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Convegno anti-anarchico (Roma, 1898)

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Raffigurazione del convegno contro l'anarchica di Roma (1898)
La conferenza anti-anarchica internazionale del 1898 (24 novembre-21 dicembre) fu organizzata dal governo italiano con l’intento di reprimere il movimento anarchico che in Italia e in Europa aveva compiuto numerosi attentati contro le autorità . Evidentemente i risultati non furono soddisfacenti giacché due anni dopo (29 luglio 1900) Gaetano Bresci riuscirà  a giustiziare il re Umberto I. [1]

La conferenza internazionale contro gli anarchici[modifica]

La Conferenza anti-anarchica si riunì a Roma, Palazzo Corsini, dal 24 novembre al 21 dicembre 1898 per volontà  del generale Pelloux e del ministro degli esteri italiano Canevaro. Nel momento in cui la Conferenza venne convocata, in tutta Europa si andò sviluppando un sentimento di imbarazzo che nei paesi di più radicata cultura democratica rasentò lo sdegno. Alle trattative parteciparono, oltre l'Italia, anche la Francia, la Germania, la Turchia, la Grecia, la Spagna, il Portogallo, la Svizzera, la Russia, l'Inghilterra, nonché i responsabili delle polizie di quindici paesi. I lavori si svolsero a porte chiuse. Fu una tipica riunione diplomatica, con estenuanti discussioni procedurali e formalistiche. Il vero obiettivo della Conferenza era quello di dichiarare una sorta di guerra europea al movimento anarchico e di conseguenza, nei procedimenti penali dei vari stati, accusare di anarchia chiunque avanzasse rivendicazioni sociali. I lavori incontrarono però un considerevole ostacolo nella differente interpretazione di "sovversione" adottata dai diversi stati. Al governo italiano che spingeva per porre sullo stesso piano l'anarchico ed il volgare assassino, risposero le delegazioni inglese e francese che accettarono di considerare l'anarchico un delinquente comune solo se questi avesse avuto a suo carico precedenti criminosi senza specificarne la natura. Il solo accordo possibile a questo punto avrebbe potuto essere la rivendicazione di ogni stato alla libertà  di estradizione dei "criminali anarchici", ma tale alleanza politico-poliziesca poteva sussistere solo tra le nazioni ideologicamente più affini (Italia, Spagna, Austria, Germania e Russia zarista). Di fatto non venne stabilita nessuna misura repressiva comune nei confronti dei vari movimenti anarchici operanti in Europa, anzi non si riuscì neanche a dare una definizione unanime di anarchia. Praticamente la Conferenza, grazie anche all'abbandono del tavolo delle trattative da parte dei delegati russi durante gli ultimi giorni dei lavori, si concluse in un totale insuccesso per il governo italiano.[2]

Note[modifica]

  1. Quest'articolo fu pubblicato come semplice nota de La tradizione anarchica degli attentati, comparso sul sito individualista anarcotico.net - attualmente non più attivo - e recuperato da Web archive.
  2. Cfr. P.C. MASINI, Storia degli anarchici italiani nell'epoca dei attentati, Ed. Rizzoli, Milano 1981, pp.121-124; oltre a: G.F. VENÈ, braccio della legge contro gli anarchici" in Storia Illustrata n. 191, Mondadori, Milano ottobre 1973, pp. 147- 154.

Voci correlate[modifica]

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