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Emilio Canzi

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Emilio Canzi, anarchico piacentino

Emilio Canzi (Piacenza, 14 maggio 1893 - Piacenza, 17 novembre 1945) è stato uno storico leader degli Arditi del Popolo di Piacenza, combattente nella Rivoluzione spagnola (conosciuto con il nome di battaglia di "Ezio Franchi") e comandante unico della XIII Zona operativa[1] dell'Appennino Tosco-Emiliano nella resistenza antifascista.

Biografia[modifica]

Nato a Piacenza il 14 maggio 1893, Emilio Canzi svolge il servizio militare in Libia fino a quando viene congedato il 10 settembre 1919 come invalido di guerra. All'avvento del fascismo, Canzi diviene un militante degli Arditi del Popolo, un gruppo antifascista della prima che si opponeva militarmente alle squadracce di Mussolini. Inizia così la sua militanza ininterrotta nella lotta "militare" antifascista, che lo porterà , grazie al suo passato di sergente maggiore dei bersaglieri, a diventare istruttore militare della "sezione" piacentina inquadrata nel “Battaglione Cantarana”[2] (dal nome di un quartiere proletario della città ) e composto da 200 miliziani [3]. La stima di cui godeva era tale che nel momento in cui dichiara la sua natura anarchica ai compagni socialisti e comunisti, posti sotto il suo comando, viene unanimemente acclamato con un «Viva Canzi».

Nel 1922 si trova in Francia, dove è accusato di aver ucciso un fascista. Rientrato in Italia nell'agosto 1927, si ferma nella sua Piacenza. Nell'aprile 1928 riesce a rientrare in Francia, stabilendosi a Parigi. Nel dicembre 1933 diviene responsabile della corrispondenza del «Comitato a favore delle vittime politiche», fondato il 29 ottobre a Puteaux.

Emilio Canzi e la Spagna[modifica]

Uno dei simboli degli Arditi del Popolo

Fin dall’insurrezione del luglio 1936 [4], Canzi combatte attivamente nella Rivoluzione spagnola, dove è conosciuto come "il colonnello anarchico" o anche "Ezio Franchi". Milita inizialmente nella Colonna Ascaso, poi nelle Brigate Garibaldi. Viene ferito il 16 giugno 1937 a Huesca, in seguito al quale in settembre è poi inviato in Francia, a Bagnolet, dove si attiva nel Comitato d'aiuto alla Spagna.

La zona di Huesca era luogo di accanitissimi combattimenti fra i miliziani antifascisti ed i franchisti. In quella stessa zona operava la Colonna Italiana - comandata dall'anarchico Giuseppe Bifolchi - e la 29ª Divisione (prima denominata Colonna Lenin del POUM). Fra i combattenti italiani ci sono Etrusco Benci[5], Pietro Fancelli[6], Mario Traverso [7], Giuseppe Fusero, Pasquale Fioravanti e Camillo Lanzilotta (nome di battaglia "Lancillotto" o "Nathan"). In Spagna Canzi vedrà  cadere un altro importante personaggio dell'anarchia italiana protagonista nella Difesa di Parma del 1922: Antonio Cieri, che assieme al socialista internazionalista Guido Picelli [8] comandava gli Arditi del Popolo proprio a Parma.

Emilio Canzi e la resistenza[modifica]

In Francia, Canzi si occupa anche di organizzare l'esilio delle frange antifasciste verso la Francia e il Belgio, ma viene arrestato dai tedeschi il 26 ottobre 1940 a Parigi e in seguito deportato nel campo di Hinzer. Nel 1942, su richiesta dell'OVRA, viene estradato in Italia e inviato al campo di concentramento di Anghiari, da cui viene poi condannato a scontare cinque anni di confino a Ventotene. Alla caduta del fascismo fa parte di quelli del gruppo di Ventotene che viene liberato durante il trasferimento verso Arezzo dall'alpino tenente Rouep [9], che seppur ancora idealmente vicino al fascismo aveva deciso di liberare il gruppo antifascista e di consegnare i documenti a Mario Perelli, uno dei successivi comandanti delle Brigate Bruzzi e Malatesta operanti a Milano di concerto con i socialisti delle Brigate Matteotti.

