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Centri sociali autogestiti dell'Emilia-Romagna

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Elenco e storia dei centri sociali autogestiti dell'Emilia-Romagna, suddivisi per provincia. La definizione di centro sociale autogestito è da intendersi in questa sede in senso allargato a tutti gli spazi operanti secondo le modalità  dell'autogestione a fini politici e culturali.

Sono quindi riportati sia i centri che utilizzano spazi ottenuti tramite la pratica dell'occupazione che quelli utilizzanti spazi concessi dalle istituzioni, spesso in seguito ad un periodo di occupazione o a trattative per lo sgombero di un altro spazio occupato, oppure affittati. A seconda delle caratteristiche le varie realtà  di questo tipo utilizzano in molti casi le sigle CSOA (Centro sociale occupato autogestito), CSA (Centro sociale autogestito), SPA (Spazio pubblico autogestito), CCA (Circolo culturale autogestito).

P.S Se sei al corrente di nuove occupazioni o di sgomberi o comunque di modifiche dello status di alcuni di questi centri puoi intervenire tu stesso nell'articolo per modificarlo e aggiornarlo.

Indice

Bologna[modifica]

Atlantide[modifica]

Occupato nel 1997 lo spazio è autogestito dal 1999 dai collettivi "Clitoristrix - femministe e lesbiche", "Antagonismogay" e "NullaOsta"[1]. Si trova all'interno della porta Santo Stefano e svolge attività  politico-culturale principalmente incentrata sul problema dal genere e sull'attivismo GLBT e queer. NullaOsta è invece legata al movimento Hardcore punk, e produce un'omonima rivista. Atlantide è stato a lungo sotto minaccia di sgombero, fino al 2007 quando sono iniziati i lavori di restauro della porta, dopo un accordo che prevede l'assegnazione dello spazio ai collettivi da parte del quartiere[2]. Nella primavera del 2011, il commissario prefettizio della città  Anna Maria Cancellieri ha dato lo sfratto alle associazioni presenti in Atlantide, annunciando di voler assegnare lo spazio di porta Santo Stefano tramite un bando pubblico. Il 15 Ottobre 2015 Atlantide è stato sgomberato.

A.U.L.A.[modifica]

Aula della Facoltà  di Economia occupata di piazza Scaravilli in zona universitaria, occupata[3] da più collettivi nell'ottobre 2005 viene sgomberata a distanza di quattro settimane[4].

Aula C[modifica]

Dal sito: "L’Aula C è un esperimento di autogestione all’interno dell’università  di Bologna fin dal 1989. Permette a chi la attraversa di costruire autonomamente la propria cultura, condividere esperienze e conoscenze, costruire percorsi di lotta senza per questo poter essere ricondotta ad una definita area di appartenenza, pur mantenendo una consolidata identità  antifascista, antisessista, antirazzista, antiautoritaria. l’Aula C è un divano a cui affidare un momento di relax o una lettura non necessariamente commissionata dal prof di turno, un tavolo su cui studiare senza l impersonalità  degli spazi messi a disposizione dalla facoltà , una caffettiera da condividere con chi capita, un forno per allestire un pranzo in compagnia, una biblioteca che si muove nella direzione della libera (e economica!) condivisione dei saperi, un laboratorio per realizzare idee e progetti di varia natura. Non esiste un collettivo politico: l’Aula C va avanti grazie all’impegno quotidiano di chi lo vive e lo attraversa e attraverso un’assemblea di gestione -aperta e orizzontale- che si riunisce ogni venerdì alle ore 17. Lo spazio è aperto alle iniziative di tutti i singoli e le realtà  che si riconoscano nei suoi valori, e che volessero arricchirlo con i propri contenuti."

Bartleby[modifica]

25 marzo 2009. Ore 10. Nell’anno del movimento dell’Onda e delle contestazioni contro la riforma Gelmini, un gruppo di precarie, musicisti, studentesse, artisti e ricercatori danno vita all’occupazione di uno spazio di proprietà  dell’università , in via Capo di Lucca 30. Nasce Bartleby.

“Bartleby è il tentativo di chiudere definitivamente con l’era Cofferati, di far uscire l’università  dal suo miope autismo, di ripensare Bologna a partire da chi la abita, la vive, la rende ricca ogni giorno. Da una piega dell’Onda, nasce questa sperimentazione, una forma nuova di occupazione: un atelier in cui aprire un cantiere di ricerca, di riflessione e di connessione sulla produzione artistica in questa città  con tutti quei soggetti che hanno attraversato il movimento di questi mesi. Dai musicisti del teatro comunale, ai ragazzi dell’Accademia di Belle arti e del conservatorio, agli scrittori che con noi costruiscono i seminari di autoformazione e gli eventi in università .” 6 aprile 2009. Alle 6,30 della mattina lo spazio Bartleby di via capo di lucca 30 viene sgomberato dopo 12 giorni di occupazione da parte degli studenti e ricercatori precari dell’università  di Bologna. Dopo lo sgombero i ragazzi organizzano un corteo di protesta davanti alla sede del rettorato, in via Zamboni 33. Qui la polizia li respinge più volte con gli scudi, una ragazza viene ferita alla testa. Gli studenti chiedono un incontro con la prof.ssa Monari, prorettrice agli studenti, per chiedere le spiegazioni dello sgombero e della presenza dei poliziotti davanti al rettorato. 12 maggio 2009. Bartleby torna a casa dopo lo sgombero avvenuto il 6 Aprile. 13 maggio 2009. Bartleby scende per le strade bolognesi con un grande corteo, per rivendicare tutte e tutti insieme il suo progetto di atelier della produzione politica e artistica. 20 luglio 2009. Durante la mattina un ingente schieramento di reparto mobile e digos sgombera e mette sotto sequestro lo stabile di via Capo di Lucca 30 per ordine e per conto dell’Università , dopo che Bartleby aveva accettato di permettere lo svolgimento di lavori all’interno dello stabile. 25 novembre 2009. Terza occupazione di Bartleby. 13 dicembre 2009. Bartleby lascia di nuovo lo stabile di Via Capo di Lucca, dopo aver aperto un tavolo con l’Università , che si dichiara disponibile a trovare una soluzione per la continuazione del progetto Bartleby. 3 marzo 2010. Bartleby cambia casa e si sposta in via San Petronio Vecchio, in uno spazio assegnato dall’università . Violentemente sgomberato il 23 Gennaio del 2013 rioccupa il 26 gennaio, a seguito di un partecipato corteo, trovando ospitalita' presso l'ex convento di Santa Marta in Strada Maggiore abbandonato da anni. A distanza di pochi giorni la polizia entra nella struttura sgomberando anche questa, al momento l'esperienza di Bartleby continua in via Zamboni 38 presso l'aula Roversi occupata. Nel Marzo del 2013 la Digos su impulso della Procura sgombera l'aula e mette i sigilli. A seguito di una trattativa con l'università  il collettivo occupa ora una piccola aula del 38 di via Zamboni.

Base23[modifica]

Sito in via Zanardi 106, nello stesso spazio un tempo occupato da Crash 6.0, Base23 nasce da una scissione interna allo Tsunami, occupata a fine agosto 2012 nella sua programmazione si risente l'influsso del movimento tekno raver. Sgomberato il 17 ottobre del 2012 a seguito della richiesta della proprietà . Il 6 febbraio occupano l'ex scalo San Donato al Pilastro ma a seguito della denuncia di un appartenente a Senza Filtro, un'associazione che ne gestiva gli spazi, subiscono l'ennesimo sgombero.

Capodilucca[modifica]

In via Capodilucca nel 1990. Dopo la conclusione delle occupazioni del movimento universitario (pantera) e lo scioglimento di diversi collettivi di facolta', viene aperta l'interessante esperienza di via capodilucca che durera' alcune settimane.

Chourmo[modifica]

Occupazione nata dalle prime mobilitazioni anti Moratti, era sito in via Mazzini 177, dietro il liceo Fermi, rimane occupato per poco più di un mese. Si caratterizza per la forte presenza di collettivi studenteschi medi e per la giovane età  degli occupanti.

Community Center Santa Insolvenza[modifica]

Occupato da precari e studenti nella giornata di mobilitazione dell'11 novembre 2011 promossa[5]dalla rete di protesta aggregatasi negli Usa attorno a Occupy Wall Street, e partecipato anche dagli attivisti della rete TimeOut (costituita[6] a maggio 2011 tra Bartleby, Vag61, Laboratorio Smaschieramenti e gli studenti del collettivo Utopia) ha rappresentato un luogo di democrazia diretta ed ha portato alla nascita di diversi laboratori sulla crisi economica e sul debito. Ubicato in pieno centro a Bologna, presso l'ex Cinema Arcobaleno di Piazza Re Enzo, subisce a distanza di cinque giorni uno sgombero di Polizia[7]. Durante i giorni di occupazione, il cinema è stato riattivando, proiettando documentari e cortometraggi. Gli occupanti si dichiaravano devoti a Santa Insolvenza, immaginaria protettrice di chi non vuole pagare debiti privati né sovrani[8]

Covo delle guerriere[modifica]

Occupato il 22.03.97 in via Tanari vecchia al civico 2, di seguito il volantino dell'occupazione:

«Tra noi c'è chi tra poche settimane, senza prospettive credibili di un'altra sistemazione, dovrà  lasciare con una bambina un appartamento della "casa delle Donne per non subire violenza". La "Casa delle Donne" ha la possibilità  di mettere a disposizione di chi ha subito violenze e non ha più un posto dove andare, un solo appartamento in tutta Bologna, per un breve periodo. Le istituzioni esibiscono un sostegno esclusivamente ideologico alle famiglie attraverso presunte politiche familiari che non hanno nessun riscontro concreto; alle donne non viene riservata nemmeno questa pelosa attenzione e i loro diritti e bisogni non vengono riconosciuti neanche a livello teorico. Le donne immigrate sono spesso costrette ad accettare condizioni di lavoro di maggiore sfruttamento e vengono a volte violentate nella case dove vanno a lavorare. Se sono costrette a vivere nelle case dove lavorano, anche le loro bambine sono esposte alle molestie ed alla violenza dei datori di lavoro. Una donna sola ed immigrata è, nell'ottica occidentale di molti italiani e bolognesi ben pensanti, 'a disposizione' e molti datori di lavoro si credono in diritto di molestarla, certi dell'impunità  garantita dal razzismo, dalla paura e dal bisogno (perdere il lavoro significa perdere la casa ed il rinnovo del permesso di soggiorno).La politica delle istituzioni non riconosce un diritto ad una vita autonoma delle donne sole, ma pretende di farne un problema sociale, con creazione di centri d'accoglienza, tendendo così a perpetuare una condizione di ghettizzazione ed inferiorità . Le mantiene sotto il controllo e la tutela di operatori sociali per la gestione dei bambini.Se la casa è un bisogno di tutti, per le donne lo è ancora di più, perché senza casa una donna è in maggiore pericolo. Il Comune è complice di tutte le violenze, sessuali e non, che si compiono sul corpo delle donne, immigrate e non. Invitiamo le donne che lavorano all'interno delle istituzioni e non fungere da controllo istituzionale su quelle meno garantite di loro.

La casa è un diritto di tutte/i! Contro l'istituzionalizzazione dei disagi!" Sgomberato nello stesso anno.»

Casa Bresci[modifica]

Occupazione a scopo abitativo in zona Navile. Sgomberata.

Ca.Cu.Bo. Cantiere Culturale Bolognese[modifica]

Sito presso l'ex macello di Santa Caterina di Quarto, acronimo di Cantiere Culturale Bolognese. Sgomberato nel 2006. Le attività  si sono ora spostate, a seguito di accordi col Comune, in via Larga 49 presso lo Scalo San Donato che prende spunto dalle esperienze delle T.A.Z. La sua esperienza è continuata sotto forma associativa (Planimetrie culturali) con lo Scalo San Donato. Nel 2012 l'apertura del Centro Polifunzionale Senza Filtro presso la Ex Samputensili, edificio abbandonato da 5 anni in Via Stalingrado 59, Bologna. Nel gennaio 2014, Planimetrie Culturali, apre ad una proposta di legge per il ri-utilizzo temporaneo di spazi in disuso. Il 6 Marzo, la proposta arriva all'Amministrazione di Bologna, Assessore Matteo Lepore, che si impegna a portare la proposta alla Regione Emilia Romagna... (info - www.planimetrieculturali.org)

Circolo anarchico Berneri[modifica]

Circolo anarchico posizionato dentro il cassero di Porta Santo Stefano (nella metà  opposta a quella dove si trova Atlantide). La sede venne concessa ad un affitto simbolico dal Comune di Bologna come risarcimento per l'esproprio avvenuto in epoca fascista della sede dell'USI, presso la Vecchia Camera del Lavoro di Via delle Lame[9]. Grazie anche al sostegno dell'ANPI, con cui avevano mantenuto buoni rapporti, i militanti anarchici bolognesi, tra cui Libero Fantazzini e Elio Xerri, riuscirono ad ottenere l'edificio ed inaugurare la sede il 5 agosto 1972. Il circolo, che fu intitolato a Camillo Berneri, andò ad affiancare l'altra sede anarchica bolognese "Cafiero" di via Paglietta. Attorno al circolo Berneri ruotarono le principali esperienze della Bologna anarchica degli anni successivi: la libreria del Picchio, la libreria-osteria dell'Onagro, l'osteria-music hall della Talpa (in seguito Punkreas), i Nuclei Libertari di Fabbrica, i Nuclei Liberari degli studenti, il Nucleo Anarchico Universitario, i gruppi "Pensiero e Azione", "Azione Anarchica", "Autogestione" fino alla costituzione della Federazione Anarchica Bolognese nel 1975[10]. Negli anni 1990 a Bologna si è andata delineando una spaccatura tra i militanti anarchici legati alla Federazione Anarchica Italiana, alla quale è sempre stato legato il Circolo Berneri, e gruppi anarchici non organizzati, spesso definiti dai media «anarco-insurrezionalisti». Nella notte del 31 agosto 1996 un episodio sancisce la rottura: una festa di protesta organizzata dai gruppi autonomi al circolo Berneri, prestato per l'occasione, degenera a causa di alcuni militanti ubriachi che richiedono soldi alle auto che transitano. Intervengono le forze dell'ordine che assediano fino al mattino i partecipanti all'iniziativa barricati dentro al Berneri ed un centinaio di militanti del circolo e delle realtà  di movimento bolognesi che tentano di frapporsi tra polizia e assediati, mentre dal tetto dell'edificio vengono lanciate tegole e vengono contestati anche i militanti sopraggiunti. Il circolo Berneri e la FAI condannarono «certi atti teppistici e provocatori, lontani dall'etica anarchica, che hanno messo a repentaglio l'incolumità  della sede», provocando la rottura definitiva[11].

CCA Peace Maker (Imola)[modifica]

Il Circolo culturale autogestito Peace maker è stato attivo a Imola in via Riccione a partire dal 1994. Vicino all'area libertaria è stato promotore (oltre alle attività  musicali ed artistiche) di iniziative antifasciste, animaliste ed ecologiste e collabora con il network anticarcerario GiùMura GiùBox. A fine 2007 ha temporaneamente chiuso i battenti in attesa di trovare una nuova sede, per ottenere la quale da anni conduce una battaglia politica con l'amministrazione comunale.


Cs Brigata 36 (Imola)[modifica]

Dal loro sito, in data 01 Febbraio 2013: "Come Collettivo Spazio Sociale infatti sin dall'autunno del 2010, spinti dal bisogno di aggregazione e da un vuoto politico e sociale avvertito da noi tutti/e, abbiamo organizzato iniziative in completa autogestione, autofinanziandoci e raccogliendo piu' di 500 firme a sostegno delle nostre proposte, dimostrando che non siamo solo noi a pensarla cosi'. Abbiamo voluto, e vogliamo ancora, dare la possibilita' di esprimersi a quella parte della societa' piu' debole e piu' esposta al precariato, alla crisi e alle discriminazioni attraverso i principi della liberta', della laicita', dell'uguaglianza, della solidarieta', dell'antispecismo, del contrasto a sessismo, razzismo e fascismo.

