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Esercito

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Stati senza forze armate

Si definisce come esercito (lat. exercitus, "esercizio", in seguito "esercizio militare") l'organizzazione militare nata spontaneamente da un popolo o, più comunemente, imposta dallo Stato al popolo per far fronte alla guerra o ad un più o meno reale "nemico". Le caratteristiche comuni a tutti i tipi di esercito sono:

  • gerarchia: le truppe sono divise e organizzate in unità  il cui potere decisionale va dall'alto verso il basso. Esistono comandanti che guidano le diverse unità , ma a loro volta essi sottoposti ad altre autorità  superiori, fino ad un comandante in capo di tutto l'esercito.
  • disciplina e obbedienza agli ordini come valori fondamentali.

Funzioni dell'esercito[modifica]

Nuvola apps xmag.png Per approfondire, vedi Militarismo e Violenza della polizia.

L'istituzione militare, sin dalle sue origini, è stata utilizzata per fronteggiare potenziali "nemici esterni" (Stati e paesi stranieri) ed interni (le forze interne di opposizione o i dissidenti). Non è un caso che il reclutamento e la militarizzazione forzata di potenziali sovversivi sia stata un'arma storicamente usata per limitare la forza potenziale dei rivoluzionari.

Illustrazione originale di Josef Lada del buon soldato Sc'vèik, personaggio principale dell'omonimo romanzo di Jaroslav Hasek

L'esperienza francese del giugno 1848 è stata forse uno dei migliori esempi dell'uso dell'esercito con compiti di repressione. Dopo la rivoluzione di febbraio, e prima dell'intensificazione delle proteste dei lavoratori, il governo emise un decreto che forzatamente arruolava nell' esercito molti operai che lavoravano nelle Officine Nazionali di Parigi, create in quell'anno per alleviare il grave problema della disoccupazione ma che si rivelarono dei luoghi potenzialmente rivoluzionari. Immediatamente, prima che la resistenza prendesse forma, l'esercito scese in strada a reprimere violentemente ogni forma di ribellione.

Anche durante la Comune di Parigi del 1871, l'esercito prussiano fu decisivo nella repressione dei comunardi e per questo, per la borghesia, il militarismo era considerato l'arma più efficace contro il socialismo.

Stati senza esercito[modifica]

Nel mondo ci sono 25 paesi che non sono dotati di esercito o di corpi di forze armate. Sette di questi (Costa Rica, Dominica, Grenada, Haiti, Liechtenstein, Monaco e Panama) sono arrivati a tale obiettivo passando per una fase di demilitarizzazione, gli altri 18 stati (Andorra, Barbados, Haiti, Islanda, Isole Marshall, Isole Salomone, Kribati, Mauritius, Micronesia, Nauru, Palau, Saint Kitts e Nevis, Saint Vincent e Grenadine, Samoa, Santa Lucia, Tuvalu, Vanuatu) non hanno alcuna forza armata sin dalla loro fondazione, soprattutto perché erano (e alcuni ancora sono) posti sotto la protezione di una nazione più potente. [1]

L'esempio del Costarica[modifica]

Dopo la guerra civile, il 1° dicembre 1948 il paese ha ufficialmente abolito le forze armate. Il risparmio economico conseguente ha fatto sì che le risorse economiche non destinate ai militari venissero destinate alla sanità , all'istruzione e alla protezione del patrimonio faunistico e floristico: circa il 28% del territorio è infatti dichiarata parco nazionale. Le conseguenze positive sono: un alto indice di alfabetizzazione (oltre il 95%), un buon servizio sanitario pubblico e una notevole stabilità  politica (il centro e sud america sono Stati che storicamente hanno subito numerosi golpe ad opera dei gruppi militare di potere, ma questo non è mai accaduto in Costarica dopo il 1948).

La sola forma istituzionale che può essere definita come "armata" svolge compiti di polizia civile, guardie di frontiera, sorveglianza dei parchi naturali ed ordine pubblico.

Critica anarchica all'esercito[modifica]

Uno dei principi cardine dell'anarchismo è l'antimilitarismo. Per gli anarchici, è stato sempre essenziale analizzare due aspetti della società  gerarchica a cui si oppongono tenacemente: patria ed esercito. Tutte le correnti anarchiche, tanto le pacifiste quanto le insurrezionaliste, si sono da sempre opposte al militarismo e all'esercito, sia quando questo è stato utilizzato come strumento imperialista e colonialista che quando, molto spesso, è stato utilizzato con funzioni repressive dei dissidenti interni al proprio paese.

