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Cartesio

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Ritratto di Cartesio

René Descartes (Descartes, 31 marzo 1596 – Stoccolma, 11 febbraio 1650), è stato un filosofo e matematico francese, che diede fondamentali contributi a questi due campi del sapere.

Biografia[modifica]

René Descartes è conosciuto anche con il nome latinizzato di Renatus Cartesius, in Italia modificato in Cartesio.

È educato dai gesuiti nel collegio di La Fléche, dove studia i classici, la matematica e la filosofia scolastica. Successivamente studia diritto presso l'università  di Poitiers; dal 1618 entra nell'esercito del principe protestante olandese Maurizio di Nassau, ben deciso ad entrare stabilmente nell'esercito. Tuttavia il suo interesse è sempre rivolto alla filosofia e alla matematica, rendendo quindi impossibile la conciliazione con la carriera militare.

Tra il 1623 e il 1625 giunge in Italia; dal 1625 al 1628 vive in Francia dedicandosi le sue attenzioni principalmente alla filosofia e allo studio dei problemi dell' ottica. Si trasferisce poi in Olanda, dove compone tre trattati: la Diottrica, le Meteore e la Geometria, pubblicati nel 1637 e introdotti dal Discorso sul metodo. Successivamente pubblica altri testi, tra i quali le Meditazioni metafisiche (1641) e i Principi di filosofia (1644). Nel 1649 dà  lezioni di filosofia alla regina Cristina di Svezia. Muore l'anno seguente a causa di una grave forma di polmonite.

Il pensiero[modifica]

Descartes, ritenuto da molti fondatore della filosofia moderna e padre della matematica moderna, è considerato uno dei pensatori più grandi e influenti della storia dell'umanità . Il suo pensiero estese a ogni aspetto del sapere la concezione razionalistica e matematica della conoscenza, precedentemente propugnata da Francesco Bacone e in seguito formulata e applicata effettivamente da Galilei, dando vita a quello che oggi è noto come razionalismo continentale, il quale fu una posizione filosofica egemone in Europa tra il XVII e il XVIII secolo.

Metodo del dubbio:cogito, ergo sum.[modifica]

Rifiutando il metodo della scolastica, fondata sulla tradizione e sull’autorità , Cartesio sceglie di applicare il metodo deduttivo della matematica, ritenendo veri solo quei ragionamenti evidenti come le dimostrazioni matematiche.

Egli dubita di tutto ciò che riteneva vero; egli quindi dubita di tutto, tranne che di se stesso poiché egli è soggetto pensante: cogito, ergo sum ("Penso, dunque sono").

Dio esiste (In me- sostiene Cartesio- si trova l’idea di un pensiero più perfetto del mio. Questo non può che venire da un essere perfetto, cioè Dio. ) ed è il creatore di due sostanze: la sostanza pensante (res cogitans) e la sostanza estesa (res extensa). La prima si conforma alle leggi del pensiero, la seconda a quelle della fisica (dualismo cartesiano).

Scienza[modifica]

Ne Il mondo Cartesio espone la teoria dei vortici, secondo la quale lo spazio è riempito da materia turbinante intorno al sole.

In fisiologia egli ritiene che il sangue sia un fluido, composto da “spiriti vitali”, il cui moto è possibile grazie alla “glandola pineale”, in cui avrebbe sede l’anima. Da ciò Cartesio evince che poiché gli animali (non umani) non hanno anima, essi non possono che essere degli automi privi di qualsiasi principio spontaneo di animazione (vedi capitolo successivo).

Lo specismo cartesiano [1][modifica]

Cartesio, poichè era un cristiano e contemporaneamente uno scienziato meccanicista, cercò di trovare un compromesso tra la religione e la scienza, tra il suo essere meccanicista e credente.

Egli riteneva che ogni cosa composta di materia fosse governata da principi meccanici, come una macchina, un orologio. Il suo problema era questo: il corpo umano è materiale, appartiene al mondo fisico. Gli esseri umani sono quindi macchine regolate da leggi scientifiche?.

Per risolvere la questione Cartesio introduce il concetto di anima come coscienza. Distingue tra due tipi di realtà : la realtà  materiale, fisica e quella spirituale, del pensiero, ovvero l'anima. L'anima è indipendente dalla materia, è data da Dio solo agli esseri umani, i quali, quindi, sono superiori a ogni altro essere poiché dotati di anima e di coscienza. Essendo privo dell'anima, l'animale è sprovvisto di coscienza, e non avendo coscienza, esso non può provare dolore. Egli riteneva che quando l'animale sembra manifestare sofferenza, in realtà  reagisce semplicemente a uno stimolo meccanico, come se in un orologio venissero toccate le molle che lo muovono.

Il considerare l’animale come una macchina priva di capacità  di sensazione, permise a Cartesio di trarre vantaggi sia sul piano teologico (elimina il problema del perché un Dio giusto permetta la sofferenza di esseri innocenti come gli animali) che su quello pratico (gli sperimentatori abbandonano ogni tipo di rimorso nei confronti delle sofferenze inflitti agli animali).

Testimonianza di alcuni sperimentatori della fine del XVII secolo che mostra le conseguenze dell'aberrante pensiero Cartesiano:

«Somministravano bastonate ai cani con perfetta indifferenza, e deridevano chi compativa queste creature come se provassero dolore. Dicevano che gli animali erano orologi; che le grida che emettevano quando erano percossi erano soltanto il rumore di una piccola molla che era stata toccata, e che il corpo nel complesso era privo di sensibilità . Inchiodavano poveri animali a delle tavole per le quattro zampe, per vivisezionarli e osservare la circolazione del sangue, che era un grande argomento di conversazione.» (Nicholas Fontaine, Memoires pour servir à  ì histoire de Port-Royal,Cologne1738, vol.2, pp.52-53)

Note[modifica]

  1. Vedi capitolo 2.5 dell'articolo specismo

Voci correlate[modifica]