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Chernoe Znamia

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Membri di Chernoe Znamia. Al centro Nisan Faber, il militante più conosciuto
Chernoe Znamia (o Chornoe Znamia) (Russo: Чёрное знамя, Italiano: Bandiera Nera), i cui militanti erano conosciuti anche come come Chernoznamentsy, è stata un'organizzazione comunista-anarchica russa fondata a Bialystock (attualmente in Polonia ma allora facente parte dell'impero russo) nel 1903 ed attiva per tre anni circa. Il nome "Bandiera Nera" fu ispirato dal simbolo della bandiera nera anarchica, il cui utilizzo come simbolo dell'Anarchismo in Russia, secondo An Anarchist FAQ, coincise proprio con la sua fondazione.

Nascita, composizione e sviluppo del gruppo[modifica]

L'obiettivo che si prefiguravano le organizzazioni anarchiche attive nel territorio dell'Impero Russo all'inizio del '900 era la totale distruzione del capitalismo e dello Stato, al fine di spianare la strada per la società  libertaria del futuro. Tra di esse però non c'era concordia sui mezzi da utilizzare per la realizzazione di questo scopo. Le due organizzazioni più famose dell'epoca erano Beznachalie («Senza Autorità »), attiva a Pietrogrado, e Chernoe Znamia («Bandiera nera»), che invece si costituì a Bialystock.

Quest'ultima nacque nel 1903 come una sorta di federazione, all'interno della quale si riconobbero diversi militanti e gruppi di anarchici attivi nelle terre di frontiera dell'ovest e del sud dell'Impero. I membri, prevalentemente di origini ebraica (non mancavano però russi, polacchi ed ucraini), erano soprattutto operai, artigiani e studenti dei grandi centri urbani e industrializzati, tuttavia non mancavano i disoccupati, vagabondi, ladri professionisti, " superuomini nicciani" e contadini. L'età  dei Chernoznamentsy era intorno ai diciannove-vent'anni, ma non mancavano i militanti di soli 15-16 anni.

Non avevano una vera e propria sede, si riunivano nelle officine, nelle case di alcuni militanti o anche nei boschi e perfino nei cimiteri. I militanti più conosciuti furono Nisan Faber, Pavel Golman, "Tolstoy" Rostovtsev (alias of N.V. Divnogorskii) e sua moglie Marusia Rostovtsev, Boris Speranksii, Aleksandr Kolosov (Sokolov), Olga Taratuta, Vladimir Konstantinovich Ushakov ("The Admiral"), Lev Aleshker, ecc.[1]

Tattica, principi ed azioni[modifica]

Olga Taratuta, faceva parte della fazione dei bezmotivniki che si opponeva ai kommunary.

I membri di Chernoe Znamia si proclamavano anarco-comunisti, con esplicito riferimento all'deale di Kropotkin, dal quale però si distanziavano per il rifiuto all'approccio scientifico ed intellettuale dell'anarchia. Le loro tattiche sembravano però maggiormente ispirate da Bakunin, erano infatti basate sull'azione diretta, la cospirazione e l'uso della violenza come mezzo per scatenare una vera e propria campagna di terrore verso l'ordine costituito. Per diffondere i loro proclami facevano uso del giornale anarchico della cittadina - Anarkhiia - che peraltro aveva anche un notevole seguito.

Molto spesso diffondevano comunicati e volantini tra gli operai, istigandoli alla rivolta contro il capitalismo. Nel suo libro The Russian Anarchists[2], Paul Avrich riporta uno stralcio di uno di questi diffuso nell'estate del 2005 nelle fabbriche di Bialystock e nel quale si metteva «in guardia gli operai dal distrarsi dalla loro missione rivoluzionaria sotto le allettanti promesse di riforma parlamentare avanzate da molti social-democratici e social-rivoluzionari» [3].

Durante gli scioperi operai dell'estate del 1904, il giovane anarchico Nisan Faber ferì gravemente a colpi di pugnale Avraam Kogan, un proprietario di una fabbrica della cittadina che s'era particolarmente distinto nella sua lotta contro gli scioperanti. Poco tempo dopo, per vendicarsi di un'azione repressiva poliziesca, il giovane Faber scagliò due bombe contro l'atrio di una stazione di polizia rimanendo ucciso egli stesso.

In quell'epoca furono numerosissimi gli attentati, non certamente tutti attribuibili a "Bandiera Nera", tuttavia i chernoznamentsy nelle città  di Ekaterinoslav, Odessa, Sebastopoli e Baku organizzarono dei veri e propri reparti di guerriglia, allestendo inoltre dei laboratori artigianali dove confezionavano esplosivi che poi utilizzarono per colpire fabbriche, banche, esercito e forze dell'ordine, ecc. Nel novembre del 1905 colpirono con ordigni esplosivi l’Hotel Bristol di Varsavia. Il mese successivo fu la volta del Caffè Libman di Odessa.[3]

Dopo questi attentati, nel gennaio 1906 alcuni militanti, chiamati kommunary (i comunardi) [4], provarono ad esporre agli altri compagni la loro proposta sulla trasformazione della città  di Bialystock in una Comune sull'esempio di Parigi. Per far questo sarebbe stato necessario non rinnegare la violenza, ma farla diventare un fenomeno di massa. Prevalse la fazione avversa, i cosiddetti bezmotivniky, secondo i quali la violenza contro l'ordine costituito aveva il suo senso al di là  che avesse o meno un fine strettamente rivoluzionario.

Repressione del gruppo[modifica]

La repressione contro gli anarchici voluta dall'autocrazia zarista fu alquanto brutale. Nel 1907, il ministro zarista Stolypin, nell'ambito del suo programma di "pacificazione" del paese, diede avvio ad una campagna anti-anarchica. Molti militanti furono rintracciati, arrestati e processati dalla corte marziale. L'istruttoria terminava in pochi giorni e molto spesso con la condanna a morte. Piuttosto che soccombere all'ignominia dell'arresto, molti anarchici preferirono suicidarsi. Nel 1909 la maggior parte degli anarchici erano morti o in esilio o in prigione. [1]


Note[modifica]

  1. 1.0 1.1 Chernoe Znamia, da Daily Bleed's Anarchist Encyclopedia
  2. Paul Avrich (2006). The Russian Anarchists. Stirling: AK Press
  3. 3.0 3.1 Beznachalie (aperiodico di Rovereto), pag 10
  4. Il più noto di questa fazione fu tale Vladimir Striga (noto Lapidus)

Voci correlate[modifica]