Ci siamo battuti per avere un luogo dove mettere in pratica concretamente i nostri ideali in completa autogestione e dove poter far convergere tutte le altre forze sociali, le associazioni e le individualita' imolesi con gli stessi principi. Le attivita' che abbiamo portato avanti per oltre un anno hanno diffuso cultura e socialita' e fatto circolare idee e saperi: abbiamo organizzato proiezioni video, spettacoli teatrali, presentazioni di libri, concerti, banchetti informativi e presidi, dando spazio sia a giovani artisti locali che a proposte culturali esterne al nostro circondario, dimostrando che Imola ha bisogno di dare spazio a voci alternative. Continuiamo a ritenere di interesse comune la promozione di luoghi dove poter esprimere in liberta' ed autonomia arte, cultura, socialita' e percorsi politici. Abbiamo creato l'associazione culturale Brigata 36, lavorando seguendo i principi della collaborazione volontaria e dell'autofinanziamento e il 6 gennaio 2013 abbiamo aperto in Via Riccione 4 uno spazio sociale autogestito. Per far vivere questo spazio c'e' bisogno di idee e di braccia ed e' necessaria la collaborazione di tutti/e, perche' piu' saremo e piu' potremo rendere vivo e attivo il Brigata 36! Per questo le assemblee sono aperte a chiunque si riconosca nei nostri principi e voglia contribuire a far vivere uno spazio sociale autogestito in cui realizzare socialita', cultura e forme di lotta antagonista e dal basso."

Csoa Riva Reno 122[modifica]

Centro sociale, sgomberato nel 1999. Un ex collegio femminile occupato da un collettivo di studenti e lavoratori in buona parte provenienti dall'esperienza del 36 occupato di via zamboni. L'esperienza, durata alcuni mesi, produrra' una serie di iniziative culturali, concerti e rappresentazioni teatrali, e politiche, seminari, workshop e manifestazioni. Importante al suo interno la presenza di un collettivo femminista con un proprio spazio separatista.

Csoa Pellerossa[modifica]

Il CSOA Pellerossa, centro sociale occupato autogestito si trovava nell’ex mensa universitaria di piazza Verdi. Questa realtà  era stata occupata nell’aprile del 1993 e sgomberata nell’agosto successivo, ospitando nel frattempo storici concerti con gruppi come gli Offspring e i NOFX.” Per molti versi il Pellerossa fu l’embrione del successivo Livello57 di via dello Scalo, trasferitosi poi, dopo trattative con l’amministrazione comunale, in via Muggia vicino il ponte Stalingrado. Con il Pellerossa Piazza Verdi rappresentava più che mai il cuore pulsante della vita underground bolognese.

Fabbrika[modifica]

Ex fabbrica occupata nel 1990, in via Sebastiano Serlio dietro la stazione di Bologna[12]. Autogestita da extracomunitari, studenti, homeless e lavoratori. Si trattava di un'area di oltre 3 ettari con molto spazio verde e diversi edifici: teatro, piccionaia/stalla, centro sociale, x90, etc., ognuno con una funzione culturale, politica o residenziale. Il centro sociale vero e proprio nacque a seguito di una serie di cruenti conflitti interni e riporto' all'interno dello spazio i principi dell'autogestione. In seguito dalla collaborazione tra le diverse anime e la comunita migrante nacque il comitato senza frontiere che si impegno' in decine di occupazioni residenziali tra cui quella di via stalingrado. Oltre all'attività  politica, tra cui va segnalata l'organizzazione un grande corteo di migranti per il diritto alla casa, numerose furono le manifestazioni teatrali ed artistiche che ebbero luogo presso il centro sociale. Il 28 dicembre 1990 venne attuata la decisione presa dall'amministrazione con il piano antioccupazioni: all'alba decine di poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa coadiuvati da operai di un'impresa edile emiliana col volto travisato entrarono nell'ex area industriale; in poche ore tutti i capannoni del complesso vennero demoliti.

Hobo[modifica]

Nasce il 19 Febbraio 2012 come “laboratorio dei saperi comuni” nelle serre ex Agraria, giardini di via Filippo Re. Dal comunicato: "Lavoratore nomade e migrante, continuamente in movimento e irriducibile alla disciplina di fabbrica: ecco chi era Hobo all’inizio del Novecento. Ed ecco che Hobo rinasce nel cuore del capitalismo cognitivo: la mobilità  è il suo tratto costitutivo, la fabbrica è quella dei saperi. Hobo non si vuole piegare, costruisce linee di fuga, produce in comune le proprie forme di vita. Hobo non ha carta di identità  perché ha tanti volti ed è sempre giovane. Hobo è studentessa e precario, disoccupato e attivissima, povera di potere e ricco di potenza. Hobo è lavoratore di #IkeaInLotta e militante di Occupy, insorge in Tunisia ed Egitto e resiste alle politiche di austerity in Grecia. Hobo rifiuta la guerra perché vive di lotta. Hobo è No Tav e per la riappropriazione del reddito, perché la crisi e il debito non li vuole pagare e si organizza per farli pagare a chi li ha imposti.Hobo infatti non è inorganizzabile: è così solo per i partiti che cercano di rappresentarlo. Hobo è sprezzantemente estraneo alle elezioni perché è ingovernabile ed è troppo impegnato a organizzarsi con i molti. Hobo non ha nostalgia dell’università  pubblica, perché sta costruendo la propria università  e le proprie istituzioni autonome. Hobo non si fa catturare dalle discipline accademiche, perché pratica l’inchiesta militante e la conricerca. Hobo coopera con il compagno Dracula, morde i baroni e ha sete di vita. Dopo che anche i papi hanno abdicato, proclama che ogni rettore può perdere la testa. Hobo non ha Patria e non ha Dio(nigi): meglio Donatella. Hobo odia la puzza di morte del feudalesimo aziendale perché è il sapere vivo. Oggi Hobo si è ripreso una piccola parte di ciò che le appartiene e ha aperto un laboratorio dei saperi comuni. La riempirà  di iniziative di autoformazione e discussione, di socialità  e reti di comunicazione, di libera circolazione delle conoscenze e delle lotte. La riempirà  di autonomia, gioia e cooperazione. Hobo è uno spazio aperto e costituente, è singolare e collettivo, è fuga e dentro e contro. Hobo è uno stile della militanza. Ecco perché Hobo è nomade: perché non ci prenderete mai."L'aula occupata si trovava nel campus universitario di Filippo Re da cui è stata sgomberata nel 2015. Dello stesso anno è l'occupazione degli Ex Magazzini del Popolo in via Stalingrado dove si trova la nuova sede.

Isola del Kantiere[modifica]

L'Isola nel Kantiere, conosciuta anche semplicemente come Isola, è stata un centro sociale occupato di Bologna sito in via San Giuseppe 8, a ridosso del centro cittadino, in un'ala in ristrutturazione dell'Arena del Sole (teatro bolognese), sgomberato dalle forze dell'ordine nei primi anni 1990[13]. L'Isola ha rappresentato una innovazione nel concetto di "centro sociale", concepito come un sistema maggiormente aperto rispetto ai centri sociali tipici degli anni 1970, maggiormente chiusi ed autoreferenziali, specialmente a livello politico. L'Isola ha avuto anche la possibilità , soprattutto grazie alla vivace scena hip hop bolognese, di accomunare l'"educazione" intesa come la consapevolezza dell'azione sociale, con l'"intrattenimento" derivato dalle esperienze artistiche quali musica, ballo e, in un secondo momento, rap. L'Isola nel Kantiere è stata una delle culle dell'hip hop italiano: qui è nata prima di tutto l'Isola Posse All Stars guidata da Speaker Dee Mo e Deda, autrice di Stop al panico. Inoltre, dall'esperienza del centro sociale bolognese - divenuto il più avanzato laboratorio di sperimentazione dell'hip hop e del rap italiano - escono gruppi come Sud Sound System, Sangue Misto e Arresto Cardiaco, ed artisti solisti come Speaker Dee Mo, Neffa, Deda, Gopher D, Papa Ricky.

Idra[modifica]

Occupazione a scopo abitativo legata al collettivo Hobo, in un primo tempo situata in via S.Vital, e in seguito ad uno sgombero occupa una palazzina di proprietà  della curia in piazzetta Albiroli. Sgomberato al principio del 2015

CENTRO DI ACCOGLIENZA AUTOGESTITO LAMPEDUSA (Ex) Istituto Berretta Occupato[modifica]

Da Zic.it : "Il 2 dicembre 2012, Asia-Usb e “Abitanti Resistenti” hanno occupato l’ex Istituto Odontoiatrico Berretta (già  Villa Sabaudia) di via XXI Aprile 15, che era chiuso dal 3 settembre 2007. L’ex clinica, di proprietà  dell’Ausl, è stata messa in vendita dall’azienda sanitaria, ma due aste pubbliche, chiamate a marzo e settembre 2011, non videro compratori interessati. Nel mese di luglio 2011 gli abitanti del quartiere promossero una raccolta di firme. Nella petizione si poteva leggere: “Un elemento di grosso disorientamento deriva dalla constatazione”¨ che una struttura pubblica di così gran valore, abbandonata a se stessa da quattro anni crea nei cittadini della zona perplessità  e sospetti sulle finalità  che sottendono l’operazione economica ‘Ospedale Beretta’, in quanto appare a tutti evidente che lo sperpero di valore che ha creato l’abbandono di un’area che è stata per decenni oltre che presidio sanitario anche volano economico di un’intera via”. Gli occupanti hanno motivato l’azione come una risposta diretta all’emergenza casa, di fronte alla latitanza del Comune di Bologna: “Gli spazi pubblici non devono essere venduti, ma riutilizzati a fini sociali”. Pur con questi presupposti, la risposta repressiva non si è fatta attendere a lungo. Il 19 dicembre 2012 polizia e carabinieri si sono presentati e hanno chiuso l’occupazione con modi già  ampiamente conosciuti. Per quanto tempo l’ex clinica odontoiatrica rimarrà  chiusa e abbandonata? L’esperienza di un’altra ex struttura ospedaliera come Villa Salus sta a testimoniare che le nostre preoccupazioni non sono infondate." Da Zic del marzo 2014: "Oggi 1 marzo Giornata Mondiale del Rifugiato e del Richiedente Asilo abbiamo occupato lo stabile, vuoto, di via XXI Aprile di proprietà  dell’ azienda sanitaria locale, quindi pubblico meglio conosciuto, da molti cittadini bolognesi che li si curavano i denti, come “il Beretta”. La giornata mondiale dei migranti viene ancora celebrata tra crisi economica, dignità  e diritti calpestati alla luce di quanto visto nel Centro di Identificazione ed Espulsione di Lampedusa e dei morti nel mare mediterraneo ormai diventato un vero cimitero umano. Per questo abbiamo deciso di nominare l’Occupazione ” CENTRO DI ACCOGLIENZA AUTOGESTITO LAMPEDUSA”. Questa nostra azione è la risposta concreta e reale ad una esigenza reale e concreta cioè quella che vede centinaia di profughi, richiedenti asilo e migranti defraudati del diritto alla casa e del diritto ad una vita dignitosa sul territorio italiano ed europeo.

Nei mesi scorsi abbiamo assistito agli ipocriti piagnistei di istituzioni e associazioni sui morti di Lampedusa . Queste istituzioni e queste lobby di giorno piangono e di notte, quando tutto torna nel dimenticatoio, speculano sulla pelle dei migranti e di coloro che scappano da guerre e fame molte volte generate da gli stessi Stati che dovrebbero accoglierli e renderli cittadini. Noi non stiamo con le mani aperte a chiedere carità  o a spartirci le briciole che vengono da gli appalti , dai fondi europei e dagli sprar che lo stato fà  cadere dal tavolo, noi rispondiamo ad un’ esigenza primaria come quella della casa che è la base per la dignita di ogni persona.

In questa ottica abbiamo occupato, per la seconda volta, una stabile lasciato a marcire, per altri due anni, dopo che lo abbiamo abitato e avevamo proposto l’ autogestione con gruppi di famiglie sfrattate da case private che non vedevano nessuna soluzione da parte delle istituzioni. Siamo di nuovo qui, non siamo polvere che potete nascondere sotto il tappeto vogliamo i nostri diritti, sanciti dalla Costituzione Italiana e dalle Carte internazionali che l’ Italia ogni giorno disattende, e lotteremo fino ad ottenerli.

Abbiamo deciso di iscrivere questa azione nel cammino della Carovana Europea che partirà  da un gran numero di Stati europei e si dirigerà  a Bruxelles (Belgio), sede delle istituzioni europee. Questa carovana ricorderà  all’Europa che siamo anzitutto delle persone e che rifiutiamo di guardare in silenzio il dispiegamento di dispositivi di potere messo in campo dall’Unione Europea e gli Stati membri per privarci illegittimamente della nostra dignità , e persino della nostra vita. Un esempio fra mille è rappresentato dal dramma delle centinaia di donne, bambini e uomini che perdono la vita ogni anno nel mar Mediterraneo, come a Lampedusa. Questo dramma rappresenta la punta dell’iceberg del fallimento delle politiche repressive e restrittive dell’Europa e dei suoi Stati membri.

Oggi, inoltre, parteciperemo con queste parole d’ordine alla Giornata del Migrante e al corteo che aspetteremo dalle “Case occupate Nelson Mandela ” di via irnerio 13/15. Chiediamo, per l’ennesima volta che le istituzioni si seggano al tavolo con noi e risolvano una questione, che anche nella nostra città , si sta incancrenendo, la questione del diritto all’abitare e ad un futuro in dignità .

Le continue alienazioni, la privatizzazione dei servizi e dei beni pubblici, il loro continuo aumentare nei costi non hanno altro risultato che quello di far aumentare precarietà  e sensazione di insicurezza, ormai succubi di condizioni salariali insopportabili, e di creare un permanente senso di guerra e degrado cittadino. Una vera e propria pratica di terrorismo sociale.

La casa rappresenta, all’interno di questo contesto, la classica punta dell’iceberg; essa, da diritto, è diventata un lusso che numeri impressionanti di cittadini non possono più permettersi e vede le amministrazioni cittadine come freddi burocrati non dare nessuna risposta, meno che mai migranti, rifugiati e richiedenti asilo."

Occupazione abitativa Via Irnerio[modifica]

Dal volantino di rivendicazione dell'occupazione: "stamattina come Sindacato Asia/USB di Bologna insieme a decine di famiglie sfrattate dalla crisi e abbandonate dalle istituzioni e appoggiati dall’intera Federazione dell’ Unione Sindacale di Base abbiamo occupato lo stabile abbandonato di via Irnerio. Stabile destinato ,come al solito , all’incuria o alla speculazione immobiliare dei solito noti. Dopo incontri inconcludenti con le istituzioni ormai nude ed avvilentemente immobili e totalmente incapaci di proporre soluzioni abitative, che non sia il solito dormitorio ormai esplodente o la strada con qualche soldo in tasca elargito come elemosina dai vari assistenti sociali,ci siamo riappropriati di proprietà  pubblica sfitta per dare soluzione abitativa a donne, bambini e uomini sfrattati oggi e non nei tempi che la burocrazia vorrebbe imporre per ribadire ,una volta di più, di come è necessariamente urgente che le istituzioni si facciano politicamente carico di una Moratoria per il blocco immediato degli sfratti per morosità  . Crediamo ancora nella forza del dialogo, crediamo nella politica- sindacale vera, ed è per questo che chiediamo l’ennesimo incontro tra la nostra Associazione Sindacale e le Istituzioni che dovrebbero occuparsi del diritto alla casa di , come hanno potuto osservare nella manifestazione del 18 e 19 a Roma, migliaia di “Cittadini Abitanti”. AS.I.A /USB Bologna

Casa Mannaja e Acer-chiata[modifica]

Casa Mannaja nasce come occupazione a scopo abitativo in via della Beverara in uno stabile inutilizzato da anni di proprietà  del comune di Bologna. Viene sgomberata con la forza dalla polizia in data 17/06/14 dopo quasi sei mesi di occupazione. L'Acer-chiata nasce invece il 16/06/14 in un locale dell'Acer abbandonato in via Zampieri con l'intento di farne un circolo di quartiere, loccupazione viene sgomberata a distanza di poche ore dallo sgombero di Casa Mannaja.

