Still working to recover. Please don't edit quite yet.

Ettore Aguggini

From Anarchopedia
Jump to: navigation, search
Ettore Aguggini
Ettore Aguggini (Milano, 23 marzo 1902 - Alghero (penitenziario), 3 marzo 1929) è stato un anarco-individualista italiano. Insieme a Giuseppe Mariani e Giuseppe Boldrini fu coinvolto nella Strage del Teatro Diana di Milano del 23 marzo 1921. [1]

Biografia[modifica]

Ettore Aguggini nasce a Milano il 23 marzo 1902 da Carlo e Giuseppina Ferrari. Rimasto orfano di madre a cinque anni, dopo aver abbandonato la scuola dell'obbligo inizia a lavorare come operaio in un'azienda meccanica e, contemporaneamente, ad interessarsi al pensiero di Max Stirner leggendo L'Unico e la sua proprietà .

Aderisce al movimento anarchico e nel primo dopoguerra entra a far parte di un gruppo milanese di tendenza anarco-individualista, di cui fanno parte quelli che diventeranno due suoi fedeli amici e compagni: Giuseppe Mariani e Giuseppe Boldrini. Nel biennio 1919-1921, contrassegnato da intense lotte sociali alle quali lo Stato risponde con dure campagne repressive, Aguggini dà  il suo contributo a molte iniziative. Il 19 aprile 1919, dopo un attacco fascista alla sede del giornale socialista L'Avanti!, è presente alle prime manifestazioni antifasciste. Insieme ai suoi compagni, nell'ambito del periodo denominato biennio rosso, partecipa agli scontri di piazza con l'esercito e la polizia, progettando ed attuando due attentati contro il Ristorante Cova di Milano (26 giugno e 8 agosto 1920), in seguito ai quali, per sfuggire all'attenzionamento degli apparati repressivi dello Stato, sceglie brevemente di rifugiarsi clandestinamente a Zurigo insieme a Mariani e Boldrini . [2]. Rientrati a settembre in Italia, i tre organizzano ed attuano un'azione diretta contro l'albergo Cavour (14 ottobre), che deve ospitare la delegazione inglese partecipante al congresso della Società  delle Nazioni.

Prima pagina de «La Stampa» che riporta la notizia della strage del Diana

Nel 1921 Aguggini entra a far parte di un gruppo di antifascisti che intendono proteggere e difendere il quotidiano anarchico «Umanità  Nova» dagli attacchi degli squadristi fascisti e della polizia. In seguito all'incarcerazione senza prove e relativo processo di molti militanti anarco-sindacalisti e anarchici (ottobre 1920), tra cui alcuni di «Umanità  Nova» (Malatesta, Borghi e Quaglino), si levano alte in Italia le proteste contro l'ingiusta detenzione di Malatesta e compagni. I redattori del quotidiano anarchico», per smuovere le acque, a metà  marzo del 1921 decidono di iniziare uno sciopero della fame.

Vista la drammatica situazione che si stava delineando (Malatesta era quasi settantenne e versava in non buone condizioni di salute), Ettore Aguggini ed i suoi compagni milanesi - tra cui Giuseppe Mariani, Giuseppe Boldrini ed Antonio Pietropaolo - decidono di mettere in atto una terna di attentati (alla centrale elettrica di via Gladio, alla sede del giornale socialista «l'Avanti» e all'albergo Diana, in via Mascagni, nei pressi dell'omonimo Teatro.) per attirare l'attenzione dell'opinione pubblica sull'assurda detenzione degli anarchici. [3]

L'attentato principale, nonché quello più difficile da attuare, era quello contro il questore Giovanni Gasti, che si pensava risiedesse in un appartamento dell'albergo Diana (separato dall'omonimo teatro da una semplice parete). Questa specifica azione, programmata per il 21 marzo 1921 (cinque giorni dopo l'inizio dello sciopero della fame dei tre redattori), era stato progettato da Ettore Agggini, Giuseppe Mariani e Giuseppe Boldrini (con la collaborazione di Elena Melli). Come detto, l'intenzione era quella di colpire l'albergo, ma per casualità , nonché per l'approssimazione con cui il tutto era stato progettato, l'esplosione provoca la deflagrazione del Teatro, provocando 21 morti e 80 feriti. Immediatamente i fascisti, per rappresaglia, danno l'assalto alla sede del giornale socialista «L'Avanti» e a quella di «Umanità  Nova».

Viene immediatamente fermato ed arrestato Antonio Pietropaolo (avrebbe dovuto partecipare all'attentato contro la sede dell'Avanti!), facendo indirizzare le indagini verso gli ambienti anarchici milanesi. Ettore Aguggini, rifugiatosi prima a Lodi e poi ad Ancona, viene arrestato ai primi del mese di aprile quando si trova a San Marino. Anche i compagni ed amici Mariani e Boldrini subiranno la stessa identica sorte.

Il processo inizia il 9 maggio 1922 e vede alla sbarra proprio il gruppo milanese più una serie di anarchici accusati, per lo più ingiustamente, di complicità  a vario titolo con gli esecutori materiali. Al presidente che l'interrogava durante il dibattimento e gli domandava le ragioni dell'attentato, Aguggini risponde:

«L'attacco è stato deciso dopo il sesto giorno di sciopero della fame di Malatesta e dei suoi compagni. In questi giorni abbiamo aspettato una risposta da parte del governo... ci aspettavamo che le autorità  giudiziarie decidessero di fissare la data del processo. Attendevamo anche l'aiuto dei socialisti e, in definitiva, ci auguravamo che il popolo manifestasse invece di rimanere indifferente. In questa situazione, ci siamo ritrovati disperatamente soli.»

Ettore Aguggini viene condannato a trent'anni di carcere (Boldrini, che si proclamerà  sempre innocente, e Mariani sono invece condannati all'ergastolo) ed internato al San Vittore di Milano. Dopo la presa del potere dei fascisti, viene trasferito al penitenziario di Alghero dove le condizioni di detenzione sono per lui estremamente difficili da sopportare. In una lettera che riesce a spedire al suo amico Giuseppe Mariani, detenuto a Santo Stefano, scrive:

«Sono abbandonato da tutti. Da quando sono ad Alghero ho ricevuto solo sessanta lire. Tu, che sei più noto nell'ambiente, fai sapere a .... di inviarmi un pò di denaro. Lo sai che mangio molto, e soffro terribilmente per la fame. Provo dei disturbi che non avevo mai sperimentato. Cordiali saluti dal tuo Gavroche. ».

Non più ripresosi dai problemi di salute, Ettore Aguggini è morto appena ventisettenne nel carcere di Alghero il 3 marzo 1929.

La notizia della sua scomparsa fu ripresa anche dalla stampa clandestina anche non anarchica, come l' Unità , che in un articolo sottolineò le ristrettezze cui era stato sottoposto l'anarchico.

Note[modifica]

Bibliografia[modifica]

  • Giuseppe Mariani, Memorie di un ex-terrorista, Torino, 1953
  • Vincenzo Mantovani, Mazurka blu. La strage del Diana, Rusconi, Milano, 1978
  • Pier Carlo Masini, Storia degli anarchici italiani nell'epoca degli attentati, Ed. Rizzoli, Milano 1981
  • Vincenzo Mantovani, Anarchici alla sbarra. La strage del Diana tra primo dopoguerra..., Net editore, 2007

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]