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Federico Aldrovandi

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Il corpo di Federico Aldrovandi

Federico Aldrovandi è un diciottenne di Ferrara morto la mattina del 25 settembre 2005 dopo essere stato fermato dalla polizia e aver da essi subito violenze tali da portarlo alla morte.

Chi è Federico Aldrovandi[modifica]

Federico Aldrovandi nasce il 17 luglio 1988, vivendo la sua infanzia e la sua adolescenza con la sua famiglia a Ferrara. E’ un ragazzo “normale”, al compimento del 18° anno di età  prende la patente, studia come perito elettrotecnico, suona il clarinetto e soprattutto fà  karate con ottimi risultati. Il sabato sera andava spesso con gli amici a Bologna poiché è in quella città  che ci sono locali, concerti, centri sociali ecc. È quindi un ragazzo perfettamente in linea con tutti i suoi coetanei.

I fatti del 25 settembre[modifica]

Sabato 24 settembre Federico e i suoi amici erano stati al Link, a Bologna, il concerto reggae era saltato ma Federico e i suoi amici avevano trovato il modo di divertirsi ugualmente. Federico aveva sicuramente sniffato "qualcosa" - probabilmente una smart drug, naturale e non proibita. Inoltre, nel suo sangue sono state trovate balnde tracce di oppiaccei e di chetamina.[1]

Domenica mattina del 25 settembre erano appena passate le 5 quando il gruppo di amici, appena rientrato a Ferrara, si separa da Federico, il quale decide di fare a piedi l'ultimo tratto per rientrare a casa a piedi. Da questo momento non è chiaro ciò che succede, poiché è la polizia a raccontare i fatti. Federico avrebbe incontrato i poliziotti alle 5.47, poiché una donna avrebbe avvertito la polizia che in Via Ippodromo c’era un ragazzo che la "inquietava" (forse Federico cantava o barcollava). Gli agenti lo fermano e alle 6.10 chiamano il 118. Otto minuti dopo giunge l’ambulanza che però lo trova già  esanime a terra e con le manette ai polsi. Non c’è più niente da fare.

Alle 8 la madre si accorge che il letto di Federico è vuoto, lo chiama al cellulare che però squilla invano. Dopo pochi minuti è la volta del padre a chiamare, una voce sconosciuta chiede al padre di qualificarsi e spiega che stanno facendo accertamenti su un cellulare "trovato per strada". Solo verso le 11 a casa Aldrovandi si presenta una pattuglia che annuncia, assai freddamente ciò che sarebbe accaduto. Lo zio paterno, Franco, che di professione fa l’infermiere parte per l’obitorio e trova Federico con il viso sfigurato, il sangue alla bocca e un'ecchimosi all'occhio destro, successivamente si verrà  a sapere di due ferite lacero-contuse dietro la testa, dello scroto schiacciato e di due lividi da compressione sul collo. I segni fanno pensare che Federico sia stato picchiato con i manganelli, probabilmente rovesciati. Uno addirittura s'è rotto quella mattina, probabilmente spezzatosi sulla schiena, sulle gambe e sul viso del ragazzo. Inoltre il sangue sul vialetto e sui vestiti fa pensare che le botte potrebbero essere iniziate prima del luogo della morte. Nonostante tutto ciò i poliziotti cercano di spiegare che Federico si sarebbe procurato quelle ferite con un comportamento autolesionistico. Dicono che avrebbe sbattuto la testa al muro ma nessuno ha mai trovato tracce di cemento sul viso, né di sangue sui muri vicini.

La questura fa immediatamente credere che Federico fosse un “drogato”, lo stesso si cercherà  di fare con i compagni di Federico, convocati dalla narcotici e dalla mobile che li torchiano per bene cercando di fargli ammettere le loro “colpe”. A parte qualche trafiletto su alcuni giornali, sulla vicenda cala il silenzio, inoltre le indagini vengono affidate dal pm proprio alla polizia. Intanto però la perizia tossicologica smentisce la polizia.

Il rapporto delle volanti svela che quattro agenti sono dovuti ricorrere alle cure del pronto soccorso: due sono usciti con una prognosi di sette giorni, gli altri addirittura di 20. Intanto la signora Patrizia Aldrovandi apre un blog per evitare che la vicenda del figlio passi in silenzio, nonostante pochi a Ferrara mostrino reale interesse per la vicenda.

Lentamente però, proprio grazie al blog e a vari siti internet che rilanciano la notizia, il “caso Aldrovandi” trova sempre maggior spazio nei media, alcuni deputati presentano interrogazioni parlamentari, si svolgono manifestazioni e iniziative varie. Così le istituzioni sono state costrette a non tacere e attualmente è in corso un processo a carico degli agenti della volante.

Sentenza[modifica]

Il 6 luglio 2009 il tribunale di Ferrara ha condannato a tre anni e sei mesi i quattro poliziotti accusati di eccesso colposo nell'omicidio colposo di Federico Aldrovandi [2] [3].

Note[modifica]

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]