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Francesco Saverio Merlino

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Francesco Saverio Merlino
Francesco Saverio Merlino (Napoli, 15 settembre 1856 - Roma, 30 giugno 1930), avvocato, è stato pensatore e propagandista anarchico e socialista italiano.

Biografia[modifica]

La famiglia e gli studi giuridici[modifica]

Nato a Napoli il 15 settembre 1856 da Antonio e Giovanni Colarossi, avvocato con tendenze e simpatie rivoluzionarie, Francesco Saverio Merlino cresce in una famiglia borghese con una forte cultura giuridica il padre fu giudice della Gran Corte criminale sotto i Borboni e anche dopo l'Unità  d'Italia), che porterà  lui e i suoi fratelli (Giuseppe e Pasquale) ad intraprendere studi giuridici. Nel capoluogo campano si laurea giovanissimo presso la Facoltà  di Giurisprudenza, dove alcuni docenti di ispirazione democratica e liberale influenzeranno la sua formazione politica.

La scoperta dell'anarchia e prime attività [modifica]

Scopre l'anarchia sin dal 1875, ma delinea in maniera precisa le sue idee solo due anni dopo attraverso la collaborazione con un giornale anarchico napoletano. Nel 1878, si svolge il processo a carico della Banda del Matese (movimento insurrezionale organizzato da un gruppo di anarchici, tra cui Malatesta). Come avvocato degli anarchici Merlino ottiene l'assoluzione degli imputati. Inizia così la sua militanza nel movimento anarchico, che per almeno vent'anni lo vedrà  portare avanti parallelamente l'organizzazione rivoluzionaria e l'attività  letteraria che gli permetterà  di scrivere tantissime opere a carattere teorico.

Il 10 ottobre 1878, durante un convegno degli internazionalisti napoletani, viene per la prima volta arrestato insieme ad altri militanti, rimanendo in tali condizini sono al 5 aprile seguente. Durante il biennio 1879-81 collabora con Luigi Felicò, Giuseppe Sarno e Niccolò Converti alla pubblicazione di alcuni periodici, tra cui Il Movimento sociale. Inoltre, nello stesso periodo, cerca di alimentare una rivolta in Sicilia e Puglia, dove sembravano esserci le condizioni per poter sviluppare un simile progetto. Contemporaneamente difende diversi imputati anarchici durante i vari procedimenti che si susseguono contro il movimento anarchico, come quello di Castrovillari contro Giovanni Domanico e Giuseppe Fasoli (1879), di Firenze contro Francesco Natta, Francesco Pezzi, Maria Luisa Minguzzi, Anna Kuliscioff e altri imputati (Merlino fu il difensore del solo Natta).

Merlino collabora con molti altri giornali, tra cui La Plebe di Milano, e pubblica vari opuscoli, tra cui uno su Carlo Pisacane[1] e sull'illuminista napoletano Vincenzo Russo.[2]

Polemica con Andrea Costa[modifica]

Quando l'anarchico Andrea Costa comincia ad esplicitare il suo allontanamento dall'anarchia in favore del parlamentarismo, il movimento anarchico assume una posizione molto dura nei suoi confronti. Anche Merlino critica Costa, tuttavia lo fa inizialmente attraverso una linea meno dura e radicale di altri suoi compagni. A partire dal 1881, attraverso una serie di articoli comparsi su Il Grido del Popolo, Merlino invece assume toni molto più radicali ed intransigenti.

Attività  propagandistica e teorica[modifica]

Nel 1881 partecipa al Congresso internazionale di Londra, che vedrà  la presenza dei più importanti anarchici del pianeta, tra cui Kropotkin e Most, dove passa la linea insurrezionalista che vedrà  il movimento anarchico internazionale virare in favore della propaganda col fatto. Merlino porta avanti l'esempio rivoluzionario di Carlo Pisacane e delle volontà  azionistiche delle minoranze politiche.

Dal 1884 è costretto all'esilio in Gran Bretagna a causa di una condanna che pende sul suo capo (accusa di cospirazione contro lo Stato), da dove poi frequentemente si sposta in altri paesi europei e negli Stati Uniti.

Il 28 giugno 1885 è a Parigi per tentare di coordinare i gruppi anarchici italiani e francesi. In questo periodo preconizza l' entrata degli anarchici nelle organizzazioni operaie, opponendosi all'individualismo e agli antiorganizzatori, ma soprattutto dedica sempre maggior spazio alla stesura e pubblicazione di opuscoli (Dell’anarchia o d'onde veniamo e dove andiamo, La fine del parlamentarismo, La nuova religione) e saggi (Socialismo o monopolismo? del 1887, Manualetto di scienza economica ad uso degli operai del 1888, L’Italie telle qu’elle est, pubblicato in lingua francese nel 1890) .

Arrestato a Versailles il 26 aprile 1890, mentre distribuisce volantini molto violenti, viene condannato a due ani di carcere e poi espulso dalla Francia. Merlino ripara così a Malta insieme a Paolo Schicchi. I due sbarcheranno poi clandestinamente in Sicilia nel tentativo di far esplodere nuovi moti insurrezionali.

All'inizio del gennaio 1891 partecipa al congresso di Capolago, dove prevale la tendenza organizzatrice che sfocerà  nel tentativo di costituire una sorta di Partito Anarchico. L'anno successivo fa una tournée di conferenze negli Stati Uniti e fonda due giornali, Il Grido degli Oppressi e Solidarity, prima di rientrare clandestinamente in Italia. Nel 1894 è arrestato a Napoli e condannato a due anni di detenzione per una vecchia pendenza giudiziaria e per aver tentato di condizionare in senso ancor più rivoluzionario la rivolta dei fasci siciliani.