Laboratorio occupato Crash![modifica]

Il laboratorio occupato Crash! è un CSOA (Centro sociale occupato e autogestito) di Bologna. La prima occupazione è del 28 novembre 2003, ma dura poche ore. Il progetto si propone di portare avanti le lotte sociali legate al diritto alla casa, all'antifascismo, all'antirazzismo e all'antisessismo unendo immigrati, studenti e precari. Il collettivo è ideologicamente legato all'esperienza dell'Autonomia Operaia. Il 5 marzo 2005 i militanti di Crash! occupano uno stabile abbandonato in via Avesella, denunciando lo stato fatiscente e pericoloso (a causa delle centraline Enel abbandonate) dell'edificio, nonostante un progetto di recupero tramite ingenti fondi pubblici stanziati nel 1998. Lo stabile viene lasciato dallo stesso collettivo il 15 aprile, quando arrivano reali assicurazioni sulla ristrutturazione degli appartamenti e la rimozione delle centraline inquinanti (effettivamente realizzate solo a fine 2008). Subito dopo viene occupato un nuovo stabile in via San Donato, con l'obiettivo di impedire che diventasse sede di un'illegale discarica di amianto e teatro di spaccio d'eroina. Ancora una volta lo stabile viene sgomberato dopo una richiesta di sgombero del proprietario. Le successive occupazioni sono il 25 febbraio 2006 in via Gioanneti e in via Zanardi 45 il 12 maggio, quest'ultimo sgomberato nell'agosto del 2007 da parte della polizia, come da consuetudine in piena estate approfittando del fatto che lo spazio era vuoto. Un altro stabile sarà  occupato l'8 ottobre dello stesso anno in via Zanardi 106[14]sgomberato il 26 novembre 2008) e in via Donato Creti 24, sgomberato il 3 dicembre 2008. Oggi il Laboratorio Crash! si trova in via della Cooperazione 10 in un vecchio stabile della banca Unicredit occupato nel febbraio 2009. Nonostante gli ultimi anni si siano succeduti in un clima di sostanziale accettazione della presenza del Laboratorio Crash!, sia per quanto riguarda le iniziative messe in atto dal CSOA sia per il flusso di visitatori, negli ultimi mesi della prima metà  del 2014 occupanti e vicinato hanno riscontrato la presenza, nei pressi del centro sociale, di "ronde" di dubbia matrice politica. Inoltre, quasi contemporaneamente, sono stati rinvenuti nottetempo diversi volantini propagandistici firmati Fronte Nazionale, affissi ai muri e ai cancelli esterni del Crash! Queste 'incursioni' sono state definite dagli occupanti "pure provocazioni, anche se di natura simbolica".

Labas - Ex Caserma Masini[modifica]

Occupata all'alba del 13 Novembre 2012 da un collettivo legato al TPO, così recita il volantino dell'occupazione: "Oggi Là bas libera uno spazio chiuso da anni e abbandonato. Un posto che noi vogliamo aprire alla città , mettere a disposizione di quelle generazioni che si sono stancate di continuare a sopravvivere e che ora si riprendono pezzo dopo pezzo quello che li spetta. Verso lo sciopero europeo del 14 novembre, facciamo nostro lo slogan che da Madrid arriva a Bologna “toma la huelga”: ci riprendiamo lo sciopero e lo facciamo partendo dalla conquista e dalla riappropriazione dell’ex caserma Masini. Alla miseria del presente, alla povertà  a cui vorrebbero lasciarci, noi rispondiamo con la ricchezza che vogliamo sprigionare in città  partendo dal mettere in relazione attraverso questo laboratorio quella generazione “no future” che incontrandosi, cercando insieme delle risposte, si riprende il proprio presente e costruisce il proprio futuro. aprendo spazi in cui connettersi, per sperimentare pratiche, linguaggi, nuovo modo di vivere la città  in maniera libera e senza divieti, per trovare punti di incontro, di condivisione, di complicità , per ricercare insieme un nuovo modo di produrre saperi dentro e fuori le università , per riprendersi la ricchezza socialmente prodotta." L'occupazione termina a fine 2012 a seguito di uno sgombero(senza occupanti in quel momento e quindi con semplice chiusura del cancello) ordinato dal comune di bologna ,ma la caserma viene rioccupata il 9 Febbraio 2013, riqualificata con nuovi,significativi e fruttanti laboratori come "LaBimbi" e proggetti come quello del "Crowdhousing"; 12/3/2014 ... siamo ancora qui!

Lazzaretto convenzionato autogestito[modifica]

La storia del Lazzaretto inizia 21 anni fa, con l'occupazione delle case in Via del Pratello, la partecipazione alla vita del quartiere e alla sperimentazione politica e artistica della zona. In seguito alla notizia dello sgombero, inizia l'eroica resistenza sui tetti. Le trattative aperte sui tetti di Via del Pratello portano alla concessione temporanea di un bellissimo casolare colonico in Via del Lazzaretto 17. La permanenza nella struttura, di fatto, durerà  fino alla fine del 2009. Nel 2004 infatti la firma della convenzione con il Comune di Bologna assegna al Lazzaretto l'immobile, per la durata di quattro anni. Gli anni trascorsi in Via del Lazzaretto sono stati caratterizzati da miliardi di assemblee, idee, liti e feste... musica, teatro, laboratori, centinaia di concerti e molto altro, tutto all'insegna dell'antifascismo, della condivisione, della politica, della socialità . Lo spazio di Via del Lazzaretto ha ospitato anche alcune famiglie Rom, coinvolte nel progetto della Compagnia del Lazzaretto, che nel corso degli anni ha messo in scena vari spettacoli teatrali, vincendo anche numerosi premi[15]. La storia del Lazzaretto è dunque fatta di tante storie che confluiscono l'una nell'altra, ognuna andrebbe raccontata e nessuna di queste, certamente, verrà  dimenticata. Alla fine del 2009 Via del Lazzaretto viene abbandonata per cause di forza maggiore: un progetto enorme e dispendioso, finanziato dal Comune e da enti privati, prevede l'abbattimento del casolare. La ricerca spasmodica di una nuova soluzione che garantisca la continuità  della nostra incredibile avventura ci porta, in seguito a un accordo con il Comune, a gestire un piccolo spazio in Via Mattei, a patto della transitorietà  della permanenza[16]. Le trattative continuano anche durante le tormentate vicende politiche che portano al commissariamento della città  e, nel maggio-giugno 2010, in seguito a una proposta avanzata dal Lazzaretto, si ottiene in concessione la struttura di Via del Battirame. I lavori di recupero del bene comunale in Via del Battirame iniziano il 26 gennaio 2011, fino al luglio 2011, quando il neo-sindaco Merola, in occasione di un incontro con Cna, rifiuta in maniera repentina e ingiustificata la sede di Via del Battirame al Lazzaretto[17]. Ripartono le trattative, che portano il Lazzaretto a ottenere l'attuale sede di Via Pietro Fiorini 12/14, in concessione da ottobre 2011 per la durata di quattro anni rinnovabili. Il Lazzaretto ha finalmente una nuova sede, in Via Pietro Fiorini 12/14. Il progetto previsto nella nuova sede prevede la realizzazione di un centro socio-culturale destinato a giovani e non solo. Il Lazzaretto, in collaborazione con altre realtà , sta provvedendo al recupero e alla manutenzione del bene di proprietà  comunale, un tempo insediamento agricolo, abbandonato da circa tre anni. All'interno della struttura verranno creati: uno studio di registrazione, un auditorium, opifici creativi, aule laboratoriali, postazione montaggio video e sale che verranno messe a disposizione della città , con particolare riferimento alle realtà  dell'associazionismo.

Laboratorio anarchico paglietta[modifica]

Aprile 2014 - da Zic.it "Avevano aspettato in presidio in piazza Maggiore, lunedì pomeriggio, la sentenza del processo scaturito dall’inchiesta Outlaw, per poi muoversi dopo l’assoluzione, ex imputati e solidali, in via Paglietta, occupando uno stabile. Intorno alle otto di stamattina si sono tuttavia presentati polizia e digos, forzando la catena all’ingresso. Dentro hanno trovato tre persone, denunciate per invasione.

“Si tratta della sede di un circolo anarchico intitolato a Carlo Cafiero che ospitava la Libreria Circolante”, spiegava un comunicato a firma Anarchiche e anarchici arrivato in redazione poche ore prima dello sgombero. “A metà  degli anni ’60 – continua la nota – fu preso in affitto da Libero Fantazzini [partigiano anarchico bolognese, N.d.R] con alcuni compagni. Il comune di Bologna lo concesse a un costo simbolico per sostituire la sede storica di Porta Galliera chiusa durante il ventennio fascista. Nel giugno del 1999 fu messo sotto sequestro e poi chiuso con mattoni e cemento a seguito di un’inchiesta che aveva condotto in carcere una compagne e un compagno.”

Dopo il processo e “3 anni di accanimento sbirresco, con l’evidente e dichiarato tentativo di toglierci ogni spazio di agibilità ”, scrivevano gli occupanti, “ci siamo ripresi uno spazio sottratto al piacere e all’esigenza di utilizzarlo. Uno spazio per confrontarci, discutere e trovare il modo di opporci con efficacia a un sistema che opprime, affama, devasta e avvilisce la vita”. Attualmente sgomberato.

Livello 57[modifica]

La prima sede del "Livello 57" fu un edificio dell'Acostud occupato in via Dello Scalo nell'ottobre del 1993[18]. I soggetti che vi presero parte erano in gran parte gli ex occupanti del CSOA Pellerossa, centro sociale occupato nell'ex mensa universitaria di piazza Verdi. Questa realtà  era stata occupata nell'aprile del 1993 e sgomberata nell'agosto successivo, ospitando nel frattempo storici concerti con gruppi come gli Offspring e i NOFX. Altre componenti dell'occupazione del Livello furono studenti provenienti dal movimento della "Pantera" ed i realizzatori di "Radio K Centrale" e la casa editrice indipendente "Grafton9", nate l'anno precedente. Il Livello si caratterizza per l'attività  in tre settori: nella lotta per la "liberazione dei saperi", con il collettivo "InfoShock NoCopyright", nell'antiproibizionismo, in particolare con campagne informative sulle sostanze psicoattive e nella promozione artistica, caratterizzandosi come nodo fondamentale dei circuiti musicali hip hop, raggamuffin e soprattutto elettronico italiani. I problemi con gli spacciatori di droghe e con la microcriminalità  che gravita attorno al centro sociale sono una delle difficoltà  maggiorni che il Livello affronta negli anni successivi. Nel giugno del 1995 un ragazzo del centro sociale viene accoltellato da uno spacciatore che voleva allontanare. In seguito a problemi di questo tipo l'amministrazione comunale decise di sgomberare la struttura. Si aprì una trattativa con gli occupanti e dopo proteste e manifestazioni si trovò l'accordo per la concessione di un nuovo spazio, in via Muggia, accanto a porta Mascarella e sotto al ponte di via Stalingrado, aperto nel novembre 1995 tre mesi dopa la chiusura della vecchia sede. Continua nella nuova sede l'attività  di informazione e propaganda antiproibizionista, con la nascita del "Laboratorio Antiproibizionista" (Lab57), la collaborazioni con i SERT per l'informazione sulle sostanze stupefacenti, progetto che ottiene anche un finanziamento dalla Comunità  Europea. Nel centro nascono nuove realtà  che portano avanti le esperienze artistiche: nella musica e arte elettronica "Mutek" (creato dal fondatore di Mutoidi, Joe Rush) e nell'hip-hop la "Zona Dopa, che realizzò anche la più grande rampa per skate presente in Italia in quel periodo. Dal 1997 il Livello organizza la più grande manifestazione musicale di strada: la "Street rave parade antiproibizionista". Il festival musicale negli anni è giunta a raccogliere oltre 100.000 persone[19] che sfilano per le strade del centro di Bologna, con decine di carri di musica elettronica ed uso massiccio di sostanze stupefacenti. Tra la fine del 1998 e l'ottobre del 1999 il centro sociale chiude per problemi e spaccature interne, aggravate dai persistenti problemi con spacciatori e microcriminalità . Con l'arrivo della giunta guidata da Giorgio Guazzaloca iniziano dal 2000 delle trattative che portano alla firma di una convenzione con il comune, con la quale vengono date in affitto la sede di via Muggia, da utilizzare per iniziative con un basso impatto sonoro e di affollamento, ed una sede in via del Battirame per i grossi eventi. Con l'elezione a sindaco di Bologna di Sergio Cofferati nel 2004 iniziano nuovi problemi per il Livello. La nuova amministrazione non vuole concedere i permessi per il transito della Street Rave Parade per le strade del centro. Nelle edizioni del 2006 e soprattutto nel 2007 il corteo è stato limitato a strade periferiche ed alla location finale, con conseguente calo nelle partecipazioni. A partire dal 2006 Cofferati mette in discussione la convenzione stipulata per il mancato rispetto di alcuni accordi. Il 26 maggio 2006 la sede di via Muggia venne perquisita dai carabinieri, che arrestarono due occupanti per possesso di sostanze stupefacenti, di cui uno immediatamente prosciolto per la modica quantità  e la seconda, l'avvocato del Livello Maria Pia Scarciglia accusata del possesso di oltre 500 g di hashish, prosciolta in appello[20]. A seguito della perquisizione entrambe le sedi del centro sociale vennero messe sotto sequestro il 25 luglio, ed i portavoce del Livello accusarono Cofferati di aver messo in piedi un "disegno persecutorio" per chiudere il Livello[21]. Una nuova occupazione nell'ottobre del 2007 in via Stalingrado viene sgomberata dopo pochi giorni[22]. L'esperienza del Livello57 di Bologna continua con l'inaugurazione di un nuovo spazio a Bologna, in via 25 settembre, col nome di H.U.B.,in via Serra 2h. "L'associazione Livello57 si propone la realizzazione di esperienze di cooperazione sociale in grado di intervenire sui bisogni dei giovani, delle componenti meno abbienti, meno garantite e più disagiate, l'organizzazione di attività  rivolte al benessere psicofisico, in particolare da realizzare nel contesto del quartiere Bolognina. L'attività  riguarderà  innanzitutto costruire comunicazione che abbia come obbiettivo la promozione di percorsi equi e solidali, d'integrazione e l'implemento delle pari opportunità , che aiutino il cittadino bolognese e aspirante tale (straniero o studente fuori sede) alla convivenza e alla mescolanza di culture e abitudini. I progetti saranno realizzati avvalendosi delle competenze già  presenti all'interno dell'associazione stessa e della collaborazione di altre associazioni."

Livello 23[modifica]

Ex capannone di via Carracci che viene occupato per due volte da una tribe techno nel corso del 2014. Attualmente risulta sgomberato.

Mercato di mezzo occupato - Draghi ribelli[modifica]

Legato all'esperienza degli indignati del TPO e del Lab. Panenka, con stretti contatti con la CGIL bologna e con l'amministrazione comunale attraverso SEL, il Mercato di Mezzo di via Clavature, nel pieno centro di Bologna, è stato protagonista di una "occupazione" durata all'incirca 5 giorni. Da notare i pessimi rapporti che hanno contraddistinto questo spezzone del movimento considerato da molti troppo legato al mondo politico istituzionale.

MetroLab[modifica]

Durante la primavera del 2007, un collettivo di studenti, migranti e precari ha più volte occupato gli spazi dell'ex cinema Embassy, in via Azzo Gardino 61 (Manifattura delle Arti), dando vita a MetroLab - Laboratorio metropolitano del precariato sociale. Alla fine di marzo dello stesso anno, il collettivo ha anche occupato i locali dell'ex mensa studentesca di via Berti (il Bestial Market), ma è stato sgomberato dopo pochi giorni.

N.O.A. - Nation of arts[modifica]

Spazio occupato per circa 3 giorni nel Luglio del 2012 da vari collettivi artistici all'interno dei Giardini Margherita. Dal loro comunicato: «NOA è un’assemblea aperta di lavoratori e lavoratrici, cittadini, operatori e operatrici nell’arte, nella conoscenza, nella cultura, nella comunicazione, nella formazione, nell’informazione e nello spettacolo.Siamo singoli con uno sguardo attento ai movimenti nati negli ultimi tempi in Italia come Teatro Valle Occupato, Cinema Palazzo e Volturno Occupato a Roma, Macao a Milano, Teatro Coppola a Catania, La Balena-Asilo della Conoscenza e della Creatività  a Napoli, Teatro Garibaldi a Palermo.Comunità  e spazi dove si stanno sperimentando forme di autogoverno dal basso e di democrazia partecipata e partecipativa. Esperimenti che partono dalle proprie peculiarità  genetiche, storiche ed evolutive, ma che in vari modi tentano di aprirsi anche ai non addetti al settore, facendosi emblema di problematiche trasversali dentro il contesto della crisi attuale come il riconoscimento del proprio lavoro, la tutela dei diritti e la continuità  di reddito. Esperimenti la cui legittimità  si fonda sull’esercizio concreto e sulla portata storica, giuridica, politica e sociale dei beni comuni, quali beni fondamentali per la piena affermazione e l’effettivo esercizio dei nostri diritti. Siamo convinti che gli stessi concetti di comunità  e di cultura possano e debbano essere ripensati, ricostruiti, ricreati, rivalorizzati solo a partire da un processo attivo e auto-organizzato di partecipazione dal basso.Una riflessione che parte dalle singole persone può diventare un sogno collettivo da realizzare insieme: insieme possiamo e dobbiamo riconquistare la nostra sovranità , con le armi dell’immaginazione e della creatività .»

