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Carlo Molaschi

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Carlo Molaschi
Carlo Molaschi (Milano, 7 novembre 1886 - Cusano Milanino, 26 maggio 1953) è stato un anarchico e un antifascista italiano. Inizialmente su posizioni individualiste, in seguito prima si avvicinò alle correnti socialiste-anarchiche e poi, dopo il 1945, abbandonò l'anarchismo per entrar a far parte del Partito Socialista Italiano.

Biografia[modifica]

Nato in una modesta famiglia milanese da Giacomo e Virginia Conti, al termine delle scuole elementari viene assunto come commesso in una merceria e prosegue gli studi frequentando le scuole serali.

La fase giovanile[modifica]

Curioso e desideroso d'apprendere, si immerge nella lettura delle opere di Nietzsche, Weininger, Hölderlin, Buddha, Ibsen, Tolstoj e Wilde. Inizialmente è soprattutto la filosofia di Nietzsche ad affascinarlo in quanto, come scrive egli stesso in Dal superuomo all'umanità  [1], «m'aveva avvinto soltanto perché in essa avevo trovato il motivo per sollevarmi dalle amarezze della vita». Il giovane Carlo cresce irrequieto e ribelle, avvicinandosi agli ambienti anarco-individualisti milanesi. Nel 1901, appena quindicenne, viene arrestato per la prima volta con l'accusa di aver distribuito volantini durante uno sciopero. A causa del conseguente licenziamento subito (sarà  però ben presto assunto come contabile presso le manifatture Seveso di Cusano Milanino) i rapporti con la famiglia, che mal sopporta le sue idee libertarie, si logorarono a tal punto da costringerlo a cambiare residenza.

L'anarco-individualismo[modifica]

Molaschi trova un saldo punto di riferimento intellettuale in Luigi Molinari, avvocato anarchico, promotore della pedagogia libertaria, fondatore nel 1900 dell'Università  popolare e di un'omonima rivista, sulle cui pagine Molaschi pubblica i suoi primi articoli. A vent'anni collabora anche con Il Libertario di La Spezia e frequenta il Circolo di studi sociali alla «barriera» di Milano[2], nato nel febbraio 1905 con l'obiettivo di contrastare il riformismo. Frequentato da Maurizio Garino e Pietro Ferrero, nel 1911 il circolo, anche grazie anche a Molaschi, viene trasformato in una Escuela Moderna ispirata al modello di Francisco Ferrer y Guardia. Proprio in questo circolo incontra due donne del gruppo educazionista che saranno molto importanti per la sua vita: Leda Rafanelli e Maria Rossi. Quest'ultima nel 1918 diventerà  sua moglie.

Direttore nel biennio 1909-10 del foglio Sciarpa nera, nel 1914-15 dirige il quindicinale Il Ribelle, che si schiera su posizioni risolutamente antimilitariste e contro l'interventismo degli anarchici italiani (Libero Tancredi, Oberdan Gigli, Attilio Paolinelli ...) che s'erano allineati al Manifesto dei Sedici.

«Prima che la violenza statale ci obblighi al silenzio, vogliamo gridar forte la nostra rampogna contro la guerra, vogliamo dire il perché noi, individualisti anarchici, non la subiremo inconsciamente. La corrente individualista dell'anarchismo fu troppo avversata in passato, troppe prevenzioni le hanno impedito di affermarsi nel campo del pensiero. Corrente d'idee che è all'avanguardia del progresso e del rinnovamento umano, limite estremo della più estrema utopia. Ma ora che la storia precipita, che un fato orrendo squassa le folle e i popoli, la nostra voce deve squillare più alta che mai contro tutto ciò che è infamia, vigliaccheria, dedizione...» (Il Ribelle, 16 Gennaio 1915)

Arrestato nel febbraio 1915 per aver distribuito volantini che incitavano i soldati alla disobbedienza civile, il 3 agosto 1917 fonda Cronaca libertaria, un giornale che però cesserà  d'essere pubblicato il 1° novembre dello stesso anno. Benché il suo fisico fosse minato dalla tubercolosi (era stato per questo inizialmente esonerato dal servizio militare), all'inizio del 1918 Molaschi viene ugualmente arruolato nel 192° battaglione della milizia territoriale di Melzo. Pur essendo stato congedato in estate, la breve esperienza militare lo rende ancor più cupo, pessimista e chiuso in se stesso.

Nel dopoguerra ricomincia la sua attività  propagandistica, diventando con Leda Rafanelli e Giuseppe Monanni uno dei più importanti esponenti della corrente anarco-individualista italiana. Nel 1919 fonda la libreria editrice Tempi nuovi e il Comitato pro vittime politiche. Nel 1920 cura la prefazione de I Grandi Iconoclasti nel pensiero e nell'azione [3].

