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Clelia Premoli

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Clelia Premoli
Clelia Premoli (Milano, 6 agosto 1899 - 1974) è stata un'anarchica italiana compagna di Ugo Fedeli.

Biografia[modifica]

Nata in una famiglia dalle idee democratiche e socialiste, Clelia Premoli è sin da giovane attiva nelle lotte sociali insieme alle due sorelle Ines e Ida.

L'antimilitarismo[modifica]

A sedici anni, dopo essere stata assunta dalla Pirelli, prende parte a manifestazioni femministe ed allo scoppio della prima guerra mondiale è in prima fila, insieme ad altre donne socialiste ed anarchiche come Palmira Corbetta e Nella Giacomelli, nelle lotte antimilitariste. Al termine della manifestazione del 30 aprile 1916 Clelia è arrestata insieme alle sorelle e a tanti altri manifestanti. Dopo 8 giorni di detenzione è rilasciata e rinviata a processo nel settembre successivo.

Il processo, che vede imputate anche Nella Giacomelli, Palmira Corbetta e Tarcisio Robbiati, porta alla sua condanna a 5 giorni di carcere. Un'esperienza che le consente di approfondire i rapporti con Palmira Corbetta e Nella Giacomelli, grazie alla quale, una volta scarcerata, conoscerà  l'uomo a cui rimarrà  legata tutta la vita: l'anarchico Ugo Fedeli.

L'anarchia e il rapporto con Ugo Fedeli[modifica]

Dopo averla introdotta negli ambienti anarchici, nel 1917 Fedeli si rifugia in Svizzera per sfuggire alla leva militare. Nei due anni successivi sarà  attivo nei circoli anarchici svizzeri di lingua italiana (Il Risveglio Anarchico di Luigi Bertoni e la Libreria Internazionale di Zurigo), fino al momento in cui, insieme ad altri compagni, viene arrestato con l'accusa di possesso di esplosivi.

Clelia gli fa sentire il suo sostegno e nel gennaio del 1920, quando Ugo fa rientro a Milano di soppiatto per partecipare ai moti del biennio rosso, i due sono parte attiva nella lotta collaborando allo sviluppo di riviste come Nichilismo, di Carlo Molaschi e Maria Rossi, e Umanità  Nova, che nasceva proprio in quel periodo. Il 3 marzo, dopo uno sciopero di due giorni e un comizio indetto all'Arena dall'USI contro l'ennesimo eccidio dei carabinieri, molti sindacalisti ed anarchici, tra cui anche Clelia e le sue sorelle, sono tratti in arresto. Anche dopo il matrimonio civile del 22 luglio Ugo e Clelia proseguono nel loro impegno, sostenendo l'agitazione dei metallurgici che sfocerà  nell'occupazione delle fabbriche.

Terminato il biennio rosso per colpa della repressione e dall'azione nefasta dei riformisti, nel febbraio 1921 la coppia fonda il periodico L'Individualista, le cui pubblicazioni sono interrotte dopo la strage del Teatro Diana. Fedeli, insieme a Pietro Bruzzi e Paolo Schicchi, è ingiustamente ricercato come persona coinvolta nei fatti. Clelia a Milano invece gode di una relativa libertà , mentre il suo compagno è costretto ad un lungo viaggio che lo porterà  prima a Pietrogrado e poi a Mosca. Durante il soggiorno in Russia, la donna mantiene i contatti epistolari col marito, sino a quando, tra la fine del 1921 e l'inizio del 1922, i due si ritrovano a Berlino, dove Fedeli era riparato per partecipare alla fondazione dell'Internazionale anarcosindacalista (25 dicembre 1922-2 gennaio 1923). Clelia rimarrà  nella città  tedesca per circa un anno, sino a quando farà  rientro in Italia a causa di problemi di salute.

Clelia e l'antifascismo[modifica]

L'Italia ormai è un paese in mano ai fascisti e per questo, una volta rimessasi in salute nell'autunno del 1923, si trasferisce clandestinamente a Parigi per ricongiungersi col marito. I due vanno ad abitare nella casa di Lucien Haussard, dove instaurano proficui rapporti con altri compagni anarchici che porteranno alla nascita del periodico La Lotta Umana. Alla sua fondazione partecipano anche vari aderenti al gruppo Pensiero e Volontà , tra cui Felice Vezzani, Torquato Gobbi, Camillo Berneri, Leonida Mastrodicasa, Emilio Spinaci e Luigi Fabbri. In questo periodo Clelia e Ugo raccolgono e conservano molto materiale anarchico, un progetto iniziato sin dal loro primo incontro che in seguito porterà  alla nascita degli Ugo Fedeli Papers, conservati presso l'Istituto internazionale di storia sociale (IISG) di Amsterdam.

Dopo essere stata assolta dall'imputazione di oltraggio ad agenti italiani nel maggio 1924, Clelia inizialmente aderisce all'iniziativa pseudo-antifascista di Ricciotti Garibaldi jr, figlio omonimo del patriota Ricciotti Garibaldi e nipote di Giuseppe Garibaldi, che però si rivelerà  una provocazione ordita dai servizi fascisti. Contrariamente ad altri compagni, l'anarchica non casca però nella trappola ritirando la sua adesione dopo aver fiutato l'inganno.

Nel luglio 1927, insieme soprattutto all'anarchica Berthe Fabert, partecipa in Francia alle tante iniziative pro-Sacco e Vanzetti. Dopo l'espulsione nel 1929 della redazione di La Lotta Umana, lei inizialmente rimane a Parigi mentre il marito è costretto a varcare il confine franco-belga. Poco dopo lo raggiunge a Bruxelles, dove insieme al compagno pubblicano gli ultimi due numeri de La Lotta Umana (marzo e aprile 1929), vista l'espulsione e l'esilio in Uruguay di Luigi Fabbri, che avrebbe dovuto gestire il periodico in loro vece.

