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Centri di Identificazione ed Espulsione

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Il CIE di Torino
I CIÈ, acronimo di Centri di identificazione edespulsione', prima chiamati CPT (Centri di Permanenza Temporanea) [1], sono veri e propri centri di detenzione in cui vengono trattenuti forzatamente migranti irregolari in attesa di un'eventuale espulsione. [2].

La normativa[modifica]

I CIÈ nascono in seguito all'adozione di politiche migratorie in sede comunitaria, ratificate con l’'accordo di Schengen (1995). Tuttavia già  da qualche anno prima le politiche nazionali avevano cercato, attraverso misure via via più restrittive, di regolamentare i flussi migratori.

La prima legge italiana che disciplina il fenomeno migratorio è la n°943 del 1986: riconosce il diritto al ricongiungimento familiare e introduce il concetto di sanatoria. La successiva “legge Martelli” (n°39 del 1990) è invece il primo tentativo di regolamentazione e programmazione dei flussi migratori, che però non prevede alcuna misura di integrazione. La “Martelli” introduce per la prima volta il concetto di espulsione: la Prefettura dispone l’espulsione del migrante, il quale ha 15 giorni di tempo per lasciare la penisola, a meno che non debba essere accompagnato direttamente alla frontiera per problemi di ordine pubblico.

Dopo l’incredibile flusso migratorio di albanesi verso l’Italia (1991), nel 1995 il “decreto Dini” (decreto legislativo 498, che però verrà  lasciato cadere e non verrà  convertito in legge) prevede che il Ministero dell’Intero possa individuare edifici e strutture in cui rinchiudere i migranti sottoposti all’obbligo di dimora.

La “Turco-Napolitano”[modifica]

Umberto Bossi fu, insieme a Gianfranco Fini, il firmatario della legge, la cosiddetta "Bossi-Fini", che ha appesantito la discriminazione dei migranti già  messa in atto dalla "Turco-Napolitano"

Nel 1998 viene approvata dal governo di centrosinistra la legge “Turco-Napolitano” (n°40 del 1998) che istituisce i CPT. Questa legge diminuisce la possibilità  di espulsione, aumentando per contro quelle di accompagnamento alla frontiera. Ciò può avvenire per disposizione del Ministero dell’Interno, per ordine pubblico o per la «sicurezza dello Stato» e per disposizione del Prefetto, nel caso in cui allo straniero sia già  stato intimato di lasciare l’Italia e lui non abbia adempiuto, ma anche se lo straniero non è in possesso di alcun documento valido o se si ritenesse che lo stesso possa sottrarsi all’esecuzione dell’espulsione. In questo caso egli potrà  essere “trattenuto” [3] (leggasi detenuto) presso il CPT più vicino, «per il tempo strettamente necessario» ad eseguirne l’espulsione (in molti casi trattasi di vere e proprie deportazioni forzate). Resta ugualmente l’ordine di lasciare il territorio senza accompagnamento alla frontiera nel caso in cui lo straniero sia alla sua prima espulsione o anche se, pur avendo un documento valido, si ritenga che il migrante non abbia avuto un buon inserimento sociale.

É bene evidenziare che la stessa legge introduce la carta di soggiorno per immigranti presenti in Italia da 5 anni, vengono facilitati i ricongiungimenti familiari, introdotto l’istituto dello sponsor, sviluppate delle forme di garanzia sulle condizioni di lavoro e sulle loro prestazioni previdenziali.

