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Disobbedienza Civile (testo)

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Nuvola apps xmag.png Per approfondire, vedi Disobbedienza civile.

Disobbedienza Civile è un saggio di Henry David Thoreau del 1849.

Il saggio[modifica]

Questo saggio è comunemente noto come Disobbedienza Civile ("Civil Disobedience"), anche se non fu mai pubblicato dall’autore con questo titolo. Stampato per la prima volta nel 1849 con il titolo di Resistance to Civil Government, come parte interna di Aesthetic Papers (curato e pubblicato da Elizabeth Peabody ), esso altro non è che la trascrizione cartacea di una lezione di H.D.Thoreau, tenuta nel febbraio del 1848 davanti al Concord Lyceum, intitolata "The Rights and Duties of the Individual in Relation to Government". Dopo la morte dell’anarco-individualista americano, il saggio fu ristampato col titolo di Civil Disobedience, con il quale è diventato poi conosciuto in tutto il mondo.

Il tema centrale è il predominio del diritto individuale rispetto alla legge, secondo cui non solo è legittimo, ma addirittura doveroso, per ogni antischiavista degno di questo nome, violare le leggi americane visto che queste ammettono la schiavitù. Thoreau pone la coscienza individuale al di sopra di ogni istituzione, invitando quindi alla disobbedienza civile delle leggi ritenute ingiuste e oppressive della propria e altrui libertà .

Alcuni brani[modifica]

  • «Accetto di tutto cuore l'affermazione, - "Il governo migliore è quello che governa meno", e vorrei vederla messa in pratica più rapidamente e sistematicamente. Se attuata, essa porta infine a quest'altra affermazione, alla quale pure credo, - "Il miglior governo è quello che non governa affatto", e quando gli uomini saranno pronti, sarà  proprio quello il tipo di governo che avranno. Il governo è nell'ipotesi migliore solo un espediente; ma la maggior parte dei governi sono di solito espedienti inutili, e tutti i governi sono tali di quando in quando.
  • «La massa degli uomini serve lo stato in questo modo, non come uomini soprattutto, bensì come macchine, con i propri corpi... [..] Uomini del genere non incutono maggior rispetto che se fossero di paglia o di sterco... Le leggi ingiuste esistono: dobbiamo essere contenti di obbedirle, o dobbiamo tentare di emendarle, e di obbedirle fino a quando non avremo avuto successo, oppure dobbiamo trasgredirle da subito?...»
  • «Se mille uomini non pagassero quest'anno le tasse, ciò non sarebbe una misura tanto violenta e sanguinaria quanto lo sarebbe pagarle, e permettere allo Stato di commettere violenza e di versare del sangue innocente. Questa è, di fatto, la definizione di una rivoluzione pacifica, se una simile rivoluzione è possibile. Se l'esattore delle tasse, od ogni altro pubblico ufficiale, mi chiede, come uno ha fatto, "Ma cosa devo fare?" la mia risposta è: "Se vuoi davvero fare qualcosa, rassegna le dimissioni". Quando il suddito si è rifiutato di obbedire, e l'ufficiale ha rassegnato le proprie dimissioni dall'incarico, allora la rivoluzione è compiuta...»
  • «Capii che lo Stato era uno stupido, che era timido come una donna nubile tra i suoi cucchiai d'argento, e che non sapeva distinguere i suoi amici dai suoi nemici, e persi tutto il rispetto che m'era rimasto nei suoi confronti, e lo compatii. Lo Stato dunque non si confronta mai intenzionalmente con il sentimento d'un uomo, intellettuale o morale, ma solo con il suo corpo, con i suoi sensi. Esso non è dotato d'intelligenza od onestà  superiori, ma di superiore forza fisica. Non sono nato per essere costretto. Respirerò liberamente. Vediamo chi è il più forte. Che forza ha una moltitudine? Possono costringermi soltanto ad obbedire ad una legge che sia più alta della mia. Essi mi costringono a diventare come loro"...»

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]