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Federazione delle Borse del Lavoro

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Fernand Pelloutier, segretario della Federazione delle Borse del Lavoro dal 1895 al 1901
Le Borse del Lavoro (Borse du Travail) nacquero in Francia nel 1887 come strumento istituzionale teso a favorire l'incontro tra domanda e offerta di lavoro. Ben presto però, soprattutto grazie all'influenza dell'anarco-sindacalismo, le "Borse" riuscirono a conquistarsi una certa indipendenza d??azione e divennero nel tempo un’organizzazione federata ("Federazione delle Borse del Lavoro") basata sui principi del sindacalismo rivoluzionario e dell'anarco-sindacalismo. Il maggior impulso in senso rivoluzionario fu dato dall'anarchico francese Fernand Pelloutier [1].

Nascita, funzione ed evoluzione delle Borse del Lavoro[modifica]

La prima "Borsa del Lavoro" aprì le sue porte a Parigi il 3 febbraio 1887 su decisione del Consiglio comunale. Ben presto in tutto il territorio nazionale se ne costituirono molte altre e così nel 1892 dieci delle quattordici "Borse" esistenti diedero vita a Saint-Étienne ad una federazione: la Federazione delle Borse del Lavoro.

La federazione aumentò rapidamente la propria influenza sul movimento operaio ponendosi alle dipendenze della "Federazione nazionale dei sindacati", sola altra organizzazione nazionale sindacale allora esistente (legata a Jules Guesde). La svolta rivoluzionaria fu l'ingresso degli anarchici nei sindacati, in gran parte favorita da militanti come Fernand Pelloutier (segretario della Federazione delle Borse del Lavoro dal 1895 al 1901) ed Emile Pouget, che ebbe inizio nelle strutture locali ed interprofessionali per poi espandersi anche a livello più generale.

Dall'unione nel 1895 con la "Fédération nationale des syndicats" nacque la CGT, che inizialmente era sotto controllo quasi totale deagli anarco-sindacalisti ma operava separatamente dalle "Borse" nonostante le molte affinità  d'intenti. In seguito, a partire dal congresso di Montpellier del 1902, le due organizzazioni sindacali si fusero seppur mantenendo attive e separate due sezioni: la Federazioni dei lavori e la Federazione delle Borse del Lavoro.

Dal 1892 fino al 1906, il sindacalismo fu influenzato in maniera decisiva dai principi anarchici: la Federazione delle Borse del Lavoro divenne uno strumento in mano al sindacalismo rivoluzionario per la resistenza operaia, la mutua assistenza (contro la disoccupazione, per la ricerca del lavoro, la tutela della malattia lavorativa e degli infortuni sul lavoro, ecc.) e l'emancipazione culturale e professionale (corsi di formazione tecnica, culturale, scientifica, ecc.). La federazione era organizzata sulla base di un modello non gerarchico e comunque territoriale (in antitesi quindi ai principi organizzativi vigenti negli altri sindacati), basando il proprio agire quotidiano essenzialmente sulla tattica dell'azione diretta e sulla strategia dello sciopero generale.

Dopo la morte di Pelloutier (1901), il segretariato fu retto da Georges Yvetot sino al 1918. Yvetot fu anche co-fondatore della Ligue antimilitariste ed anche segretario della Fédération des Bourses du travail.

Azione ed educazione[modifica]

Un corso tenuto presso la Borsa di Tolosa

Accanto alle funzioni istituzionali, come quello di vero e proprio ufficio di collocamento e di sede dei sindacati, le "Borse del lavoro" su impulso degli anarchici divennero contemporaneamente centri di istruzione sociale e focolari di agitazione popolare. L'azione sindacale non veniva semplicemente canalizzata alle questioni lavorative ma anche alla lotta al nazionalismo, al sessismo, al militarismo ed in favore del controllo delle nascite. L'intento era quello di sviluppare una solidarietà  non corporativista ma di classe, rivoluzionaria e autonoma, che al contempo fosse uno strumento di emancipazione dei lavoratori e il principio organizzativo di una società  futura.

Non sempre dalle "Borse" partiva l’idea di uno sciopero, tuttavia là  si svolgeva tutto quell'utile lavoro di coordinazione e organizzazione, aiuto logistico, informazione, solidarietà  e sostegno legale ai lavoratori e alle lavoratrici in lotta.

