Etta Federn
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Etta Federn (Vienna, 1883 - Parigi, 1951), anarchica, femminista, scrittrice e pedagogista tedesca.
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[modifica] La vita
Etta Federn nacque nel 1883 a Vienna, presso una famiglia molto numerosa (Etta è l’ultima di sei figli) di ebrei assimilati. La madre è la suffragetta Ernestine Federn, il padre è il medico Salomon Federn.
Etta studiò germanistica e filosofia all’università di Vienna, in seguito si trasferì a Berlino con l'intenzione di proseguire gli studi, che però ben presto interruppe per sposare un nobile austriaco, nonostante l’ostracismo dei genitori di lui che mal sopportavano la sua “ebraicità”. Nonostante tutto la coppia ebbe un figlio, che però morì poco dopo.
In difficoltà economiche, Etta fece la scrittrice, l’insegnante privata e la traduttrice dall’inglese, dal francese, dal yiddish e dal danese. Ebbe anche altri due figli da altri due matrimoni: Hans e Michael.
Negli anni Venti conobbe Emma Goldman, Molly Steiner, Sonia Fléchine, Milly Witkop e suo marito Rudolf Rocker. Si impegnò attivamente nella Syndikalistischer Fraienbund (Unione sindacale femminile), fondata nel 1921 dalle donne della Freie Arbeterunion Deutschland (FAUD) e vera e propria sezione tedesca dell’AIT. A causa del suo attivismo ricevette serie minacce di morte che la costrinsero ad emigrare in Spagna nel 1932, anche perché il suo editore rifiutò, per paura, di proseguire la collaborazione. A Barcellona entrò in contatto con la Confederación Nacional del Trabajo, imparò lo spagnolo e il catalano e operò come traduttrice.
Quando Adolf Hitler giunse al potere Etta, nonostante fosse perennemente pedinata dalle milizie spagnole, si attivò per offrire alloggio e sostegno agli anarchici tedeschi. Nel luglio 1936 militò nelle Mujeres Libres e insegnò in una delle loro case, la Casal de la Dona Traballadora. Nel 1937 fondò a Blanes (Catalogna), quattro scuole laiche, ispirate alla Escuela Moderna di Ferrer.
Dopo gli scontri del maggio 1937 ritornò ad insegnare per le Mujeres Libres, esperienza che la portò a scrivere e pubblicare Mujeres de las revoluciones. Nell’aprile del 1938 si trasferì con i figli a Parigi, dove raccontò la sua esperienza spagnola in un romanzo, scritto sotto lo pseudonimo Esperanza, purtroppo andato perduto nel 1938.
Fu attivamente impegnata, insieme ai suoi figli, anche nella resistenza: dal 1940 al 1945 visse a Lione, dove era addetta alla propaganda antifascista. Nel 1944 il figlio Hans morì nel Vescors, Michael invece combatté nei Pirenei e sopravvisse. Alla fine della guerra ritornò a Parigi, dove visse in povertà fino alla morte, avvenuta nel 1951.
[modifica] Il pensiero e le opere
Etta Fedren dedicò gran parte del suo tempo all’attivismo in campo pedagogico ed educativo: la pedagogia libertaria, l’educazione sessuale, il controllo delle nascite ma anche l’alfabetizzazione e la scolarizzazione in genere. In Mujeres de las revoluciones (La versione originale dell'opera fu pubblicata nel 1937 e in seguito tradotta in tedesco da Marianne Kröger, Etta Federn, Revolutionar auf ihre Art, Psychosozial Verlag, Gießen, 1997) scrisse dodici brevi biografie di donne e rivoluzionarie - Inga Nalbandian, Madame Roland, Charlotte Corday, Ellen Key, Rosa Luxemburg, Vera Figner, Angelica Balabanoff, Alexandra Kollontaj, Lily Braun, Isadora Duncan, Mrs Pankhuist ed Emma Goldman - in cui mise in evidenza soprattutto gli aspetti umani, in particolare quelli più marcatamente femminili e materni. In questo modo evidenziò che le rivoluzionarie erano donne e, talvolta, madri, con i sentimenti e le esigenze di tutte le altre donne della terra.
Sono inoltre da menzionare altre opere che raccontano di Etta Federn, come Free Women of Spain. Anarchism and the Struggle for the Emancipation of Women (Indiana University Books, Bloomington, 1991), di Martha A. Ackelsberg. La figura di Etta è inoltre presente anche in un romanzo dell’anarchico svedese Stig Dagerman, Skuggen avMart (Stoccolma, 1947), e in Utan Vaiaktig stad (Stoccolma, 1948), opera di un altro scrittore svedese, Arne Forsberg.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Note
Fonte articolo: Donne anarchiche