Occupazioni del Pratello[modifica]

Via del Pratello è stata storicamente uno dei luoghi crocevia del movimento bolognese. Nel 1977 vi ebbe sede Radio Alice e negli anni successivi numerose furono le occupazioni a scopo abitativo nell'area. Nel 1991 furono occupati due stabili, i civici 76 e 78, che erano stati dichiarati inagibili dal comune. Vennero ristrutturati i tetti e gli appartamenti che divennero luogo di abitazione e spazio sociali attorno ai quali si incontrarono movimenti politici, culturali ed artistici molto eterogenei, dai punk a gruppi di teatranti, dai musicisti ai militanti comunisti. Le occupazioni, che si trovavano all'incrocio con via Pietralata al centro del micromondo costituito del Pratello, si caratterizzarono per l'intenso rapporto con il quartiere. I rapporti con gli abitanti del circondario furono spesso molto difficili ma portarono anche a iterazioni positive ed un grande livello di integrazione. Nel 1992 in tale contesto nacque "Prate TV"[23], una delle prime tv di strada italiane nata con scopi non commerciali. Negli appartamenti del Pratello si svilupparono inoltre importanti esperienze musicali. Gli edifici vennero sgomberati nell'agosto del 1996, dopo un ultimo tentativo di resistenza degli occupanti dai tetti degli edifici. La storia dell'occupazione è narrata nel romanzo "La notte del Pratello"[24] di Emidio Clementi, occupante della prima ora, e nel documentario "Aiuto - orde barbare al pratello" di Cosimo Terlizzi[25]

Officina Tsunami[modifica]

Occupazione avvenuta nel novembre 2011 a scopo artistico, culturale e ricreativo sita in via Larga 35/2. L’edificio, ex deposito delle Poste, è di proprieta' della società  Immofinanziaria di Roma che ne aveva richiesto lo sgombero (27 dicembre 2011). Al fine di portare avanti l'"House Project Officina Tsunami" gli occupanti hanno creato un'associazione (denominata URBAN RESET)e avviato trattative con la proprieta' per la concessione dello spazio.Nel frattempo proseguono i lavori di ripristino dello stabile.In data 11 marzo ha avuto luogo una sorta di anteprima "open day" per mostrare al pubblico la parte dei lavori ultimati fino a quel momento.L'Officina Tsunami e' work in progress e in continua trasformazione...Sgomberato il 24/10/2012.

PPm8[modifica]

Occupazione del 1992, a scopo abitativo e ricreativo sorta nella piazza di Porta Mascarella al civico numero 8. Sgomberata nello stesso anno. http://vimeo.com/2771694

Rage[modifica]

Centro sociale occupato in via Zago, dal volantino dell'occupazione:" L’esistente cova nella sua schizofrenia intasando le strade della città . Alla cinghia neoliberista entro cui è stato stretto, al panico autoritario che lo sottomette, noi rispondiamo liberando questo edificio dalla tristezza disperata della speculazione divorante. Diamo vita ad uno stabile inabitato sottraendolo dalla logica del potere, rivendicando un ruolo, una voce ed una presenza nel battuto tessuto urbano di Bologna. Mentre il processo di Gentrificazione si abbatte sul corpo di una società  sempre più sradicata, disumanizzata e vulnerabile, mentre il circolo del lavorare-per-vivere e del vivere-per lavorare dipinge il disegno di vita capitalista, un contagio di idee getta luce tra le crepe delle mura di via Emilio Zago 1. Il desiderio che alimenta quest’azione, è il bisogno di sentirci, come individui e come collettività , parte di un intreccio di progetti politici, artistici, pratici che possano ridare senso al buio vivere quotidiano. L’istinto che muove questa decisione è la necessità  di riprenderci un tempo ormai reificato dai meccanismi segmentari della società  del consumo-produco-mi annullo. Il nostro intento è quello di dare forma e contenuto al vuoto post-industriale, costituire, autogestire, e plasmare una posizione, intellettuale e concreta, di critica e resistenza.

Dare vita sull’asfalto a situazioni di piacere, creatività  e socialità . Riappropriarsi dell’esistente, dilagando nelle vie, sovvertendo un reale astratto in cui si è persa l’identità . Da oggi, La Rage apre le porte a tutte le soggettività  nomadiche, compagni e compagne, che condividono i principi di anti-militarismo, anti-capitalismo, anti-fascismo, anti-sessismo, anti-specismo ed anti-autoritarismo. Occupiamo questo spazio nel tentativo di accendere un focolaio di idee che divampi nella selva moderna. Rivendichiamo il tempo che ci è stato sequestrato. Liberiamo La Rage."

System Error[modifica]

Occupato il 26 Aprile del 2005 e sgomberato a distanza di un paio di giorni, sito in via del Guasto, in piena zona universitaria, si proponeva di combattere il copyright.

Spazio Pubblico Autogestito Ranzani[modifica]

Situato in via Ranzani 4, in stabili dismessi di proprietà  della Seabo, è stato occupato alla fine del 2000 ed è diventato sede dei collettivi Contropiani, Spa Ranzani e Libera Università . Sgomberato nell'estate del 2001 dalla giunta Guazzaloca.

Spazio Occupato No Tav[modifica]

Occupato da militanti anarchici legati ad Aula C e da ex appartenenti al circolo Fuoriluogo il 15/04/2012. Dal comunicato degli occupanti :"venerdì sera abbiamo occupato una palazzina (ex sede dei vigili urbani) in via Libia 67, per farne un presidio no tav in risposta alla legalizazione degli espropri dell'11 aprile. Il posto è messo bene e siamo già  a buon punto con il restyling (è stata dura levare la puzza di sbirro)." A distanza di pochi giorni un ingente schieramento di polizia mette fine all'occupazione.

S.O.A. Libero dal Fosco[modifica]

Ex stabile delle poste sito in via Zanardi 30, occupato nel 2006 per circa una settimana da libertari ed anarchici vicini al collettivo Magma. Sgomberato dopo circa una settimana dalle forze dell'ordine. "Sabato 8 aprile, vigilia elettorale, alcune decine di anarchici occupano uno stabile in disuso da quasi vent'anni per farne una camera del lavoro internazionale, una mensa popolare, aprirlo a progetti e realtà  attive a Bologna. Appeso su Via Zanardi, da quello che si iniziava a chiamare Spazio Occupato Autogestito Libero dal Fosco, uno striscione urlava «Attivi nelle lotte, noi non votiam»". Troppo, per la Bologna "partecipativa" a senso unico di Re Cofferati: mercoledì 12 alle sei di mattina si sono presentati digos e celere. Hanno proceduto a identificazioni e perquisizioni. Poi la deportazione in pullman verso la questura, dove 11 fermati vengono trattenuti oltre 5 ore per foto segnaletiche e impronte digitali. Ma la volontà  di liberarsi e autogestirsi contro gerarchie e autoritarismi non si è certo fermata, come avvertono gli ex-occupanti."

Spazio Z-32[modifica]

Aula occupata di via Zamboni 32, per anni utilizzata dall’ Università  come magazzino, nasce un nuovo progetto nel cuore della zona universitaria: Spazio Z 32! Progetto legato al Cua ed al Crash che punta a riprenderci spazi e tempi, dentro e al di fuori dell’ Università  – azienda, proiettati nel quartiere che attraversiamo ogni giorno. Un luogo di inchiesta e di trasformazione per costruire passaggi di lotta contro l’austerità .

Saliceto 47 occupato[modifica]

Uno stabile è stato occupato in via di Saliceto 47, sia a fine abitativo sia come atto di protesta contro il piano di riqualificazione del quartiere. Gli occupanti, che hanno contattato telefonicamente il nostro giornale, invitano tutti a raggiungerli alla nuova occupazione, dove per stasera è in programma un aperitivo, e chi vuole a contribuire al progetto che oggi ha preso le mosse. Il comunicato degli occupanti: "Oggi è stato occupato un stabile in via Saliceto 47. L’abbiamo occupato perché siamo senza una casa e con centinaia di edifici e appartamenti vuoti a Bologna non vogliamo più continuare a dover dare le nostre magre entrate (ottenute barcamenandoci tra lavori in nero e contratti di una settimana a paghe da fame) a proprietari strozzini a cui i nostri soldi servono per pagarsi il suv, pellicce e settimane bianche mentre per noi ci sono solo camere ammuffite. L’abbiamo occupato perché in questo quartiere vediamo la “riqualificazione” e la speculazione dei soliti potenti che avanza, che vogliono rendere una zona popolare il nuovo centro amministrativo della città , cacciando poco a poco i suoi abitanti, con retate, sfratti, aumento dei prezzi di ben di ogni tipo, in nome di una sicurezza che è solo quella del portafogli dei ricchi, mentre riteniamo fondamentale opporci alle decisioni prese sulla base di interessi economici sulle nostre vite, su come e dove dovremmo incontrarci, su come dovremmo gestire le nostre amicizie, i nostri sogni, le nostre vite. Questo stabile è di proprietà  di una ditta che ha il compito di ristrutturarlo per rivenderlo a prezzi più alti, non sappiamo con che destinazione, ma non vogliamo l’ennesimo albergo o ufficio per una dirigenza che altro non fa che aumentare il divario tra i soldi ce li ha e chi invece ne ha sempre meno. Abbiamo occupato per poter vivere in un posto fuori dalle logiche e dalle gerarchie della competizione, del lucro, per dare vita ad un luogo di incontro libero, per poterci conoscere ed organizzare contro i meccanismi soffocanti della metropoli che ci vuole muti al posto che hanno riservato per noi." Attualmente sgomberato, gli occupanti tentarono a distanza di breve tempo un'altra occupazione sgomberata a distanza di poche ore.

Social log[modifica]

Nato con l'occupazione di un locale sfitto in via Masini come hub per le lotte sociali da collettivi legati al Lab. Crash è molto attivo su più fronti, da quello delle lotte sindacali dei facchini al diritto all'abitare. Due sono le occupazioni nate da questa esperienza, la prima in via De Maria, la seconda in via di Mura di Porta Galliera. Dal volantino di rivendicazione della seconda occupazione:"Oggi, nel quartiere San Vitale in via Mura di Porta Galliera è nata una nuova occupazione abitativa. Nella fase politica in cui l’austerità  impone tagli e sacrifici è un dato di fatto che solo attraverso l’autorganizzazione si possono conquistare i propri diritti. La via intrapresa dai movimenti per il diritto all’abitare su tutto il territorio nazionale, è e rimane l’unica vera risposta all’emergenza abitativa per tutti coloro che a causa della perdita del lavoro non avrebbero avuto nessun altra soluzione che la strada. Quanti di noi non riescono più a pagare l’affitto altissimo di città  come Bologna che conta 40.000 famiglie in stato di disagio abitativo, 5.600 famiglie in attesa di una casa popolare e nemmeno 300 assegnazioni all’anno. A fronte di tutto ciò ci sono 7.000 alloggi vuoti, tenuti appositamente vuoti da chi specula sulle nostre vite alzando i prezzi degli affitti, svendendo il patrimonio pubblico ma continuando a cementificare senza sosta. Per questo motivo 8 mesi fa in viale Masini 10 è nato Social Log, un percorso in cui famiglie, precari, disoccupati hanno deciso di lottare in prima persona per denunciare e dare risposte all’emergenza abitativa di questa città  bloccando sfratti dando vita alle mobilitazioni contro il Piano Casa e riappropiandoci delle case che ci spettano, convinti che la casa sia un diritto che non può essere negato a nessuno. Oggi quindi 31 nuclei composti da famiglie con 29 bimbi piccoli, disoccupati per fallimento dell’attività , precari, ragazze madri e giovani precari insieme a Social Log ha deciso di riprendersi questo stabile sottraendolo alla speculazione per soddisfare un bisogno primario come quello della casa."

Studentato occupato Taksim[modifica]

“Lo studentato occupato Taksim nasce ad opera di studenti e studentesse dell’Università  di Bologna decisi a non pagare la crisi e l’austerità  dando vita ad un momento di riappropriazione all’interno della zona universitaria bolognese”, scrivono i collettivi in una nota. L’azione rientra nelle iniziative di mobilitazione in vista della manifestazione di sabato 19 Ottobre 2013 a Roma, ma è anche una “vendetta”, come spiegano gli studenti, in seguito alla rimozione dell’albero Photinia, che era stato piantato in piazza Verdi lo scorso giugno e poi fatto rimuovere dall’amministrazione comunale. Lo Studentato nasce il 15 ottobre 2013 dall'occupazione di un ex Convitto universitario in via Zanolini. Viene sgomberato il 28 maggio 2014. E rioccupato il 24 Settembre dello stesso anno rinascendo in un immobile abbandonato in via Irnerio, 53.

Teatro Polivalente Occupato (TPO)[modifica]

Il 6 novembre 1995 alcuni gruppi artistici, in particolare teatranti, occuparono un teatro parte del complesso dell'Accademia di Belle Arti di Bologna in via Irnerio, dando vita al Teatro Polivalente occupato. L'edificio, di proprietà  del Ministero delle Finanze in corso di trasferimento all'Accademia delle Belle Arti[26], era stato progettato e costruito nei primi anni 1960 per divenire un teatro, ma non era mai stato completato ed utilizzato[27]. Gli occupanti eseguirono autonomamente i lavori di adattamento realizzando uno spazio che avrebbe ospitato negli anni seguenti innumerevoli esperienze artistiche (oltre agli spettacoli teatrali da segnalare importanti rassegne di musica jazz), laboratori di produzione artigianale e realtà  politiche. Tra i gruppi più significativi che si stabilirono al Tpo vi furono la sezione locale della rete zapatista ¡Ya basta! ed il nodo principale di Indymedia Italia[28]. Negli anni seguenti iniziarono le trattative con l'amministrazione comunale per il trasferimento del Tpo ad altra sede. Nel 2000 si trovò un accordo per l'assegnazione temporanea dell'ex Euraquarium di via Lenin, struttura di ben 6500 m² ma posta in un quartiere periferico[29]. Il 21 agosto 2000 venne sgomberato lo spazio in via Irnerio, ufficialmente per motivi di agibilità  della struttura, e poco dopo con un grande corteo i collettivi presero possesso della nuova struttura. Il nuovo Tpo si avvicinò progressivamente negli anni successivi al movimento definito delle Tute bianche e poi dei Disobbedienti, divenendone uno dei centri più rilevanti. Il 25 gennaio 2001 i militanti del centro sociale diedero vita ad una manifestazione contro il Centro di permanenza temporanea in via di apertura in via Mattei. Si tenne un grosso presidio con la partecipazione di militanti di tutti i movimenti radicali bolognesi che si concluse con lo "smontaggio" dello stesso[30]. In seguito all'invasione della struttura ed agli scontri seguiti da diverse cariche della polizia furono rinviate a giudizio 47 persone, tra cui: alcuni esponenti dell'area dei Disobbedienti come Luca Casarini, Carlo Bottos, Domenico Mucignat e Gianmarco De Pieri; il segretario bolognese di Rifondazione Comunista Tiziano Loreti ed altri esponenti del suo partito, l'assessore Antonio Amorosi ed alcuni esponenti dei Verdi con accuse di diverso grado, da "manifestazione non autorizzate ad invasione di edificio" a "danneggiamento".[31]. Il processo è attualmente ancora nella fase di apertura del dibattimento (marzo 2008). Il 20 febbraio 2002 anche il Tpo fu coinvolto nelle maxi-perquisizioni e sequestri di materiali informatici operati dalla polizia presso le "sedi" di Indymedia e nel giugno dello stesso anno ospitò l'edizione del 2002 dell'Hackmeeting. In seguito a molteplici dissidi che si protraevano da anni alcune delle componenti del centro si sciolsero o abbandonarono la struttura. Tra questi i gruppi H20, Sexi shock, alcuni collettivi teatrali ed altri gruppi politici. Nel frattempo proseguirono le trattative per l'assegnazione comunale di una nuova sede, avviate già  a partire dal trasferimento "provvisorio" in via Lenin con la giunta Guazzaloca e poi continuate con quella Cofferati, alla sola area facente riferimento dei Disobbedienti che era rimasta nello spazio. Nell'autunno del 2007 si trovò un accordo per la cessione in affitto per otto anni di una struttura appartenuta alle Ferrovie dello Stato in via Casarini, decisamente più piccola dell'ex Euraquarium ma posta in una zona centrale di Bologna, ed in novembre ci fu il trasferimento[32].

