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Francesco Ghezzi

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Francesco Ghezzi
Francesco Ghezzi (Cusano Milanino, 4 ottobre 1893 - gulag di Vorkuta, Russia, 3 agosto 1942) è stato un sindacalista dell'Unione Sindacale Italiana.[1]

Biografia[modifica]

Francesco Ghezzi nasce il 4 ottobre 1893 a Milano, figlio di una famiglia operaia.

Giovane anarco-sindacalista[modifica]

Inizia a lavorare a sette anni e a 16 si accosta alle idee anarchiche. Tra il 1914 e il 1921, in qualità  di membro dell'Unione Sindacale Italiana (USI), partecipa attivamente alla protesta politica e alle lotta anti-imperialiste. Nel luglio 1917, per evitare la chiamata alle armi, oltrepassa il confine di Luino e ripara a a Zurigo. Qui, impiegato come tornitore e pulitore d'argento, frequenta gli ambienti rivoluzionari del fuoriuscitismo che ruotano intorno alla Libreria internazionale. Nel frattempo la polizia italiana lo annota come «agente dell'Austria con l'incarico di esplicare propaganda disfattista».

Il 29 novembre 1918 viene arrestato e imprigionato (assieme a Mario Castagna, Giacomo Magni, Eugenio Giuseppe Macchi, Angelo Pozzi e Carlo Restelli) per aver organizzato e partecipato all'insurrezione di Zurigo, ma viene rilasciato anche grazie ad un'intensa campagna di stampa che gli esprime solidarietà . Essendo non colpevole, gli viene riconosciuta un'indennità  di 600 franchi, ma poi viene ugualmente espulso dal paese.

In esilio: Russia, Germania e di nuovo Russia[modifica]

Rientrato in Italia, dopo l'attentato di Bruno Filippi al Teatro di Milano del 1921, la repressione anti-anarchica lo costringe alla fuga in Russia, dove, sempre come delegato dell'USI, partecipa all'internazionale sindacale Profintern ( Internazionale Rossa dei Sindacati del Lavoro); il rapporto tra gli anarco-sindacalisti e i leader comunisti sono molto tesi, il Profintern nega ogni autonomia al sindacato e gli arresti sono abbastanza numerosi. Grazie alla protesta formale da parte di Emma Goldman e Alexander Berkman, Ghezzi ed altri compagni vengono rilasciati.

Nel 1922 si reca in Germania e partecipa alla costituzione dell'AIT-anarcosindacalista. Arrestato in Germania, il governo italiano ne chiede l'estradizione per terrorismo, ma una massiccia campagna di solidarietà  organizzata dall'avvocato Michel Frenckel gli evita la galera italiana, anche grazie al Ministro degli Esteri russo Narkomindel che certificherà  la sua cittadinanza russa. Tra il 1923 e il 1926 lavora in una comunità  agricola di Jalta (Russia) e sviluppa contatti con anarchici stranieri. Nel 1926 va a lavorare a Mosca come operaio, mantenendo i contatti con il movimento anarchico che operava in condizioni di semiclandestinità . Diventa amico in particolare di Nikolaj Lazarevic e Pierre Pascal.

Con il filosofo Alexei Borovoi si unisce al gruppo del museo Kropotkin, che rimarrà  attivo sino al 1928 e da cui sorgeranno due tendenze: gli ideologi e gli anarcomistici guidati da Alexei Solonovitx. Alcuni fuoriusciti dal Museo Kropotkin fondano una nuova sezione della Croce Nera Anarchica; Ghezzi si occupa della gestione delle donazioni provenienti dall'estero. Tra il 1929 e il 1930, come risultato di una nuova ondata di arresti, l'anarchico milanese è accusato di attività  controrivoluzionarie e di essere un «agente dell'ambasciata fascista»; il 31 maggio 1929, vittima della repressione sovietica dell'autocrate Stalin, viene internato per tre anni a Suzdal', dove si ammala di tubercolosi rischiando la morte: alcuni amici e compagni (Nikolaj Lazarevic, Luigi Fabbri, Piere Monatte, Ugo Fedeli, Panaït Istrati, Boris Souvarine e Jacques Mesnil) presentano allora una petizione in Francia e Svizzera [2], firmata pure da Romain Rolland, ma i sovietici rispondono ancora una volta che Ghezzi è una spia dell'ambasciata fascista.

La militanza anarchica durante lo stalinismo[modifica]

Grazie all’insistente campagna di solidarietà , nel 1931, dopo essere stato mandato in esilio in Kazakistan, Ghezzi viene rilasciato con l’obbligo di rimanere in Unione Sovietica. Ritornato a Mosca, riprende il suo lavoro di operaio, si diploma all’Istituto Tecnico e si sposa con Olga Gaake. Da quest’unione nasce una figlia, Tat’jana. Nella capitale sovietica continua l’attivismo anarchico e mantiene i contatti con l'estero, fornendo la sua casa come rifugio agli antistalinisti russi ricercati dalla polizia segreta. Nel 1933, tramite la Croce Rossa Politica, si impegna per il rilascio del trotzkysta Gurevich e aiuta la moglie esiliata di Victor Serge, Liobov Rusakova-Kibaltxitx. Nel 1936 chiede ripetutamente di essere inviato come volontario nella guerra di Spagna, ma i permessi gli vengono negati nonostante la CNT avesse chiesto direttamente a Stalin di permettere a Ghezzi e ad altri prigionieri politici (es. Otello Gaggi, Herman Sandormirski ...) di unirsi a loro nelle lotte contro i franchisti.

Il 5 novembre 1937 è arrestato nuovamente con la solita accusa di attività  controrivoluzionaria nei luoghi di lavoro e di essere un sostenitore del nazismo. Le indagini durano circa un mese, durante il quale Ghezzi respinge tutte le accuse, compresa quella di essere filotrotskista. Fino alla sentenza di colpevolezza resta a Lubianka, prigione interna della NKVD.

Il gulag e la morte[modifica]

Il 3 aprile 1939 il comitato speciale dell'NKVD lo condanna ad un anno di lavori forzati e due settimane dopo viene inviato nel gulag di Vorkuta (oltre il circolo Polare Artico), nonostante i medici gli avessero diagnosticato la tubercolosi. Nel 1943, un'altra sentenza dell'NKVD gli prolunga la detenzione, ma sarà  del tutto inutile perché Francesco Ghezzi muore il 3 agosto 1942 (Vorkuta, Komi, Russia).

La riabilitazione postuma[modifica]

Nel 1956, su richiesta della moglie Olga Gaake, Nikita Khruscov accetta di riaprire il caso riguardante Ghezzi e si stabilisce che le sue confessioni e le le testimonianze contro di lui furono estore con la tortura. Il 21 maggio 1956 un tribunale di Mosca dichiara che «le prove a suo carico erano insufficienti», Ghezzi viene di fatto riabilitato e cade l'accusa di essere un controrivoluzionario. [3]

Il 28 settembre 1994, la Procura di Mosca riconobbe «vittima di repressioni politiche» anche la figlia di Ghezzi, Tat’jana Ghezzi Stepanova.

Note[modifica]

  1. Fonti: Anarcoefemerides.net e Cantiere biografico degli Anarchici IN Svizzera
  2. La petizione è inviata allo scrittore Maksim Gor'kij perché interceda con Stalin
  3. Stessa riabilitazione postuma riceverà  l'anarchico Otello Gaggi

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]