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Comitato Centrale delle Milizie Antifasciste di Catalogna

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Miliziane antifasciste
Il Comitato Centrale delle Milizie Antifasciste di Catalogna (Comité Central de Milicias Antifascistas, CCMA) è stato un organismo rivoluzionario sorto durante la rivoluzione spagnola del luglio 1936 con l’intento di coordinare le attività  delle milizie antifasciste (soprattutto anarchiche ma non solo) che il 19 luglio insorsero vittoriosamente contro il golpe di Francisco Franco.

Fu il presidente del governo catalano (Generalitat), Lluis Companys, su pressioni della CNT-FAI ad istituire ufficialmente il CCMA il 21 luglio, che di fatto fino a settembre fu il vero organo governativo della Catalogna, prima di esser sciolto per ridar spazio al governo borghese catalano purtroppo con il beneplacito della dirigenza della CNT.

Nascita delle milizie antifasciste[modifica]

Exquisite-kfind.png Vedi, Comitato di Difesa della CNT.
Bandiera della CNT-FAI.

Le milizie antifasciste - organizzate soprattutto dalla CNT-FAI, ma anche dal POUM e da altri partiti - sorsero spontaneamente in Catalogna dopo il golpe fascista di Franco del 18 luglio 1936. Il merito principale fu della CNT che, a partire dal 1934, convinta che il colpo di Stato reazionario fosse ormai imminente, istituì un a Barcellona un Comitato di Difesa, dotato di varie emanazioni che operavano nei vari quartieri della città  e in varie zone della Catalogna. La CNT-FAI disponeva di ben oltre 10mila militanti, che allo scoppio della rivoluzione si organizzarono in milizie popolari (attive soprattutto sul fronte di Aragona e dediti in particolare a portare avanti pratiche di collettivizzazione) e comitati rivoluzionari (attivi in particolare a Bercellona).

La Confederación Nacional del Trabajo era (ed è) un organismo confederale, che tra i lavoratori della Catalogna aveva la maggioranza schiacciante, per questo fu possibile organizzare le milizie solo in questa importante regione spagnola. Non a caso fu solo qui che i fascisti furono sconfitti, mentre nelle zone di Spagna, almeno inizialmente, non incontrarono resistenza.

Gestione militare delle milizie[modifica]

Exquisite-kfind.png Vedi, Colonne anarchiche.

L'organizzazione delle milizie anarchiche e antifasciste era ben diversa da quella di un normale esercito; erano bandite le divise e l'appartenenza all'una o all'altra formazione era indicata dal colore dei fazzoletti. Solitamente il modello organizzativo fu il seguente: l'unità  più piccola era il "gruppo" formato da una decina di miliziani, che aveva per rappresentante un delegato democraticamente eletto; dieci gruppi formavano una "Centuria", con un delegato di centuria eletto come rappresentante della stessa; un numero di centurie non prefissato, ma dipendente dalle esigenze belliche delle diverse zone, costituiva un "Batallón" (Battaglione); l'insieme dei Battaglioni andava a costituire una "Colonna". (es. Colonna Durruti, Ascaso). La Colonna era comandata da un comitato di guerra, potenzialmente rimovibile, eletto dai miliziani, che potevano contare anche su un certo numero di aggregati ex ufficiali dell'esercito, esperti di artiglieria e nell'uso degli esplosivi.

Riguardo al problema della disciplina, così si espresse Buenaventura Durruti:

«Avere disciplina per me non significa nient’altro che badare alla propria responsabilità  ed a quella degli altri. Sono contro ogni disciplina da caserma; conduce soltanto alla brutalizzazione, all’odio, a funzionari privi di coscienza. Ma tanto meno voglio qui parlare di una libertà  malintesa, come la pretendono i vigliacchi, per rendersi facile la vita. Nella nostra organizzazione, la CNT, prevale una retta comprensione della disciplina; e ad essa dobbiamo il fatto che gli anarchici rispettano le decisioni dei compagni ai quali hanno conferito la propria fiducia. In tempo di guerra occorre obbedire ai delegati eletti, altrimenti qualsiasi operazione è condannata al fallimento. Se gli uomini non sono d’accordo con loro, nelle riunioni devono deporre i propri rappresentanti a sostituirli.» [1]

