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Elena Quinteros

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Elena Quinteros
Elena Quinteros (Montevideo, Uruguay, 9 settembre 1945 – scomparsa dal 1976) è stata una maestra e militante anarchica della Federazione Anarchica Uruguayana (FAU) desaparecida durante la dittatura militare degli anni '70.

Biografia[modifica]

Nata a Montevideo, studia Magistero e inizia la militanza attiva nel sindacalismo, partecipando anche alle missioni socio-pedagogiche dell' Istituto Cooperativo per l'Educazione rurale. In particolare prende parte nel 1967 a quella di Chapel Farruco.

L'anarchismo[modifica]

Nel 1966, a 21 anni, consegue il diploma di insegnante e inizia lavorare in una scuola di Pando, nel dipartimento di Canelones. A metà  dello stesso anno, entra a far parte Federazione Anarchica Uruguayana (FAU), militando in quella che era una gemmazione della stessa: la Resistencia Obrero-Estudiantil (ROE). Il 16 novembre 1967 è arrestata una prima volta, ma poi rilasciata il giorno successivo. Nell'ottobre del 1969 è nuovamente arrestata, processata e trattenuta in carcere fino all'ottobre 1970.

Nel 1975 è presente a Buenos Aires al congresso fondativo del Partido por la Victoria del Pueblo (PVP), un'organizzazione fondata inizialmente su una particolare interpretazione guevarista dell'anarchismo ma che in seguito prenderà  una chiara impronta marxista. Entrata a far parte del primo direttivo del PVP, lo stesso anno stesso le viene ritirata la licenza d'insegnamento su espressa richiesta delle Forze Militari Congiunte.

Sequestro e scomparsa[modifica]

Il 26 giugno 1976, Elena Quinteros è arrestata e trasferita nel centro di torture “300 Carlos”, dipendente della I Divisione dell'Esercito. Il suo arresto rientrava nell'ambito della cosiddetta Operazione Condor, che faceva parte di un piano guidato dagli USA contro gli ambienti anticapitalistici ed attuato in diversi paesi del Sudamerica (Cile, Argentina, Bolivia, Brasile, Perù, Paraguay e Uruguay.).

Nella mattina del 28 giugno, si fa condurre nei pressi dell'Ambasciata del Venezuela con la scusa di cercare un contatto. Lì tenta una fuga, correndo e poi saltando il muro dell'Ambasciata con l'intento di entrare nell'edificio dell'ambasciata. Elena grida disperatamente il suo nome chiedendo asilo, ma nonostante il personale dell'ambasciata avesse cercata di aiutarla, i militari riusciranno a portarla via anche grazie alla complicità  della polizia che vigilava sull'Ambasciata. Durante la lotta per catturarla ed introdurla in macchina, Elena si rompe una gamba ma viene ugualmente inviata al Batallón de Infantería Nº 13, identificata con il Nº 2537 e sottoposta a torture selvagge, secondo quanto dichiarato dagli altri prigionieri politici detenuti.

L'ambasciatore del Venezuela in Uruguay, Julio Ramos, contatta immediatamente il Ministero delle Relazioni Esterne uruguayano, denunciando l'avvenuto sequestro della donna nel suo territorio. Il 3 luglio si riunisce il Consiglio di Sicurezza Nazionale dell'Uruguay in merito alla richiesta dei venezuelani, tuttavia il consiglio decide di non consegnare loro la donna, esplicitando così il fatto che il destino dell'anarchica fosse segnato.

Questo fatto ingenererà  un incidente diplomatico tra i due paesi e porterà  alla rottura delle relazioni tra loro a partire dal 5 luglio.

Attualità [modifica]

Nell'ottobre del 2002, il giudice Eduardo Cavalli ha incontrato l'ex-vice Cancelliere Juan Carlos Blanco, responsabile in prima istanza per la scomparsa di Elena Quinteros e lo ha rinviato a processo con l'accusa di sequestro. Arrestato preventivamente, è stato rilasciato il 9 maggio del 2003. Juan Carlos Blanco sarà  poi arrestato per l'uccisione di altri oppositori alla dittatura.

Il 13 maggio 2008 la Scuola N° 181 di Primo Grado di Montevideo ha cambiato nome in “Maestra Elena Quinteros”.

Bibliografia[modifica]

  • Raul Olivera, Raul e Sara Méndez, Secuestro en la Embajada. El caso de la maestra Elena Quinteros, Ediciones de la cátedra de Derechos Humanos “Tota Quinteros” de FUCVAM, Montevideo, 2004.
  • Hugo Cores, Memorias de la Resistencia, Ediciones de la Banda Oriental, Montevideo, 2002.
  • Ignacio Martinez, Tiene la palabra Tota Quinteros, Editorial COMPAÑERO, Montevideo, 1993

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]