Traumfabrik[modifica]

Spazio sociale a scopo abitativo e creativo artistico, situato in via Clavature 20 e occupato dal Movimento nella primavera del 1976. Divenne per diversi anni un crocevia di artisti e, in particolar modo, vi passarono numerosi fumettisti diventati poi molto noti, fra cui Andrea Pazienza, Stefano Tamburini, Gaetano Liberatore, Massimo Mattioli, e meno noti, fra cui Mauro Nobilini, Nicola Corona]]. Il nome Traumfabrik venne coniato da Filippo Scòzzari, che vi abitava. Qui nacque il gruppo punk dei Gaznevada prima noto come Centro d'Urlo Metropolitano.

Vag61[modifica]

Vag61 nacque con l'occupazione del ex Dopolavoro dei Monopoli di Stato in Via Azzo Gardino 61 il 6 dicembre 2003, allo scopo di creare un media center. Dopo le proteste dei proprietari dello stabile, i Monopoli di Stato, e nonostante un appello con migliaia di firmatari per la salvaguardia del Vag, il centro fu sgomberato il 29 dicembre successivo[33]. Iniziarono le trattative con l'amministrazione comunale, in particolare tramite Valerio Monteventi, consigliere comunale dal 1990 e rieletto nel 2004 come indipendente nelle liste di Rifondazione Comunista, attivista del centro, per ottenere una nuova sede. Fu così assegnato al Vag l'edificio in via Paolo Fabbri 110, archivio della Procura della Repubblica del Tribunale in via di smantellamento. Dopo la ristrutturazione dello stabile il 9 ottobre 2004 riaprì nella nuova sede, per la quale corrisponde al comune un affitto annuo di 14.000€.[34]. Nel 2008 i pagamenti vennero sospesi per qualche tempo, in risposta[35] ad un'ordinanza comunale che autorizza la Polizia Giudiziaria a porre i sigilli allo stabile qualora venissero somministrati cibi o bevande o riprodotta musica senza le dovute autorizzazioni. La convenzione è scaduta nell'agosto 2010 e non è ancora stata rinnovata. A novembre 2010 il centro sociale rese nota l'intenzione del Comune di Bologna, allora amministrato dal Commissario Anna Maria Cancellieri di trasferire la sede altrove. Ci furono proteste[36] e l'amministrazione commissariale tornò sui suoi passi Il progetto media center si propone di fornire libero accesso alla comunicazione indipendente alla cittadinanza, e in particolare ai migranti, studenti, minoranze, associazioni no-profit. Hanno inoltre sede nel centro sociale il Centro di documentazione dei Movimenti Francesco Lorusso/Carlo Giuliani, il Collettivo studenti medi Utòpia[37], il Gruppo video Occhiovago, le autoproduzioni musicali Studio61, la Brigata cucinieri della Cirenaica, un mercato settimanale dei produttori biologici organizzato dall'associazione Campiaperti[38], la redazione del giornale cartaceo e online Zic.it - Zero in Condotta[39], il progetto di produzioni di spettacolo per adolescenti a rischio del quartiere Pilastro Katun Party. Vag61 è stato in passato anche sede della Rete Universitaria, collettivo studentesco attivo dal novembre 2003, fino al suo scioglimento nel febbraio 2007[40], dell'emittente Radio Città  Fujiko, che trasmetteva dal primo piano dello stabile, e che ha traslocato in una nuova sede nel 2008 a seguito di dissidi sulla trasmissione di spot elettorali di estrema destra[41], e di altre realtà  come il network della comunicazione antagonista Malabocca (attivo per circa un anno nel 2007-2008), il Bologna Free Software Forum, il progetto informatico Comodino, l'UFO - unione fotografi organizzati. Nel maggio 2011, con altri collettivi e centri sociali cittadini, Vag61 costituisce la Rete TimeOut[6], che a sua volta si riconosce, a livello nazionale, negli Stati generali della precarietà , di cui a settembre proprio negli spazi di via Paolo Fabbri viene ospitata la quarta assemblea nazionale[42].

Villa Serena Occupata[modifica]

Occupata nel ’94 dagli studenti universitari di Rifondazione Comunista e da un’area vicina al Centro di documentazione di via Avesella 5, aveva poi cessato le attività . Nel ’96 è stata rioccupata a scopo abitativo da alcuni giovani che, saltuariamente, facevano feste e concertini pomeridiani. Attualmente sgomberato.

Ex Mercato 24 (XM24)[modifica]

Nel luglio del 2000, sull'onda della protesta contro il vertice OCSE, nacque in via Ranzani l'esperienza Contropiani (e della "Libera università  Contropiani"), legata al movimento antiglobalizzazione e che sarà  una delle realtà  costituenti il Bologna Social Forum. Nel 2002 l'amministrazione comunale guidata da Guazzaloca decise di togliere lo spazio a Contropiani e concesse l'utilizzo dell'ex mercato ortofrutticolo in via Fioravanti, che prese il nome di Ex Mercato 24, comunemente abbreviato XM24[43]. Numerose le realtà  associative e le iniziative che "abitano" gli spazi del XM24 oltre a Contropiani: la "Ciclofficina Ampioraggio", l'associazione di giardinaggio critico "Critical garden - Crepe urbane", le gallerie artistiche "Da Marisa gallery" e "Wernice" , il collettivo musicale "Frigotecniche", il collettivo per il diritto alla case e le occupazioni a scopo abitativo "Habit_Azione", il progetto di controinformazione "Inf0SHoCK", un mercatino biologico settimanale, la banca del tempo "MOMO", il collettivo queer "frangettestreme", il sound system "Onde Bastarde", l'"Osservatorio America Latina", una palestra, la camera oscura pubblica "Reflecsa", il collettivo per il recupero alimentare "RobinFood", la sala cinematografica "Salavisioni", una scuola di lingue ed una di italiano con migranti, la mediateca "Visual Space", il media-attivismo di "Teleimmagini", un internet point e il "Coordinamento migranti Bologna". Dal 2005 la nuova amministrazione comunale guidata da Cofferati dichiara che la convenzione per l'assegnazione dello spazio all'XM24 è solo un'assegnazione temporanea del 2002 e non un regolare contratto[44], e profila la chiusura del centro sociale per far spazio alla costruzione di nuovi edifici. Nel febbraio 2008 il comune ha dichiarato che i locali in cui si trova Xm24 non saranno demoliti, quindi, probabilmente, il c.s.a. potrà  continuare la sua esistenza.

36 Autogestito[modifica]

Occupato nel 1991, era costituito da un locale in via Zamboni 36, nell'edificio della Facoltà  di Lettere. Frequentato prevalentemente da studenti, funzionava anche come sala studio aperta 24h su 24 e 365 giorni l'anno. Attivo in battaglie per la "liberazione dei saperi" e contro l'eroina, fu sgomberato il 21 agosto 1996 dopo un primo tentativo fallito il 29 marzo dello stesso anno[45]. Sette occupanti, tra cui il futuro parlamentare Francesco Saverio Caruso, furono denunciati e processati per essersi opposti alle operazioni di sgombero. Le condanne in primo grado andarono dai 30 giorni ai 10 mesi, le più lievi annullate poi per prescrizione in appello.

Ferrara[modifica]

Dazdramir[modifica]

Centro sociale occupato in viale Alfonso I° d'Este a partire dal 1994 da gruppi facenti riferimento a diverse aree ideologiche: anarchici, antiimperialisti, zapatisti, ecc. Nel 2002 vennero arrestati alcuni migranti clandestini ospitati dentro al centro sociale per spaccio di sostanze stupefacenti. Negli anni successivi le diverse anime presenti nel centro sociale andarono incontro a spaccature sempre più profonde, con la fuoriuscita di molti militanti nel 2004-2005 ed una progressiva diminuzione dell'attività  politica. Il Dazdamir venne definitivamente sgomberato il 25 luglio 2007, per riaprire nel 2008 con una gestione affidata ad un'associazione culturale dall'amministrazione comunale.

CSA R34 La Resistenza[modifica]

Circolo autogestito di Ferrara, attivo sulle battaglie sociali, ecologiste ed antifasciste. Noto nell'ambiente ferrarese per la frequentazione di personaggi dubbi e pittoreschi quali Giorgio Canali, Fiammetto, Elizabeth, Olmo Yuri e i cosiddetti Ragazzi dell'Utero (tra i quali spiccano per bellezza, arguzia e intelligenza Giulio Cavicchi e Piervittorio Milizia, nonché l'unico cittadino italiano a portare il nome Elianto e gli unici cugini meticci italo-iraniano-svedesi, Amir Nadri e Teodor Nicoli).

Forlì-Cesena[modifica]

Al Confino[modifica]

L'ex scuola elementare della frazione di Pontecucco (nella campagna cesenate), abbandonata da anni, nel 1994 venne concessa dal comune di Cesena al "Centro di comunicazione antagonista"[46], un'organizzazione impegnata prevalentemente in battaglie di controinformazione, in parte vicina alle posizioni zapatiste. La gestione dello spazio proseguì per alcuni anni in collaborazione con diverse anime del movimento cesenate e ravennate (ad esempio il collettivo Estrella Roja ed il Comitato internazionalista di Cesena), ed il centro sociale prese il nome "Al Confino". Nel 1998 la parte degli attivisti più politicizzati del centro fuoriuscirono e si spostarono in uno spazio in affitto in zona centrale a Cesena, il Pellerossa. Verso fine anni 1990 rimasero così al Confino prevalentemente dei giovani delle scuole superiori, legati in gran parte alla musica hard core, emocore e indie rock, fu un breve ma intenso periodo, ricco di concerti di artisti italiani e internazionali. Il Confino diventò successivamente centro di aggregazione prevalentemente di militanti anarchici, e si intensificò la collaborazione con il Casello Occupato di Lido di Savio. Nel 2001 ci furono trattative con il comune per la riassegnazione formale dello spazio, ma non venne poi firmato l'accordo ed il centro sociale divenne di fatto occupato. Negli anni successivi Al Confino diventa uno dei centri più importanti del circuito hardcore punk italiano, ospitando innumerevoli concerti con gruppi internazionali. Il gruppo musicale hc Contrasto (autore di concerti nei centri sociali di tutta Europa e di numerose uscite discografiche, autoprodotte come da tradizione per il genere, una delle quali in split con gli storici Sin Dios) diviene una delle colonne dell'occupazione[47]. Vengono inoltre organizzate iniziative in particolari sui temi dell'antipsichiatria, contro il sistema carcerario (spesso in collaborazione con Giù mura/Giù box) ed animaliste (in collaborazione con Equal Rights di Forlì).

L'amministrazione comunale e le forze dell'ordine minacciano più volte lo sgombero, e vengono emesse ordinanze per richiedere che la struttura venga abbandonata. Nel 2008 riparte una nuova ondata di polemiche, in particolare per gli attacchi dell'opposizione di centrodestra all'amministrazione comunale per la tolleranza verso la situazione di illegalità  e per la pressione dell'ente proprietario dello stabile. In seguito ad un nuovo rifiuto da parte degli occupanti di firmare un accordo con l'amministrazione comunale, il 6 maggio del 2008 l'ex scuola viene sgomberata dai vigili urbani di Cesena e l'edificio viene destinato alla vendita a privati.

Il 21 giugno 2008 il collettivo che fa riferimento al Confino[48] ha nuovamente occupato uno stabile nella prima periferia di Cesena, a Case Castagnoli, ribattezzato Ex Consorzio[49].

Casa Rossa[modifica]

Primo spazio autogestito di Cesena sito in viale Europa, nei presso dell'allora zuccherificio, ora demolito per far spazio ad un centro commerciale. Occupata agli inizi degli anni 1990, si caratterizza immediatamente come spazio politico e sociale, in grado di offrire ospitalità  anche ai tanti migranti che in quegli anni iniziano ad arrivare a Cesena. A causa di alcuni problemi interni, legati a dissidi tra migranti di diverse nazionalità , scoppia una violenta rissa che di fatto offre alle forze dell'ordine il pretesto per intervenire e successivamente sgomberare l'edificio, poi completamente murato quindi demolito. Tra i promotori dell'occupazione va ricordato Sanzio Togni, rappresentante di spicco dell'allora Rifondazione Comunista di Cesena scomparso improvvisamente qualche anno più tardi.

GiardinOccupato[modifica]

Nato nel febbraio 2013 a seguito dello sgombero dell'occupazione del Maceria. Sito in Piazza della Vittoria, riportiamo dal volantino di occupazione: "Nasce dalla volontà  di portare avanti un discorso di lotta verso questo mondo, verso tutto ciò che costringe, controlla e falsifica la realtà ! Occupiamo un edificio vuoto comunale per diverse ma allo stesso tempo fortemente collegate motivazioni: occupiamo perchè a Forlì mancano, come altrove luoghi di reale e concreto confronto; luoghi in cui non appassire e appiattirsi, ma dove, al contrario relazionarsi, mettersi in gioco davvero, costruire insieme il mondo che vorremmo. occupiamo perchè a Forlì la questione abitativa dovrebbe essere al centro non solo di brevi e sminuenti articoli di giornali, ma piuttosto questione primaria sentita e partecipata visti gli innumerevoli stabili vuoti, completamente lasciati decadere; viste le tante case sfitte, prive di abitanti e viste le numerose persone senza tetto. Forse qualcosa non sta funzionando come dovrebbe?! Occupiamo perchè andare a votare è come “pulirsi il culo con i coriandoli”!Non crediamo infatti che con nessun tipo di delega le cose possano realmente cambiare direzione, perchè ciò accada occorre che ogni singola persona inizia a ragionare, agire, porsi domande e, perchè no, darsi risposte, senza che nessuno decida per noi, seza aspettare l'intervento del politico di turno o delle istituzioni ". Il 24 Febbraio il giardino viene lasciato dagli occupanti perchè non idoneo.

Maceria Occupata[modifica]

Ubicato in via Maceri 22, a Forlì, è uno spazio occupato anarchico. Si contraddistingue per le politiche legate all'anti-autoritarismo, l'antifascismo e l'antisessismo. Al suo interno un'aula studio autogestita, mercatino del baratto, banchetti informativi e laboratori di autoproduzione. Sgomberato da un ingente schieramento di forze nel Febbraio 2013.

Maudit[modifica]

"Municipio autonomo di tutti". Di vita breve, occupato e gestito per poche settimane nel 2002 a Forlì, in una palazzina ex sede dell'Istituto agrario in disuso da circa 15 anni, situata fuori dal centro in via Cadore. Dodici ragazzi sono stati processati ed assolti nel 2007 per il reato di "occupazione abusiva"[50].

Pellerossa[modifica]

4 ottobre 1998 - febbraio 2007

Modena[modifica]

XXII Aprile[modifica]

Attivo a Modena nella seconda metà  degli anni 1990, situato a ridosso dello stadio in una struttura prima occupata e poi concesso dal comune. Frequentato tra gli altri anche da ultras del Modena calcio, che vi fondarono il collettivo Franco Verdura, della sezione Slai Cobas e del collettivo femminista Pantere Rosse.

Centro Sociale Fassbinder (Sassuolo)[modifica]

I gruppi Tribù libere e il circolo R.W.Fassbinder occuparono nel 1986 l'ex scuola S.Giovanni Bosco in via Giordano dopo lo sgombero dell'ex Enel. Il consiglio comunale di Sassuolo concesse lo spazio al circolo culturale per "l’effettuazione di iniziative culturali, artistiche e sociali"[51]. I due gruppi si separarono negli anni seguenti e nella struttura restò l'associazione Fassbinder. Il centro sociale è stato sgomberato, con un ingente dispiegamento di forze, nel gennaio 2010 dopo 24 anni di autogestione.