Accanto allo studio critico dei principi reazionari (esercito, militarismo, ecc.) che negano i valori acratici , l'anarchismo storicamente propone di mettere in pratica forme di opposizione e resistenza come l' obiezione di coscienza al servizio militare, l'azione diretta contro obiettivi militari, ecc.

L'organizzazione militare e il problema della disciplina durante la rivoluzione spagnola[modifica]

Nuvola apps xmag.png Per approfondire, vedi milizie antifasciste e Colonna Durruti.
Simone Weil in divisa da miliziana della Colonna Durruti durante la rivoluzione spagnola

L'organizzazione delle milizie anarchiche e antifasciste attive durante la rivoluzione spagnola del 1936 era ben diversa da quella di un normale esercito; erano bandite le divise e l'appartenenza all'una o all'altra formazione era indicata dal colore dei fazzoletti. Solitamente il modello organizzativo fu il seguente: l'unità  più piccola era il "gruppo" formato da 10 miliziani, che aveva per rappresentante un delegato democraticamente eletto; dieci gruppi formavano una "Centuria", un numero di centurie non prefissato, ma dipendente dalle esigenze belliche delle diverse zone, costituiva una "Colonna". La Colonna era comandata da un comitato di guerra, potenzialmente rimovibile, eletto dai miliziani, che potevano contare anche su un certo numero di aggregati ex ufficiali dell'esercito, esperti di artiglieria e nell'uso degli esplosivi.

La "Colonna Durruti" si distinse dalle altre colonne in quanto in essa spiccava la figura di Buenaventura Durruti, il quale esercitava sostanzialmente una funzione di comando grazie allo straordinario carisma esercitato sugli altri miliziani. Riguardo al problema della disciplina, Durruti si adoperò affinché i miliziani sviluppassero piena consapevolezza dell'importantissimo compito da loro esercitato sia nell'ambito della lotta al franchismo che in quello dell'instaurazione del comunismo libertario:

«Avere disciplina per me non significa nient’altro che badare alla propria responsabilità  ed a quella degli altri. Sono contro ogni disciplina da caserma; conduce soltanto alla brutalizzazione, all’odio, a funzionari privi di coscienza. Ma tanto meno voglio qui parlare di una libertà  malintesa, come la pretendono i vigliacchi, per rendersi facile la vita. Nella nostra organizzazione, la CNT, prevale una retta comprensione della disciplina; e ad essa dobbiamo il fatto che gli anarchici rispettano le decisioni dei compagni ai quali hanno conferito la propria fiducia. In tempo di guerra occorre obbedire ai delegati eletti, altrimenti qualsiasi operazione è condannata al fallimento. Se gli uomini non sono d’accordo con loro, nelle riunioni devono deporre i propri rappresentanti a sostituirli.» [2]

Altri utilizzi del termine esercito nell'anarchismo[modifica]

Nell'ambito dell'anarchismo, storicamente parlando, si incontrano varie organizzazioni armate libertarie che si autodenominarono "Esercito", anche se non erano strutturate gerarchicamente nè si fondavano su principi reazionari quali "patriottismo", "nazionalismo" o "repressione".

I casi più conosciuti sono l'Esercito Nero di Nestor Makhno (Ucraina libertaria) o l'Ejército Zapatista de Liberación Nacional del Subcomandante Marcos.

Note[modifica]

  1. Le Isole Marshall, la Micronesia, Monaco e Palau non hanno grande importanza relativamente alla difesa e ai rapporti internazionali. Andorra può invece richiedere aiuto militare. L'Islanda, membro della NATO, ha un accordo di difesa con gli USA.
  2. Hans Magnus Enzensberger, La breve estate dell'anarchia, Feltrinelli, pag 235

Bibliografia[modifica]

  • Luigi Galleani, Contro La Guerra Contro La Pace, Ed Cento Libri, 1983;
  • Jaroslav Hasek, Il buon soldato Sc'vèik. Nelle retrovie. Al fronte, 2 volumi, tradotto da Bruno Meriggi e Renato Poggioli, con illustrazioni originali di Josef Lada, Milano, Feltrinelli, 1971 (1ª ed.)
  • Emilio Lussu, Un anno sull'altopiano, Einaudi, 2005
  • Simone Weil, Sulla guerra. Scritti (1933-1943), Il Saggiatore, 2005

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]