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Clément Duval

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Clement Duval
Clément Duval (Parigi, 11 marzo 1850 – New York, 29 marzo 1935) è stato un anarchico illegalista e un rivoluzionario francese.

Biografia[modifica]

Clemente Duval nasce a Parigi l'11 marzo 1850. A diciott'anni sembra avviato ad una "normale" vita borghese: frequenta una ragazza di buona famiglia e diviene padre di un bimbo.

La guerra franco-prussiana[modifica]

Poco dopo la nascita del figlio é inviato al fronte a combattere nella guerra Franco-Prussiana, distinguendosi per il suo carattere indisciplinato alle regole militari. Due volte ferito, é mandato in convalescenza nel giugno 1871. Rientrato a Parigi trova i genitori in gravi difficoltà  economiche e fisiche, mentre per fortuna la sua compagna e il figlio di 26 mesi erano riusciti a sfuggire alle miserie della guerra.

Richiamato nuovamente al fronte, é definitivamente congedato nel 1873, anche per gravi problemi fisici (soffriva di reumatismi) che lo costringono ad un lungo periodo di ricovero ospedaliero.

L'anarchismo illegalista[modifica]

Diventato anarchico intorno al 1880, quando lavorava nelle officine Choubersky, nell'autunno del 1882 é con A. Ritzerfeld tra i fondatori presso il 17° arrondissment del gruppo La Panthère des Batignolles. Alla riunione fondativa, il gruppo manifesta immediatamente idee insurrezionaliste e illegaliste riportando nel L’Etendard Révolutionnaire (Manifesto Rivoluzionario) del 15 ottobre le modalità  riguardanti «la preparazione delle bombe a mano».

Dopo la grande manifestazione del 1 marzo 1883, in cui Louise Michel ed Emile Pouget incitarono all'espropriazione dei capitalisti, intensifica il suo impegno arrivando a stampare alcuni manifesti, affissi sulle porte di alcune fabbriche parigine, che così recitavano:

«A voi borghesi ventruti e soddisfatti a voi gaudenti sfrontati che guazzate nell'orgia condannando alla fame e alla schiavitù i lavoratori pazienti e rassegnati;
A voi! Hanno levato la fronte gli schiavi e, coscienti della loro forza, fieri della dignità  riconquistata vogliono, la loro libertà , tutta la loro libertà ;
Ma la libertà  deglli umili e il vostro benessere si negano e si eliminano reciprocamente;
Perché gli umili conquistino la lor indipendenza, voi dalla terra e dalla vita dovete essere posti al bando; e poiché ogni mezzo a voi è lecito, noi marceremo sulle vostre orme, dando le vostre fabbriche, le vostre proprietà , le vostre case alle fiamme;
Al rogo gli sfruttatori svergognati! al rogo i pretoriani dell'ordine! La stessa fiamma li avvolga, la stessa cenere li seppellisca, sì che il tanfo delle loro carogne non avveleni la società  nuova dell'uguaglianza, della giustizia, dell'umanità ;
Da ciascuno secondo le sue forze, a ciascuno secondo i suoi bisogni;
Viva la rivoluzione sociale!» [1]

L'arresto e la condanna[modifica]

Nell'ottobre del 1886 Clément é accusato di essere stato uno degli autori del furto effettuato il 5 del mese in un hotel di rue de Monceaup, in seguito incendiato dai ladri stessi. Per sfuggire all'arresto, ferisce con molte coltellate, «in nome della libertà », l'agente Rossignol che voleva eseguire il fermo «in nome della legge». Imprigionato a Mazas, Duval si giustifica in «Le Révolté» (12 novembre 1886) per la condanna ad un anno di carcere riguardo ad un furto compiuto nel 1878 [2] (l'anno di detenzione gli costò la fuga della sua compagna, che ritornò col figlio dai suoi genitori e di lui non volle sapere più niente). L'11 gennaio 1887 Duval così difende la sua azione in una lunga dichiarazione [3]:

«…Secondo logica, voi siete la forza, ne approfittate e se vi serve la testa di un anarchico, la prendete, il giorno della resa dei conti voi ne dovrete render conto… voi mi accusate di furto, come se un lavoratore che non possiede nulla potesse essere un ladro. No, il furto non esiste che nello sfruttamento dell'uomo sull'uomo, in una parola in quelli che vivono alle spalle della classe produttrice. Non è un furto che ho commesso, ma un giusto esproprio fatto in nome dell'umanità , questo denaro che deve servire alla propaganda rivoluzionaria con lo scritto e mediante il fatto… non è un ladro che condannerete in me, ma un lavoratore cosciente, che non si considera un animale da soma, ricattabile e sfruttabile a volontà , e che riconosce il diritto innegabile che la natura dà  ad ogni essere umano: il diritto alla vita. E quando la società  gli rifiuta questo diritto, deve prenderselo e non tendere la mano, é una codardia in una società  in cui tutto abbonda…No! Non sono un ladro ma un derubato, un giustiziere, che dice che tutto è di tutti, ed è questa logica stretta dell'idea anarchica che vi fa tremare le gambe. Non non sono un ladro, ma un rivoluzionario sincero, avente il coraggio delle sue convinzioni e sacrificato alla sua causa. Nella società  attuale, essendo il denaro il nervo della guerra, avrei fatto tutto ciò che era in mio potere per procurarne, per servire questa causa così giusta, così nobile, che deve liberare l'umanità  di tutte le tirannia, le persecuzioni di cui soffre così crudelmente». [4]

Il 12 gennaio, Duval, di cui la difesa aveva editato e diffuso 50.000 esemplari di un opuscolo intitolato Le Pillage de l’hôtel Monceau – l’anarchiste Duval devant ses juges – Défense que devait prononcer le compagnon Duval (Il furto all'hotel Moncea - l'anarchico Duval davanti ai giudici -Difesa che deve pronunciare il compagno Duval), veniva condannato a morte. Nel febbraio seguente la pena veniva commutata ai lavori forzati a vita.

L'esilio in Guyana[modifica]

Duval, matricola 21551, arriva nella Guyana il 24 aprile 1887 a bordo dell'Orne proveniente da Tolone. È immediatamente inviato all'Iles du Salut (Isole della Salute), dove vi resta 14 anni, tra numerosissimi (almeno diciotto) tentativi d'evasione. Trasferito a Saint-Laurent-du-Maroni, riesce ad evadere con altri otto forzati come lui il 14 aprile 1901, raggiungendo la Guyana inglese da cui, il 17 luglio 1901, spedisce un'accorata lettera a Jean Grave per chiedergli un aiuto di 500 franchi, non avendo né lavoro né denaro e avendo a disposizione solo un mese per lasciare la colonia. [4]

La fuga negli USA[modifica]

Si rifugia allora per un certo tempo a San Juan di Portorico, poi, raggiunti gli USA nel 1903, viene supportato da anarchici francesi ed italiane. Negli USA redige le sue memorie, tradotte da Luigi Galleani e pubblicate poi nel 1907 in «Cronaca Sovversiva» (New York). Alcune pagine saranno in seguito pubblicate in Francia nelle pagine de «L'En Dehors» (ottobre 1926 e maggio 1931) e anche, nel 1929, sotto il titolo di Memorie autobiografiche, dai compagni de «L'Adunata dei Refrattari». [4]

In terra americana Duval avrebbe collaborato a molti numeri della rivista «La revue anarchiste» (Parigi, 25 numeri dal dicembre 1929 all'aprile 1936).

Gli ultimi mesi della sua vita li passa accanto a Max Sartin e Fiorina Rossi, la quale lo ricorderà  con queste parole: «Era un vecchio piccolo uomo, deformato dall'artrite. Ma faceva la sua ginnastica tutte le mattine. Un compagno francese, medico, veniva a casa a visitarlo. Lo chiamavamo "Il Nonno", i vicini pensavano che fosse il padre di Max». [4]

Clément Duval muore a Brooklyn, New York, il 25 marzo 1935.

Note[modifica]

  1. Clément Duval, aticolo di Wikipedia.
  2. In seguito alle gravi difficoltà  economiche, Duval rubò alla cassa della stazione ferroviaria del Bois de Boulogne e venne catturato e condannato a un anno di carcere.
  3. Marianne Enckell, responsabile del C.I.R.A di Losanna, ha ricevuto dalle mani di Max Sartin nel 1980 una parte del manoscritto originale, che farà  editare sotto il titolo di Clément Duval, bagnard et anarchiste ("Clement Duval, ergastolano e anarchico")
  4. 4.0 4.1 4.2 4.3 da "militants-anarchistes"

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]