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Cletto Arrighi

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Cletto Arrighi
Cletto Arrighi (Milano, 1828 – Milano, 3 novembre 1906), scrittore italiano, è stato uno dei massimi esponenti della "scapigliatura", movimento artistico e letterario dell'800.

Biografia[modifica]

Cletto Arrighi (pseudonimo per anagramma di Carlo Righetti) nasce a Milano nel 1828 (nel 1830 secondo altre fonti) e vi muore nel 1906. Esercita la professione di giornalista. Oltre al suo romanzo più conosciuto, La scapiglliatura e il 6 febbraio 1862, che racconta un fatto storico, ovvero la fallita insurrezione mazziniana di Milano del 1853 e da cui ha origine il nome del movimento scapigliato, pubblica romanzi come Nanà  a Milano (1880) e La canaglia felice (1885) in cui i temi tipici della scapigliatura si intrecciano al crudo realismo, mentre le trame rivelano l'intenzione di sviluppare una denuncia sociale e di incitare ad un ribellismo di matrice anarchica.

Arrighi con il termine “scapigliatura” definisce un gruppo di giovani patrioti anticonformisti e amanti dell’arte, «pronti al bene quanto al male». Arrighi e gli scapigliati assumono posizioni molto critiche nei confronti della letteratura e della cultura borghese italiana del loro tempo, ammirando invece gli autori stranieri come Charles Baudelaire, Gautier ecc. Nel romanzo Arrighi così definisce la scapigliatura:

«In tutte le grandi città  del mondo incivilito esiste una certa razza di gente, tra i venti e i trentacinque anni, non più; pieni d'ingegno quasi sempre; più avanzati del loro secolo; indipendenti come l'aquila delle Alpi; pronti al bene quanto al male; irrequieti, travagliati, turbolenti... Questa classe, vero pandemonio del secolo, personificazione della storditaggine e della follia, serbatoio del disordine, dello spirito d'indipendenza e di opposizione agli ordini stabiliti, questa classe che a Milano ha più che altrove ragione di esistere, io, l'ho battezzata la Scapigliatura... essa mi rende il concetto di questa parte di popolazione tanto diversa dall'altra per i suoi misteri, le sue miserie, i suoi dolori, le sue speranze, i suoi traviamenti, sconosciuti ai giovani morigerati e dabbene ed agli adulti gravi e posati, che della vita hanno preso la strada comoda, senza emozioni come senza pericoli...».

Arrighi è autore di numerose operette comiche teatrali, molte delle quali in dialetto milanese. La passione per il dialetto lo porta anche a scrivere un Dizionario milanese-italiano (1896).

Tutta la vita di Arrighi è comunque all'insegna del "disordine" e resa particolarmente difficile dalla sua passione per il gioco d'azzardo. Arrighi muore il 3 novembre 1906, ormai solo e abbandonato da tutti.

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]