La “Bossi-Fini”[modifica]

Nel luglio 2002 il governo di centro destra approva la cosiddetta “Bossi-Fini” (legge n°189). Questa legge, nettamente peggiorativa della precedente, riduce le possibilità  di entrare regolarmente in Italia, rende molto difficoltoso il ricongiungimento familiare e lega il permesso di soggiorno al contratto di lavoro. In pratica la “Bossi-Fini” sembra voler produrre appositamente clandestinità  e quindi docile manodopera, facilmente ricattabile, per gli imprenditori italiani. Secondo tale legge il trattenimento nei CPT dovrebbe durare 30 giorni più altri eventuali 30 giorni di proroga (nella realtà  quei 30 giorni di eventuale proroga divengono la regola e non l’eccezione). Se entro quei 60 giorni il detenuto non viene rimpatriato, è rilasciato con l’obbligo di lasciare il paese ma se non lo fa entro 5 giorni scatta il reato di clandestinità  e l’arresto. La Bossi-Fini supera i centri di accoglienza (CDA), pensati come aperti e istituiti dalla “legge Puglia” del 1995, di fatto sostituendoli con “centri chiusi” denominati CdI (Centri di Identificazione), in cui vengono trattenuti i richiedenti asilo politico [4].

”Nuovi” centri per immigrati: CARA e CIE[modifica]

Con il DPR 303/2004 - D.Lgs. 28/1/2008 n°25, il governo Prodi ha istituito i CARA (Centri di Accoglienza Richiedenti Asilo). Sussessivamente l’ennesimo e ultimo governo Berlusconi, inserendo varie normative nel mezzo delle infinte “leggi sicuritarie” (decreto legge 23 maggio 2008, n. 92), ha sostituito la denominazione CPT con l’acronimo 'CIÈ (Centri di Identificazione e di Espulsione), l’aggravante di clandestinità  per gli irregolari che compiono reati e militarizzato i CPT con l’utilizzo dell’esercito avente il compito di presidiare questi siti.

CIE: cosa sono e dove sono[modifica]

«Dalle sbarre dei CPT scappare è un diritto. Abbattere questi campi è la prima urgenza [...] verrà  una generazione che sputerà  in faccia ai persecutori di oppressi ed esalterà  i pochi nomi di italiani da salvare dal macero». (Erri De Luca).

L’istituzione dei CIÈ (Centri di Identificazione ed Espulsione) supera le distinzioni, spesso solo formali, tra CPT' e CdI (Centri di Identificazione). I centri attualmente si configurano sempre più come entità  “polifunzionali”, assolventi, in maniera distinta, sia le funzioni di CPT che di CdI.

Cosa sono[modifica]

Secondo la legge il 'CIÈ ideale dovrebbe essere recintato da un muro di 3 metri e sormontato da una rete metallica, dovrebbe essere sorvegliato da telecamere e dotato di impianto di illuminazione. All’interno dovrebbero essere presenti 3 zone distinte: un ingresso, un centro direzionale e una zona di intrattenimento “ospiti”.

Quali tipologie di persone possono essere “trattenute” nei CIE?

  • I richiedenti asilo che hanno presentato domanda dopo decreto di espulsione o comunque in attesa dell’esito del ricorso [5].
  • I migranti senza permesso di soggiorno o col permesso di soggiorno scaduto.
  • I migranti ritenuti pericolosi, quelli appena uscita dal carcere e quindi non in possesso del permesso e anche quelli che, secondo, l’autorità , presumibilmente non lasceranno l’Italia anche se sottoposti ad espulsione.
  • I migranti condannati ad una certa pena e a cui è stata aggiunta anche l’espulsione.

Chi non può essere espulso?

  • I minori.
  • Le donne incinta (o con bimbo di età  inferiore a 6 mesi) e il convivente.
  • Chi coabita con convivente o parente stretto che ha appena ottenuto la cittadinanza italiana.
  • Migranti che, seppur senza documenti, si presume rispetteranno le ordinanze di espulsione.

Dove sono[modifica]

Attualmente sono in funzione 13 CIE (ex-CPT) [6]:

  • Bari-Palese, area aeroportuale – 196 posti.
  • Bologna, Caserma Chiarini – 95 posti.
  • Brindisi, Loc. Restinco - 83 posti
  • Caltanissetta, Contrada Pian del Lago – 96 posti.
  • Catanzaro, Lamezia Terme – 75 posti.
  • Crotone, San'Anna – 124 posti.
  • Gorizia, Gradisca d’Isonzo – 136 posti.
  • Milano, Via Corelli – 112 posti.
  • Modena, Località  Sant’Anna – 60 posti.
  • Roma, Ponte Galeria – 300 posti.
  • Torino, Corso Brunelleschi – 92 posti.
  • Trapani, Serraino Vulpitta – 57 posti.
  • Trapani, loc Milo - 204 posti.

