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Errico Malatesta

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right|thumb|200 px|Errico Malatesta Errico Malatesta (S.Maria Capua Vetere, Caserta, 14 dicembre 1853 - Roma, 22 luglio 1932) è stato il teorico e il rivoluzionario anarchico italiano più importante della storia dell'anarchismo. Insieme a Pierre-Joseph Proudhon, Michail Bakunin, Benjamin Tucker e Petr Kropotkin è in assoluto uno degli anarchici che hanno più di tutti diffuso nel mondo gli ideali dell'anarchia.

Biografia[modifica]

Nato il 14 dicembre 1853 a Santa Maria Capua Vetere da Lazzarina Rastoin e Federico, una coppia di ricchi proprietari terrieri. Il padre Federico, napoletano originario del Cerriglio, aveva lì una fiorente fabbrica per la concia del cuoio. La madre Lazzarina Rastoin era figlia di un ricco commerciante di pelli di origine marsigliese.

La gioventù: dal repubblicanesimo all'anarchia[modifica]

Errico Malatesta compì gli studi in un collegio di padri scolopi, quindi si iscrisse all'Università di Napoli, dove studiò medicina per tre anni senza laurearsi.

In giovanissima età abbracciò gli ideali repubblicani di Giuseppe Mazzini. Il 25 marzo 1868 venne convocato dalla questura di Napoli a causa di una lettera di carattere sovversivo scritta a Vittorio Emanuele II; il 19 marzo 1870, non ancora diciottenne, subì il primo di quella che sarebbe stata una lunga serie di arresti, a seguito di una sommossa organizzata da un circolo studentesco repubblicano dell'Università di Napoli.

Nel 1871, dopo la Comune di Parigi, abbandonò le idee repubblicane per abbracciare l'ideale anarchico; nello stesso anno, insieme ad Andrea Costa, Carlo Cafiero Tino Zanardelli, Celso Ceretti e Saverio Friscia, è tra i fondatori della federazione napoletana dell'Associazione internazionale dei lavoratori.

L'arresto della banda del Matese, nell'aprile 1877

Il 5 settembre 1872 giunse in Svizzera per partecipare al Congresso di Saint-Imier; in quell'occasione divenne amico di Michail Bakunin. Sul periodo bakunista scriverà in seguito:

«Noi vogliamo, per un'azione cosciente, imprimere al movimento operaio la direzione che ci sembra migliore, contro coloro che credono al miracolo dell' automatismo e alle virtù delle masse operaie ... Noi che nell'Internazionale veniamo chiamati bakunisti, ed eravamo membri dell'Alleanza, critichiamo fortemente contro Marx e i marxisti perché cercarono di far trionfare nell'internazionale il loro programma specifico; ma a parte la qualità dei mezzi adoperati sui quali ora è inutile insistere, noi facciamo come loro, vale a dire che cerchiamo di servirci dell'Internazionale per raggiungere i nostri obiettivi di parte.» (Volontà, 1914)

Dopo il congresso iniziò un periodo di intensa attività sovversiva: nel 1873 fu arrestato a Bologna; nel 1874 partecipò con un piccolo gruppo ad un fallito tentativo di insurrezione a Bologna; venne arrestato poco dopo a Pesaro. Il processo conseguente si risolse con l'assoluzione di tutti gli imputati, risultando in una notevole popolarità per gli insorti e per Malatesta in particolare. Nel 1875 visitò Bakunin a Lugano. Poco dopo tentò di partire in Bosnia-Erzegovina per riunirsi ai rivoluzionari serbi ribellatisi al potere ottomano; il 19 ottobre 1875 Malatesta si iscrisse alla massoneria nel tentativo di diffondere l'ideale socialista tra gli iscritti; il suo rapporto con la massoneria fu piuttosto tormentato, e si interruppe definitivamente il 18 marzo 1876, quando, indignato dalla decisione della sua "loggia" di organizzare un ricevimento d'onore per Giovanni Nicotera, eletto poco prima ministro dell'interno, decise di abbandonarla definitivamente.

