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Fanya Baron

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Fanya Baron con suo marito Aaron

Fanya Anisimovna Baron (in russo: Фаня Барон [?]; ... – 29 settembre 1921) è stata un'anarchica russa. Compagna e moglie di Aaron Baron, fu condannata a morte dalla Ceka sovietica.

Biografia[modifica]

Il periodo americano[modifica]

Fanya Baron emigra durante il periodo zarista negli USA [1], forse per sfuggire ad un possibile arresto visto che, secondo alcune dicerie, sarebbe la responsabile dell'assassinio del capo della Okhrana (polizia segreta zarista).

In America partecipa attivamente, insieme al suo compagno Aaron Baron, alle lotte operaie e allo sviluppo dell'anarchismo statunitense. Nel gennaio 1915 partecipa a Chicago (Illinois) alla marcia dei senza lavoro, subendo le pesanti cariche della polizia. Membro del gruppo internazionale di propaganda delle idee libertarie, nel 1917 diviene collaboratrice di «Mother Earth», storica rivista di Emma Goldman, e subisce numerosi fermi polizieschi.

Rientro in Russia[modifica]

Rientrata in Russia nel 1917 [2], Fanya Baron entra a far parte della Confederazione Anarchica Ucraina (1919-1920), un'organizzazione anarco-sindacalista di a Kharkov (Ucraina) che pubblicava un giornale, «Nabat» ("L'Allarme"). Questa confederazione aveva stabilito stretti rapporti con il movimento rivoluzionairo di Nestor Makhno, in particolare molti militanti (lei stessa, Aaron Baron, Voline e Petr Arshinov, solo per citare i più celebri) erano attivi nella Sezione Culturale-Educazionale del movimento di Makhno.

Fanya è arrestata dalla Ceka tra la fine del 1920 e l'inizio del 1921 durante un blitz anti-anarchico. Con lei finiscono in carcere Voline e Aaron Baron. Il 25 aprile 1921 viene trasferita al Campo di Concentramento di Rjazan.

Fuga dal carcere e nuovo arresto[modifica]

Riuscita ad evadere dal carcere all'inizio del luglio del 1921, progetta un piano di fuga dalla prigione di Mosca per il marito Aaron Baron. Si avvale dell'aiuto del fratello di Aaron, Semion Baron, il quale però alla fine si rivelerà  un delatore della Ceka. Il piano quindi non solo fallisce ma addirittura Fanya viene nuovamente arrestata e Semion ucciso.

Insieme ad altri 13 anarchici viene detenuta nel campo di concentramento di Taganka con l'accusa di essere la «complice di atti criminali anti sovietici » [3]. Nel luglio 1921 mette in atto uno sciopero della fame per attirare il sostegno degli anarchici francesi, spagnoli e russi. Alle mobilitazioni in favore degli anarchici, Lev Trotsky risponderà : «Noi non incarceriamo gli anarchici, ma i criminali e i banditi che si proclamano anarchici».

Esecuzione[modifica]

Dei 13 anarchici detenuti, dieci vengono rilasciati e deportati il 17 settembre 1921: Voline, Vorobiov, Mratchny, Michailon, Grigori Maximoff, Ioudine, Efim Iartchouk, Anatol Gorelik, Feldman e Fedorov.

Il poeta Lev Chernyi e Fanya Baron vengono detenuti e giustiziati rispettivamente il 21 e il 29 settembre 1921.

Note[modifica]

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]