CDA e CARA[modifica]

Ufficialmente oltre ai CPT\CIE esistono altre due tipologie di strutturate atte al “trattenimento” dei migranti. Seppur aventi funzioni diverse non è difficile immaginare una confusione tra le varie tipologie di strutture, anche perché la stessa struttura può avere una doppia o tripla funzione, dipendente in primo luogo dalla vaghezza con cui vengono definiti:

1) CDA. Il Ministero degli Interni definisce i CDA come delle «strutture destinate a garantire un primo soccorso allo straniero irregolare rintracciato sul territorio nazionale. L’accoglienza nel centro è limitata al tempo strettamente necessario [7] per stabilire l'identità  e la legittimità  della sua permanenza sul territorio o per disporne l'allontanamento».

Dove sono [6]:

  • Agrigento, Lampedusa – 804 posti (Centro di primo soccorso e accoglienza)
  • Cagliari, Elmas – 200 posti (Centro di primo soccorso e accoglienza).
  • Caltanissetta, Contrada Pian del Lago – 360 posti [8]
  • Lecce, Otranto – 200 posti (Centro di primissima e accoglienza).
  • Ragusa-Pozzallo- 172 posti (Centro di primo soccorso e accoglienza)

2) CARA. Per il Ministero i CARA «sono strutture nelle quali viene inviato e ospitato per un periodo variabile di 20 o 35 giorni lo straniero richiedente asilo privo di documenti di riconoscimento o che si è sottratto al controllo di frontiera, per consentire l’identificazione o la definizione della procedura di riconoscimento dello status di rifugiato».

Dove sono[6]:

  • Caltanissetta, Contrada Pian del Lago – 96 posti [8]
  • Bari Palese, Area Aeroportuale - 744 posti
  • Brindisi, Restinco - 128 posti
  • Caltanissetta, Contrada Pian del Lago – 96 posti
  • Crotone, località  Sant’Anna – 256 posti
  • Foggia, Borgo Mezzanone – 198 posti
  • Gorizia, Gradisca d’Isonzo – 150 posti
  • Roma, Castelnuovo di Porto - 650 posti
  • Trapani, Salina Grande - 260 posti

Con decreto del ministro dell'Interno vengono utilizzati per le finalità  dei Centri di accoglienza per richiedenti asilo anche i CDA di Bari e Siracusa.

Gestione affaristica e criminale dei centri[modifica]

Buona parte dei CPT\CIE vengono gestiti dalla Croce Rossa Italiana,[9] altri dalla Confraternita della Misericordia, altri ancora da cooperative come la Cooperativa Albatros, il Consorzio Connecting People ecc.

Il meccanismo dell’appalto fa sì che la gestione venga assegnata agli enti che chiedono meno denaro, anche se ciò non significa miglior gestione. Come hanno fatto rivelato diversi rapporti stilati da Amnesty International e Medici senza Frontiere, nei CPT sono state numerosissime le irregolarità  amministrative, strutturali e gestionali che hanno comportato numerose violazioni dei più elementari diritti umani (mancanza di informazioni legali, cibo scadente, violenze, mancata assistenza medica, provocazioni, abuso di psicofarmaci, mancato rispetto delle culture\religioni, mancato rispetto della legalità  (trattenimento di minori, donne incinte, persone con permesso di soggiorno in regola, mancata informazione legale o deliberata disinformazione ecc.)ecc.. Più volte, organizzazioni varie e attivisti antirazzisti hanno denunciato numerosi casi di violenza ad opera delle forze dell’ordine, spesso protetti o non denunciati dagli stessi enti gestori ([1], [2], Affariitaliani), determinando la chiusura del CPT Regina Pacis, di San Foca (Puglia), quello di Agrigento e il CdI di Otranto.

