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Ettore Molinari

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Ettore Molinari

Ettore Molinari (Cremona, 14 luglio 1867 - Milano, 9 novembre 1926) è stato un anarchico e un chimico italiano.

Biografia[modifica]

Ettore Molinari nasce a Cremona il 14 luglio 1867 da Giuseppe e Giuseppa Antonioli. Trascorre l'infanzia nella città  natale, educato da una famiglia che si rifaceva ai "valori" del cattolicesimo e del tradizionalismo. Nel 1882 Molinari inizia la scuola di viticoltura ed enologia di Conegliano (Treviso) ma tre anni dopo viene espulso con l'accusa di aver costituito un nucleo di propaganda rivoluzionaria. Essendo stato bandito da tutte le università  italiane, nel 1885 si trasferisce a Zurigo per iscriversi al corso di chimica del Politecnico, il Eidgenossisches polytechnikum. Fino ad allora si era interessato di critica alla religione e valori del tradizionalismo borghese, ma in Svizzera la sua attenzione si allarga alle più ampie problematiche sociali. A Cremona i suoi riferimenti erano il gruppo socialista legato a Bissolati e al repubblicano Gisleri. A Zurigo invece si mette in contatto con la classe operaia locale, entrando a far parte del circolo operaio di Thalwil (nei pressi di Zurigo). Partecipa al congresso del Partito Operaio Italiano (Pavia, 18 e 19 settembre 1887), intervenendo per spingere il partito in direzione socialista e suggerendo come programma, tra le altre cose, l'abolizione della proprietà  individuale. Al Congresso di Pavia conosce l'anarchico Luigi Galleani.

A Zurigo segue i corsi di alcuni dei migliori docenti dell'epoca, si diploma nel 1888 e il 6 marzo 1889 si laurea in chimica all'Università  di Basilea. Lo studio però non lo distrae dall'attività  politica, che anzi in Svizzera gli dava maggiori stimoli, in quanto vi risiedevano numerosi esuli di fede anarchica e socialista con i quali strinse duraturi rapporti di amicizia (Elisée Reclus, P.A. Kropotkin, Max Nettlau, J. Gross, Jean Grave). Grazie a loro Molinari elabora un programma di socialismo anarchico fondato sul positivismo evoluzionistico: è la scienza ad emancipare gli uomini dal servaggio nei confronti della natura ed è il socialismo ad emancipare gli uomini dal dominio di altri uomini. Questo sarà  il fondamento del suo pensiero politico-scientifico.

Trasferitosi a Parigi nel 1889 insieme a Elena Delgrossi, una maestra elementare che aveva sposato nel maggio dello stesso anno e da cui avrebbe avuto sette figli (Amile nel 1890, Ribelle nel 1892, Henry nel 1894, Vittorio nel 1896, Alessandro nel 1898, Iride nel 1902 e Libero nel 1906), lavora in una farmacia, frequenta gli ambienti artistici e prosegue alacremente ad occuparsi di politica. Diviene così uno fra i più noti esponenti dell'anarchismo europeo, nel giugno 1890 lasciò la Francia e si trasferisce a Londra dove conosce l'anarchico italiano Errico Malatesta. Dal punto di vista professionale anche la sua fama cresce: dal dicembre 1890 al settembre 1891 lavora a Heidelberg come assistente volontario presso il laboratorio municipale. Durante questo periodo partecipa a diversi convegni, divenendo conosciuto negli ambienti anarchici per aver pubblicato a Londra, sulla rivista francese L’International, alcune istruzioni di chimica per la fabbricazione di ordigni esplosivi.

«Il Grido della folla», numero 19 (quarto anno) del 27 maggio 1905, storico giornale anarchico fondato da Nella Giacomelli ed Ettore Molinari

Tornato in Italia alla fine del 1891, si dedica con grande impegno al servizio della ricerca scientifica e delle industrie chimiche: prima, a partire dal 1892, lavora come assistente di chimica inorganica presso la scuola superiore di agricoltura di Milano; nel 1895 viene assunto come chimico presso lo stabilimento tessile di G. Rossi. L'esperienza scientifica e politica non saranno mai due cose completamente separate: come anarchico e come chimico pensava che fosse propedeuticamente necessario sviluppare un'avanzata tecnologia che si ponesse alla base della rivoluzione sociale e della nuova società  umana che si voleva costruire. Proprio per questo motivo, nel 1895, egli è tra i fondatori della Società  chimica di Milano e dal 1901 al 1916 dirige la scuola di chimica della Società  di incoraggiamento d’arti e mestieri (SIAM) che darà  spazio a molti giovani laureati desiderosi di accrescere il proprio bagaglio formativo.

