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Charlotte Wilson

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Copertina del libro di Nicholas Walter dedicato a Charlotte Wilson
Charlotte M. Wilson (Kemerton, Gran Bretagna, 6 maggio 1854 – Irvington-on-Hudson, USA, 28 aprile 1944) è stata un'anarchica inglese co-fondatrice (insieme a Kropotkin) nel 1886 del giornale anarchico Freedom e della casa editrice Freedom Press.

Biografia[modifica]

Nata Charlotte Mary Martin, a Kemerton, il padre è un noto medico londinese, Robert Spencer Martin. Frequenta il Newnham College di Cambridge, poi dopo il matrimonio (21 settembre 1876) con Arthur Wilson, di professione agente di cambio, si trasferisce a Londra. Il marito, influenzato dalla lettura di Kropotkin, s'era pian piano avvicinato prima al socialismo e poi all'anarchismo, per questo aveva deciso di abbandonare il suo lavoro e con la moglie era andato a vivere in un cottage vicino Hampstead Heath.

Membro fondatrice della Fabian Society nel 1883, Charlotte Wilson aveva inizialmente difeso l'idea di un «socialismo libero» fino a quando, lo stesso anno, iniziò ad interessarsi all'anarchismo pur proseguendo la cooperazione con la Fabian Society. Infatti, nel dicembre 1884 viene eletta, insieme a George Bernard Shaw ed altre tre persone, quale membro del comitato esecutivo.

Il fabianesimo non fu un movimento rivoluzionario, anche se aperto ad ogni tendenza socialista, non a caso era presente una numerosa fazione anarchica riconosciuta anche da George Bernard Shaw come capace di influenzare e diffondersi entro la società . Charlotte Wilson non aveva ancora assunto posizioni radicali sino al 1886, quando i moderati proposero la trasformazione della Fabian Society in un partito politico parlamentare. Insieme a William Morris s'era messa a capo della fazione antiparlamentare, ma la sua linea risultò sconfitta e la Wilson decise così di lasciare il fabianesimo nell'aprile del 1887, motivando tale decisione con la pubblicazione di articoli e scritti sul socialismo e il movimento operaio. Nel giugno 1886 rivolge ai membri della Fabian Society lo scritto Che cos'è il socialismo?.

Testata del primo numero del giornale uscito a Londra nel 1886

Sino ad allora gli anarchici del Regno Unito militavano entro diversi gruppi socialisti (la Federazione Sociale Democratica, la Società  Fabiana, la Lega Socialista...) perché non esisteva una specifica organizzazione libertaria. Tutto questo fino a quando, soprattutto per merito di Charlotte Wilson, gli anarchici decisero di dare vita ad una propria organizzazione: il «Circolo degli Anarchici Britannici».

Quando Petr Kropotkin, una delle figura più note del movimento anarchico internazionale, aveva terminato di scontare la pena detentiva in un carcere francese, la Wilson, in qualità  di responsabile del circolo, nel gennaio 1886 lo invita a raggiungerli in Gran Bretagna. Giunto nel marzo dello stesso anno a Londra, l'anarchico russo e Charlotte Wilson partoriscono l'idea di fondare un giornale anarchico - Freedom - e una casa editrice Freedom Press. Finanziato cospicuamente dai due fondatori, il giornale sarà  per lungo tempo l'organo libertario in lingua inglese più importante al mondo. La casa editrice invece attirerà  l'attenzione dei più importanti anarchici del movimento internazionale, come per esempio Jean Grave, Louise Michel, Dyer D. Lum ed Errico Malatesta.

Charlotte Wilson, grazie alle attività  propagandistica svolte da Freedom, svolgerà  un compito importantissimo nel coordinamento e sostentamento dei rivoluzionari anarchici europei ed americani. A questo scopo tradurrà  e scriverà  diversi articoli e saggi, come per esempio Work, pubblicato nel 1888 ed erroneamente per tanto tempo attribuito a Kropotkin. A lei va anche riconosciuto il merito di essersi battuta nel campo del femminismo, partecipando alla fondazione di diverse organizzazioni, tra cui: Women's Industrial Council, Women's Local Government Society, Women's Freedom League e la Fabian Women's Group.

Dal 1895 al 1912 la direzione del giornale passa ad Alfred Marsh. Durante la prima guerra mondiale, ripresa la direzione di Freedom, si distacca dalla linea interventista di Kropotkin che aveva promosso e firmato il Manifesto dei Sedici. Forse a causa di questi dissidi, abbandona l'attività  politica dedicandosi all'assistenza dei prigionieri di guerra inglesi. I Wilson non avevano avuto figli, per questo dopo la morte del marito nel 1932 viene assistita dal nipote, Gerald Hankin. I due si trasferiscono negli Stati Uniti, dove concluderà  la sua vita in una casa di cura per anziani.

Muore ad Irvington-on-Hudson, New York, il 28 aprile del 1944, poco prima del suo novantesimo compleanno.

Pensiero[modifica]

Charlotte Wilson fu una vera e proprio pioniera dell'anarchismo britannico, introducendo in Gran Bretagna e nei paesi anglofili il pensiero comunista-anarchico di Kropotkin. La corrente kropotkiniana non deve essere confusa con quella collettivista di Bakunin, a cui invece la Wilson si oppose strenuamente.

La concezione centrale del socialismo era, secondo la Wilson, la promessa della liberazione della donna e la visione di una vita famigliare non patriarcale che fosse il fondamento per la costruzione di una nuova società . I principi anarchici e femministi sono nel pensiero della Wilson imprescindibilmente uniti all'idea socialista.

Convinta che gli esseri umani abbiano già  le capacità  di vivere liberi dall'oppressione dell'autorità , attraverso il naturale istinto fraterno che nasce durante lo sviluppo dei rapporti sociali. Per questo motivo l'anarchismo per lei «non è un sogno utopico del futuro, ma una fede per il presente», in quanto il suo primo ed umile obiettivo «è quello di affermare e rendere buona la dignità  del singolo essere umano». Quello che emerge quindi è la sua ferma convinzione nel bisogno dell'umanità  di liberarsi dall'oppressione:

«La libertà  è la premessa necessaria per la costruzione di società  umana vera ed egualitaria».

L'anarchica britannica ritiene che per raggiungere il fine rivoluzionario (l'anarchia), anche la violenza sia lecita, purché misurata e comunque da utilizzare solo quando strettamente necessaria:

«L'impiego della forza a scopo coercitivo è ingiustificabile: ma quale mezzo per sfuggire dalla coercizione, se è l'unica possibilità  rimasta quando gli altri mezzi hanno fallito, non solo è solo giustificabile ma è un obbligo morale. Ogni uomo [sic] deve a se stesso e alla società  di essere libero.»

Bibliografia[modifica]

  • Charlotte Wilson, Nicholas Walter (Ed.) (2000). Anarchist Essays. Freedom Press.
  • John Quail (1978). The Slow Burning Fuse: The Lost History of the British Anarchists. Flamingo.
  • Parish Records, Kemerton, Gloucestershire.

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]