Ekidna (Carpi)[modifica]

Progetto che ha preso il via nel 1998 con lo scopo di portare avanti le attività  di: «ecologia diretta e culturale; creazione di spazi di espressione artistica e musicale; raccolta di materiale informativo e di raccordo fra diverse esperienze artistiche e musicali agenti a livello locale; promozione musicale; produzione di materiale artistico e performativo» [52]. Dal 2001 ha ottenuto la gestione dell'ex edificio colonia elioterapica della scuola elementare di S. Martino Secchia, in stato di abbandono da anni. Negli anni successivi l'edificio è stato ristrutturato e reso disponibile per le iniziative, con il nome di spazio Habitat. ha ospitato band come L'Invasione Degli Omini Verdi, La Quiete, Anomia, Si Non Sedes Is e stranieri del livello di Zann, Comadre e Trainwreck.

Guernica (Modena)[modifica]

Spazio sociale occupato da militanti legati all'area politica legata all'Autonomia. La sua attività  inizia nel novembre del 2009 con la sua prima occupazione, sino all'odierna, ovvero la quinta, in uno stabile in via Zarlati 100 a Modena, all'interno del quale si stanno stanno sviluppando diversi laboratori, da quello di fotografia, allo skatepark, alla palestra popolare, e tanti altri. Il Progetto Guernica interviene nella città  su ogni fronte, come nell'ambito studentesco attraverso il CAS (Collettivo Autonomo Studentesco), come nell'ambito del diritto alla casa attraverso il collettivo Prendocasa.

Il Lambicco squat (Vignola)[modifica]

Centro sociale sito a Vignola, attualmente sgomberato.

Libera[modifica]

Exquisite-kfind.png Vedi, Libera.

Il collettivo anarchico degli "agitati", che dal 26 settembre 1998 gestisce la biblioteca "Unidea" a Modena, ha occupato nel giugno del 2000 un casolare nella campagna modenese, vicino a Marzaglia. Dal 2003 si profila la volontà  dell'amministrazione comunale di procedere allo sgombero, in quanto l'edificio si trova nell'area sulla quale dovrebbe sorgere un nuovo autodromo. Libera, assieme alle associazioni ecologiste, inizia una battaglia contro la pista, che andrebbe a distruggere un'area di 25 ettari di verde. Contro di essa e contro le cave di ghiaia che mettono a rischio le falde acquifere della zona negli anni successivi vengono organizzate dal centro sociale numerose iniziative, tra cui sei cortei a Modena[53]. Le amministrazioni locali si sono offerte di trovare un nuovo spazio per il centro sociale[54], ma l'opposizione al progetto è continuata, rivendicando un preesistente vincolo nel lascito dei terreni interessati che dovrebbero essere usati per "impianti sportivi, ricreativi ad uso pubblico"[55]. Nel gennaio del 2008 il progetto ha ricevuto una valutazione di impatto ambientale positiva[56] ed i lavori dovrebbero partire nei mesi seguenti.

Peculiarità  del centro sociale anarchico è stato negli anni l'impegno all'autoproduzione: gran parte delle necessità  per la vita del centro vengono soddisfatte dall'orto, frutteto, dai pannelli solari autocostruiti, dall'impianto di fito-depurazione per l'acqua. Viene inoltre prodotto il giornale informativo "Stellanera" ed è in corso un'operazione di rimboschimento del vicino boschetto minacciato dall'autodromo. Viene violentemente sgomberato dalle forze dell'ordine l'8 agosto 2008(8/8/8), dopo diverse ore di resistenza da parte degli occupanti e di un centinaio di solidali[57], e demolito la sera stessa.

Una nuova occupazione viene fatta nell'aprile 2009 tra Modena e Montale Rangone (MO) in Via S.Martino di Mugnano 7. Questa occupazione viene chiusa dagli stessi occupanti il 2 giugno 2006 perché la proprietà  è intenzionata a realizzare sul terreno diversi progetti e ha annunciato che avrebbe richiesto lo sgombero. Il collettivo de "Gli Agitati" (ovvero il collettivo anarchico che aveva occupato il posto in seguito alla sgombero del primo Libera) ha annunciato che avvieranno un percorso di lotta insieme ad altre realtà  cittadine per occupare un edificio in forma stabile.

Scintilla[modifica]

Spazio Sito in strada Attiraglio 66, zona Mulini Nuovi.

Stella Nera[modifica]

Collettivo libertario/anarchico nato nell'estate del 2012, che ha portato ad un occupazione sgomberata nel 2013.

Dal comunicato degli occupanti: " Mercoledì 26 settembre abbiamo occupato lo stabile dell’ex de tomaso in via omero a Modena, tramite una parte mancante di recinzione ,e le porte che abbiamo trovato aperte. Entrando negli edifici abbiamo subito notato che vi erano evidenti segni di intromissioni precedenti a testimonianza anche del livello di abbandono delle strutture. Abbiamo liberato questo spazio, sottraendolo al degrado e all’abbandono, e restituendolo alla collettività  per renderlo un luogo di libertà , fuori dalle dinamiche del profitto e della mercificazione della socialità . Questa occupazione è solo il primo passo di un percorso autogestionario volto ad un cambiamento sociale che porti alla costruzione dal basso di una società  di liberi ed eguali, e nessuno sgombero potrà  fermare questa nostra volontà . Occupazione come pratica di contrasto alla dilagante devastazione ambientale che sta distruggendo il nostro pianeta, a vantaggio delle solite lobby del potere e a scapito della vita di tutti noi. Contro la Modena dei motori proponiamo, in quella che era una fabbrica di automobili, orti collettivi, laboratori di autoproduzione, dal sapone ai pannelli solari, laboratori di musica, di giocoleria, spettacoli teatrali, mostre e tanto altro. Non mancherà  sicuramente di ospitare svariati eventi politico/culturali, da presentazioni di libri proiezioni e cineforum, a dibattiti sociali, assemblee, e sempre a disposizione come luogo di incontro per tutte quelle individualità  antiautoritarie, che abbiano necessità  di un posto dove ritrovarsi. 

Dopo il recente terremoto si è reso più evidente il problema della casa, già  drammatico a causa della crisi. Questa occupazione evidenzia il paradosso per il quale tante persone si trovano senza casa mentre la città  è piena di stabili vuoti, lasciati nel più completo degrado. Abbiamo intenzione di far vivere questo posto assieme alla città , il più a lungo possibile, cercando di coinvolgere chiunque condivida e voglia praticare attivamente l’autogestione, come forma di lotta quotidiana, e come mezzo di rivolta sociale. In pochi giorni si sono già  innescate molte dinamiche di solidarietà  e partecipazione attiva allo spazio, da tutte le realtà  politiche e sociali che ci hanno subito appoggiato sia a livello modenese che di altre città , alle già  tante individualità  che sono passate e hanno portato in molteplici forme il loro appoggio e sostegno all’occupazione. Nello spazio nessuno trarrà  profitto da alcuna iniziativa che andremo ad organizzare ma ogni sottoscrizione che arriverà  la utilizzeremo per tutte le spese di autogestione e riqualificazione dello spazio, e per la nascita o il sostegno di ogni percorso di lotta dal basso e auto-organizzato. Abbiamo appena organizzato e vissuto nel nuovo spazio 3 giornate di gioia e socialità  e sabato 29 un corteo festoso e comunicativo nelle strade del centro di Modena nonostante la pioggia ci sia stata compagna. Inoltre dalla data in cui siamo entrati ci rendiamo disponibili a pagare le utenze di cui gli stabili sono forniti. Vi invitiamo tutti a partecipare alla vita dello spazio venendo all’assemblea di autogestione che si terrà  sabato 6 ottobre dalle ore 17 in via omero angolo via virgilio(MO)."

Le attività  continuano, abbiamo un Giornale "Stella Nera" consultabile sul sito e stiamo organizzando varie attività  e progetti.

Dal maggio 2015 Stella Nera ha ritrovato sede in Via Folloni 67 con varie attività  e progetti, seguite il sito per info e news.

seguiteci su facebook: Stella Nera o su stellanera.noblogs.org

Spazio Sociale Anarchico Soverte (Carpi)[modifica]

Il gruppo anarchico carpigiano il 1 giugno 2011 ha occupato l'ex consorzio agrario a Carpi, stabile in stato di disuso da decenni,situato dietro la stazione dei treni. Uno dei principali scopi dell'occupazione è contrastare la cementificazione prevista su tutta l'area circostante allo stabile,la quale vanta una flora spettacolare. Gli anarchici hanno reso fruibile lo spazio con iniziative culturali e politiche e nello stesso tempo fruibile anche il bosco,costruendo un percorso naturalistico all'interno di esso con materiale informativo. L'occupazione è stata sgomberata a fine Novembre 2011.

Rivoluzio (San Prospero di Modena)[modifica]

Il 27 febbraio 2008 è stato occupato da militanti anarchici l'ex istituto agronomico statale "Molza". Il nome assegnato allo spazio fa riferimento a Rivoluzio Gilioli, militante anarchico di Rovereto sulla Secchia, morto combattendo con l'esercito repubblicano nella guerra civile spagnola. Pochi mesi dopo, il 19 maggio, una cinquantina di uomini delle forze dell'ordine hanno sgomberato lo stabile.[58]

Parma[modifica]

La Casa Cantoniera[modifica]

Il Progetto Cantoniera nasce nell’aprile del 2005 dall’unione delle intenzioni di alcune associazioni e comitati locali, i quali hanno dato vita ad un percorso di progettazione partecipata sull’area di via Mantova 24, teso a coinvolgere, oltre agli abitanti ai singoli e ai gruppi promotori, anche le aggregazioni sociali e le famiglie del quartiere. L’idea di un progetto di riqualificazione socio-abitativa della casa cantoniera di Via Mantova 24 e di valorizzazione dell’area verde pertinente, si inserisce infatti un contesto cittadino caratterizzato dalla carenza di spazi pubblici, capaci di creare occasioni di incontro e confronto tra culture diverse, in un’ottica che considera il pluralismo culturale una ricchezza e un patrimonio da valorizzare. Con la realizzazione del progetto si spera inoltre di contribuire ad evidenziare percorsi alternativi di gestione del patrimonio pubblico degradato che si dirigano verso la riqualificazione e la valorizzazione di quest’ultimo e non, come succede in molti casi, verso la sua alienazione al mercato privato. L’intento di fondo del progetto, che da sempre anima chi ha operato in via Mantova, è fare in modo che l’esperienza della casa cantoniera non si risolva in una situazione abitativa chiusa e isolata, ma dia vita ad un luogo aperto e partecipato di libero confronto e scambio culturale. L’idea condivisa è quella di provvedere alla ristrutturazione e messa a norma dello stabile, adibito in parte ad uso abitativo e in parte ad uso sociale, mediante un progetto di autorecupero e alla valorizzazione dell’area verde adiacente la casa cantoniera, di pertinenza della stessa, facendone un parco pubblico aperto al quartiere. La rimessa facente parte della casa cantoniera di Via Mantova n. 24, prima utilizzata dall’ANAS come magazzino per segnaletica stradale, si configura oggi come uno spazio (centro) sociale autogestito. Una volta effettuati alcuni primi lavori di ristrutturazione, tra cui la realizzazione dell’impianto di riscaldamento e dei servizi igienici, all’interno di questo locale si è delineata una fitta serie di iniziative ed eventi organizzate da diverse associazioni, gruppi, collettivi di italiani, immigrati e studenti che hanno di fatto contribuito ad una diffusione libera di idee e saperi, favorendo l’incontro e la contaminazione tra culture diverse all’insegna dei valori dell’antirazzismo e antifascismo. In 5 anni di attività  la Cantoniera ha ospitato corsi di italiano per migranti, cineforum, mostre fotografiche, esposizioni artistiche, spettacoli teatrali, laboratori di musica hip-hop, domeniche in festa, assemblee pubbliche, serate musicali, ha organizzato raccolte fondi, presentazione di libri, ma soprattutto ha visto la partecipazione di tante persone che hanno contribuito, da protagoniste, a far vivere uno spazio che si configura come laboratorio di costruzione dal basso diidee e di una socialità  fondata su un vero pluralismo culturale, fortemente critica verso le logiche dominanti di mercificazione e omologazione dell’esistente Nel 2008 sono stati realizzati importanti lavori di ristrutturazione, tra cui la pavimentazione e il nuovo portone d’ingresso che hanno reso lo spazio sociale ancora più fruibile. Si sono inoltre conclusi i lavori di messa a norma degli impianti del gas per la parte abitativa e sono state realizzate opere di manutenzione del tetto. ' All’interno dello spazio sono aperti numerosi progetti dai collettivi che si ritrovano, cittadini e studenteschi, Il gruppo di acquisto solidale "gasoniera" ed il mercato delle autoproduzioni "mercatiniera", il progetto di riconversione ecologico-alimentare "biosteria", il laboratorio teatrale "la crepa", la "rete diritti in casa" collettivo per il diritto alla casa ed autore di numerose occupazioni attive nella città , il collettivo di studenti e precari S.P.A.M. collettivo politico che spesso anima le mobilitazioni cittadine"


ART LAB[modifica]

Laboratorio precario occupato dal collettivo "studenti autonomi in movimento" nato nel movimento no gelmini dell'autunno 2010. Lo spazio sito in Borgo Tanzi 26 è dell'università  di Parma che da più di vent'anni lo tiene vuoto ed inutilizzato. L'occupazione dello stabile da parte degli studenti è avvenuta il 6 maggio 2011 in occasione dello sciopero generale indetto dalla CGIL. Nel primo anno di vita dopo una restrutturazione di tutti gli impianti elettrici e idrici prendono il via i primi progetti. Redazione Multimediale "Zeta", scuola di italiano su tre livelli "A0" "A1" e "A2" per migranti, ciclofficina "Velocipede", sede della squadra di calcio antirazzista "La Paz". Molti i progetti in cantiere al via a Settembre 2012. Lo spazio si è caratterizzato per una particolare sensibilità  attorno alla questione universitaria e alla liberazione del sapere(promotore di mobilitazioni e di seminari di autoformazione su "beni comuni ambientali" (2011) e "Il biopotere e i dispositivi di controllo dei corpi" (2012) attorno alla questione dell'ecocompatiilità , al welfare e al reddito. ArtLab grazie alle numerose iniziative e al dialogo con il quartiere si inserisce armoniacamente nel contesto urbano non trovando resistenze alla sua permanenza. Lo spazio collabora frequentemente con la Casa Cantoniera Autogestita. Il sito di riferimento è anomaliaparma.org

Nomas Hotel Occupato[modifica]

Occupazione collegata ad Art Lab e Rete Diritti in Casa. Nata il 25 aprile 2015 studenti e famiglie indigenti si sono impossessate di un ex hotel di proprietà  dell'Unipr dato in gestione a Compagnia delle opere, azienda collegata a Comunione e Liberazione. Lo stabile sorge in Borgo Bosazza di fronte ad altre due occupazione e con Art Lab forma un complesso unico.

Aula Tsunami[modifica]

Occupata nel marzo 2014 dal collettivo Uni.On è situata nel chiostro di filosofia. Organizza dibattiti, percorsi di auto formazione, eventi culturali e momenti di socialità . Collabora e interseca la propria progettualità  con art lab e con il collettivo culturale La Civetta. Il nome è tratto dalla suggestione del movimento studentesco dell'Onda. È la prima occupazione stabile all'interno dell'università  di Parma. Prima dell'aula Tsunami esperienze di occupazione universitarie sono state l aula B durante il primo ciclo di mobilitazioni contro la riforma Gelmini e terminata dopo più o meno 3 mesi e l'aula K3 durante il secondo ciclo.


Mario Lupo [SGOMBERATO][modifica]

Nuvola apps xmag.png Per approfondire, vedi Mario Lupo.

Lo stabile dell'ex Macello in piazzale Allende venne occupato nel 1977 da un insieme di gruppi politici di varia natura[59]. Negli anni seguenti la diffusione dell'eroina distrusse in gran parte il movimento parmense e nel 1979 il comune ristrutturò l'edificio per farne un centro sociale. L'ex macello divenne un'osteria con un comitato di gestione, a cui è affidato dal Consiglio di Quartiere. Il locale continua ad essere molto frequentato da tossicodipendenti, e nel 1981 si allontana dal centro l'ultima componente politica. Nei primi anni 1980 il circolo venne intitolato alla memoria di Mario Lupo, militante di Lotta continua ucciso a coltellate nel 1972 da alcuni neofascisti.