Carlo Molaschi è uno degli animatori del quotidiano anarchico Umanità  Nova, fondato a Milano il 26 febbraio 1920 e diretto da Errico Malatesta. Nell'ottobre dello stesso anno, dopo l'arresto dei redattori (Errico Malatesta, Corrado Quaglino, Armando Borghi, Nella Giacomelli ...), accusati di «cospirazione contro lo Stato» ed «associazione a delinquere», è proprio lui ad assumere per alcuni mesi la direzione del giornale. Inoltre, dal 5 aprile al 6 dicembre 1920 dirige il quindicinale Nichilismo.

Quest'ultimo giornale era stato fondato con lo scopo di impedire che il movimento anarchico andasse verso la «degenerazione socialista», propagandando quindi l'individualismo anarchico nel campo della lotta sociale e politica ed anche sul terreno artistico e letterario. La stessa testata del giornale era abbastanza esplicita, rispecchiando le posizioni di radicale pessimismo e di «negazione assoluta di ogni verità  o di ogni speranza» [4].

L'abbandono delle posizioni individualiste[modifica]

La crisi del giornale porta inizialmente alla sospensione delle pubblicazioni, in seguito determinerà  un suo ripensamento teorico verso posizioni critiche dell'anarco-individualismo, soprattutto dopo il susseguirsi degli attentati anarchici ed in particolare quello del 23 marzo 1921 al Teatro Diana di Milano.

Avvendo ormai assunto posizioni di tendenza socialista-anarchica, Molaschi fonda e dirige Pagine libertarie, un quindicinale pubblicato dal 16 giugno 1921 al 15 febbraio 1923 e nel quale, con l'articolo Dal superuomo all'umanità  (15 gennaio 1922), rende pubbliche le motivazioni del suo allontanamento dall'anarco-individualismo. Alla rivista collaboreranno anche Francesco Saverio Merlino, Luigi Fabbri e Camillo Berneri. Nel milanese i due entrano in particolari rapporti d'amicizia con Nello Garavini ed Emma Neri.

Dopo essersi adoperato per riattivare l'ufficio di corrispondenza dell'Unione Anarchica Italiana, alla quale aveva aderito, nel 1924 promuove la rivista di cultura sociale L'Università  libera e collabora alla rivista malatestiana Pensiero e Volontà . L'anno seguente propone la creazione di "gruppi libertari sindacali", in sostituzione dell'Unione Sindacale Italiana, che avrebbero dovuto essere attivi entro le strutture stesse della Confederazione generale del lavoro. Nel 1926 si adopera per permettere all'amico Luigi Fabbri di raggiungere la Svizzera. Intanto il regime fascista allontana la moglie Maria dall'insegnamento per motivi politici, aggravando le già  difficili condizioni della famiglia, visto che Molaschi poteva fare solo qualche lavoro saltuario.

Durante il fascismo, pur essendo sottoposto a vigilanza poliziesca, non era mai stato sanzionato, ma nel 1941 viene arrestato ed inviato al confino a Istonio Marino (Abruzzo). Tornato in libertà  dopo nove mesi, si trasferisce prima a Chiavenna e poi a Cusano Milanino dove partecipa alla lotta antifascista.

Allontanatosi dall'anarchismo, dopo la Liberazione aderisce al Partito socialista italiano (PSI), viene eletto vicesindaco e assessore alla Pubblica Istruzione di Cusano. In tale veste, con il sostegno della moglie insegnante, si adopera per la costruzione di una scuola serale, aperta nel 1946 e dal 1995 trasformata in istituto professionale che ancora oggi porta il suo nome.[5]

Carlo Molaschi muore a Cusano Milanino il 26 maggio 1953.

Bibliografia[modifica]

  • Carlo Molaschi, Federalismo e libertà , Roma, 1924;
  • Carlo Molaschi, Pietro Gori, Milano 1959.
  • Mattia Granata, Lettere d'amore e d'amicizia. La corrispondenza di Leda Rafanelli, Carlo Molaschi e Maria Rossi per una lettura dell'anarchismo milanese (1913-1919), BFS edizioni, 2002

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]

Note[modifica]

  1. Apparso sulla rivista «Pagine libertarie» del 15 gennaio 1922 (cfr. Masini, 1980, p. 168)
  2. Quartiere popolare di Torino
  3. Tipografia Fratelli Ciattini, Pistoia 1920
  4. Il nichilismo del Nord, in Nichilismo, 20 aprile 1920
  5. IPSIA "C. Molaschi"