L’azione diretta e lo sciopero venivano visti come strumenti di «ginnastica rivoluzionaria», atti alla conquista di quanto necessario quotidianamente ma con il fine ultimo della rivoluzione sociale, come peraltro esplicitamente dichiarato durante il Congresso di Amiens:

«I sindacalisti, antiparlamentaristi risoluti, sono decisi a sopprimere lo Stato come organismo sociale: decisi a fare sparire ogni governo delle persone, per affidare ai sindacati, alle federazioni, alle Borse del Lavoro, il governo delle cose, la produzione, la distribuzione, lo scambio, ...». [2]

Per queste ragioni in quelle strutture i sindacalisti organizzarono molti incontri pratici ed educativi: convegni di istruzione e formazione, feste, rappresentazioni teatrali, ecc.

Contraddizioni e limiti delle "Borse del Lavoro"[modifica]

Borsa del Lavoro di Parigi (1° maggio 1906)

La maggiore contraddizione interna alle "Borse" fu quell'aspetto dualistico che le portava a portare in sè due principi antiteci : quello istituzionale e quello rivoluzionario.

Pasquale Binazzi, fondatore della "Borsa del Lavoro" di La Spezia

In un'epoca in cui non esisteva un sistema statale di collocamento, né formazione professionale regolamentata o sistema di assicurazione sociale, la "Federazione" svolse un ruolo fondamentale di organizzazione dei servizi a caratteri "sociale", rispondendo in questo modo a necessità  essenziali della popolazione operaia. A questo scopo ricevevano sovvenzioni statali e municipali, con l'obiettivo anche di garantire la "pace sociale".

Le "Borse" furono però anche un centro di resistenza, di rivendicazioni e di azioni operaie. Un centro di aggregazione che, particolarmente nel periodo in cui il sindacalismo rivoluzionario dominava, non svolse una semplice funzione istituzionale ufficiale o alternativa, bensì quella di costituire un luogo fisico dove fosse possibile coagulare tutte le forze rivoluzionarie del paese. La contraddizione sta quindi nel fatto che esse furono sia uno strumento pacificatore che rivoluzionario.

Si può immaginare che il “municipio” volesse controllare quelle che considerava derive rivoluzionarie attraverso la limitazione o l'interruzione dei finanziamenti quando pensava che fossero stati superati i limiti "democratici". Fu questo tentativo di controllo all'origine della chiusura, dal 1905 al 1907, di ben 16 sezioni locali della Borsa, in un contesto in cui la propaganda della CGT durante i primi giorni del maggio 1906 in favore delle otto ore lavorative e dello sciopero generale, collocava la "Confederazione" in una dinamica innegabilmente rivoluzionaria.

Alla chiusura di molti di questi centri seguì una successiva riapertura sotto la direzione dei militanti socialisti moderati con la complicità  del partito socialista e delle istituzioni poste sotto il loro controllo. Ciò ebbe un ruolo molto importante nella fine del sindacalismo d’azione diretta, a cui contribuì in maniera decisiva anche la deriva riformista della CGT che ne limitò la forza rivoluzionaria e autogestionaria a partire dai primi anni '10 del XX secolo. Le "Borse" resistettero ancora, ma senza la forza rivoluzionaria ed autonoma che le aveva caratterizzate all'origine. In seguito, gli eventi della guerra mondiale diedero un colpo quasi mortale alle istanze rivoluzionarie del sindacalismo francese, portando molti militanti a rivolgere le proprie speranze verso il modello bolscevico russo che di fatto allontanò i lavoratori dai principi della Prima Internazionale secondo cui «L'emancipazione dei lavoratori sarà  opera dei lavoratori stessi, o non sarà !».[3]

In Italia[modifica]

Su impulso di quanto accadeva in Francia, anche in Italia furono fondate alcune sedi locali di "Borse del Lavoro". Una di queste fu costituita a La Spezia, nel 1920, per merito dell'anarchico Pasquale Binazzi che nella cittadina ligure fondò una locale sezione, divenendone egli stesso segretario.

Fonte e note[modifica]

Bibliografia[modifica]

Voci correlate[modifica]