Nel maggio del 1982 partì la prima iniziativa per rendere il "Mario Lupo" un centro di documentazione, ma le spaccature interne impedirono al progetto di decollare. Dal 1983 divenne un circolo Arci, nuovamente funzionante solamente come osteria, comunque punto di riferimento per le esperienze della sinistra extraparlamentare parmense degli anni 80'.

Nel giugno 1989 venne occupata ed in breve sgomberata l'ex Eridania, ed i reduci da quell'esperienza confluirono nella gestione del "Mario Lupo". Nel 1990 all'interno del centro nacque il gruppo "Krampi", legato al movimento della Pantera, che poi divenne il "Collettivo spazi sociali". Quest'ultimo nel gennaio 1991 fuoriuscì dal centro spostandosi in una sede in via Alessandria e fu autore di numerose brevi occupazione negli anni successivi: la ex Rubuschi in via Bixio nel novembre-dicembre 1992, poi per tre volte l'ex caserma dei vigili del fuoco in via Gorizia, chiamata centro sociale "Barricate", sgomberata definitivamente nell'agosto 1994), l'ex Amps dal 25 aprile al 15 maggio 1995.

Intanto nel 1993 il "Collettivo spazi sociali" tornò a gestire anche il "Mario Lupo" che venne utilizzato come centro di documentazione. Nel 1996 e 1997 il collettivo si frazionò in diverse esperienze: il "Collettivo senza frontiere", con sede data in affitto simbolico dal comune in viale Piacenza, altri gruppi tra cui il "Comitato di lotta dei lavoratori flessibili" con sede affittata in via Saffi. Il "Mario Lupo" si allontanò dall'attività?? politica divenendo un locale fino al novembre 1998 quando venne abbandonata la sede di via Saffi e il centro sociale tornò ad essere la sede del movimento cittadino. Da questo momento l'amministrazione comunale guidata da Elvio Ubaldi cercò di chiudere lo spazio, che fino a quel momento aveva pagato un affitto e le bollette tramite l'Arci ed ai collettivi venne offerta una sede alternativa. La motivazione ufficiale era la necessità  di allargare il vicino centro anziani, considerata però pretestuosa dagli esponenti del "Mario Lupo", considerato assolutamente inadatto per quello scopo essendo appena 100 m² su due piani[60]. A dicembre fu murata la porta, che venne però riaperta la sera stessa.

Dal 1999 il centro sociale è quindi la sede dei movimenti contro le guerre del Kosovo, Afghanistan e Iraq, e vari collettivi gestiscono lo spazio. Tra questi le riviste "Qui e ora" e "Non si sa", il collettivo "Disgusto totale", "Alternativa Marxista", il collettivo studentesco "Ortika" e il collettivo "Kantiere", che successivamente darà  vita all'occupazione del CSOA Paguro.

Nel 2005 il "Mario Lupo" viene sgomberato. Dopo un primo tentativo fallito il 29 settembre lo sgombero riesce il 7 ottobre, dopo una notte di assedio e la demolizione di parte dell'edificio per riuscire a far scendere gli ultimi militanti asserragliati sul tetto. Si costituisce l'"Assemblea permanente del Mario Lupo ", che porta avanti le attività  al di fuori dal centro e organizza mobilitazioni perché il "Mario Lupo" diventi un centro di documentazione antifascista. Il 27 e 28 gennaio 2007 viene rioccupato e sgomberato lo stabile. Tre militanti rimasero sul tetto per due giorni, quindi vennero arrestati e processati per direttissima[61].

CSOA Paguro [SGOMBERATO][modifica]

4 dicembre 2004 - 14 settembre 2006

Situato in via Reggio 34, in un ex-dormitorio delle Ferrovie dello Stato abbandonato da diversi anni. Il collettivo, formato da una ventina di persone tra italiani ed immigrati, era fuoriuscito dal centro di documentazione Mario Lupo nell'ottobre del 2004 ed aveva già  tentato l'occupazione di una palazzina del comune di Parma in località  Marore, non riuscita per l'immediato reazione negativa del comune e l'arrivo della polizia.

Lo stabile è stato occupato per dare una svolta più consistente alle proteste sulla carenza di organismi di ospitalità  per gli immigrati e sulla mancanza di spazi per la libera aggregazione, con obiettivo sia politico sia abitativo.

Il giorno stesso dell'occupazione il collettivo Kantiere ha comunicato la disponibilità  a delle trattative per l'immobile, mezzo stampa; nei giorni seguenti è stato fatto il subentro nei contratti dell’elettricità  e dello smaltimento dei rifiuti, che sono stati sempre pagati. Non ha mai avuto accesso alla rete idrica. Dopo un colloquio con degli agenti della Polfer che hanno dichiarato che la proprietà  avrebbe mandato un giudice di pace a trattare è stato dichiarato l’inizio dei lavori di ristrutturazione dell’edificio a spese degli occupanti, che son durati circa 6 mesi.

Il Paguro era autogestito da un'assemblea di gestione settimanale, che si dichiarava autonoma dai partiti ed anarchica. Ha organizzato: innumerevoli concerti, cine_project, cene sociali, Street Parade antiproibizionista a Parma (3 marzo 2005), benefit (Ass. Animalista, Comitato Antirazzista, Mario Lupo, Red skin, Rivista Informazione Antifascista...) Ha collaborato alla realizzazione di: Assemblea pubblica sulla riqualificazione di Viale Piacenza- Quartiere Montanara- Parco Pellegrini (febbraio 2006), Street Parade di Bologna (luglio 2006), Hackmeeting TAZ di Parma (settembre 2006), Festa Parmigiana Antiproibizionista (8 e 9 settembre 2006 Sala Baganza).

La palazzina partendo dal basso era così divisa: cantine, sala prove (in costruzione, ma mai completata), sala polivalente, cucina del centro sociale, saletta calcetto, spazio informativo antiproibizionista, sala e cucina comuni degli occupanti, archivio politico, 9 camere, palestra popolare (in costruzione, ma mai completata); nel cortile esterno: orto biologico autogestito.

Senza alcun preavviso, alle 5 del mattino del 14 settembre del 2006, circa un centinaio di poliziotti hanno chiuso le 3 strade che si congiungevano davanti alla palazzina ed hanno proceduto alla messa in sicurezza dell'edificio, con l'allontanamento di ogni persona, animale e cosa. Il Comune di Parma, mandatario della messa in sicurezza dell'edificio, non ha messo a disposizione nessuno altro luogo dove portare avanti le attività  sociali e politiche, né i magazzini comunali per la temporanea detenzione del materiale sgomberato. Erano invece presenti 2 squadre di operai, una betoniera con braccio meccanico ed una autogru, che son servite per trasportare nel giardino una buona parte degli oggetti, cementare tutte le finestre ed iniziare in notturna la rimozione del tetto. Il mese seguente l'intera palazzina è stata abbattuta.

L'assemblea di gestione, trasformata in Centro Sociale Itinerante, ha organizzato un presidio di protesta sotto al comune la sera stessa dello sgombero e nei giorni seguenti ha tenuto il Cine_projet nel Piazzale della Pilotta e un sit-in aperitivo di protesta in piazza Garibaldi. Sabato 30 settembre ha sfilato in centro a Parma una Manifestazione in difesa degli spazi autogestiti (circa 300 persone), che si è conclusa nell'occupazione temporanea dell’ edificio storico dell'ex-padiglione di Neurologia “Vighi”. Il C.S.I. Paguro da lì a pochi mesi si è diviso ed ha cessato di esistere e non riconosce nessuna continuità  politica con l'Associazione Mu di Parma.

Spazio popolare Sovescio[modifica]

Dal volantino: "Questa mattina è stata occupata l'ex scuola abbandonata di Marore. Uno spazio lasciato al degrado, come segnalato da residenti e cittadini, da oltre quindici anni. Con questa azione sociale vogliamo rivendicare il diritto di tutte le persone a riappropriarsi degli spazi abbandonati e vuoti. Il Comune, lo Stato e alcuni privati cittadini lasciano cadere a pezzi molti luoghi come questo, in attesa che arrivi il momento più proficuo per la speculazione.

Chi siamo? Un gruppo di ragazzi che si sono stancati di vedersi ogni giorno ignorati e sopraffatti dalle istituzioni e dalla politica. I poteri statali ed industriali approfittano del pretesto della crisi economica per distruggere quei pochi diritti che ancora ci sono rimasti. Abbiamo deciso di recuperare questo spazio abbandonato da anni per trasformarlo in un servizio per la cittadinanza, dove chiunque possa proporre nuove idee e progetti o partecipare a quelli già  esistenti. Lo spazio popolare Sovescio è un luogo libero dai pregiudizi e dalla logica del lucro e si fonda sui valori principali dell’antifascismo e dell’autogestione. Ecco i nostri primi progetti:

La creazione di orti sociali da destinare ai cittadini, dove le persone possano coltivare direttamente i propri prodotti agricoli ed essere così consapevoli dell'origine dei prodotti che mangiano L’organizzazione di una palestra popolare dove condividere insieme i valori dello sport e del rispetto degli altri individui. I corsi iniziali andranno dalla difesa personale (Ju-jitsu, Muay thai) alla danza, dalla pesistica allo Yoga L’apertura di un’area destinata all’arte, dove soprattutto i più giovani (artisti, fotografi, musicisti, writer o skater) possano esprimersi e trovare spazio per la propria passione;

Una zona abitiva libera dalla logica del profitto e dal rischio sfratti, dove lavoratori e studenti in difficoltà  possano trovare un luogo di riparo temporaneo "

Torre libertaria [SGOMBERATO][modifica]

Dal volantino del 1 novembre 2014

"Come lavoratori dell’Unione Sindacale di Parma, insieme all’Ateneo Libertario, al Gruppo Anarchico A.Cieri-FAI e all’Archivio- Biblioteca Furlotti, abbiamo restituito alla città  uno spazio che da anni era chiuso e in stato di abbandono. Abbiamo dovuto occupare perché da anni per tempistiche burocratiche la trattativa col Comune per ottenere una sede per l’Unione Sindacale Italiana, che ci spetta come restituzione del patrimonio storico distrutto dal fascismo, non vedeva alcun spiraglio. Infatti, non tutti sanno che il famoso sciopero agrario del 1908, le Barricate Antifasciste, le dure lotte di inizio ’900 furono organizzate non dalla CGIL (che invece le osteggiò) ma dalla Camera del Lavoro di Parma, che aderì all’USI. E questa grande esperienza fu distrutta dal fascismo. Ci rendiamo disponibili, fin da ora, a proporre un progetto di autorecupero dello stabile abbandonato. Negli ultimi tempi, quindi, non solo la nostra attività  era di fatto ostacolata, ma tutto il nostro vasto materiale archivistico e librario (definito di “importante rilevanza storica”) stava rovinandosi ed era impedita la libera fruizione a tutti gli interessati. In questo spazio noi intendiamo continuare non solo l’attività  che da anni con buoni riscontri stiamo facendo, ma anche far partire con nuovo slancio altri progetti. Troveranno spazio: lo Sportello Sindacale di Lotta Autogestito; l’Archivio/biblioteca “Gianni Furlotti”; una sede locale dell’Associazione contro gli Abusi in Divisa; il progetto “Liberi Libri” con la presentazione mensile di testi di carattere sociale e culturale; un punto di distribuzione di stampa libertaria e tutto quanto l’Assemblea deciderà . Noi riteniamo che sia sempre più necessaria l’apertura di uno spazio libertario in città , nel quale diffondere cultura non omologata e poter sostenere quei lavoratori che ricercano un modo più diretto di autorganizzazione. Liberare spazi di autogestione è una necessità . Usi-Parma, Gruppo Anarchico A.Cieri-FAI , Ateneo Libertario, Archivio-Biblioteca Gianni

La Realidad [SGOMBERATO][modifica]

Breve esperienza del collettivo SPAM. Cascina occupata nel settembre 2007 nel quartiere montanara e durata 5 giorni.

Piacenza[modifica]

C.S. Belfagor[modifica]

Centro sociale attivo a metà  anni 1990 presso la Cascina di Montecucco in strada Agazzana, fu sgomberato una prima volta nel giugno del 1996 e poi rioccupato e sgomberato nuovamente tra il 7 settembre e il 18 settembre dello stesso anno. Alcuni aderenti al centro sociale in seguito ad un volantinaggio antiproibizionista nell'ottobre del 1995 vennero condannati per «istigazione all'uso illecito di sostanze stupefacenti» [62].

Ravenna[modifica]

Casello (Savio di Cervia)[modifica]

Ex casello ferroviario occupato nel 1999 da militanti anarchici, collabora di frequente con lo squat "Al Confino" di Cesena per iniziative animaliste e contro la repressione. L'attività  politica si è progressivamente ridotta negli anni seguenti, ed il centro è divenuto sempre più un'occupazione a scopo abitativo di tipo libertario.

CSA Spartaco[modifica]

Dal sito: "Spartaco è un Centro Sociale Autogestito. E’ uno spazio fisico in cui si catalizzano le energie e i progetti di tante persone (anche molto diverse tra loro) che hanno deciso di scegliere una via alternativa per comunicare e agire e per sperimentare una socializzazione nuova e diversa. Una socializzazione orizzontale, senza gerarchie, ma comunitaria, paritaria. Spartaco è un posto dove la logica “cliente-gestore” viene totalmente abolita, dove ogni singolo è responsabile del posto,e,insieme agli altri, contribuisce a renderlo più ricco e più vivo. Non ci sono “gestori” appunto ma individualità  che vogliono partecipare, investire energie, mettersi in gioco in prima persona. Ognuno e’ chiamato a sentirsi parte attiva del centro, bevendo una birra il sabato sera ma anche prendendo in mano martello e trapano quando ci sono lavori da fare o nuove cose da costruire. Questa è l’autogestione. Avere la consapevolezza che non si ha bisogno di comprare,pagare,aspettare che qualcuno faccia al nostro posto,ma che se si vuole si può fare tutto in autonomia col minimo della spesa e del consumo. Tutti i laboratori e le strutture che sono all’interno dello Spartaco sono state autocostruite e interamente autoprodotte a cominciare dal palco in legno, alla rampa di skate, alla camera oscura, alla serigrafia. Ognuno mette a disposizione degli altri le proprie competenze e c’e’ un continuo scambio e un continuo operare per la crescita del centro. Non certo per guadagno, non per attirare clienti, non per propaganda di partito. Tutto il lavoro compiuto in questo anno è nato dalla voglia di condivisione, dal bisogno di uno spazio diverso e piu’ libero. In un mondo in cui ci si sente sempre più soli, dove vige la logica del “produci-consuma-crepa” , dove i media e lo stato controllano con le loro telecamere ogni nostro movimento e dove il nuovo fascismo si chiama “sicurezza” lo Spartaco propone invece un diverso modo di vivere, adottando come fondamentali linee comuni l??antifascismo, l’autogestione, l’ateismo, il veganesimo. Tutte pratiche che vengono vissute nella quotidianità  e fanno di Spartaco un posto vivo, apartitico pur essendo politico, ricco di iniziative e autentico spazio sociale senza scopi di lucro o fini commerciali. Dove le idee non il denaro sono veicolo di scambio, dove la porta è sempre aperta, dove è bandita ogni forma di controllo sociale. Un posto senza capi ne segretari, in cui si decide insieme ed in completa autonomia. Dove oltre alla teoria le cose si mettono in pratica ,perché, se la teoria non diventa pratica, tutto è destinato a fallire."

Etna 3 (Cervia)[modifica]

Centro sociale occupato in via Etna a Cervia nel 1997-1998, attivo principalmente in campagne animaliste e contro le multinazionali.

Valtorto[modifica]

Locale in via Faentina, in zona Fornace Zarattini, occupato e sgomberato tre volte a partire dal 1990, dal 1997 collabora con l'amministrazione comunale[63]. In seguito ad una nuova occupazione e ad un incendio avvenuto nel 1999 si è stabilito un accordo con il comune, con uno stanziamento di 350.000.0000 di lire per il restauro e l'assegnazione dello stabile all'associazione Valtorto, costituitasi nel 2000[64], adottando un'organizzazione da associazione tradizionale e lasciandosi alle spalle la qualifica di centro sociale.

