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George Orwell

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George Orwell

Eric Arthur Blair (25 giugno 190321 gennaio 1950), più noto con il suo pseudonimo di scrittore George Orwell, fu un romanziere, giornalista e scrittore satirico inglese. Le sue opere, pubblicate negli anni '30 e '40 del XX secolo, furono di carattere tipicamente politico. Tra le sue molte opere, le più famose sono il romanzo satirico La fattoria degli animali (1945) e il romanzo distopico 1984. Fu miliziano volontario nella Guerra civile spagnola, combattendo nelle fila del POUM (Partito Obrero de Unificacion Marxista), e raccontò tale sua esperienza personale in Omaggio alla Catalogna. Le sue opere sono segnate da una profonda sensibilità  verso le ingiustizie sociali, un'intensa opposizione al totalitarismo, una passione per la chiarezza di linguaggio ed una credenza nel socialismo democratico.

Biografia[modifica]

Un'educazione inglese[modifica]

Eric Arthur Blair è nato il 25 giugno 1903 a Motihari, Bengala, da una famiglia appartenente alla media borghesia inglese. È il figlio di Richard Walmesley Blair, un funzionario dell'amministrazione delle Indie incaricato della Direzione dell'oppio (Opium Departement), cioè del commercio dell'oppio essenzialmente in direzione della Cina, all'epoca un monopolio di Stato, e di Ida Mable Blair.

Ha due sorelle, Marjorie, la maggiore e Avril. Ritorna in Inghilerra nel 1904 in compagnia della madre e di sua sorella. Eric non rivede il padre che nel 1907, durante un permesso di tre mesi accordato a quest'ultimo, che raggiungerà  la famiglia in modo definitivo soltanto nel 1911, dopo il suo pensionamento.

A quest'epoca, il giovane Éric Blair era già  in convitto alla preparatory school di St Cyprien, che gli ispirerà  molto più tardi, negli anni 1946-47, un racconto, che egli presenterà  come autobiografico e che non verrà  pubblicato che dopo la sua morte: Such, Such were the Joys, nel quale descrive quello «spaventoso incubo» che furono per lui gli anni dell'internato. Éric Blair fu tuttavia un allievo brillante e lavoratore (passava presso i suoi compagni per un "intellettuale"), che i suoi insegnanti motivavano ricordandogli che era grazie ad una borsa di studio che doveva la sua ammissione a St Cyprien.

Segno della sua eccellenza scolastica, Blair ottenne una borsa per il collegio di Eton, la più rinomata delle scuole pubbliche, dove studiò dal 1917 al 1921. Orwell conserverà  un buon ricordo di quegli anni, durante i quali lavorò poco, passando gradualmente dallo status di studente brillante a quello di studente mediocre e facendo mostra di un temperamento volontariamente ribelle (ribellione che sembra non sia affatto legata a delle rivendicazione di ordine politico o ideologico). A quest'epoca, ha due ambizioni: diventare uno scrittore famoso (scrisse dei racconti e delle poesie mediocri per una rivista del college) e far ritorno in Oriente, che conosceva soprattutto attraverso i ricordi di sua madre.

Al servizio dell'Impero[modifica]

La relativa prosperità  della famiglia Blair era strettamente legata all'imperialismo britannico: oltre a suo padre, si può citare il bisnonno paterno del futuro George Orwell (proprietario di schiavi in Giamaica) o anche il nonno materno (mercante di tek in Birmania). Così, a parte la poco gloriosa conclusione di una scolarità  effettuata in così prestigiose istituzioni, è in modo assolutamente naturale che il giovane Blair indossa l'uniforme e fa ritorno alle Indie nel 1922 per diventare sergente nella polizia imperiale in Birmania.

La situazione del luogo è in quel momento, se non sempre esplosiva, per lo meno spesso tesa tra i Birmani ed i loro colonizzatori: il nazionalismo birmano prende allora slancio, caratterizzato da numerosi movimenti di sciopero, in genere violentemente repressi. La missione dei Britannici è, secondo le parole di un vecchio governatore aggiunto di Birmania, di «far regnare la legge e l'ordine nelle regioni barbare».

