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Citazioni sul lavoro

From Anarchopedia
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  • Lo Stato si fonda sulla schiavitù del lavoro. Se il lavoro diventerà  libero, lo Stato sarà  perduto. (Max Stirner)
  • Il lavoro come tale costituisce, la migliore polizia e tiene ciascuno a freno e riesce a impedire validamente il potenziarsi della ragione, della cupidità , del desiderio di indipendenza. Esso logora straordinariamente una gran quantità  di energia nervosa, e la sottrae al riflettere, allo scervellarsi, al sognare, al preoccuparsi, all'amare, all'odiare. (Friedrich Nietzsche)
  • Che follia l'amore per il lavoro! Che grande abilità  scenica quella del capitale che ha saputo fare amare lo sfruttamento agli sfruttati, la corda agli impiccati e la catena agli schiavi [....] Il movimento degli sfruttati è stato corrotto tramite l'immissione della morale borghese della produzione, cioè di qualcosa che non è solo estranea al movimento, ma gli è anche contraria. Non è un caso che la parte a corrompersi per prima sia stata quella sindacale, proprio perchè più vicina alla gestione dello spettacolo produttivo. All'etica produttiva bisogna contrapporre l'estetica del non lavoro. (Alfredo Maria Bonanno)
  • [Cerchiamo] una società  in cui non esistano più né ricchi né poveri, né persone inattive né sovraccariche di lavoro, né lavoratori di concetto stressati né operai depressi, in una parola, in cui tutti [sic] possano vivere a parità  di condizioni gestendo la propria vita senza sprechi, e con la piena coscienza che un danno ad una persona è un danno per tutti - la realizzazione ultima del significato della parola commonwealth. (William Morris)
  • La società  non mi accordava che tre mezzi di esistenza: il lavoro. la mendicità  e il furto. Il lavoro, al contrario di ripugnarmi, mi piace. L’uomo non può fare a meno di lavorare [...] Ciò che mi ripugnava era di sudare sangue e acqua per un salario, cioè di creare ricchezze dalle quali sarei stato sfruttato. In una parola, mi ripugnava di consegnarmi alla prostituzione del lavoro (Alexandre Marius Jacob).
  • Quando il padrone o la padrona chiamano un servo per nome, nessuno di voi risponda, altrimenti non ci saranno più limiti alla vostra oppressione. E i padroni stessi ammettono che, se un servitore viene quando è chiamato, basta. (Jonathan Swift, Istruzioni alla servitù)
  • Il lavoro nobilita l'uomo. Ma soprattutto lo debilita. (Wystan Hugh Auden)
  • Oggi, in un mondo in cui tutti gli apologeti del potere – siano essi sinistresi, intellettuali, capi, preti, sindacalisti, insegnanti- vendono lo stesso vecchio messaggio, la consunta menzogna del sacrificio, della rinuncia, della sottomissione; dove il "tempo libero" è vuoto di gioia ed è solo una pausa nel lavoro. In questo mondo non ci sono più illusioni. Nessuna delle assurdità  del Potere può più salvarsi dalle armi della risata e della negazione. Il progetto di una vita diversa comincia qui e ora, in ognuno di noi quando rifiutiamo di sottometterci all'indegnità  della vita quotidiana. (Bob Black, L'abolizione del lavoro)
  • La sfacciata richiesta di sprecare la maggior parte dell'energia vitale per un fine tautologico, deciso da altri, non è stata sempre a tal punto interiorizzata come oggi. Ci sono voluti diversi secoli di violenza aperta su larga scala per far entrare, letteralmente a forza di torture, gli uomini al servizio incondizionato dell'idolo lavoro. Perfino nei centri capitalistici, al centro, della ricchezza, fanno il loro ritorno la povertà  e la fame (...) Il capitalismo diventa l'affare globale di una minoranza. L'Idolo del lavoro in agonia è oramai costretto dal bisogno a mangiare se stesso. Alla ricerca di quel che di lavoro-nutrimento è rimasto, il capitale fa saltare i confini delle economie nazionali e si globalizza in una concorrenza nomadica sulla localizzazione degli investimenti. La domanda di semplici servizi alla persona aumenta tanto più diminuisce il loro costo, e quindi tanto meno guadagnano i prestatori di servizi; se in questo mondo esistesse ancora fra gli uomini l'autostima, questa frase dovrebbe scatenare una rivolta sociale. In un mondo di bestie da soma addomesticate susciterà  solo un assenso sconsolato. Chi oggi si pone ancora delle domande sul contenuto, il senso e il fine del suo lavoro, impazzisce - o diventa un fattore di disturbo per il funzionamento tautologico della macchina sociale. L'homo faber, orgoglioso del suo lavoro, che prendeva ancora sul serio, sia pure con i suoi limiti quello che faceva, è superato come una macchina da scrivere. («Manifesto contro il lavoro», http://www.krisis.org/1999/manifesto-contro-il-lavoro)