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Charles Gallo

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Charles Gallo (Palais, Francia, 7 febbraio 1859- Nou, Nuova Caledonia, 23 settembre 1923) è stato un anarchico insurrezionalista francese del XIX secolo.

Biografia[modifica]

Charles Gallo nasce il 7 febbraio 1859 a Palais (Morbihan, Francia). Abbandonato dalla madre quando è appena un bambino, viene adottato da una famiglia caritatevole.

Formazione[modifica]

Intelligente e studioso, diviene maestro di scuola e successivamente trova lavoro come usciere ed impiegato. Nel 1879 viene arrestato per fabbricazione di moneta falsa e condannato a 5 anni di reclusione. Al suo rilascio dalla prigione, dove apparentemente s'era convertito al protestantesimo, lascia Rouen per andare nell'aprile del 1885, su raccomandazione di un amico, a lavorare come tipografo a Nancy. Secondo la polizia, Gallo « studia assai... passa le sue serate nella biblioteca della città ...spende i suoi soldi per acquistare libri politici che spesso parlano di Kropotkin».

Aveva inizialmente frequentato il Partito radicale, prima di rompere con loro e formare un effimero Circolo di Studi Sociali formato da una dozzina di operai. Riceve da un calzolaio, tale Bouriant, giornali ed opuscoli rivoluzionari e organizza le riunioni del suo gruppo nella sua abitazione. Secondo la polizia avrebbe lavorato anche come guardiano di una casa di campagna dove avrebbe risieduto l'operaio François Martin ricercato dalle forze dell'ordine e per cui avrebbe fatto una colletta per garantirgli la fuga in Lussemburgo. Sempre secondo al polizia sarebbe stato un abbonato alle riviste La Guerre Sociale e a Cri du peuple, che dimostrano la sua vicinanza alle fazioni più radiclai dell'anarchismo, ovvero quelle che propagandavano la «propaganda col fatto».

L’attentato[modifica]

Nel novembre o dicembre del 1895, l'amico che gli aveva trovato lavoro nella tipografia scrive una lettera anonima al prefetto in cui denuncia la possibilità  che Gallo stia preparando un attentato.

Il 5 marzo 1886, l'allora ventisettenne Charles Gallo si reca alla Camera del lavoro di Parigi, dove scaglia una bottiglia di acido prussico che semina il panico tra gli operatori soprattutto per l'odore nauseabondo rilasciato. Nel caos generale, l'anarchico allora tira fuori la pistola e spara cinque colpi senza però uccidere nessuno.

Il processo e la condanna[modifica]

Arrestato, il 26 giugno compare per la prima volta in tribunale, dove rivendica il suo attentato al grido di «Viva la rivoluzione sociale! Viva l’anarchia! Morte alla magistratura borghese! Viva la dinamite!».

Il 15 luglio 1886 si ripresenta nuovamente davanti al giudice e manifesta il suo rammarico per non aver ottenuto risultati migliori: «Malauguratamente non ho ucciso persone» e dichiara di aver voluto «compiere un atto di propaganda col fatto delle dottrine anarchiche». Specificò inoltre di non aver voluto prender di mira i commessi ma solo gli agenti di cambio:

«Non avevo di mira i poveri commessi, tirai nel gruppo degli agenti di cambio e dei cambieri; ma se taluni commessi ebbero le loro ferite, inseguendomi, non me ne duole. Quando si nasce al di qua non si sta coll'animo, colla devozione, coll'accanimento dell'altra riva, non si ha diritto alla nostra solidarietà  ed alla nostra pietà . Deve bastare ai mastini del capitale, sieno birri o gendarmi, soldati o lacchè, la pietà  dei padroni. Sarebbe desiderabile certo che la povera gente avesse coscienza del posto che occupa nella società  e sapesse tenerlo, e non è colpa nostra quando assalendo il nemico secolare nelle sue trincee troviamo di povera gente guernito l’esercito dei suoi sgherri e difensori. Non è colpa nostra, noi siamo rimasti al nostro posto. Coltivar la pietà  pei rinnegati, pei transfughi, pei traditori equivale ad organizzare il fallimento della rivoluzione.» (Citazioni dal processo per l’attentato alla Borsa di Parigi)

Viene condannato a 20 anni di lavori forzati e inviato prima ad Avignon, poi a St.Martin de Ré e infine, il 6 dicembre, viene imbarcato per la Nuova Caledonia, dove sbarca il 29 marzo 1887.

Il suo carattere indomito e ribelle all'autorità  lo porta il 10 settembre ad aggredire a colpi di piccone una guardia carceraria. Durante la colluttazione, lui stesso viene ferito da due fucilate alla testa e ad un braccio; questi fatti gli costano un nuovo processo e la condanna a morte (30 dicembre 1887), che il 7 agosto 1888 sarà  commutata ai lavori forzati perpetui.

Nel 1902, grazie alla corrispondenza con un compagno anarchico, si scopre che Gallo è «un cadavere vivente» e viene lanciato un appello in suo favore. L’appello è appoggiato da Jean Grave in «Les Temps Nouveaux» (22-28 novembre 1902). In seguito la “questione Gallo" non sarà  più ripresa dalla stampa anarchica.

Charles Gallo muore nell'isola di Nou il 23 settembre 1923.

Voci correlate[modifica]