Orwell qualificherà  più tardi il suo tempo di servizio come essendo consistiti in «cinque anni di noia al suono delle trombette militari». Dopo aver effettuato i suoi nove mesi regolamentari alla scuola di addestramento della polizia, conosce sei luoghi diversi di destinazione, in genere poco brillanti. Lascerà  l'immagine di un giovane alto, taciturno e solitario, che occupava la maggior parte del suo tempo libero con la lettura. Tra gli aneddoti che si possono citare concernenti questo periodo, ricorderemo l'aver dovuto assistere ad un'esecuzione capitale, il che gli ispirerà  il saggio Un'impiccagione, «il suo primo scritto che testimonia dello stile distintivo ed il talento di Orwell».

Non si conosce con certezza il dettaglio dell'evoluzione interiore che lo fece passare dalla noia al disgusto della sua funzione come ingranaggio dell'amministrazione coloniale. Ma è lecito pensare che le considerazioni di Flory, l'antieroe di Una storia birmana, non devono essere del tutto estranee da quel che pensava il funzionario di polizia Eric Blair verso il 1927: «Il funzionario inchioda la Birmania a terra mentre l'uomo d'affari gli svuota le tasche».

Comunque sia, alla fine del 1927, getta la spugna: avanzando dei motivi di salute (di cui non sappiamo), rientrato in Inghilterra dà  le dimissioni. Annuncia allora alla sua famglia che ha deciso di dedicarsi alla scrittura. Per tutti i ventidue anni che gli resteranno da vivere, rimarrà  un nemico dichiarato dell'imperialismo britannico.

Difficili esordi come scrittore[modifica]

Sembra che Eric Blair non abbia affatto avuto dei doni particolari per la scrittura, se si deve credere alla testimonianza di coloro che egli frequentò all'epoca: lavora dunque instancabilmente, scrive poesie, racconti e moltiplica i progetti di romanzi. Parallelamente, nell'autunno del 1927, esplora i bassifondi londinesi, indagando sulle condizioni di vita dei più miserabili, li segue sulle strade e nei sinistri ricoveri notturni: spera di trarne materia per un'opera sulle condizioni di vita dei poveri. Tenta così di esorcizzare la colpa che lo perseguita per essere stato «l'esecutore di un sistema di sfruttamento e di oppressione» in Birmania.

Durante la primavera del 1928, decide di trasferirsi a Parigi (dove vive una delle sue zie) per scrivere. Vi rimane per diciotto mesi, dei quali non sappiamo molto, se non che, nell'autunno del 1929, a corto di denaro e dopo aver dato alcune lezioni di inglese, fa il lavapiatti per qualche settimana in un hotel di lusso di rue de Rivoli. Durante questo periodo, pubblica episodicamente degli articoli nei giornali comunisti (come Le Monde, settimanale diretto da Henri Barbusse). Della quasi totalità?? degli scritti di questo periodo, non rimane nulla. Ritorna in Inghilterra nel dicembre del 1929, giusto in tempo per trascorrere le vacanze di Natale con la sua famiglia. Al verde, non avendo pubblicato nulla di promettente, la sua salute in cattivo stato per via di una polmonite contratta l'inverno precedente, la scappatella parigina appare come un fallimento completo.

Riprende la sua esplorazione dei bassifondi della società  inglesene la primavera seguente, condividendo la vita dei vagabondi e dei barboni, a volte per qualche giorno altre per una settimana o due. Ma è costretto a mettere un termine alle sue spedizioni alcuni mesi più tardi: non ha i mezzi finanziari sufficienti per proseguire i suoi vagabondaggi!

Decide ad accettare un posto come insegnante in una scuola privata, in una piccola città  dove si annoia (Hayes, nel Middlesex). Ne approfitta per terminare Senza un soldo a Parigi e a Londra, che appare all'inizio del 1933. È in questa occasione che assume lo pseudonimo di George Orwell. Anche se le critiche sono buone, le vendite sono mediocri. Per di più, l'editore di Orwell (Victor Gollancz) teme il processo per diffamazione per Una storia birmana (la cui redazione è terminata nell'autunno del 1934) che per questo motivo è dapprima pubblicata negli Stati Uniti. In questo periodo, Orwell si entusiasma per l'Ulisse di James Joyce e contrae una nuova polmonite, che l'obbliga ad abbandonare il suo incarico di insegnamento (o piuttosto, di liberarsene).