Manifesto ANPI su reintegrazione del compagno Canzi a comandante unico della XIII zona operativa

Raggiunta Piacenza nel settembre 1943, "il colonnello anarchico" incomincia ad organizzare la costituzione di alcune Bande Partigiane. Arrestato ancora una volta dai tedeschi nel 1944, ottiene nuovamente la libertà  grazie ad uno scambio di prigionieri che gli permette di riprendere posto nelle fila delle formazioni partigiane della XIII° zona operativa del piacentino. La sua formazione, che opera autonomamente, viene inserita in una brigata Garibaldi [10], successivamente é però arrestato da partigiani di indirizzo stalinista. Verrà  immediatamente reintegrato al comando della XIII zona operativa, con la qualifica di comandante unico, che manterrà  fino alla Liberazione. Lo stato d'arresto infatti dura molto poco grazie anche alla durissima presa di posizione del comando delle Brigate Partigiane facenti capo a Giustizia e Liberta [11].

Gli ultimi giorni[modifica]

La sua morte, il 17 novembre 1945, avviene in un incidente stradale non molto chiaro (analogo "strano incidente", nello stesso periodo, avrà  un altro comandante partigiano anarchico, Savino Fornasari) [12], come risulta dalla testimonianza di un comandante partigiano, poiché l'anarchico viene investito da una camionetta inglese. Ricoverato in ospedale a Piacenza per le ferite riportate, la fibra di Canzi, ormai stanca dalle tante battaglie fatte, non regge più e quando il colonnello anarchico vede arrivare la fine, chiama la figlia e fa distribuire i pochi soldi che gli restano agli infermieri, ringraziandoli così per l'umanità  con cui era stato trattato.

Piacenza e i funerali di Canzi[modifica]

  • A Piacenza il Provveditorato agli Studi ordina la chiusura delle scuole durante il giorno dei funerali per permettere a tutti di partecipare alla cerimonia (persino il tribunale resterà  chiuso per lutto cittadino).
  • Vengono inviati anche messaggi di cordoglio da parte di nomi di grande importanza della Resistenza, fra questi il Presidente del Consiglio Ferruccio Parri [13] (già  comandante delle Brigate Partigiane Giustizia e Libertà ) e del vicesegretario del PSI Sandro Pertini.
  • Per gli anarchici si evidenzia la presenza di un altro nome storico della storia dell'anarchia italiana, Alfonso Failla, col quale Canzi aveva preso parte a Carrara nel settembre 1945, due mesi prima della morte, alla conferenza costitutiva della FAI. Alfonso Failla ed Umberto Marzocchi tenteranno la mediazione, sopratutto Umberto Marzocchi nel seguito con i gruppi che formeranno i Gruppi Anarchici di Azione Proletaria.

Sulla tomba di Emilio Canzi si trova scritto [14]:
"A
EMILIO CANZI
(Ezio Franchi)
PARTIGIANO D'ITALIA
MCML
QUI
TRA GLI ALTI MONTI E LA GENTE UMILE
DONDE CON POCHI ANIMOSI
INTRAPRESE L'ULTIMA SUA BATTAGLIA
PER LA LIBERTÀ DEI POPOLI
EMILIO CANZI
VOLLE RIPOSASSERO
LE SUE SPOGLIE MORTALI
SPOSATA LA CAUSA
DEI POVERI E DEGLI OPPRESSI
DA COMBATTENTE LEALE ED INDOMITO
IN TERRA D'ITALIA E DI FRANCIA
IN BELGIO, IN ISPAGNA, IN GERMANIA
PER IL TRIONFO DELLA LIBERTÀ
PER LA GIUSTIZIA SOCIALE
E PER UN'UMANITÀ MIGLIORE
SOFFRÌ
PERSECUZIONI, ESILIO, GALERA
O TU
CHE QUI PIETOSO T'AGGIRI
ASCOLTA LA VOCE
CHE AMMONITRICE ED IMPLACATA
S'ALZA DA QUESTA TOMBA

Cimitero di Peli.