Gli enti gestori devono garantire l’amministrazione (registrazione ospiti e visitatori, relazioni al Ministero, custodia ed effetti personali…) e un’assistenza generica (mediazione culturale e linguistica, rapporti con le istituzioni, assistenza sociale e psicologica ecc.). Ma poiché è difficile, se non impossibile - per le ONG, politici, antirazzisti, giornalisti ecc.- poter entrare all’interno dei CPT e verificare il rispetto di queste norme, risulta chiaro che frequentemente questi servizi sono carenti o del tutto assenti, contribuendo a gettare più di un’ombra oscura sulle cosiddette democrazie occidentali.

Un caso emblematico: il CPT Regina Pacis[modifica]

Il caso del CPT Regina Pacis, di San Foca (Puglia), è emblematico di come siano concepiti questi centri. Il Regina Pacis è stato un vero e proprio lager, una specie di Guantanamo denunciata dal film-documentario Mare Nostrum. Grazie al film ad un esposto presentato da alcuni cittadini leccesi e alle denunce di alcuni migranti, fu un aperto processo che fece luce su sevizie e torture che sarebbero state inflitte da 7 operatori e 11 carabinieri ai migranti internati con la complicità  di due medici. Notevole fu il contributo dato anche dagli anarchici leccesi, che a più riprese denunciarono quanto accadeva in quel CPT con manifestazioni, presidi e contestazioni varie. Molti di questi anarchici saranno denunciati e\o arrestati nella cosiddetta Operazione Nottetempo.

Il primo ad essere iscritto nel registro degli indagati e a finire alla sbarra è stato il segretario particolare dell'arcivescovo Cosmo Ruppi, don Cesare Lodeserto, direttore del Cpt di San Foca. Insieme, i due, erano al centro di un'altra vicenda giudiziaria con l'accusa di peculato per la presunta distrazione ad uso privato di fondi pubblici destinati all'accoglienza degli immigrati (recentemente da questo secondo processo e' stata stralciata la posizione del prelato salentino, ma non quella del suo segretario direttore del Cpt). A denunciare «la vergogna della Bossi-Fini-Mantovano e dei Centri di permanenza temporanea» è stato don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, associazione contro le mafie. Ambigua invece la posizione di Laura Boldrini, portavoce di Unhcr Italia, che conosceva la negazione dei diritti umani compiuta dalla legge ma non intervenne e si trincerò dietro un «di nostra competenza sono solo i profughi richiedenti asilo».

La Croce Rossa è spesso oggetto di critica per diverse sue ambiguità , per esempio nella gestione affaristica dei CIE

Il film "Mare Nostrum", di Stefano Mencherini, ha inoltre mostrato come in questi centri ci siano stati e ci siano la negazione del diritto alla difesa e di quello alla salute. Il CPT è stato chiuso a causa dei gravi crimini ivi compiuti. Don Cesare Lo Deserto è stato condannato a 5 anni e 4 mesi di carcere. Pene minori per i suoi complici[10] [11]. Don Cesare Lo Deserto non ha scontato alcuna pena perchè è stato mandato in missione in Moldavia, nonostante abbia a suo carico diverse condanne e processi in corso. [12]

Il ruolo della Croce Rossa Italiana[modifica]

La CRI italiana gestisce molti CPT\CIE: il guadagno che ne sovviene all’organizzazione “umanitaria” [13], la complicità  nella detenzione di individui che nulla hanno fatto, se non al limite aver compiuto un reato amministrativo, la complicità  con le forze di polizia, l’abuso di psicofarmaci come mezzi di contenzione dei migranti più “caldi” [14] [15], mettono fortemente in dubbio l'"umanitarietà " delle loro azioni, svelando l'intima complicità  con le istituzioni.