Incontro con il proletariato[modifica]

Alla fine dell'autunno del 1934, Orwell termina con dolore la redazione del suo secondo romanzo La figlia del reverendo, di cui si mostra poco soddisfatto: «Era una buona idea, spiega ad uno dei suoi corrispondenti, ma temo di averla completamente sprecata». Ancora una volta, il riferimento a luoghi e personaggi reali fa temere a Victor Gollancz che l'opera possa essere accusata di diffamazione. Si decide tuttavia a pubblicarla, assorbito da correzioni minori, all'inizio del 1935.

Nel frattempo, Orwell si è stabilito a Londra, dove trova un impiego alla libreria "Booklover's Corner", nel quartiere di Hampstead, «che era, e rimane, un quartiere di intellettuali (reali o presunti)». Incontra Eileen O'Shaugnessy, che sposa nel giugno del 1936. Orwell ha in precedenza pubblicato un altro romanzo, «l'ultimo dei suoi libri coscientemente 'letterari'», secondo Bernard Crick, Fiorirà  l'aspidistra.

Si è anche recato nel nord dell'Inghilterra dove, per onorare una richiesta che gli ha fornito Victor Gollancz, ha studiato le condizioni di vita dei minatori delle regioni industriali. Trae da questa inchiesta un libro La strada di Wigan Pier, che sarà  pubblicato quando Orwell è in Spagna. Molto polemico nella sua seconda parte, in cui l'autore analizza le ragioni dello scacco della sinistra nel guadagnare le classi lavoratrici alla causa socialista, compariva con una prefazione ostile di Victor Gollancz che, iniziatore del progetto, si distacca dalla sua realizzazione.

Questo incontro con il proletariato delle regioni minerarie segna soprattutto la "conversione" di Orwell alla causa socialista. Quest'ultima giunge brutalmente, come un'evidenza, di fronte allo spettacolo dell'ingiustizia sociale e della miseria del proletariato inglese.

Orwell in Spagna[modifica]

Miliziani del POUM

Fine del 1936, mentre infuria la Guerra di Spagna che oppone i Repubblicani al tentativo di colpo di Stato militare condotto dal "Caudillo" Francisco Franco, Orwell e sua moglie raggiungono Barcellona con la mediazione dell'Independent Labour Party (ILP), che ha loro consegnato delle lettere di raccomandazione per le milizie del POUM, dopo una breve deviazione per Parigi, dove Orwell si è recato a far visita a Henry Miller, che tenta invano di dissuaderlo dal recarsi in Spagna.

Orwell, al suo arrivo a Barcellona, è affascinato dall'atmosfera che vi trova: lui che l'anno precedente era desolato di non poter rompere la barriera di classe che separa il borghese che egli era da quei proletari verso cui era andato incontro, che impedisce ogni incontro vero tra gli uni e gli altri, vi scopre una società  nella quale questa barriera, a quanto sembra, sta crollando.

Le milizie del POUM, soprattutto, nelle quali è nominato istruttore (grazie all'esperienza acquisita in questo campo durante i suoi anni in Birmania), gli sembra essere «una specie di microcosmo della società  senza classi».

Dopo aver trascorso un po' di tempo sul fronte di Aragona, Orwell ritorna a Barcellona, dove partecipa ai "disordini di maggio" che oppongono le forze rivoluzionarie al governo catalano ed allo PSUC e che vedranno la vittoria di questi ultimi. Ritorna al fronte dove è ferito alla gola. Smobilitato, costretto ad abbandonare clandestinamente la Spagna per non essere arrestato (il POUM, denunciato come "partito fascista" dalla propaganda dello PSUC, è dichiarato illegale il 16 giugno 1937), Orwell e sua moglie raggiungono la Francia da cui si trasferiscono in Inghilterra.