Delegato della Federazione italiana al Congresso dell'Internazionale antiautoritaria di Berna del 26-29 ottobre 1876, dichiarò durante i lavori:

«L'Internazionale, per noi Italiani, non deve essere un'associazione esclusivamente operaia; lo scopo della rivoluzione sociale, in effetti, non è solo l'emancipazione della classe operaia, ma l'emancipazione dell'intera umanità; e l'Internazionale, esercito della rivoluzione, deve raggruppare sotto la sua bandiera tutti i rivoluzionari, senza distinzione di classe...».

Il 5 aprile 1877, formando insieme a Carlo Cafiero ed altri ventiquattro esponenti dell'anarchismo italiano la Banda del Matese, partì dalle pendici del Massiccio del Matese con l'obbiettivo di dare il via ad un'insurrezione. Dopo alcuni giorni di resistenza, visto l'imponente spiegamento di forze da parte del Regno d'Italia, gli insorti furono arrestati e processati.

Partenza dall'Italia[modifica]

Nel 1878 iniziò per Malatesta un intenso periodo di peregrinazioni: dopo un breve periodo in Egitto, si recò in Siria ed in Romania prima di fermarsi a Ginevra, dove conobbe Élisée Reclus e Pëtr Kropotkin, del quale divenne grande amico e con cui pubblicò «Le Révolte»; in Svizzera frequentò l'ambiente dei fuorusciti italiani (Vito Solieri, Luigi Mercatalli, Sebastiano Casadio, Francesco Ginnasi e Alfonso Danesi), autori del volantino Ad Umberto Re d'Italia nel giorno della sua nascita", un elogio a Giovanni Passannante, che minacciava l'ordine sociale e lo stesso re Umberto se Passanannante fosse stato giustiziato. Il volantino provocherà un decreto di espulsione dalla Svizzera (decreto federale 29 aprile 1879), che sarà messo in pratica dopo il suo arresto a Lugano (21 febbraio 1881).

Si spostò successivamente in Belgio, quindi nel 1881 raggiunse Londra, dove organizzò insieme a Kropotkin il Congresso Internazionale Socialista Rivoluzionario.

Nel 1882, venuto a conoscenza della rivolta di Arabi Pasha, tornò in Egitto nel tentativo di trasformare il moto nazionalista in rivolta sociale (in appoggio degli antibritannici guidati da Orabi Pascià). Venne arrestato dai soldati inglesi l'anno successivo, quindi tornò in Italia clandestinamente, sbarcando a Livorno. Poco tempo dopo venne arrestato per cospirazione insieme all'amico Francesco Saverio Merlino ed altri rivoluzionari. Approfittando della libertà provvisoria si recò a Firenze, dove iniziò la pubblicazione de «La Questione sociale» (primo numero il 22 dicembre 1883) in cui trovò per la prima volta pubblicazione Fra contadini, uno dei suoi trattati più noti.

Nonostante avesse subito una condanna a tre anni di reclusione, nel 1884 si recò a Napoli insieme a tanti altri compagni anarchici (Galileo Palla, Francesco Pezzi, Luisa Minguzzi...) per prestare soccorso alla popolazione colpita da un'epidemia di colera, quindi partì per l'America Latina per sfuggire alla cattura.

Esule in Argentina[modifica]

Altra immagine di Malatesta

Malatesta ebbe notevole influenza nello sviluppo del movimento anarchico argentino: secondo lo storico Osvaldo Bayer, l'importanza di Malatesta si è evidenziata nel suo internazionalismo, la sua volontà di organizzare i lavoratori e gli sfruttati, in antitesi all' individualismo e all'anarco-comunismo determinista di Kropotkin. [1]

Si stabilì a Buenos Aires insieme ad altri anarchici italiani (Galileo Palla, Francesco Nata, Luisa Minguzzi e Francesco Pezzi ...), dove entrò in contatto con il Circolo Comunista Anárquico e riprese la pubblicazione - in lingua italiana - de «La Questione sociale». A Rosario, il gruppo El Miserable divenne più incisivo a livello sociale dopo aver incontrato Errico Malatesta; in molte città venivano per lui organizzate diverse conferenze, alle quali partecipava sempre entusiasticamente.