Esilio in Uruguay[modifica]

Essendo l'Italia fascista diventato un paese invivibile per gli antifascisti, la coppia in agosto decide di migrare in Uruguay, dove avrebbero trovato nella famiglia Fabbri un importante punto di riferimento. In Sud America vivono un periodo di relativa tranquillità  economica e di tenace attivismo, anche grazie alla presenza di una nutrita colonia di anarchici italiani (Domenico Aratari, Torquato Gobbi ...). Nasce così il gruppo Volontà  che ben presto darà  alle stampe il periodico dell'anarchismo organizzatore Studi Sociali.

Dopo la nascita nel giugno del 1933 del figlio Hughetto, la coppia vive un momento di grande gioia, destinata però a terminare dopo la salita al potere in Uruguay dell'autoritario Gabriel Terra, che porterà  all'arresto, all'espulsione e alla deportazione in Italia di Ugo Fedeli.

Rientro in Italia: persecuzioni fasciste[modifica]

Detenuto nel carcere di Pavia, Clelia decide di raggiungere il marito insieme al figlioletto di pochi mesi nonostante fosse stata sconsigliata dai compagni.

Dopo la scarcerazione di Fedeli, i tre si ritrovano finalmente insieme, ma tra febbraio e marzo del 1935 egli viene accusato di attività  sovversiva ed assegnato al confino a Ponza. Clelia lo segue col figlio, ma le restrizioni sono durissime e la vita assai grama. Terminati di scontare gli ultimi due anni di detenzione a Cerisano (Cosenza), la coppia ed il piccolo Hughetto fanno rientro a Milano, ma poco dopo Fedeli è nuovamente arrestato e trasferito, nel luglio del 1940, al campo di concentramento di Colfiorito (qui incontrano anche gli anarchici Dario Fieramonti e Tarcisio Robbiati), un freddo altipiano in provincia di Perugia. A dicembre, nel gelo dell'appennino umbro-marchigiano, Clelia ed Hughetto raggiungono Ugo Fedeli giusto per il tempo di una visita.

Nello stesso mese l'anarchico è trasferito a Monteforte Irpino, dove viene raggiunto anche da Clelia e dal figlioletto, ma alla fine del 1941 i tre sono nuovamente costretti su un isola, a Ventotene. I continui trasferimenti e le difficoltà  delle restrizioni imposte ai confinati causano la morte del piccolo Hughetto, stroncato ad otto anni dalla difterite e dalla mancanza di cure. Per la coppia è un dolore enorme, ma Clelia trova la forza di proseguire nelle discussioni politiche che si riveleranno fondamentali per la ricostruzione del movimento anarchico dopo la caduta del fascismo.

Nel corso del 1942, la coppia subisce un nuovo trasferimento, questa volta a Bucchianico, un paese vicino a Chieti che dopo l'8 settembre 1943, sarà  occupato dai nazisti. Clelia, nota antifascista, è arrestata ed internata nel campo di concentramento di Chieti Scalo, da dove però riuscirà  fortunatamente a fuggire. Poco dopo i due si ritrovano a Chieti, dove trovano rifugio all'ospedale e danno il loro aiuto alla Croce Rossa nella cura dei feriti. Nel corso del 1944 risiedono a Bucchianico, paese del quale Ugo sarà  nominato sindaco per circa otto mesi. All'avvenuta liberazione i due raggiungono, in buona parte a piedi, la città  di Milano.

Il secondo dopo guerra[modifica]

Con grande entusiasmo riallacciano i contatti con i compagni che avevano dato vita alle Brigate Bruzzi e Malatesta e ad altre brigate anarchiche antifasciste, lavorando alla riorganizzazione del movimento anarchico. Nel giugno 1945 la coppia contribuisce alla riuscita del Convegno interregionale della Federazione Comunista Libertaria Alta Italia (FCLAI), presieduto da Fedeli e Randolfo Vella, tenutosi a Milano nel giugno 1945. Alla fondazione della Federazione Anarchica Italiana (Carrara, settembre 1945), la maggior parte delle sezioni della FCLAI vi aderiranno.

Negli anni '50, dopo una lunga peregrinazione (Carrara, Ivrea, poi a Borgofranco, infine a San Giorgio Canavese), Ugo Fedeli viene assunto dalla Olivetti di Ivrea come bibliotecario e organizzatore di corsi per il Centro Culturale Olivetti. Un'occupazione che permette alla coppia di proseguire nel lavoro di ricerca ed archiviazione di materiale anarchico (e non) e di visitare vari istituti di ricerca e di conservazione presenti all'estero.

Alla morte di Ugo nel 1964, secondo gli accordi presi in precedenza per la cessione del loro archivio, Clelia firma un contratto con l'IISG di Amsterdam, grazie al quale riuscirà  a vivere dignitosamente gli ultimi anni prima della morte nel 1974.

Bibliografia[modifica]

  • Antonio Senta, A testa alta! Ugo Fedeli e l'anarchismo internazionale (1911-1933), Milano, Zero in Condotta, 2012
  • Antonio Senta, Clelia Premoli nell'anarchismo internazionale (1916-1974) in Centro Studi Libertari, Bollettino n° 37, pag 20
  • Dizionario biografico degli anarchici…, op. cit (notizie di M. Granata)

Voci correlate[modifica]