Orwell, al suo ritorno a Londra, è sconvolto per il modo in cui gli intellettuali di sinistra (soprattutto coloro che appartengono o sono vicini al Partito comunista) informano su quanto sta accadendo in Spagna, e soprattutto dalle calunnie rivolte sul conto del POUM, sistematicamente accusato di essere sia un'organizzazione fascista, sia un'organizzazione manipolata dai fascisti: è nell'ottica di ristabilire la verità  circa gli avvenimenti di cui è stato testimone che inizia a redigere il suo Omaggio alla Catalogna che egli fa apparire, con qualche difficoltà , nell'aprile del 1938. A partire da questo momento, scriverà  nel 1946, «tutto quel che ho scritto di serio [...], direttamente o indirettamente, e sino alla più piccola riga, è stato contro il totalitarismo e per il socialismo democratico».

Il patriottismo rivoluzionario[modifica]

Mentre la minaccia di un nuovo conflitto europeo si fa sempre più preciso, Orwell difende una posizione antiguerra e critica l'antifascismo dei Fronti Popolari: questa guerra non servirebbe, secondo lui, che a rafforzare gli imperialismi europei, che hanno facile gioco nel presentarsi, di fronte alla minaccia fascista, come delle democrazie, mentre essi sfruttano senza vergogna «seicento milioni di esseri umani privati di ogni diritto».

Qualche mese dopo, tuttavia, cambia radicalmente la sua posizione: quando il partito comunista (che chiamava in precedenza alla lotta contro le dittature fasciste) si scopre pacifista in seguito al Patto Germano-sovietico, Orwell scopre che, in fondo, è sempre stato un patriota, seppure sui generis.

Contravvenendo al suo desiderio che aveva di arruolarsi nell'esercito, la sua debole salute lo fa riformare. Malgrado quest'ultima, si arruola nel 1940 nella Home Guard (milizia dei volontari organizzata dallo Stato e creata allo scopo di resistere all'invasione nazista nel caso in cui i tedeschi sbarcassero in Gran Bretagna). Inoltre, nel 1941, è scritturato come produttore alla BBC, diffondendo emissioni culturali e commenti di guerra destinati alle Indie.

Parallelamente a queste attività , Orwell invia regolarmente degli articoli ("Le Lettere da Londra") alla rivista americana di ispirazione trotskista «The Partisan Review». Infatti, il patriottismo di cui fa mostra dall'inizio della guerra non gli ha fatto fatto abbandonare le sue aspirazioni rivoluzionarie. Al contrario, ritiene che la vittoria della Gran Bretagna sulle dittature fasciste passerà  necessariamente attraverso la rivoluzione sociale in Inghilterra, rivoluzione di cui vede i segni precorritori nello scontento crescente delle classi popolari di fronte alle privazioni dovute allo stato di guerra (che non colpiscono gli strati superiori della società ) ed ai rovesci militari dell'esercito inglese, rovesci causati secondo lui dall'incuria dei dirigenti militari e politici.

Da questo punto di vista, la Home Guard gli sembra essere quel popolo in armi che rovescerà , con l'uso della forza, il potere esistente prima di sconfiggere gli eserciti hitleriani (sviluppa questi punti di vista nel suo saggio intitolato Il Leone ed il Liocorno, che esce nel 1941 nella collezione Searchlight, di cui è cofondatore).

Nel novembre del 1943, Orwell dà  le dimissioni dal suo posto alla BBC. Diventa allora direttore delle pagine letterarie del settimanale della sinistra laburista The Tribune ed inizia la redazione di La fattoria degli animali.

Gli ultimi anni[modifica]

Orwell termina di scrivere La fattoria degli animali nel febbraio 1944. L'opera non apparirà  tuttavia che un anno dopo, nell'agosto 1945. Nel frattempo il libro è stato rifiutato da quattro editori: l'accusa radicale dell'URSS era prematura, in un momento in cui le ostilità  contro la Germania non erano terminate.

Copertina di Omaggio alla Catalogna

Sempre nel 1945, Orwell, che ha dato le sue dimissioni dal suo posto al The Tribune, diventa inviato speciale del The Observer in Francia ed in Germania, dove è incaricato di commentare la vita politica. È a Colonia, in marzo, quando apprende che sua moglie, colpita da un cancro, è morta da poco. Rientra a Londra e consegna alla redazione ciò che diventerà  la sua opera più celebre: 1984.