Nel 1886, con lo scopo di reperire fondi per il movimento, tentò l'esperienza, rivelatasi poi disastrosa, del cercatore d'oro in Patagonia; nel 1887 contribuì alla nascita del primo sindacato argentino, il "Sindacato dei fornai" (Sociedad Cosmopolita de Resistencia y Colocación de Obreros Panaderos), del quale scrisse lo statuto e che servirà da modello per altri gruppi anarchici. Il primo successo dei panificatori nel 1888 fu un successo per l'anarchismo, che di fatto portò all' "esplosione" del movimento e alla sua rapida diffusione in tutto il paese. [2]

Nel 1888 ricevette l'accusa - peraltro rilevatasi in seguito infondata - di falsificare monete; decise quindi di partire, e dopo un brevissimo soggiorno a Montevideo tornò in Europa nel 1889.

Ritorno in Europa[modifica]

Si stabilì in un primo momento a Nizza, dove pubblicò il quotidiano clandestino «L'avvenire». La polizia francese si mise presto sulle sue tracce, costringendolo a rifugiarsi di nuovo a Londra.

Tra il 1891 ed il 1892 tenne una serie di comizi in Spagna insieme all'amico Pedro Esteve, partecipando anche ad una rivolta popolare a Jerez de la Frontera. Ricercato dalla polizia, tornò ancora a Londra, dove nel 1896 assistette al Congresso Socialista Internazionale.

Nel 1897 viaggiò clandestinamente fino ad Ancona, dove contribuì alla fondazione de «L'agitazione». L'anno successivo, in occasione dello scoppio dei "Moti del pane" nella città, venne arrestato e condannato a sette mesi di reclusione. Non appena ebbe scontato la pena subì un'altra condanna a cinque anni di domicilio coatto da scontare ad Ustica e Lampedusa, dalla quale evase nel 1899 per recarsi in Tunisia. Nel 1900, dopo due brevi parentesi a New York e a Cuba, si stabilì a Londra, dove sarebbe rimasto per dodici anni con l'eccezione di un viaggio ad Amsterdam nel 1907 durante il quale partecipò al Congresso Anarchico Internazionale.

Il periodo di Londra[modifica]

Durante il soggiorno nella capitale inglese, Malatesta si guadagnò da vivere come elettricista e meccanico; in questo periodo si registrò un certo indebolimento della sua attività sovversiva, a fronte di una continua attività propagandistica. Molto presto si guadagnò la stima dei lavoratori inglesi, che sollevarono imponenti manifestazioni di protesta nelle innumerevoli occasioni in cui Malatesta finì in guai giudiziari. In tal senso è emblematico l'episodio del 20 maggio 1912, quando la corte di Bow Street lo condannò a tre mesi di reclusione a seguito di una denuncia per diffamazione da parte della spia italiana Ennio Belelli. La condanna venne accompagnata da un decreto d'espulsione che dovette essere annullato in seguito alla manifestazione popolare del 12 giugno dello stesso anno.

Lasciò l'Inghilterra nel 1913 per tornare in Italia, dove iniziò la pubblicazione del settimanale «Volontà». Nel 1914 partecipò alla settimana rossa; ricercato di nuovo dalla polizia, fu costretto all'ennesimo ritorno nella capitale inglese.

Alla vigilia della prima guerra mondiale si separò dolorosamente dall'amico Kropotkin, dopo un aspro dibattito riguardo l'atteggiamento che gli anarchici avrebbero dovuto tenere a proposito de "L'Intesa" e degli interventisti, nel quale Malatesta sostenne gli ideali dell'antimilitarismo e dell'internazionalismo. Questo atteggiamento fu riscontrabile ancora in maniere evidente nel 1916, attraverso la sua aspra risposta al "Manifesto dei Sedici" pubblicata in aprile su «Freedom».

