Still working to recover. Please don't edit quite yet.

Dante Armanetti

From Anarchopedia
Jump to: navigation, search
Dante Armanetti
Dante Armanetti (Pontremoli, Italia, 26 marzo 1887 - Torino, 3 febbraio 1958) è stato un anarchico e antifascista italiano.

Biografia[modifica]

Figlio di Angelo Armanetti e Elisabetta Sordi, frequenta la scuola sino alla 5° elementare. Assunto giovanissimo prima come operaio alla FIAT Ferriere di Torino e poi come rappresentante della Singer, inizia ben presto la militanza nel movimento anarchico.

Attività  anarchica e antimilitarista[modifica]

Allo scoppio della Grande Guerra diffonde propaganda libertaria e antimilitarista, impegnandosi attivamente nella raccolta di fondi per la stampa anarchica. Nell'agosto del 1917 partecipa alle manifestazioni contro la guerra e alle lotte sociali del dopoguerra ad esse collegate. Nel settembre 1920 è protagonista, insieme a tutti gli anarchici italiani, nel movimento di occupazione delle fabbriche che sembrerebbe prossimo ad incendiare la penisola con la rivoluzione sociale. Tre anni dopo, con l'avvento del fascismo, pagherà  con l'arresto la partecipazione a quei moti e ad altre agitazioni.

L'avvento del fascismo[modifica]

Dopo aver subito nel 1927 una nuova condanna per tentato espatrio illegale, due anni dopo si trasferisce a Mirandola (Emilia Romagna) per lavoro. Nei primi anni trenta Armanetti collabora al giornale clandestino «Voci di Officina», organo propagandistico del Partito d'Azione. Membro del gruppo anarchico «Barriera di Milano», costituito soprattutto da compagni toscani (Dario Franco, Settimo Guerrieri, i fratelli Vindice e Muzio Tosi, ecc), e del «Barriera di Nizza», fa parte del comitato di coordinamento dei gruppi anarchici di Torino.

Intanto il regime fascista, che si fa sempre più autoritario, lo arresta ancora, questa volta insieme a I. Innesti, F. Fasola e R. Alicardi per aver tentato nuovamente di espatriare. Dopo il rilascio, l'anarchico e antifascista subisce un nuovo attenzionamento e l'8 febbraio 1931 viene arrestato a Torino (con lui anche Arduilio D'Angina, Musio Tosi e Settimo Guerrieri) per «attività  anarchica e diffusione di giornali antifascisti», ricevendo la condannato al confino di Lipari. Dopo il trasferimento a Ventotene, viene liberato il 9 febbraio 1933 ed immediatamente inizia a collaborare con «Voci d'officina». Esattamente tre anni dopo, insieme a Antonio Calamassi e Settimio Guerrieri, espatria in Francia avvalendosi dell'aiuto del Comitato Antifascista di Chambèri. A Lione, dove ha trovato il sostegno di altri antifascisti, verrà  a sapere che la sorella Maria Felicita era stata processata per attività  antifasciste dal tribunale speciale fascista.

In Spagna[modifica]

Allo scoppio della rivoluzione spagnola del luglio 1936 si schiera prontamente col fronte repubblicano. Il 15 gennaio 1937 giunge a Barcellona, sei giorni dopo è già  al fronte di Aragona ed è presente allo scoppio della battaglia di Monte Pelato. Le autorità  italiane lo schedano nell'elenco dei sovversivi italiani residenti all'estero, anche se essendo già  anziano e affetto da miopia non impugnerà  le armi, dedicandosi alla cura dei relazioni tra i compagni della sezione italiana della Colonna Ascaso.

Armanetti prende parte al fianco degli anarchici ai drammatici moti di Barcellona del maggio 1937 che vede contrapposti anarchici e stalinisti in quello che sarà  il prodromo della sconfitta repubblicana. Da quel momento in poi sarà  la fazione stalinista catalana (PSUC, Partito Socialista Unificato della Catalogna) e spagnola (PCE, Partito Comunista Spagnolo) a prevalere e per gli anarchici la vita si farà  sempre più difficile. Così, nello stesso anno, Armanetti conosce ancora una volta il carcere, ma questa volta i suoi aguzzini sono i "compagni" stalinisti che arbitrariamente lo arrestano per spionaggio e diserzione (con lui anche Ermanno Neri e Libero Mariotti).

In Francia[modifica]

Dopo un anno di carcere espatria in Francia, dove viene arrestato ed internato nel campo di Saint-Cyprien. L'Unione Anarchica Italiana, appoggiato dalla CGT-SR e da Sébastien Faure, lancia un appello per la sua liberazione e per quella di Pompeo Crespi e Carlo Cocciarelli, anch'essi detenuti. Nel mese di ottobre del 1938 è imprigionato nel carcere di Montjuïc ed una volta libero fa rientro in Francia, ma quando Parigi cade in mano ai nazisti (1940) sceglie di trasferirsi a Bruxelles insieme a Armando Bientinesi, Aldo Demi e Ateo Vannucci.

Resistenza antifascista[modifica]

Seme Anarchico, giornale anarchico fondato da Armanetti e Garinei

Il 16 agosto 1941 viene consegnato dalla polizia tedesca ai fascisti italiani. Processato, il 17 novembre è condannato a 7 anni di carcere, ma dopo l'8 settembre viene liberato, partecipando alla Resistenza nella VII Brigata SAP dentro le Ferriere. Si occupa inoltre del giornale clandestino «Voce dei comunisti libertari» di Torino, che dopo la Liberazione si chiamerà  «Era Nuova», con Furio Meniconi, Antonio Garino e Italo Garinei. Dopo il 1945, e fino al suo ultimo numero, sarà  direttore del giornale.

Il secondo dopo guerra[modifica]

In qualità  di delegato piemontese partecipa al congresso interregionale della Federazione Comunista Libertaria (23-25 luglio 1945). Dal 1951 al 1956 dirige con Italo Garinei anche il «Seme anarchico» e il «Bollettino interno della Feerazione Anarchica Italiana (FAI)», pubblicato dal novembre 1952 al marzo 1953 con l'intento di preparare il V congresso della FAI (19-23 marzo 1953).

Dante Armanetti muore a Torino il 3 febbraio 1958. La salma è stata cremata il 6 febbraio e le ceneri deposte al Tempio Crematorio.

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]