A partire dall'agosto 1945, diventa vicepresidente del "Freedom Defense Committee" (presidiato dal poeta anarchico Herbert Read), che si era fissato come compito di «difendere le libertà  fondamentali degli individui e delle organizzazioni, e di venire in aiuto di coloro che sono perseguitati per aver esercitato i loro diritti alla libertà  di esprimersi, di scrivere e di agire». Orwell sosterrà  il comitato sino al suo scioglimento nel 1949.

Sempre nel 1949, pubblica 1984, che ha terminato alla fine dell'anno precedente. Sposa in seconde nozze Sonia Brownell il 13 ottobre, quando, gravemente ammalato di tubercolosi, è ricoverato il mese precedente all'University college Hospital di Londra, dove prende degli appunti in vista di un futuro romanzo.

Muore il 21 gennaio 1950 a seguito di una tubercolosi.

Orwell è sotterrato nel piccolo cimitero della chiesa di Sutton Courtenay, vicino ad Abingdon nell'Oxfordshire, benché non abbia nessun legame con questo villaggio. Aveva comunque lasciato come istruzioni: «Dopo la mia morte, non voglio essere cremato. Voglio semplicemente essere sotterrato nel cimitero più vicino al luogo del mio decesso». Ma il suo decesso essendo avvenuto al centro di Londra e nessun cimitero londinese non avendo abbastanza posto per sotterrarlo, la sua vedova, Sonia Brownell, temendo che il suo corpo venisse incenerito, aveva chiesto a tutti i suoi amici di contattare il curato del loro villaggio di origine per vedere se la loro chiesa disponeva nel suo cimitero un posto per sotterrarlo.

Sulla sua tomba queste semplici parole:

«Eric Arthur Blair

nato il 25 giugno 1903,

morto il 21 gennaio 1950»

Senza alcuna menzione né alle sue opere, né al suo nome d'arte: "George Orwell". Dopo la sua morte, la sua vedova ha fatto pubblicare una collezione dei suoi articoli, saggi, corrispondenze così come alcuni racconti con il titolo Collected Essays, Journalism, and Letters, (1968).

The Complete Works of George Orwell (venti volumi), prima edizione delle opere complete di Orwell, è stata terminata in Inghilterra nel 1998.

Aneddoti[modifica]

Orwell delatore?[modifica]

L'11 luglio 1996, è stato pubblicato un articolo sul quotidiano inglese The Guardian in cui era sostenuto che George Orwell, nel 1949, aveva collaborato con l'Information Research Department (una sezione del Ministero degli Affari esteri britannico legato ai servizi di informazione attraverso la mediazione di un funzionario di quest'ultimo: Celia Kirwan. Orwell aveva consegnato a quest'agente una lista di nomi di giornalisti e di intellettuali "criptocomunisti", "compagni di strada" o "simpatizzanti" dell'Unione sovietica. La realtà  di questa collaborazione è provata da un documento declassato la vigilia dal Public Record Office.

L'informazione è stata amplificata in Francia soprattutto dai quotidiani «Le Monde» (12 e 13 luglio 1996) e «Libération» (15 luglio 1996). Il pubblico francese apprendeva che l'autore di 1984 "denunciava al Foreign Office i "criptocomunisti" (Le Monde, 13 luglio 1996). Nel numero di ottobre 1996, la rivista «L'Histoire» andava molto più in là  ancora, spiegando che Orwell aveva "spontaneamente partecipato alla caccia alle streghe" organizzata contro gli intellettuali dal Foreign Office.

Questi articoli omettevano di menzionare che Orwell era un amico personale di Celia Kirwan (cognata dello scrittore Arthur Kœstler, aveva nel 1945 respinto la richiesta di matrimonio di Orwell, vedovo da qualche mese). Quest'ultima, in occasione di una visita che aveva fatto all'autore di Omaggio alla Catalogna, gli aveva confidato che lavorava in quel momento per un servizio governativo incaricato di reclutare degli scrittori e degli intellettuali suscettibili di produrre della propaganda antisovietica. Orwell, dopo averle consegnato i nomi di alcune persone di sua conoscenza che gli sembravano adatti ad essere reclutati, propose a Celia Kirwan di comunicargli, a titolo privato, i nomi di altre persone che era, per la loro grande notorietà  e a motivo delle loro convinzioni politiche, inutile avvicinare.