Ritorno in Italia[modifica]

Nel 1919, dopo molti vani tentativi, Malatesta ottenne il passaporto dal console italiano a Londra, quindi si imbarcò per Taranto il 24 dicembre dello stesso anno. In Italia godette subito di un'enorme popolarità, di cui si avvantaggiò con un'intensa attività propagandistica e sovversiva che lo rese uno dei principali protagonisti del biennio rosso. [[Immagine:Umanità nova.jpg‎|thumb|Prima pagina di «Umanità Nova» ( 9/12/1956), storico giornale fondato da Errico Malatesta]] Nel 1920 diresse a Milano il quotidiano anarchico «Umanità Nova»; nel giugno dello stesso anno partecipò in qualità di agitatore alla rivolta dei Bersaglieri; il 17 ottobre, sempre del 1920, fu arrestato senza nessuna ben precisata accusa (con lui anche Carlo Frigerio ed altri anarchici arrestati in tempi più o meno differiti: Corrado Quaglino, Nella Giacomelli, Virgilia D'Andrea, ecc.) e recluso nel carcere di San Vittore (il 13 ottobre era stato arrestato Armando Borghi, il 15 era stata perquisita la sede di «Umanità Nova»). Iniziò insieme ad altri detenuti (tra cui Armando Borghi e Corrado Quaglino) uno sciopero della fame per protestare con l'ingiusta detenzione e la mancata fissazione di una data in cui svolgere il processo a loro carico; lo sciopero, che ne minò le condizioni fisiche riducendolo quasi in fin di vita, venne sospeso in seguito ad un attentato avvenuto il 23 marzo 1921 in un albergo situato vicino al Teatro Diana da parte di alcuni anarchici della corrente individualista, che Malatesta condannò risolutamente manifestando «il suo sdegno per il delitto esecrando che giova solo a chi opprime i lavoratori e a chi perseguita il nostro movimento».

Il 25 marzo 1921 fu finalmente processato insieme a Borghi e Quaglino (oltre ad altre decine di imputati) ed assolto da ogni accusa. Borghi, Malatesta e Quaglino furono nuovamente rinviati a gudizio per istigazioni sovversive, insieme a Dante Pagliai, accusato di essere il gerente di «Umanità Nova», del quale erano stati incriminati ben 43 articoli. Malatesta e Borghi restarono in carcere in attesa del nuovo giudizio (Dante Pagliai rimase a piede libero, Quaglino fu scarcerato). I due nel luglio del 1921 furono assolti da ogni accusa e poterono ritornare definitivamente in libertà.

Malatesta sempre condannò risolutamente il gesto ma mai gli autori, che anzi definì «compagni nostri, buoni compagni nostri, pronti sempre al sacrificio per il bene degli altri»; gente che «nel compiere il loro tragico ed infausto gesto intendevano fare opera di sacrificio e di devozione.».

«Quegli uomini hanno ucciso e straziato degli incolpevoli in nome della nostra idea, in nome del nostro e del loro sogno d'amore. I dinamitardi del “Diana” furono travolti da una nobile passione, ed ogni uomo dovrebbe arrestarsi innanzi a loro pensando alle devastazioni che una passione, anche sublime, può produrre nel cervello umano (…)» [3]

Più avanti, sulle pagine di «Umanità Nova», pubblicò un articolo, intitolato Guerra civile:

«…Qualunque sia la barbarie degli altri, spetta a noi anarchici, a noi tutti uomini di progresso, il mantenere la lotta nei limiti dell’umanità, vale a dire non fare mai, in materia di violenza, più di quello che è strettamente necessario per difendere la nostra libertà e per assicurare la vittoria della causa nostra, che è la causa del bene di tutti…» («Umanità Nova», 8 settembre 1921).

Il fascismo e la fine dell'attività sovversiva[modifica]

Lo stesso anno Malatesta e gli altri imputati (tra cui Nella Giacomelli) vennero liberati; continuò la direzione di «Umanità Nova» fino al 1922, anno in cui i fascisti presero il potere e chiusero il giornale, che sarebbe stato riaperto nel 1945 sotto forma di settimanale. In quello stesso anno Malatesta, sfuggendo al controllo fascista, si recò clandestinamente in Svizzera per assistere al cinquantenario del Congresso di Saint-Imier, quindi si trasferì definitivamente a Roma con la compagna Elena Melli e sua figlia Gemma.

