealista». L'Union Anarchiste nell'editoriale del Libertaire, n ° 210 (26 febbraio-2 gennaio 1923), pubblica un articolo di elogio della Berton intitolato L'eroica Germaine Berton.

La militanza anarchica dopo il processo[modifica]

Dopo la sua assoluzione, con Chazanoff inizia un giro propagandistico in favore dell'amnistia. A Bordeaux, il 22 maggio 1924, prima della conferenza che doveva tenere al cinema dei Cappuccini, si scatenano dei disordini con la polizia che vorrebbe impedirle di parlare. Insieme a 1500 persone convenute ad ascoltarla, si reca poi a La Croix de Leysotte dove arringa la folla. In seguito si dirige a Bordeaux per chiedere la liberazione dei compagni arrestati. Gli scontri con la polizia si susseguono fino alle due del mattino e ben 150 persone vengono arrestate. Fra queste Germaine Berton, Jules Richard, Clauzet, Juividow, Bouense e José Victor.

Internata a Fort du Hâ, viene accusata di «porto d'armi proibite, minacce e oltraggio agli agenti, incitazione al disordine»; per otto giorni porta avanti lo sciopero della fame e deve essere trasportata il 30 maggio all'Ospedale Saint André, dove decide di porre fine alla sua protesta il 31 dello stesso mese. Il 26 maggio era stata condannata a quattro mesi di prigione, 100 franchi di multa e due anni di esilio. Gli altri imputati erano stati condannati a un mese di carcere e alla multa di 100 franchi (Jules Richard), quattro mesi e 200 franchi (Bouence), due mesi e 50 franchi (Horgue), sei giorni (Juvidow e Crouzet). Tutti erano stati internati come criminali comuni.

La crisi depressiva[modifica]

«Le Libertaire» del 2 novembre 1924 pubblica un articolo in cui dichiara che dopo l'uscita dal carcere Germaine Berton aveva sofferto di depressione e aveva anche tentato di suicidarsi (senza riuscirci) con un colpo di pistola (l'arma s'era inceppata); in un secondo momento, sempre secondo il giornale, aveva scritto due lettere a Madeleine Colomer e una alla madre di Philippe Daudet (figlio di Leon Daudet, ufficialmente suicidatosi all'età  di 14 anni il 24 novembre 1923)[8] [9] nella quale riporta tutto il suo dolore per la morte del figlio, aggiungendo che se «Philippe è morto a causa mia, io adesso muoio per lui». In seguito, dopo aver ingerito del veleno, si sarebbe recata al cimitero Pere Lachaise «con l'intenzione di inginocchiarsi sulla tomba di qualcuno che gli era caro». «Le Libertaire» del giorno dopo riportò che la Berton fu ricoverata all'ospedale Tenon, dove ricevette la visita di Madeleine Colomer. Il giornale anarchico precisò che Germaine Berton indossava sempre un medaglione in cui era raffigurata l'immagine di Philippe Daudet.

Il 17 novembre 1925 Germaine Berton si unisce in matrimonio a Parigi con l'artista e pittore Paul Burger. Fortemente depressa, sparisce definitivamente dai circoli libertari. Nel 1935 abbandona suo marito e si lega a René Coillot. Il 4 luglio 1942 pone fine alla sua vita ingerendo una forte dose di veronal, spirando lo stesso giorno nell'Ospedale Boucicaut di Parigi dove era stata ricoverata nel tentativo di salvarla.[10]

Note[modifica]

  1. Secondo wikipedia Germaine Berton sarebbe morta il 5 luglio, ma diversi siti anarchici spagnoli riportano il 4 quale data di morte.
  2. Fonte principale
  3. Paul Meunier (1871-1922) è stato un deputato socialista francese che si schierò in favore dei diritti umani e contro l'arroganza dei nazionalisti dell'estrema destra. Léon Daudet e Action française organizzarono una campagna mediatica contro di lui che portò al suo arresto senza alcuna reale motivazione. Marie Bernain de Ravisi scrisse un libro (Sous la dictature de Clemenceau - Un forfait judiciaire - Le procès Paul-Meunier Judet-Bossard) in cui attaccava la dittatura di Clemenceau e difendeva la posizione umanitaria di Meunier.
  4. Gruppo paramilitare monarchico intimamente legato ad Action Française.
  5. Léon Daudet (Parigi, 16 novembre 1867 – Saint-Rémy-de-Provence, 30 giugno 1942) è Charles Maurras (Martigues, 20 aprile 1868 – Tours, 16 novembre 1952) furono due nazionalisti monarchici francesi fondatori di Action franciase.
  6. Pierre-Alexandre Bourson, Le Grand secret de Germaine Berton : la Charlotte Corday des anarchistes, p. 39
  7. Biografia di Plateau (fr.wikipedia)
  8. L'affaire Philippe Daudet
  9. Il giovane Philippe Daudet era fuggito di casa ed «il 24 novembre 1923 a Le Flaouter, un libraio anarchico di Havre che serve da informatore alla polizia. Allarmato dalle dichiarazioni infiammate di Philippe, si sbriga ad allertare i servizi della Sicurezza Generale che inviano una decina di agenti per arrestarlo. Suicidio o eccesso poliziesco, si constata la morte di Philippe Daudet nel taxi incaricato di condurlo al commissariato. Apprendendo la notizia, gli animatori del Libertaire che si trovavano in possesso di una lettera del giovane Philippe a sua madre scelsero di pubblicarla. Approfittando dell'occasione per effettuare una tiratura di 30 mila copie. La sua morte in condizioni mal chiarite fece credere a Léon Daudet che suo figlio era vittima di un complotto anarco-repubblicano. »
  10. Biografia in lingua spagnola

Bibliografia[modifica]

  • Pierre-Alexandre Bourson, Germaine Berton: la Charlotte Corday des anarchistes, 2008.

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]