I miliziani e le miliziane[modifica]

«Ecco la composizione iniziale delle milizie antifasciste di Catalogna: CNT-FAI: 13.000 uomini - UGT: 2.000 uomini - POUM: 3.000 - Polizia e Generalitat: 200»[2]

Allo scoppio della rivoluzione, migliaia di miliziani si offrirono volontari per combattere contro i militari ribelli. Moltissimi gli stranieri che giunsero in Spagna, tra cui anche molti italiani (Carlo Einstein, Antoine Gimenez, Agostino Sette, Enrico Dal Bo, ecc.) .

Furono molte anche le donne che entrarono a far parte delle milizie, tra cui Mary Low, Simone Weil, Clara Thalmann-Ensner, Mika Etchebéhère, ecc. Si formarono anche diverse milizie dedicate a donne anarchiche e\o rivoluzionarie: Mariana de Pineda, Aida Lafuente, Lina Odena, Rosa Luxemburgo, Pasionaria, Margarita Nelken, ecc.

Il Comitato Centrale delle Milize Antifasciste[modifica]

Buenaventura Durruti in "divisa" da combattimento

Il 20 luglio, i leader anarchici García Oliver e Juan Peiro furono ricevuti da Lluís Companys, presidente della Generalitat (governo catalano), il quale mettendo da parte alcuni suoi atteggiamenti antianarchici [3] del passato disse loro:

«Se voi non avete bisogno di me o non desiderate che rimanga presidente della Catalogna, ditemelo ora, e diventerò un altro soldato nella lotta contro il fascismo. Se, d’altro canto, voi credete che se io abbandonassi questa posizione, in cui sono solo come un uomo morto, i fascisti trionferebbero, se voi credete che io, il mio partito [la Esquerra, un partito della sinistra borghese catalana - IBRP], il mio nome, il mio prestigio, possano essere utili, allora voi potete contare su di me e sulla mia lealtà  di uomo che è convinto che un intero passato di vergogna sia morto e che desidera appassionatamente che la Catalogna si collochi d’ora in avanti tra le nazioni più progressiste del mondo.» [4]

Fu così che venne proposto loro di coordinare le attività  rivoluzionarie e della guerra attraverso la costituzione di un Comitato, il Comitato Centrale delle Milize Antifasciste. Il giorno seguente, durante il plenum regionale delle federazioni locali della CNT, venne accettata l'idea di collaborazione democratica in seno al CCMA, alla condizione esplicita che esso si sostituisse alla Generalitat, assumendo così il compito di assumere la direzione politica, economica e militare della Catalogna.

Facevano parte del Comitato gli anarchici, i comunisti (stalinisti e non), la sinistra nazionalista catalana e due militari in rappresentanza della vecchia Generalitat:

Come si può notare, pur essendo la maggioranza in Catalogna, nel Comitato gli anarchici erano rappresentati solo da un terzo dei membri. La dirigenza anarchica si giustificò sostenendo che non intendeva egemonizzare il CCMA, ma rispettare i principi democratici della rappresentatività  di ogni partito ed organizzazione all'interno del Comitato.

Durante la sua prima riunione, il Comitato si prefissò l'obiettivo di normalizzare la vita dei cittadini, occupandosi quindi di evitare l'esaurimento dei viveri, delle munizioni, della benzina, ecc. Per far questo si appoggiò direttamente alle strutture rivoluzionarie create dagli stessi operai. Fu anche deciso di costituire una specie di polizia rivoluzionaria (patrullas de control) e l'invio in Aragona una colonna di miliziani con alla testa Buenaventura Durruti.