Vedi anche: Dossier sulla CRI, La vera storia della Croce Rossa

Note[modifica]

  1. Il nome completo sarebbe CPTA, ovvero Centri di Permanenza Temporanea e di Assistenza, ma quella A non è mai stata considerata e citata. Il paradosso del termine CPT sta nel fatto che il termine “permanenza” indicherebbe una certa stabilità , mentre “temporanea”, al contrario, indicherebbe uno stato di precarietà . Quindi, come si può essere stabili e precari allo stesso tempo? Non a caso Marco Rovelli, in Lager Italiani, li ha definiti un "non-luogo".
  2. "La nuova denominazione ha trova giustificazione nel clima xenofobo ed emergenziale imperante in Italia. In questa maniera il governo Berlusconi, che cambiò la denominazione, intese trasmettere l'idea che da quel momento i migranti sarebbero stati trattati alla stregua di criminali, quindi non potevano che essere identificati ed espulsi. In realtà , oggi come ieri, i CPT\CIE assolvono alla medesima funzione repressiva; il cambio del nome indica solo che oggi la repressione può e deve essere mostrata ed enfatizzata, perché genera consenso alla classe politica che attua tali misure".
  3. È interessante rilevare come il linguaggio legislativo si nutra di eufemismi paradossali come “trattenere, “ospiti” ecc. Questo linguaggio, per assurdo, anziché celare, svela la sua vera natura: «i paradossali eufemismi, piuttosto che nascondere la realtà  sembrano mostrarla in tutta la sua evidenza» (Marco Rovelli, Lager Italiani, pag 194).
  4. Il diritto internazionale prevede il trattenimento del richiedente asilo come un fatto eccezionale, ma la Bossi-Fini lo ha trasformato nella regola
  5. I migranti hanno la possibilità  di ricorrere in appello contro l’espulsione, ma ciò non blocca il decreto di espulsione. Paradossalmente potrebbe essere riconosciuto il diritto di asilo dopo che il migrante è stato già  rimpatriato con la forza.
  6. 6.0 6.1 6.2 L'elenco riportato fa riferimento all'anno 2013. Per tenersi aggiornati si consiglia la consultazione di alcuni siti web che seguono con particolare attenzione lo sviluppo delle questioni legati ai CIE: Macerie.org, Fortresse.Europe ecc.
  7. Notare la vaghezza dell’affermazione
  8. 8.0 8.1 Il Il CIE di Caltanissetta è attualmente chiuso in quanto è stato reso inutilizzabile da un incendio appicato dai migranti.
  9. Nel 2008, per le sole spese di gestione del CIE di Torino, la Prefettura ha pagato 1.680.000 euro (Cie Torino)
  10. Violenze San Foca, Don Cesare Lo Deserto
  11. Processi e condanne
  12. Don Cesare Lo deserto è stato sbolognato in Moldavia
  13. Nel 2004, la Croce Rossa Italiana ha introitato le seguenti cifre per gestire i Cpt qui elencati:
    • Euro 4.212.136,50, all’anno, esclusa la convenzione pasti, per il Cpt di Bologna;
    • Euro 5.822.880,00, esclusa la convenzione pasti, per il Cpt di Ponte Galeria, Roma;
    • Euro 7.246.932,00 per il Cpt di Corelli, Milano;
    • Euro 3.910.200,00, per il Cpt di Torino.
  14. «... una volta si sciopera perché quando si mangia viene sonno, cosa può essere se non il sedativo che mettono dentro il cibo? Già  in infermeria le gocce si danno a valanga, vai dal medico, gli dici “ho il mal di testa”. “Prendi le gocce” ti dice. Così tutti mettono il mangiare fuori dalla sezione... ”non vogliamo mangiare questa roba” [...] arriva uno della CRI, “è normale - dice - anch’io quando mangio mi viene sonno”. Ci sarebbe da ridere. “Scusa - gli dice Samir - non è mica la prima volta nella vita che mangiamo, prima di entrare qui dentro mangiavo e non mi veniva sonno...». (Testimonianze da Lager Italiani)”
  15. Sulla Morte di Hassan

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]