Nei primi anni del governo fascista riuscì, seppur nella clandestinità, a proseguire la sua attività di propaganda; dal 1924 al 1926, nonostante il rigido controllo della censura, pubblicò il quindicinale clandestino «Pensiero e Volontà». Ipotizzò, ma senza che poi l'idea si concretizzasse, la costituzione di un Fronte Unito Antifascista che riunisse tutte le diverse anime antifasciste italiane contro la barbarie del fascismo. Trovò la contrarietà di alcuni anarchici, come per esempio Armando Borghi che invece auspicava lo specifico sviluppo dell' antifascismo anarchico.

Negli anni successivi il regime fascista impose a Malatesta il continuo controllo a vista da parte di un gruppo di guardie, condannandolo in questo modo ad un sostanziale isolamento dal resto del mondo e dal movimento anarchico in particolare.

Trascorse gli ultimi anni della sua vita quasi completamente chiuso in casa con la sua famiglia, subendo un progressivo peggioramento delle sue condizioni di salute. Nel marzo del 1932 sopravvisse ad una grave broncopolmonite; morì il 22 luglio dello stesso anno, in seguito ad una grave crisi respiratoria.

Il pensiero[modifica]

Anarchia e anarchismo[modifica]

Errico Malatesta tenta una sintesi della concezione anarchica, senza però imprigionarla in un sistema. A questo scopo distingue l'anarchia dall'anarchismo:

«L'anarchia è l'ideale che potrebbe anche non realizzarsi mai, così come non si raggiunge mai la linea dell’orizzonte, l'anarchismo è il metodo di vita e di lotta e deve essere dagli anarchici praticato oggi e sempre, nei limiti delle possibilità, variabili secondo i tempi e le circostanze.» (E. Malatesta, «Repubblicanesimo sociale e anarchia», «Umanità Nova», Roma, 1922)

La prima è il fine, ha un valore meta-storico ed universale: rappresenta il voler essere, e come tale non è deducibile da alcuna situazione storica. L'anarchismo è la traduzione di questo fine nella concretezza di una situazione storica. La divisione corrisponde a quella tra giudizi di valore e giudizi di fatto.

Il volontarismo[modifica]

I valori fondamentali dell'anarchia – libertà, uguaglianza, solidarietà – sono espressioni a-razionali di una aspirazione universale, e come tali non si legano a nessuna dottrina. Malatesta rifiuta tanto il giusnaturalismo quanto il positivismo. Il primo, perché considera l'idea di una società naturale come il risultato della pigrizia di chi sogna che le aspirazioni umane si realizzino spontaneamente, senza lotta; il secondo, perché l'esaltazione della scienza porta ad un nuovo dogmatismo, come accade in Pëtr Kropotkin.

La volontà è l'elemento decisivo per la trasformazione sociale. La società libertaria dipende unicamente dalla volontà degli uomini. La storia sfugge ad ogni filosofia e ad ogni tentativo di previsione. Per questo non è possibile sapere quando i tempi sono maturi per la rivoluzione, ed occorre approfittare di tutte le occasioni. La rivoluzione non è un fatto economico e sociale, ma un atto di volontà. La rivoluzione deve coinvolgere le masse, ma le masse non diventeranno anarchiche prima che la rivoluzione sia iniziata; gli anarchici devono allora accostarsi alle masse e prenderle come sono, senza progetti pedagogici inevitabilmente autoritari, e adattando piuttosto l'ideologia al loro sentire. L'azione rivoluzionaria ha due momenti: la distruzione violenta degli ostacoli alla libertà, e la diffusione graduale della pratica della libertà, priva di ogni coercizione.

Violenza e non-violenza[modifica]

La violenza di per sé è nemica della libertà. Essa è una triste necessità dell'anarchismo, ma solo nella fase negativa della distruzione delle forme oppressive. Malatesta è contrario ad ogni terrore rivoluzionario, che conduce necessariamente alla dittatura, così come respinge l'idea comunista della dittatura del proletariato e giudica molto severamente i risultati della rivoluzione bolscevica, che ha fermato l'esperimento dei soviet ed ha instaurato uno Stato autoritario.[4]