C.S.A. Capolinea[modifica]

dal 1999 il CSA Capolinea (a Faenza in via Volta 9) è uno spazio sociale aperto e autogestito, con varie realtà  al suo interno: dalla Ciclofficina, alla palestra di giocolieria KaliLabo, alla Biblioteca dell'Evasione...per non parlare della lista infinita di attività  politiche come presentazioni di pubblicazioni o filmati ai concerti di qualsiasi genere, sempre restando ai margini delle logiche di mercato e del profitto.

Reggio Emilia[modifica]

Casa Bettola[modifica]

Casa Bettola nasce nel 2009 con l’occupazione di una casa cantoniera nella periferia di Reggio Emilia, per rispondere all’incombente crisi e le sue conseguenze sociali e culturali in città  e sul territorio. Lo spazio funziona grazie all’autogestione e la cooperazione tra cittadini, gruppi ed associazioni, che non cercano di raggiungere una sintesi, ma un confronto e uno scambio reciproco. Il bene comune scorre come un filo rosso tra i diversi gruppi della casa, per la sua capacità  di passare oltre confini e creare connessioni tra ambiti che solo apparentemente sono divisi; come la casa, l’ambiente, il lavoro, la scuola. Casa Bettola vuole essere un cantiere d’idee e pratiche, dove elaborare alternative e costruire progetti che rispondono ad esigenze che emergono nel quartiere, nella città  e sul territorio. L’edificio, che per tanti anni è rimasto abbandonato ed inutilizzato, è riqualificato giorno dopo giorno tramite l’autorecupero e l’autocostruzione, per essere restituito alla città  con un’identità  e una funzione collettiva, di partecipazione e condivisione.

Laboratorio Aq16[modifica]

Il Laboratorio Aq16 apre i battenti nella sua attuale sede di via F.lli Manfredi nell’autunno del 2002 dopo una prima fase di rodaggio nella vecchia scuola di Roncadella (1998-2002). Dal luglio 2003 il Laboratorio è in stato di occupazione, scelta dettata dalla mancanza dei presupposti di fiducia minimi con l’amministrazione comunale con cui precedentemente aveva stipulato una convenzione d’uso dello spazio di Roncadella prima e del capannone attuale poi. Le attività  iniziali del centro sociale nascevano da esigenze dirette degli attivisti che animavano l’assemblea di gestione: aggregazione sociale e culturale slegata dalla dinamica del divertimentificio e del profitto, antiproibizionismo e sperimentazione di vita collettiva. Col passare degli anni, in particolare nel periodo del g8 di Genova, si aggiunge una sempre più forte esigenza del collettivo di divenire soggetto politico conflittuale di movimento legato al territorio e alla regione. E’ proprio in questa ultima fase, dalle tute bianche ai disobbedienti, passando per il Chiapas zapatista e i movimenti antiliberisti globali, che matura l’impostazione attuale di Aq16, soggetto attivo nelle battaglie contro la guerra globale, per la riappropriazione dei beni comuni svenduti dalla logica di governance bipartisan, vera responsabile della precarizzazione estrema delle nostre vite. Pur avendo nel sangue il portato dei movimenti di liberazione ed emancipazione del proletariato novecenteschi, oggi non crede, ancor più dopo essersi difeso dal tentativo di omologazione e allineamento operato dalla sinistra istituzionale, che sia possibile ed utile ricostruire un soggetto-partito della sinistra. Preferisce percorrere strade non ideologiche, e piuttosto, attraverso l’autoformazione ri-prendere quello che di Marx è ancora valido e tradurlo in lotte e soggettività  ribelli insieme ai migranti ed ai precari senza la pesantezza di partiti (o assessori) comunisti attorno. Il Laboratorio è diventato oggi la casa comune di svariate esperienze di lotta: il collettivo autoassegnatari Sottotetto, l’associazione YaBasta!, l’associazione Città  Migrante, il progetto di comunicazione di movimento Global Project, il collettivo studentesco Studenti Autorganizzati Reggio Emilia, la REte Artistica Indipendente. Il 18 novembre 2012 il piazzale antistante al centro sociale è stato intitolato, dai compagni e le compagne del Laboratorio Aq16, a Silvio Meier, antifascista assassinato da una banda di neonazisti il 21 novembre 1992 a Berlino.

Circolo Anarchico "C.Berneri"[modifica]

Spazio anarchico autogestito e completamente autofinanziato in via Don Minzoni 1/d a Reggio Emilia legato alla Federazione Anarchica Italiana. Ottenuto grazie a un braccio di ferro con il Comune a fine anni '70 dopo diverse occupazioni e scontri, ha visto nascere, ospitare e transitare decine di gruppi, comitati, associazioni e sindacati di stampo libertario e non. Luogo di attività  politica, culturale e sociale. Nei primi anni 2000 è stato sede del Kronstadt Cafè, ciclo di serate politico/culturali sul modello degli info-cafè tedeschi, grazie alla FAI Reggiana assieme al RESF - Reggio Emilia Social Forum e appartenenti ai movimenti di base reggiani. Il nome è ispirato alla Rivolta di Kronštadt. Attivo a tutt'oggi, è diventato sede, oltre che della Federazione Anarchica Italiana sezione Reggio Emilia, dell' [[Unione Sindacale Italiana] di Reggio Emilia, del Collettivo Giovanile Uppercut, e luogo di ritrovo per altre realtà , come il Comitato NoPacchettoSicurezza.

Inoltre è punto d'appoggio per l'Archivio Libreria della FAI Reggiana in Piazza L. Magnanini Bondi, 42121 Reggio Emilia, fornitissima dal punto della letteratura anarchica, moderna e storica, oltre che di quella socialista, marxista-leninista e azionista.

Un'altro spazio che vi fa riferimento è L’archivio Berneri-Chessa in Via Tavolata 10, 42100 Reggio Emilia, archivio basatosi su un fondo di lettere originali di Camillo Berneri ed oggi uno dei più importanti in Italia riguardanti l'anarchismo, dotato di numerosissimi reperti e documenti originali e di pubblicazioni proprie.

Rimini[modifica]

Casa Madiba[modifica]

Casa Occupata_Laboratorio antirazzista cittadino per i nuovi diritti Via Dario Campana (dietro il civico 61) vicino all'Amir

Laboratorio Occupato PAZ[modifica]

Il 25 aprile 2001 fu occupato l'ex ostello della gioventù di Miramare da parte del collettivo Squasso. Nei mesi seguenti si stabilì una trattativa con l'amministrazione comunale di Rimini che si impegnò alla realizzazione in due anni di un centro sociale da destinare all'autogestione in cambio dello sgombero dello stabile, individuando uno spazio in zona Grotta Rossa. In seguito al tagli di luce e acqua la proposta fu accettata dagli occupanti che chiedevano anche uno spazio ove continuare temporaneamente l'attività  ma che non ottennero. Gran parte degli attivisti continuò l'attività  nel Rimini Social Forum, nato l'anno seguente. Successivamente l'amministrazione comunale decise di dare il via ad un bando pubblico per la gestione dello spazio che stava approntando anziché concederlo in autogestione. Così il 17 settembre 2004 un gruppo di persone provenienti dal collettivo Squasso e dall'occupazione dell'ex ostello diedero vita ad una nuova occupazione in protesta con la decisione. Nacque così il Laboratorio Occupato PAZ, inizialmente presso la scuola abbandonata di Spadarolo. L'edificio fu sgomberato pochi giorni dopo ma gli attivisti occuparono un'altra ex-scuola in via Montevecchio 7[65]. Iniziò così l'attività  del centro sociale, vicino alle posizioni dei Disobbedienti e alla rete Global Project. Il 24 settembre 2007 vennero arrestate undici persone, tra cui alcuni tesserati di Forza Nuova, per tentato incendio e tentato sequestro di persona aggravati e con finalità  di terrorismo e eversione dell’ordine democratico ai danni del L.O. PAZ[66]. Dopo un primo tentativo andato a vuoto il 3 giugno 2008[67], il Lo Paz è stato sgomberato dalle forze dell'ordine il 9 giugno 2008, proprio un giorno prima della sentenza del Tribunale di Bologna contro Forza Nuova che vede imputati 13 persone iscritte a questo movimento, fra cui il segretorio provinciale Cesare Bonetti e il vicino di casa del Paz, Camillo Borriello, che durante lo sgombero ha accolto le forze dell’ordine applaudendo dalla finestra di casa[68]. Dopo tale sentenza per i militanti forzanuovisti è caduta l'accusa di eversione[69].

Grotta Rossa Spa[modifica]

Aperto nel maggio 2006 in via della Lontra 40, in zona Grotta Rossa, è il risultato di una trattativa tra l'Amministrazione Comunale Riminese e alcune realtà  di movimento inizialmente riconducibili al Rimini Social Forum. La trattativa venne avviata e giunse a buon fine su pressione della delegazione in Giunta ed in Consiglio Comunale di Rifondazione Comunista. Successivamente allo scioglimento del Rimini Social Forum cinque realtà  associative hanno partecipato al bando pubblico per l'assegnazione dello spazio presentando un progetto incentrato sulla modalità  dell'autogestione come processo decisionale partecipato ed orizzontale sulla base della condivisione di una piattaforma valoriale che poggia sull'antifascismo, sull'antirazzismo, sul femminismo e si richiama ai valori della sinistra radicale di alternativa. Si tratta di uno spazio pubblico autogestito, con spazio concerti, sale prove, mediateca ed attrezzature per attività  culturali ed è fortemente impegnato in attività  di carattere sociale e politico.

Voci correlate[modifica]

Note[modifica]

  1. Volantino Atlantide per iniziativa pubblica del 14-7-2006
  2. An contro multe e spesa pubblica: 13 emendamenti alla manovra, Quotidiano.net, 18-2-2008
  3. :uN((i))b00m:
  4. :uN((i))b00m:
  5. 11.11.11 Occupy The Streets. Occupy The World. | Facebook
  6. 6.0 6.1 Time Out!: tempo di sciopero, tempi di vita | Vag61 Spazio Libero Autogestito
  7. Bologna, sgombero all’alba per 200 indignati: avevano occupato un cinema (video) | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano
  8. La preghiera di Santa Insolvenza | San Precario | Il Fatto Quotidiano
  9. Biografia di Libero Fantazzini, Tomaso Marabini, Roberto Zani, 24 aprile 2003
  10. Se trent'anni vi sembran pochi... Iniziative per i 30 anni di attività  del circolo anarchico "Camillo Berneri"
  11. Repubblica on-line del 13-1-2002
    Assediato il Cassero Anarchico
    Pacchi bomba, indagini a Bologna, Sara Menafra, Il Manifesto, 14 gennaio 2004
  12. Cfr. documento video sulle occupazioni bolognesi dei primi anni 90' dal sito ngvision.org
  13. Secondo Pierfrancesco Pacoda il termine dell'esperienza dell'Isola è fissato nel 1994, per il sito della Biblioteca Salaborsa, il 1 Settembre 1991, mentre secondo Italianrap.com il centro fu chiuso dalla polizia nel 1990.
  14. Crash, duemila in corteo Occupato uno stabile | Bologna la Repubblica.it
  15. La soffitta - Centro di promozione teatrale
  16. Nuova casa temporanea per il Lazzaretto | Città  del capo - Radio metropolitana | RCDC.IT
  17. Merola: «Il Lazzaretto non andrà  alle Roveri» - Corriere di Bologna
  18. Storia del centro sociale sul sito del Livello 57
  19. Street Rave Parade Antiproibizionista, Bologna (25 – 26 giugno 2005) recensione per SentireAscoltare di Daniele Follero
  20. Sito consultato il 24-2-2008
  21. Livello57 accusa Cofferati per il sequestro, 26-07-2006
  22. Livello 57: altro sgombero a Bologna, Gazzetta di Modena, 29-10-2007
  23. Prate Tv: prime esperienze di Tv di strada a Bologna di Cesare Romani
  24. La prima parte del libro è disponibile on-line: La notte del Pratello
  25. Disponibile sul sito ngvision.org
  26. Secondo Marco Morri, esponente del Tpo, l'Accademia delle Belle Arti avrebbe voluto trasformare la struttura in aule, progetto contro il quale nel 1967 si era espresso il Genio Civile per problemi tecnici della struttura cfr. Intervista a Marco Morri del Teatro Polivalente Occupato, Stradanove, Andrea Grilli, 16 marzo 1998
  27. Teatro Polivalente Occupato, Una breve storia, di Andrea Grilli, 16 marzo 1998, Stradanove
  28. Culture underground e movimenti di opposizione sociale in Italia, conferenza di Antonio Caronia, Milano, ottobre 2003
  29. Un acquario per il Tpo, Repubblica Bologna 5-9-2000, di Andrea Chiarini
  30. Smontato il CPT di Via Mattei, comunicati dei movimenti dal sito del Bologna Social Forum. Sito consultato il 10-5-2008
  31. Adnkronos, 18 gennaio 2007
  32. Entro in Centro! - il TpO migra Comunicato del Tpo, Bologna, novembre 2007
  33. Un Media Center per la città . Un po' di storia... dal sito del Vag61
  34. Comune di Bologna, Deliberazioni di giunta e consiglio n.231/2004 del 10/06/2004
  35. Vag61 di nuovo sotto attacco
  36. VAG61 ANCORA SOTTO TIRO, MA L’ANOMALIA NON SI ARRENDE (comunicato) | Vag61 Spazio Libero Autogestito
  37. Utopia | Vag61 Spazio Libero Autogestito
  38. Campiaperti.org
  39. Chi siamo
  40. Chi siamo | reteuniversitariabologna
  41. Vag61 sugli spot elettorali fascisti su Radiocittà fujiko
  42. BOLOGNA, 25 SETTEMBRE: COSTITUENTE DELLO SCIOPERO PRECARIO » Sciopero Precario
  43. Cos'è l'XM24, dal sito web dell'XM24, consultato il 25-2-2008
  44. Bologna: Cofferati, Nessun Contratto Tra Comune e Centro Sociale Xm24, AdnKronos, 20-7-2006
  45. Comunicato stampa 21/08/96
  46. Ordinanze di carta straccia? di Michelangelo Bucci, dal Corriere Cesenate, 18-1-2008
  47. Intervista ai CONTRASTO da parte di Cccapo’ (T.M.D.) – Gennaio 2005 (PDF)
  48. IL CONFINO SQUAT RIOCCUPA!
  49. Cesena - Occupato ex-Consorzio Agrario da Informa-Azione
  50. Occupazione abusiva: assolti i ragazzi del Maudit, Romagnaoggi.it, Lisa Tormena, 14-12-2007
  51. Tosi e Genitoni rispondono a Caselli su Fassbinder, Sassuolo 2000, 21-03-2003
  52. da MySpace di Ekidna
  53. La lotta di Libera, Pdf consultato il 23-2-2008
  54. Comunicato di Libera del 23-9-2004 Sito consultato il 23-2-2008
  55. 4 NO all’Autodromo di Marzaglia Consultato il 23-2-2008
  56. Valutazione impatto ambientale pista Marzaglia, Modena 2000, 15-01-2008
  57. cronaca della giornata
  58. Modena - Sgomberato "Rivoluzio" - Comunicato
  59. Dossier sulla storia del Mario Lupo – Dicembre 2006
  60. Il Circolo Mariano Lupo: «Non andremo a Marore», Polis Quotidiano, 11/09/2005
  61. http://www.parmantifascista.org/index.php?option=com_content&task=view&id=78&Itemid=41 Sito consultato il 24/2/2008
  62. Sentenza del 16/10/1997
  63. I duemila del Valtorto, in Speciale Giovani dell'Informagiovani di Ravenna
  64. Delibera della Giunta Regionale della Regione EmiliaRomagna 01/46491
  65. Rimini - Dall’EX Ostello Occupato Autogestito fino al P.A.z. di Global Project Rimini
  66. Rimini: Per il tentato assalto al ’Paz’, il Gip convalida gli undici fermi di Global Project Rimini
  67. Rimini, PaZ - Le barricate fermano lo sgombero!
  68. Rimini - Sgomberato il Laboratorio Sociale Paz
  69. Rimini - Sentenza su Forza Nuova, cade l’aggravante di eversione. Il Paz davanti al Comune per rilanciare il suo progetto