Insieme a Giovanni Gavilli e Nella Giacomelli, un'anarchica di Lodi, che era anche l’istitutrice dei suoi figli e diverrà  la sua compagna, nel 1902 partecipa alla fondazione della rivista Il Grido della folla. Questo giornale rappresenterà  per molto tempo il principale luogo di elaborazione dell'individualismo anarchico italiano, in particolare della tendenza pacifista, non violenta e ostile all'illegalismo. Si battevano in favore di azioni individuali spontaneiste che avrebbero portato all'avvento di una società  comunista non organizzata. Insieme a Nella Giacomelli, Molinari viene costantemente accusato dai suoi compagni di eccessiva rigidità , imgenerando numerosi conflitti con anarchici iper-individualisti come Libero Tancredi, Gennaro D’Andrea e con lo stesso Giovanni Gavilli. Nel 1906 si concretizza la rottura tra Giovanni Gavilli e i cosiddetti "tetrarchi" del il Grido della folla (Molinari, Giacomelli, Riccioti Longhi e Manfredi), che porta questi ultimi a fondare «La Protesta Umana», mentre «Il Grido della folla», passato in gestione a Gavilli, cesserà  in breve tempo le pubblicazioni. Feroci diatribe verbali nascono però anche con Paolo Schicchi, chiamato inizialmente alla direzione del nuovo giornale. In seguito Giacomelli e Molinari stringeranno proficui rapporti con Giuseppe Monanni e Leda Rafanelli.

L'impegno come anarchico non sarà  mai un ostacolo alla sua brillante carriera universitaria: dal 1902 viene incaricato dell'insegnamento di chimica generale e inorganica presso l’Istituto tecnico superiore, il futuro Politecnico di Milano; nel 1904 riceve la cattedra di chimica merceologica all'Università  commerciale Bocconi di Milano. L'anno seguente diviene libero docente di chimica generale al Politecnico e nel 1906 direttore della nuova scuola professionale per l'industria di saponi e materie grasse.

Durante questo periodo scrive alcune delle sue opere principali, il Trattato di chimica generale ed applicata all'industria (Milano, 1904), mentre quattro anni dopo esce, sempre a Milano, il saggio sulla chimica organica. Queste opere gli danno una grande fama nel campo della chimica, divenendo il maggiore esperto italiano di esplosivi, un tema sul quale pubblica insieme con F. Quartieri il volume Notizie sugli esplodenti in Italia (Milano 1913). Dal 1913 al 1915 aveva inoltre collaborato alla rivista Volontà  di Ancona.

Con lo scoppio della prima guerra mondiale, coerentemente con le posizioni maggioritarie del movimento anarchico internazionale, si schiera con i neutralisti, segnando però l'incrinazione dei rapporti con il mondo della chimica e dell'industria che invece era a favore della guerra. Nel 1915 diviene direttore del laboratorio chimico della Società  italiana dei prodotti esplodenti (SIPE) di Cengio (prov. Savona), dove Molinari lavorava come consulente già  dal 1910. Molinari perfeziona la lavorazione del tritolo ed i suoi lavori sono ritenuti così importanti che lo stabilimento sarà  dichiarato ausiliario per la produzione di esplosivi, data la richiesta proveniente dall'esercito. Nel 1916, insieme ad altri docenti, Molinari entra a far parte del Comitato nazionale tecnico-scientifico per lo sviluppo e l'incremento dell'industria italiana. Nello stesso anno era diventato anche libero docente di chimica tecnologica al Politecnico di Milano.

Molinari era consapevole della contraddizione che viveva, giacché parte del suo lavoro scientifico sarebbe stato utilizzato dal sistema di potere vigente, che politicamente osteggiava. Nel 1917, nella prefazione alla quarta edizione del suo Trattato di chimica generale, scrive:

«Quando tutti i popoli, che pagano con il loro sangue le follie criminose delle classi dirigenti, non si lasceranno più ingannare dalle attraenti vernici idealiste con cui si mascherano i veri reconditi scopi di ogni guerra, allora la chimica cesserà  di essere strumento di barbarie e tutta la sua meravigliosa attività  sarà  indirizzata ad accrescere il benessere materiale ed intellettuale degli uomini di tutto il mondo, senza distinzione di nazionalità  e razza».

Terminata la guerra, Molinari si attiva intensamente nella riconversione dell'industria bellica e nelle lotte dell'anarchismo. Insieme con la Giacomelli partecipa al convegno che portò alla nascita dell'Unione Comunista Anarchica Italiana (Firenze 1919), organizzazione di cui entrerà  a far parte. Nel febbraio 1920 è tra i fondatori di Umanità  Nova, organo della neonata UAI, la cui direzione andò a Malatesta; inoltre pubblica anche l'opuscolo Fattori economici pel successo della rivoluzione sociale (Milano).