«Anarchia vuol dire non-violenza, non-dominio dell'uo­mo sull'uomo, non-imposizione per forza della volontà di uno o di più su quella di altri. È solo mediante l'armonizzazione degli interessi, me­diante la cooperazione volontaria, con l'amore, il rispetto, la reciproca tolleranza [...] che assicuri a tutti la massima libertà, il massimo sviluppo, il massimo benessere possibili.[...] Ma allora, si potrà domandare, perché nella lotta attua­le, contro le istituzioni politico-sociali, che giudicano op­pressive, gli anarchici hanno predicato e praticato, e predi­cano e praticano, quando possono, l'uso dei mezzi violenti che pur sono in evidente contraddizione coi fini loro? [...] la violenza anarchica è la sola che sia giustifica­bile, la sola che non sia criminale. Parlo naturalmente della violenza che ha davvero i carat­teri anarchici, e non di questo o quel fatto di violenza cieca e irragionevole che è stato attribuito agli anarchici [...] La vera violenza anarchica è quella che cessa dove cessa la necessità della difesa e della liberazione. Essa è tempe­rata dalla coscienza che gl'individui presi isolatamente so­no poco o punto responsabili della posizione che ha fatto loro l'eredità e l'ambiente; essa non è ispirata dall'odio ma dall'amore; ed è santa perché mira alla liberazione di tutti e non alla sostituzione del proprio dominio a quello degli altri.» (Anarchia e violenza)

Il sindacalismo[modifica]

Aspetto importante del suo pensiero è la visione del sindacalismo, visto come un mezzo (e non come un fine) fondamentale per lo sviluppo del movimento anarchico. Gli anarchici, proprio per questo, devono partecipare alla fondazione di sindacati qualora non ne esistessero già. Poiché il sindacato è un mezzo, non deve essere trasformato in un'organizzazione politica, altrimenti potrebbe diventare uno pseudo-partito, con tendenze gerarchizzanti ed autoritarie. Inoltre i sindacati non possono bastare a se stessi, per lo sbocco rivoluzionario è necessario sviluppare l'organizzazione politica.

L'esperienza involutiva della CGT francese, trasformatasi da sindacato rivoluzionario a riformistico ed organico alle istituzioni, sembrò avvalorare le sue preoccupazioni. Tali istanze furono presentate lucidamente al Congresso di Amsterdam del 1907, in opposizione alle tesi di Pierre Monatte.

Contro la democrazia parlamentare[modifica]

Poiché l'anarchia è fondata sull'etica (e su un'etica dell'intenzione, in termini weberiani), essa non può accettare la democrazia come male minore. Di qui le considerazioni critiche di coloro, tra cui anche i socialisti, che pensavano di potersi opporre al fascismo attraverso le elezioni e gli strumenti parlamentari "democratici".[5] Il sistema democratico ricorre all'autorità della maggioranza, quello anarchico alla intesa volontaria (benché in certi casi sia inevitabile ricorrere al voto). La volontà della maggioranza non può pretendere il possesso della verità assoluta, poiché tale verità non esiste. Il principio di libertà impedisce di riconoscere una sola verità: ognuno ha la propria verità, ed anche la propria anarchia. In società, tuttavia, la libertà non può essere assoluta, ma deve essere limitata dal principio della solidarietà e dell'amore verso gli altri.

La rivoluzione e il comunismo anarchico[modifica]

Per Malatesta non è possibile compiere la rivoluzione perseguendo interessi economici, poiché l'interesse è sempre conservatore: solo l'ideale è rivoluzionario. Di qui la supremazia del politico – che persegue l'ideale universale – sull'economico, che persegue sempre fini riformisti e conservatori. Per questo anche i sindacati sono considerati riformisti, mai realmente rivoluzionari (anche per il loro carattere inevitabilmente corporativo).

La rivoluzione è attuabile volontaristicamente, attraverso l'atto insurrezionale («La Federazione Italiana crede che il fatto insurrezionale, destinato ad affermare con delle azioni il principio socialista, sia il mezzo di propaganda più efficace ed il solo che, senza ingannare e corrompere le masse possa penetrare nei più profondi strati sociali...»., dichiarazione di Carlo Cafiero ed Errico Malatesta al Congresso di Berna dell'Internazionale antiautoritaria, 1876) ma senza trascurare la possibilità di raggiungere obiettivi parziali, purché finalizzati alla rivoluzione. Una teoria questa, chiamata gradualismo rivoluzionario.