La famosa lista, declassificata nel 2003 (ma che, stranamente, era già  menzionata nella biografia di Crick apparsa nel 1980) non dice altro, e tutto lascia a pensare che la "collaborazione" di Orwell si sia ridotta a questo. John Newsinger, nella sua "biografia politica" di Orwell, ha inoltre ricordato che George Orwell aveva in diverse occasioni manifestato, alla fine degli anni 40, la sua ostilità  ad ogni tentativo di instaurare un "maccarthismo inglese".

George Orwell e Aldous Huxley a Eton[modifica]

Il futuro autore di Il mondo nuovo insegnò brevemente il francese a Eton (in sostituzione di un professore titolare partito per la guerra), dove tra i suoi allievi figurava il futuro autore di 1984. Apparentemente, Orwell apprezzava Huxley, che insegnava loro «parole rare e strane, in un modo molto concertato» si ricorda Steven Runciman (amico e condiscepolo di Orwell durante quest'epoca), che aggiunge che egli era «un professore di una totale incompetenza». Non riusciva a far rispettare la disciplina ed era talmente miope che non vedeva quanto stava accadendo, per cui era costantemente preso in giro, il che innervosiva molto Orwell «che trovava che tutto ciò fosse crudele».

Runciman conclude tuttavia che i corsi gestiti da Aldous Huxley non furono inutili ai giovani: «Il gusto delle parole, del loro uso preciso e significativo ci rimase. In ciò, abbiamo un grande debito verso di lui».

Bibliografia[modifica]

Opere di Orwell (prime edizioni italiane)[modifica]

  • Diari di guerra, Milano, Oscar Mondadori, 2007.
  • Gli anni dell'Observer. La raccolta inedita degli articoli e le recensioni, 1942-49, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2006.
  • Ricordi della guerra di Spagna, Roma, Datanews, 2005.
  • Romanzi e saggi, Milano, A. Mondadori, 2000.
  • Romanzi, Milano, A. Mondadori, 1994.
  • Cronache di guerra, Milano, Leonardo, 1989.
  • Nel ventre della balena e altri saggi, Firenze, Sansoni, 1988.
  • La strada di Wigan Pier, Milano, A. Mondadori, 1982.
  • Tra sdegno e passione. Una scelta di saggi, articoli, lettere, Milano, Rizzoli, 1977.
  • Giorni in Birmania, Milano, Longanesi, 1975.
  • La figlia del reverendo, Milano, Garzanti, 1968.
  • Senza un soldo a Parigi e a Londra, Milano, A. Mondadori, 1966.
  • Una boccata d'aria, Milano, A. Mondadori, 1966.
  • La strada di Wigan Pier, Milano, A. Mondadori, 1960.
  • Fiorirà  l'aspidistra, Milano, A. Mondadori, 1960.
  • La fattoria degli animali. Libera riduzione tutta illustrata dal celebre romanzo di George Orwell realizzata da Livio Apolloni, Roma, Mercurio, 1953.
  • 1984, Milano, A. Mondadori, 1950.
  • Omaggio alla Catalogna, Milano, A. Mondadori, 1948.
  • Giorni in Birmania, Milano, Longanesi, 1948.
  • La fattoria degli animali, Milano, A. Mondadori, 1947.

Opere su Orwell[modifica]

  • Beatrice Battaglia, Orwell oggi Orwell, Liguori, 2013
  • Antonio Manserra, La trilogia narrativa di George Orwell. Un'analisi di «A Clergyman's Daughter», «Keep the Aspidistra Flying» e «Coming Up for Air», Franco Angeli, 2010
  • Luciano Marrocu, Orwell. La solitudine di uno scrittore, Della Porta, 2009
  • Christopher Hitchens, La vittoria di Orwell, Libri Scheiwiller, 2008
  • Simon Leys, Orwell o L'orrore della politica, Irradiazioni, 2007
  • Ugo Ronfani (a cura di), Orwell, i maiali e la libertà , Bevivino, 2004
  • Bernard Crick, George Orwell, Il Mulino, 1991
  • Guido Bulla, Il muro di vetro: Nineteen Eighty-Four e l'ultimo Orwell, Bulzoni, 1989

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]