Come riportato dalla biografia di Luigi Galleani, Molinari è l'autore di un articolo pubblicato nell'opuscolo insurrezionale degli anarchici statunitensi La salute è in voi! nel quale spiega come fabbricare artigianalmente ordigni esplosivi. Per questo ed altro, Molinari è posto sotto controllo della polizia sin dalla fine dell'Ottocento, riuscendo però sempre ad evitare il carcere, fortuna che invece non avranno gran parte dei suoi compagni socialisti ed anarchici, potendo così continuare nella sua lotta politica e sociale. Oggi è risaputo che la prefettura di Milano il 16 novembre 1920 lo aveva descritto come «capace di dirigere atti terroristici», anche se nel luglio del 1921 gli venne comunque rinnovato il passaporto per la Germania e la Svizzera, dove visitò laboratori e impianti chimici industriali in vista della creazione di un istituto chimico di perfezionamento.

Il 4 gennaio 1925 riceve una promozione professionale: viene nominato docente stabile di chimica tecnologica al Politecnico di Milano. Una nuova informativa prefettizia inviata da Milano al ministero degli Interni, datata 17 luglio 1926, lo definiva «anarchico» e «idealista», ma alieno da ogni azione di propaganda e di violenza.

Ettore Molinari muore a Milano per un attacco di angina pectoris il 9 novembre 1926. La Gazzetta di Losanna, due giorni dopo, dà  la notizia dell'avvenuto decesso:

«Morte di uno scienziato.
Mercoledì è deceduto a Milano Ettore Molinari, scienziato chimico ben conosciuto. Fece gli studi a Zurigo e fu assistente al laboratorio di :Heidelberg. Da qualche anno era professore con Korner alla Scuola superiore d'agricultura di Milano. Il suo trattato "di chimica generale :applicata all'industria" è stato tradotto nelle principali lingue»

Dopo la sua morte, i figli saranno accuditi dall'anarchica Nella Giacomelli.

L'Archivio Ettore Molinari[modifica]

Nel 1873, la famiglia Molinari donò all'anarchico Pier Carlo Masini un'ampia collezione di lettere (corrispondenze varie con Nella Giacomelli, Errico Malatesta, P. Kropotkin, Leonida Bissolati, ecc.), documenti e materiali vari, relativi sia all'impegno civile che a quello politico-anarchico dell'illustre loro antenato. La collezione donata comprende anche diversi documenti privati del figlio Henry, anch'egli noto scienziato e socialista. Si formò così l'Archivio Ettore Molinari, che in seguito lo stesso Masini, il 24 ottobre 1997, donò alla Biblioteca Civica Angelo Mai di Bergamo.

La biblioteca privata di Ettore Molinari è ricca anche di importanti opere scientifiche; si tratta di circa 100 opere, alcune delle quali sono state donate in tempi più recenti da un nipote di Ettore, anch'egli docente di chimica.

Scritti[modifica]

Fra i scuoi scritti politici, oltre a quelli già  citati: Verso l’anarchia. Con lettera polemica di P. Kropotkine, Milano 1907 e Un triste caso di libellismo anarchico. (Risposta ad un turpe libello di Paolo Schicchi), ibid. 1909.

Fonti e Bibliografia[modifica]

  • Alessanda Tarquini in Dizionario biografico degli italiani, volume 75 (2011)
  • Bergamo, Biblioteca civica A. Mai, Archivio Ettore Molinari (l’inventario è disponibile anche on line: Biblioteca civica A. Mai)
  • Roma, Archivio centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Direzione Generale di Pubblica Sicurezza, Casellario politico centrale
  • Ibid., Ministero della Pubblica Istruzione, Direzione Generale Istruzione Superiore, II versamento, Serie I, b. 100
  • Ibid., Divisione I, Liberi docenti, Serie II (1910-1930), b. 221
  • R. Lepetit, E. M., in Giornale di chimica industriale ed applicata, VIII, novembre 1926, pp. 584 s.
  • P.C. Masini, Il giovane M., in Volontà , XXIX, novembre-dicembre 1976, pp. 469-476
  • Id., Storia degli anarchici italiani nell’epoca degli attentati, Milano 1981, pp. 199-201
  • La scienza accademica nell’Italia post-unitaria. Discipline scientifiche e ricerca universitaria, a cura di V. Ancarani, Milano 1989, p. 115
  • G. Lacaita, L’intelligenza produttiva. Imprenditori, tecnici e operai nella Società  d’incoraggiamento d’arti e mestieri di Milano (1838-1988), Milano 1990,
  • M. Antonioli - P.C. Masini, Il sol dell’avvenire. L’anarchismo in Italia dalle origini alla prima guerra mondiale, Pisa 1999, pp. 74, 76, 134
  • A. Luparini, Anarchici di Mussolini. Dalla sinistra al fascismo tra rivoluzione e revisionismo, Montespertoli 2001, p. 22
  • L. Di Lembo, Guerra di classe e lotta umana. L’anarchismo in Italia dal biennio rosso alla guerra di Spagna (1919-1939), Pisa 2001, pp. 40-42 e ad ind.
  • L. Cerruti, Bella e potente. La chimica del Novecento fra scienza e società , Roma 2003, ad ind.
  • G. Mangini, E. M., in Dizionario biografico degli anarchici italiani, II, Pisa 2004, pp. 195-201
  • Enc. Italiana, XXIII, p. 562.

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]