Note[modifica]

  1. da "www.beniculturali.ilc.cnr.it"
  2. Tagliaferri Ivano, Morte alla morte. Gli Arditi del popolo a Piacenza 1921-1922, Piacenza, Vicolo del Pavone, 2004. Morte alla morte narra la vicenda degli Arditi del Popolo nel piacentino.
    Sorto entro la crisi militare della 1ª guerra mondiale, combinandosi con il profondo disagio esistenziale e sociale dei reduci nel dopoguerra, con le speranze di riscatto e di palingenesi dell'impresa fiumana e della “Reggenza del Carnaro”, nutrì scelte politiche anche opposte: figliò, al contempo, tanto lo squadrismo teorizzato e praticato dal ras locale, quanto l'impeto di “difesa dei lavoratori del braccio e del pensiero” (Argo Secondari, Intervista, in Appendice) degli Arditi del “Battaglione Cantarana”, organizzato militarmente, come in tante città , contro la violenza fascista. Approfondimenti: da Istituto storico resistenza ed età  contemporanea
  3. da Morte alla morte, Emilio Canzi e gli Arditi del Popolo a Piacenza
  4. Le prime formazioni antifasciste italiane che invitano a partecipare alla lotta antifranchista in Spagna sono Giustizia e Libertà , il movimento anarchico, i socialisti massimalisti, i trotskisti, la minoranza bordighista del Partito comunista d'Italia e il partito repubblicano. I primi miliziani antifascisti a varcare il confine passando per i Pirenei lo fanno il 20 Luglio, sono diretti in gran parte a Barcellona ed alcuni a Madrid: fra gli anarchici sono presenti Camillo Berneri, Francesco Barbieri, Fosca Corsinovi, Angiolo Bruschi, Umberto Marzocchi, Giuseppe Bifolchi, Umberto Consiglio, Ateo Vannucci, Omero Ferrarini , Ernesto Bonomini. Per Giustizia e libertà  ci sono Carlo Rosselli (Camillo Berneri e Carlo Rosselli Vite parallele), Aldo Garosci, Giuseppe Zuddas, Renzo Giua, Siro Biso e Angelo Monti. Per i socialisti massimalisti, Giuseppe Bogoni, Vincenzo Tarroni, Felice Vischioni, Giuseppe Fusero e Umberto Cirella. Per i repubblicani Mario Angeloni, Andrea Minguzzi, Cristoforo Dell'Amore e Arturo Buleghin. Per la minoranza bordighista del Partito comunista D'Italia, Enrico Russo, Renato Pace, Bruno Zecchini e Mario Bramati. Per i trotskisti, Placido Mangraviti, Domenico Sedran e Cristofano Salvini.
  5. Repubblicano, internato nel campo francese di Argelès.
  6. Trotskista, ferito in battaglia nel maggio 1937.
  7. Traverso, già  partecipe al tentativo “garibaldino” del colonnello Francesco Macià  di rovesciare la dittatura riveriana in Spagna, cercò di dar vita all'estero ad un partito d'azione, per stroncare con ogni mezzo i provocatori e lo spionaggio fascista fra gli esuli. Anarchico, poi capitano nel battaglione Garibaldi, due volte ferito, caduto il 16 febbraio 1938 in Estremadura.
  8. Guido Picelli durante la Difesa di Parma del 1922 è ancora socialista internazionalista, poi passerà  al Partito comunista d'Italia, assumendo posizioni antistaliniste, senza avere alcuna protezione da Palmiro Togliatti e riuscendo a salvarsi solo grazie ai compagni degli Arditi del Popolo. Anche Picelli cadrà  in Spagna ed avrà  i funerali di Stato a Barcellona, dove adesso riposa. I suoi figli saranno allevati da Giovanna Caleffi, anarchica e moglie di Camillo Berneri
  9. Si veda L'abbandono di Renicci
  10. da sito ANPI e Lager italiani sempre. I campi di concentramento italiani sottoposti all'autorità  civile, tra il giugno del 1940 e l'agosto del 1943, furono complessivamente una cinquantina. La loro direzione era affidata a un commissario o a un maresciallo di pubblica sicurezza, oppure al locale podestà , coadiuvato da carabinieri, questurini o militi fascisti. Questo non deve farci dimenticare che il regime fascista praticò fin dal 1938 una politica autonoma antiebraica e che dal 1943 al 1945 il fascismo repubblicano di Salò attuò procedure di arresto e concentramento che portano allo sterminio di oltre ottomila ebrei.
  11. Il tentativo di dare la spallata al posto di Comandante Unico incontra la resistenza dell'anarchico, che tenta di appellarsi al sostegno del Comando generale Alta Italia. Del resto i comandanti non comunisti non se la sentono di impegnarsi a fondo nel sostegno a Canzi se questo può significare indebolire la propria posizione. Questa situazione conferma che il sostegno a Canzi aveva la sua origine nella sua grande statura morale, etica e politica del vecchio combattente anarchico. La partita della sua destituzione viene giocata all'interno del CU Nord Emilia dove i comunisti hanno la netta maggioranza e decidono di sostituirlo con il colonnello Luigi Marzioli. Questi aveva vissuto la Resistenza da spettatore e più volte chiamato in causa aveva sempre rifiutato di impegnarsi direttamente. Ora, in previsione della Liberazione e dei rapporti di forza successivi, il Partito Comunista non ha uomini adatti al ruolo e pensa di affidarsi a un ex alto ufficiale dell'esercito. Questa è una delle questioni della Resistenza piacentina che più lascia perplessi, soprattutto per la condotta dei comunisti filomoscoviti. Canzi tenta di resistere alle autoritarie disposizioni del CU Nord Emilia appellandosi all'illegalità  del provvedimento di sostituzione. Da una parte contesta la legittimità  del documento con cui viene sostituito da Marzioli, dall'altra ritiene che tale provvedimento debba essere eventualmente avallato dal Comando generale. Approfondimenti: Dossier su Canzi
  12. (Silingardi Claudio, Emilio Canzi e Savino Fornasari dall'emigrazione libertaria in Francia alla rivoluzione spagnola, in Studi piacentini n. 1, 1984 )
  13. Alcune ipotesi per cui Emilio Canzi è tornato al comando della XIII zona operativa sono in relazione a Ferruccio Parri. All'interno del CLN Alta Italia, apparentemente, non esistono rapporti di forza favorevoli a Canzi. Il peso del PCI è molto forte e quello dei socialisti in crescita. Si possono fare due ipotesi: la prima è che il Partito d'Azione, segnatamente Ferruccio Parri, abbia preso a cuore la vicenda dell'anarchico. La seconda è un passo indietro del CLN per cancellare l'atto di autoritarismo che aveva colpito Canzi.Un padre della Resistenza
  14. Dalla lapide sulla tomba del “colonnello anarchico”