L'organizzazione sociale preferibile ottenibile attraverso la rivoluzione sociale è quella comunista, ma deve trattarsi di un comunismo non imposto, ma liberamente scelto e voluto. Il comunismo-anarchico di Malatesta non è tanto una concezione economica, quanto un principio di giustizia sociale, una tensione meta-economica. I problemi economici vanno affrontati in modo empirico, scegliendo di volta in volta l'organizzazione economica in grado di adeguare gli ideali politici anarchici.

La sua visione anarco-comunista si oppone al piattaformismo di Nestor Makhno, temendo che questo genere di organizzazione possa diventare una sorta di partito, con tanto di gerarchia, autorità da rispettare e burocrazia. La paura è che il piattaformismo scada nel dirigismo. [6] Malatesta però si oppone anche alla visione meccanicistico-scientifica di Kropotkin, secondo cui si giungerebbe all'anarco-comunismo attraverso un processo scientifico in cui tanto la volontà quanto l'organizzazione risultano essere superflui, se non addirittura dannosi.[7] right|thumb|300 px|Errico Malatesta

Note[modifica]

  1. Osvaldo Bayer, La influencia de la inmigración italiana en el movimiento obrero argentino, en Los anarquistas expropiadores y otros ensayos. Booklet, Buenos Aires, 2008
  2. Osvaldo Bayer, La influencia de la inmigración italiana en el movimiento obrero argentino, en Los anarquistas expropiadores y otros ensayos. Booklet, Buenos Aires, 2008, p. 130-131.
  3. L'opinione di Malatesta
  4. Nel 1922, a La Spezia, Malatesta conobbe Herman Sandomirsky, un anarchico russo alleato del bolscevismo, giunto in Italia come membro della delegazione russa al congresso di Genova, che sollecitava gli anarchici a schierarsi con la bandiera leninista. Rispondendo all'anarchico filobolscevico, Malatesta si pronunciò pubblicamente sui rapporti tra il movimento anarchico e la Rivoluzione russa. A Sandomirsky rimprovera di aver rinnegato l'ideale anarchico, per stare «con un governo, ed un governo che ha fucilato dei compagni nostri e ne tiene ancora tanti in prigione» («Anarchici e bolscevichi», «Umanità Nova», 16 maggio 1922). Alla fine, Malatesta arrivò a identificare la dittatura bolscevica, almeno sotto certi aspetti, con il fascismo tout court: «I bolscevichi [...] hanno il merito di essere franchi e sfacciati: tale e quale come i fascisti!» («In regime di dittatura proletaria», «Umanità Nova», 12 agosto 1922).
    Nel 1924, alla morte di Lenin, Malatesta, componendo il necrologio del capo rivoluzionario scriveva le seguenti parole: «Lenin è morto. Noi possiamo avere per lui quella specie di ammirazione forzata che strappano alle folle gli uomini forti, anche se allucinati, anche se malvagi, che riescono a lasciare nella storia una traccia profonda del loro passaggio: Alessandro, Giulio Cesare, Loyola, Cromwell, Robespierre, Napoleone. Ma egli, sia pure colle migliori intenzioni, fu un tiranno, fu lo strangolatore della Rivoluzione russa, e noi che non potemmo amarlo vivo, non possiamo piangerlo morto. Lenin è morto. Viva la libertà!» («Lutto o festa?», «Pensiero e Volontà, n. 3, 10 febbraio 1924»).
  5. Si legga: Mussolini al potere
  6. Si legga Risposta a Nestor Makhno
  7. Pietro Kropotkin. Ricordi e critiche di un vecchio amico, in Studi Sociali, Montevideo, 15 aprile 1931.

Scritti[modifica]

1897[modifica]

1899[modifica]

1913[modifica]

  • Per la libertà, in «Volontà», 27 settembre
  • Scienza e riforma sociale, in «Volontà», 27 dicembre

1919[modifica]

1920[modifica]

1921[modifica]

1922[modifica]

1924[modifica]

1925[modifica]

1926[modifica]

1927[modifica]

1929[modifica]

Altri scritti[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]

Opere di Malatesta scaricabili[modifica]

Opere su Malatesta scaricabili[modifica]

Audio[modifica]

Articoli[modifica]


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