Polemica con Malatesta e fine della militanza anarchica[modifica]

All'uscita dal carcere sviluppa una polemica con Malatesta che lo porta ad una sorta di revisione ideologica dell'anarchismo (per esempio sulla questione dell’astensionismo, ritenendo che il parlamentarismo potesse essere un mezzo non per prendere il potere ma per per penetrare tra le masse) e ad elaborare una concezione originale del socialismo di tendenza libertaria, in cui afferma che il socialismo non possa che essere il risultato finale di esperienze, tentativi e correzioni continue, pertanto non possa essere inquadrato in un modello prestabilito. Il socialismo, per Merlino, si configura come un equilibrio instabile tra le istanze individuali e quelle collettive, avvicinandosi pertanto alle idee di Proudhon. Le sue idee saranno esplicate in maniera chiara in alcuni saggi che delineeranno il suo percorso politico, come Pro e contro il socialismo (1897) e L'utopia collettivista e la crisi del “socialismo scientifico” (1898).

Nonostante la frattura con il movimento anarchico, dal 21 al 28 aprile 1898, ad Ancona, è a fianco degli avvocati Pietro Gori ed Enrico Ferri per assumere le difese degli anarchici incolpati delle rivolte di gennaio contro l'aumento del pane (tra cui ancora Malatesta).

Precursore dei critici del marxismo, fu apprezzato da Eduard Bernstein in Germania e Gorge Sorel in Francia, attirandosi per contro le dure critiche di marxisti ortodossi come Antonio Labriola e Leonida Bissolati. Dirige, sino al 1899, l’importante Rivista Critica del Socialismo[3], ed alla fine dello stesso anno si iscrive al PSI, rimanendo però alquanto isolato all'interno del partito.

Nel 1900, dopo il regicidio di Monza, assume con coraggio la difesa di Gaetano Bresci,[4] salvandolo dalla condanna a morte. Difende anche i compagni anarchici perseguitati per aver occupato le fabbriche di Torino, quelli del processo Diana di Milano ecc.

IL riavvicinamento al movimento anarchico[modifica]

Dopo il 1907 decide di ritirarsi a vita privata, dedicandosi alla sua professione di avvocato e considerando l'esperienza dell'anarchismo italiano oramai finita, in quanto assorbita dal socialismo.

Nel primo dopoguerra, tuttavia, si riavvicina al movimento anarchico, pur continuando a rimanere moderatamente critico rispetto alle antiche posizioni di venti anni prima (sarà  invece molto più duro e radicale nei confronti delle altre forze della sinistra). Merlino riconosce agli anarchici il merito del loro antagonismo tanto al fascismo quanto al bolscevismo, scrivendo numerosi articoli per la stampa anarchica. Per le edizioni “Pensiero e Volontà ”, nel 1924 pubblica un opuscolo dal titolo Fascismo e democrazia. Molti suoi scritti del periodo confluiranno nel Il problema economico e politico del socialismo, dove tenta di tracciare le basi di una sorta di «anarchia possibile».

Francesco Saverio Merlino muore il 30 giugno 1930 a Roma.

Note[modifica]

Bibliografia[modifica]

Opere principali di F.S Merlino[modifica]

Scritti su F.S. Merlino[modifica]

  • G. Berti, Francesco Saverio Merlino. Dall'anarchismo socialista al socialismo liberale (1856-1930), Milano, 1993.
  • M. La Torre, Malatesta e Merlino. Un dibattito su anarchismo,. Democrazia e questione criminale, «Materiali per una storia della cultura giuridica», xiv (1984), pp. 125-162;
  • G. Landi, Malatesta e Merlino dalla Prima Internazionale alla opposizione al fascismo, «Bollettino del Museo del Risorgimento», XXVIII (1983);
  • A. Venturini, Alle origini del socialismo liberale. Francesco Saverio Merlino. Ritratto critico e biografico, con una scelta di scritti e una lettera inedita, Bologna, 1983;
  • R. Manieri, La fondazione etica del socialismo. F.S. Merlino, Bari, 1983;
  • E.R. Papa, Per una biografia intellettuale di F.S. Merlino. Giustizia e sociologia criminale. Dal “socialismo anarchico” al “riformismo rivoluzionario” (1878-1930), Milano, 1982;
  • N. Dell’Erba, Le origini del socialismo a Napoli (1872-1892), Napoli, 1979;
  • M. Galizia, Il socialismo giuridico di Francesco Saverio Merlino. Dall’anarchismo al socialismo, alle origini della dottrina socialista dello Stato in Italia, in Aspetti e tendenze del diritto costituzionale. Scritti in onore di Costantino Mortati, Roma, 1977.
  • Arrigo Petacco, L'anarchico che venne dall'America, Mondadori, Milano 1974, p.91.
  • Massimiliano Boni, Il socialismo senza Marx. Studi e polemiche per una revisione della dottrina socialista (1897-1930), Bologna 1974.
  • E. Ragionieri, Socialdemocrazia tedesca e socialisti italiani 1875- 1895, Milano, 1961;
  • F.S. Merlino, Revisione del marxismo. Lineamenti di un socialismo integrale, a cura di Aldo Venturini, Ed. Minerva, Bologna, 1945.
  • Paul Gille, Abbozzo d'una filosofia della dignità  umana (trad. di Luigi Fabbri, prefazione di F.S Merlino), Milano, Casa Editrice Sociale, 1926, pp. 140.

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]