Bibliografia[modifica]

  • Claudio Silingardi, Emilio Canzi e Savino Fornasari dall'emigrazione libertaria in Francia alla rivoluzione spagnola, in Studi piacentini n. 1, 1984
  • Ivano Tagliaferri, Il colonnello anarchico: Emilio Canzi e la guerra civile spagnola, Ed. Scritture, Piacenza, 2005, [1]
  • Ivano Tagliaferri, Morte alla morte, Arditi del Popolo a Piacenza, Vicolo del pavone, 2004, Editore “Scritture”[2].
  • Enzo Collotti, Renato Sandri, Frediano Sessi, Dizionario della Resistenza Einaudi , 2001 , ISBN 8806158554, 9788806158552
  • Eros Francescangeli, Arditi del Popolo, Odradek , 2000

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]

  • Presentazione de “Il colonnello anarchico: Emilio Canzi e la guerra civile spagnola
  • Ivano Tagliaferri, laureato in Filosofia all’Università  Statale di Milano, è nato nel 1951. Vive e lavora a Piacenza e si occupa di ricerche sul movimento operaio,alcune opere: Morte alla morte. Arditi del popolo a Piacenza, Ed. Vicolo del Pavone, Piacenza, 2004; Il colonnello anarchico. Emilio Canzi e la guerra civile spagnola, Ed. Scritture, Piacenza, 2005. da edizioni infinito