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Edvard Munch

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Edvard Munch
Edvard Munch (Løten, Norvegia, 12 dicembre 1863 – Oslo, Norvegia, 23 gennaio 1944) è stato un pittore e grafico pioniere della scuola espressionista scandinava e tedesca, frequentatore degli ambienti anarchici di Kristiania (Oslo). L'urlo (1893) è la sua opera più conosciuta.

Biografia[modifica]

Edvard Munch nacque in una famiglia modesta che sarà  colpita dalla tubercolosi e dalla morte di sua madre quando aveva cinque anni e poi di una sorella e di un fratello.

Abbandona nel 1881 gli studi da ingegnere per seguire dei corsi di disegno. La sua prima esposizione ha luogo nel 1883. Verso il 1885, comincia a frequentare a Kristiania il gruppo anarchico di Hans Jaeger, di cui realizzerà  il ritratto, ed effettua un primo soggiorno a Parigi. All'invito di Jaeger rivolta ad ogni singolo individuo a vivere la propria vita secondo la massima: «Scrivi la tua vita!», Munch rispose con le seguenti parole:

«Non è mia intenzione di ricostruire precisamente la mia vita. Piuttosto è mia intenzione cercare le forze segrete della vita, per tirarle fuori, organizzarle e intensificarle, allo scopo di dimostrare il più chiaramente possibile gli effetti di queste forze sul meccanismo conosciuto come vita umana, e nei suoi conflitti con altre vite umane».

Nel 1889 è di ritorno con Francia dove è per un periodo allievo di Léon Bonnat. Nell'autunno del 1892, su invito del club artistico di Berlino, espone le sue pitture nella capitale tedesca, ma l'esposizione è costretta a chiudere dopo aver provocato un grande scandalo, la buona società  vedendo in essa una provocazione anarchica.

Risiede a Berlino dove frequenta l'intellettualità  letteraria e artistica, collabora con delle riviste e circoli di avanguardia, si lega in particolare con il drammaturgo svedese August Strindberg e realizza una nuova esposizione nel 1893, anno in cui dipinge il suo celebre quadro considerato come il manifesto espressionista della disperazione e della sofferenza: L'Urlo.

Nel 1896, torna a Parigi dove si dedica soprattutto all'incisione (acqueforti e litografie), realizzerà  anche due manifesti per delle opere teatrali del suo compatriota Henrik Ibsen, date a Parigi. Sin dall'inizio del secolo riceve riconoscimenti e realizza nuove esposizioni, a Berlino nel 1902, poi successivamente a Praga, Lubecca, Dresda, Vienna e Berna. Ma è sempre più soggetto a crisi depressive, alternando soggiorni all'ospedale e viaggi. Negli anni trenta i nazisti denunciando «l’arte degenerata» se la prenderanno con i suoi quadri esposti nei musei tedeschi.

Muore a Ekely visino a Oslo, il 23 gennaio 1944 dopo aver fatto dono di numerosi quadri e disegni alla capitale norvegese, che costruirà  un museo in suo onore. Il regista libertario Peter Watkins gli ha dedicato un film: Edvard Munch, la danza della vita.

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Collegamenti esterni[modifica]