La militarizzazione[modifica]

Simone Weil in divisa da miliziana durante la rivoluzione spagnola

Scioglimento del Comitato Centrale[modifica]

I gruppi della CNT, che controllavano il CCMA, sin da metà  agosto si trovarono in sintonia con gli altri membri del Comitato per considerare terminata la sua esperienza storica e ridar vita ad un governo della Generalitat più forte e stabile. L'annuncio fu dato il 27 settembre ed oltre a prevedere la soppressione del CCMA (avvenuta il 2 ottobre), prevedeva l'ingresso di tutte le forze antifasciste in un nuovo governo catalano. L'idea era quello di migliorare l'efficienza ed evitare la duplicazione dei poteri.

Decreto di militarizzazione e conseguenze[modifica]

Il nuovo capo del governo Largo Caballero, che aveva ricevuto l'incarico il 4 settembre, dichiarò che il suo primo obiettivo era la difesa della repubblica e la vittoria sui militari ribelli. Per far questo egli riteneva che bisognasse farla finita con le milizie e costruire un vero esercito popolare.

Manifesto della Columna de Hierro, ultima colonna anarchica ad accettare la militarizzazione

Con un primo decreto del 28 settembre si autorizzò l'entrata degli ufficiali della milizia, nominati dai soldati ai loro ordini, nei quadri degli ufficiali di carriera. Con i successivi - 30 settembre e 7 ottobre - il governo ordinò la mobilitazione di tutte le classi 1932-1935. Le nuove reclute venivano assegnate esclusivamente ai ranghi dell'esercito e non più alle milizie. Si ristabilivano i gradi militari, il saluto militare e tante altre misure volte a smantellare le milizie.

Il 10 ottobre nacque ufficialmente il nuovo esercito popolare repubblicano. [5]. Nella sostanza questo significa che ogni GRUPPO' si trasformava in PLOTONÈ; ogni CENTURIA in COMPAGNIA; ogni COLONNA in REGGIMENTO. Il 16 ottobre, Largo Caballero assunse il comando unico dell'Esercito e delle milizie. Con quest'ultimo passò si passò quindi definitivamente al comando unico.

Tutte le milizie che rifiutavano il decreto non avrebbero più ricevuto rifornimenti di alcuni tipo (cibo ed armi). Nonostante la dirigenza della CNT, le truppe accettarono di malavoglia questo passo indietro rispetto ai principi libertari, ma gradualmente le milizie entrarono nei ranghi dell'esercito popolare. L'ultima Colonna anarchica ad accettare la militarizzazione fu la Columna de Hierro di José Pellicer.

Ci furono anarchici come Garcia Oliver e Cipriano Mera che sostennero la militarizzazione, altri come Diego Abad de Santillán che in seguito si pentiranno dell'appoggio dato al decreto:

«Sapevamo che, se non si vinceva la guerra, neanche la rivoluzione poteva vincere. Perciò, , bisognava sacrificare tutto alla guerra. Alla fine, sacrificammo la rivoluzione stessa, senza renderci conto che, in questo modo, sacrificavamo gli scopi della guerra ... Il comitato delle milizie aveva garantito l'autonomia della vera Spagna. Ma ci dissero, e ci ripeterono instancabilmente: finché continuerete a sostenere il potere del popolo non manderemo armi in Catalogna; non vi daremo divisa straniera per comprare armi all'estero; non manderemo materie prime alle vostre industrie...Perciò lasciammo cadere il comitato. Ci limitammo ad assicurarci il ministero della difesa ed altri ministeri vitali, per non perdere la guerra e con essa tutto il resto». [6]

Note[modifica]

  1. Hans Magnus Enzensberger, La breve estate dell'anarchia, Feltrinelli, pag 235
  2. Spagna '36: Le milizie rivoluzionarie
  3. Lluís Companys, di professione avvocato, inizialmente mostrò simpatia verso il movimento anarchico, difendendo anche alcuni di loro. Tuttavia, quando assunse incarichi istituzionali, non si fece remore a portare avanti campagne repressive contro gli anarchici.
  4. Dalle stesse memorie di Garcia Oliver De Julio a Julio, citate in H. Thomas, The Spanish Civil War p.210-1
  5. Decreto de militarización de las Milicias populares
  6. H. M Enzensberger, La breve estate dell'anarchia, Feltrinelli, pag 219

Voci correlate[modifica]